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I Preti sposati possono garantire l’Eucarestia, come centro e fondamento di qualsiasi comunità cristiana, sono sacerdoti che potrebbero supplire mancanza preti e il Papa tentenna ancora a riammetterli. Contraddizioni vaticane

Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti sposati, fondato nel 2003 da don Giuseppe Serrone condivide i testi di padre Arturo Bonandi pubblicati il 21 febbraio 2020 nel sito vinonuovo.it (ndr).

«Di fronte al testo di “Querida Amazonia”, a cosa è servito invocare un sinodo per poi mettere in un cassetto le istanze sulle quali veniva chiesto di prendere una posizione o dare una indicazione chiara?

Sono tante le prospettive e le letture positive, critiche e non, che stanno uscendo sull’esortazione apostolica Querida Amazonia. Eppure qualcosa sembra non convincermi. Il mio punto di partenza non è il documento in sé, ma la sua finalità. Sappiamo che un’esortazione apostolica post-sinodale, o esortazione apostolica postsinodale, è un documento che il Papa elabora a partire dalle Proposizioni che il Sinodo dei vescovi produce come frutto dei suoi lavori. Nonostante all’inizio il Papa affermi che l’esortazione non voglia sostituire il documento finale e invita a una lettura di esso, dal punto di vista del Magistero quest’ultimo non ha rilevanza alcuna, come ribadisce il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi, interpellato sulla questione:

Quella del Santo Padre, nell’esortazione apostolica, è stata una presentazione, non un’approvazione del testo finale. Non c’è una parola canonica chiara come dispone l’Episcopalis Communio che parla di approvazione espressa e non indiretta. L’esortazione ha valore magisteriale, il documento tutt’al più una valenza morale“.

Ricordiamo che il Sinodo era stata voluto fortemente dall’attuale Papa Francesco, non dai vescovi della regione pan-amazonica, per dare una risposta a esigenze pastorali di evangelizzazione (per chi stesse leggendo questo articolo, ricordo in maniera brutale che l’Amazzonia non è l’Europa con la sua abbondanza di strade, chiese, ministri, ecc). Questo desiderio è stato motore di anni di lavoro, di un mese di discussioni, confronti, ascolto, per arrivare a chiedere al capo della Chiesa Apostolica Romana di prendere in considerazione le sfide dell’evangelizzazione sintetizzate, votate, sudate nel documento finale. La risposta del pontefice è stata questa:

Non svilupperò qui tutte le questioni abbondantemente esposte nel Documento conclusivo. Non intendo né sostituirlo né ripeterlo…Ho preferito non citare tale Documento in questa Esortazione, perché invito a leggerlo integralmente.” (n. 2/3 QA)

Mi chiedo, a cosa è servito invocare un sinodo per poi mettere in un cassetto le istanze sulle quali veniva chiesto di prendere una posizione o dare una indicazione chiara? Se bisognava ribadire l’attenzione al discorso ecologico, o alla ripetuta necessità di ‘inculturare’ il vangelo, non bastavano già le encicliche scritte nelle ultime decade, che hanno un peso anche più rilevante di una esortazione?
Non parliamo poi delle contraddizioni presenti nel documento, come una papa che sogna una chiesa più ‘marcatamente laica‘(n.94), ma che ribadisce che “Nell’Eucaristia, Dio «al culmine del mistero dell’Incarnazione, volle raggiungere la nostra intimità attraverso un frammento di materia. […] [Essa] unisce il cielo e la terra, abbraccia e penetra tutto il creato». (n.82), “Perciò è importante determinare ciò che è più specifico del sacerdote, ciò che non può essere delegato. La risposta consiste nel sacramento dell’Ordine sacro, che lo configura a Cristo sacerdote. E la prima conclusione è che tale carattere esclusivo ricevuto nell’Ordine abilita lui solo a presiedere l’Eucaristia. Questa è la sua funzione specifica, principale e non delegabile.” (n.87)

In altre parole, gli unici che posso garantire l’Eucarestia, come centro e fondamento di qualsiasi comunità cristiana, sono i sacerdoti, di cui manca effettivamente un numero adeguato.

Per questo, e per altri motivi che non sono oggetto di questa riflessione, dinnanzi all’esortazione provo un certo senso di insoddisfazione ma anche di delusione perché per quanto si voglia difenderla, e sono tanti quelli che non vogliono esprimere apertamente il loro disappunto, questo documento risuona alla mia sensibilità come l’atteggiamento di Pilato dinnanzi a Gesù. Interrogato, malmenato, innocente e nell’attesa di essere liberato, l’unica persona che aveva la responsabilità politica e giuridica di liberarlo, avendo nelle sue mani tutte le informazioni corrette per poterlo fare, preferisce ‘lavarsi’ dalla responsabilità di farlo e lo presenta alla folla con le parole: ‘Ecce Homo’. Questo documento per me risuona proprio con le parole ‘Ecce Amazonia’ e la cosa mi duole, non perché il documento non corrisponde all’immagine che ho della chiesa, ma perché chi aveva il compito di esercitare la sua responsabilità ha preferito, attraverso belle parole e belle poesie, non assumersi il compito di realizzarlo. Era questo il momento e l’ora affinché il papa dimostrasse lo stesso carattere del Cristo che dinnanzi ai lebbrosi, alle donne malate, alla corruzione del tempio, alla ipocrisia dei rappresentanti religiosi dell’epoca non esitò a prendere una posizione, ad assumersi le conseguenze di divenire lui stesso emarginato, criticato, addirittura annoverato tra i criminali ed eliminato come tale.

Termino dicendo con il cuore: Querida Amazonia a questo punto non ci resta che continuare a camminare con te, nella speranza che un giorno, chi di dovere, non si fermi ad ascoltare solamente il tuo grido e a desiderare poeticamente che il tempo cambi le cose, ma sia capace di dare risposte concrete alle sfide che tu ci presenti».

 

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