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Preti sposati / Oggi inadeguatezza della struttura ecclesiale al mondo attuale

Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti sposati rilancia un commebto a un articolo pubblicato su vinonuovo.it

La ringrazio molto per quanto ha scritto.
Credo anch’io che papa Francesco abbia mancato un appuntamento con la storia. Lo credo perché ci troviamo oggi (ma non da oggi) in una condizione di inadeguatezza della struttura ecclesiale al mondo attuale. E questo non lo dico in senso sociologico ma ecclesiologico!
Anzitutto il verticalismo gerarchico della struttura che tende continuamente a comprimere lo Spirito dentro schemi fissi ed immutabili. Con questi schemi, bloccati da forme giuridiche, Agostino d’Ippona, padre di un figlio e concubino, probabilmente di una vergine consacrata, non sarebbe diventato vescovo e tantomeno santo! Ma non solo lui: il vescovo che l’ha battezzato, Ambrogio, fu acclamato dal popolo quando non era battezzato e a poco valse la scusa di non avere effettuato studi di teologia e ancora meno la fuga con cui intendeva sottrarsi all’incarico: fu battezzato, ordinato diacono, prete e vescovo.
Il clero della chiesa cattolica è tutto assolutamente cooptato ed educato in modo monocorde, è tutto maschile e separato. Non c’è spazio per percorsi esistenziali diversi.
Il sentimento castale che pervade la struttura non è stato scalfito dall’avvento di papa Francesco. Ciò che la chiesa era prima del 13 marzo 2013 è anche oggi.
Una prova di questo è che la classe sacerdotale mostra intatto un paternalismo stucchevole, ovvero una forma di manifestazione del potere che appare meno grave di altre e che invece è la più subdola che si possa immaginare, perché sottrae agli uomini la libertà dei figli di Dio (e questo al netto degli scandali e per citare solo un peccato veniale).
In questo clima irrigidito da regole e gerarchie non c’è spazio per lo Spirito e la chiesa non è più capace di parlare al cuore degli uomini di oggi.
Non è pessimismo ma realismo.
Nella città di Padova c’è un parroco che vive in carrozzina, dopo un incidente stradale devastante (occasione, tra l’altro perché alcune famiglie della parrocchia lo curino e accudiscano come un figlio): dice Messa e distribuisce i sacramenti (si veda il volumetto “Una pietra scartata” ed. Messaggero Padova).
Quando l’ho incontrato mi sono chiesto se ontologicamente possa essere considerato inferiore agli altri preti. Mi sono detto subito di no.
Non credo che avere moglie, vivere la dimensione di un amore umano per una donna, avere dei figli, possa mettere un prete in una condizione ontologica diversa dai preti celibi.
Forse il problema per l’occidente è considerare la donna come un handicap? E, di conseguenza, gli sposati degli esseri inferiori?
Forse i preti hanno una cognizione talmente alta di se stessi da non potersi sporcare con il corpo o con la mente o con l’anima di una donna?
La chiesa potrà uscire dalla crisi solamente con un ritorno al Vangelo di Gesù che ha annunciato la paternità di Dio da cui trae senso la fraternità tra gli uomini. E la fraternità si può vivere solo nella libertà, da celibi o da sposati.
Sempre dal punto di vista ecclesiologico, ritengo che la modifica della regola ecclesiale vigente possa essere più utile all’Europa che all’Amazzonia.
Utile non perché in Europa non vi siano preti a sufficienza, anche se sappiamo tutti che non ne sono rimasti poi molti. Utile perché può essere il motivo scatenante di un cambiamento più profondo e urgente: l’abbandono di una posizione di potere e supremazia. Unica condizione in cui la chiesa trova spazio per comunicare ed evangelizzare.

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