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“Querida Amazonía”, la narrazione dei sogni di Papa Francesco. Documenti che si completano o che si escludono? Un processo sinodale tutto aperto alla ricerca di una mediazione da elaborare?

(a cura Redazione “Il sismografo”)

Andrea Grillo, Massimo Faggioli e mons. Victor Fernández: tre analisi e tre opinioni a confronto sul rapporto tra l’Esortazione post sinodale e il documento finale dei padri sinodali.
(LB-RC) Con riferimento al rapporto tra l’Esortazione  post sinodale “Querida Amazonía” (12 febbraio 2020) di Papa Francesco e il Documento finale del Sinodo Panamazzonico (26 ottobre 2019), il prof. Andrea Grillo ha proposto diverse riflessioni e al tempo stesso ha suggerito un’organizzazione della questione per discutere su ciò che conta senza perdere tempo in materie secondarie.
Secondo A. Grillo:
1) Il rapporto tra i due documenti così come li propone Francesco nei primi 4 punti dell’Esortazione ha creato “imbarazzo” tra i commentatori e ciò perché “sono in atto elementi di ‘trasformazione‘ dell’esercizio stesso del magistero”. All’imbarazzo si è poi aggiunta la ‘sorpresa’ quando nella conferenza stampa di presentazione dell’Esortazione è saltata fuori “una “versione ufficiale” del rapporto tra i due testi: “uno è magisteriale, l’altro no”.
2) Il prof. Grillo ritiene opportuno, in questa discussione o controversia, definire “due punti ciechi” al riguardo:
(2.a) La pretesa di una assoluta differenza qualitativa tra Querida Amazonía (QA) e Documento finale (DF)
(2.b) La confusione tra i due testi

Due documenti che si completano e non si escludono

Andrea Grillo scrive: “La prima posizione, che in questo caso non può essere sostenuta, neppure se si riveste un ruolo ufficiale, è che l’unico elemento magisteriale da considerare sia QA, mentre il  DF sarebbe soltanto un documento “interno” all’iter di preparazione di QA. Questa posizione tradisce una debolezza abbastanza sorprendente. Perché sembra non aver letto il testo di QA nei suoi primi numeri. Come si fa sostenere che QA abbia “sostituito” DF, se QA dice, esplicitamente, di non volerlo sostituire? Come è stato messo bene in luce, soprattutto da Prezzi e da Faggioli, ma anche da Mons. Fernandez e dagli stessi Card. Czerny e Hummes, la novità consiste proprio nel fatto che QA decide, esplicitamente ed apertamente, di non sostituire DF. Dunque rimanda a DF per tutte le questioni di cui non si occupa direttamente. Ovviamente qui il rimando a DF è un rimando “condizionato”, dato che DF non è documento operativo, ma propositivo. Perciò, come si è già osservato, DF non può decidere perché rimanda la decisione a QA, ma QA si astiene dal decidere e rimanda ai contenuti di DF. Per un Sinodo, in cui obiettivo è assumere decisioni, sembra un po’ poco.”
La confusione tra i due testi
Andrea Grillo osserva: “La seconda posizione, anch’essa forzata, vorrebbe trascurare la differenza tra QA e DF e rilanciare immediatamente, come se fossero testi della Esortazione, i testi di DF. Questa via opposta tende ad affermare, a tutti i costi, un “concordismo” e una “continuità” tra i due documenti che invece pare problematica e che comunque esige una delicata mediazione. Forse la variabile decisiva, in questo caso, non è tanto quella del tempo – in futuro si vedrà – ma quella dello spazio – altrove rispetto a Roma. La distanza da Roma permette di vedere molta più sintesi di quanto non possa essere colta, immediatamente, collocandosi alle fondamenta del cupolone. Perciò bisogna distinguere bene tra chi solo per opportunismo cerca di “mescolare le carte” e mettere tutto in fila, senza salti, e chi, invece, per diversa esperienza ecclesiale e per diversa urgenza pastorale, sa che il risultato del cammino sinodale è comunque molto più grande che singoli punti di evoluzione disciplinare.”
Occorrono interpretazioni autentiche di fronte alle letture ideologiche
Il prof. Grillo considera queste due posizioni “letture ideologiche” e quindi sottolinea ciò che chiama “interpretazioni autentiche”, vale a dire interpretazioni che “devono rispettare il testo che interpretano. Non possono fargli dire quello che non dice. Chiarire il testo non significa non fargli dire quello che dice o fargli dire quello che non dice.”
Occorre quindi un “chiarimento” ma si ricordi, aggiunge A. Grillo, che “il testo resiste a chi voglia costringerlo a dire quello che non dice. Il testo dice ostinatamente ciò che si vorrebbe non dicesse”.
Chiarimenti e fenomeni
Ecco la conclusione del prof. Grillo: “Per questo il suo chiarimento non si riduce mai soltanto all’esercizio della autorità, ma chiede anche un “sapere sui segni e sui sogni” e una “coscienza dei lampi e degli enigmi”. Da questo punto di vista, per tutti coloro che comunicano nel campo delicato della “dottrina cristiana”, dovrebbe sempre valere il duplice principio: bisogna offrire chiarimenti e insieme salvare i fenomeni. Anche per comprendere la “natura della dottrina sinodale” questi due principi devono essere rispettati, anche se non è cosa facile. Se manca uno dei due – cioè se i chiarimenti si mangiano i fenomeni, o se i fenomeni non permettono più chiarimenti – la confusione è destinata solo ad aumentare.”
Prof. M. Faggioli: Francesco non annulla la relazione finale dell’assemblea, l’affianca“
Da parte sua il prof. Massimo Faggioli a “Quotidiano.net” precisa queste considerazioni della sua analisi:
– Sorprende, invece, l’ultimo capitolo, quello sui ministeri, perché non recepisce le proposte votate dal Sinodo, ma nemmeno le boccia. Francesco non annulla la relazione finale dell’assemblea, l’affianca“.
– “Dal punto di vista formale, ritengo che sia atto di magistero solo l’esortazione del Papa, non il documento di chiusura dell’assise  che contiene le proposte passate sotto silenzio. Manca un’approvazione esplicita di quel testo, come richiesto dalla costituzione Episcopalis communio sulla disciplina dell’istituzione sinodale. Eppure Bergoglio ha voluto riconoscere un suo valore al documento approvato in Aula a ottobre. Dice chiaramente che non vuole sostituirlo e invita a leggerlo integralmente“.
– “Questo è un testo che si pone in maniera diagonale, non parallela, né frontale davanti alle proposte del Sinodo. Lo stile del Papa è diverso da quello dei predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II che si sono espressi in termini definitivi, quasi infallibili. Dal canto suo Francesco lascia aperto il processo sinodale, anche se non è chiaro come questo potrà svilupparsi nel futuro prossimo”.
– “Sull’introduzione di un rito amazzonico ci sono degli spiragli, non è lo stesso sui viri probati e sul diaconato femminile. Il Papa è come se avesse voluto mettere in pausa il cammino delle riforme in Amazzonia. Molto dipenderà da come reagiranno le Chiese locali in quell’area: se continueranno ad avanzare a Roma delle richieste sui ministeri, sarà difficile non dare risposte puntuali”.
Il prof. Faggioli su “commonwealmagazine” (Documenti su due diverse lunghezze d’onda?) spiega puntualmente la sua analisi: “Nei casi precedenti, specialmente in Amoris laetitia, Francesco includeva parti dei documenti finali nelle sue esortazioni post-sinodali. Ma questa volta no. Infatti dichiara esplicitamente all’inizio che non farà così in Querida Amazonia. Ma neppure contraddice il documento finale; semplicemente offre le sue conclusioni, ed opta di nonadottare le decisioni riguardanti i preti sposati. Così restiamo con due differenti documenti, entrambi frutto del processo sinodale. È l’applicazione definitiva al magistero, in questi tempi straordinari, del principio cattolico del et…et… e non del o… o…. Pensateci nel considerare la reinterpretazione del primato papale per una Chiesa sinodale, ma anche del suo modo di trattare – per la prima volta – il suo genuino disaccordo con la maggioranza del Sinodo. (…)
“La grande domanda è che cosa succederà dopo. Questo documento è il capolinea del documento finale del Sinodo? Oppure è solo una pausa nel processo? Come mi diceva un collega italiano: “Roma locuta, causa infinita” – Roma ha parlato, la discussione non finisce mai. Il processo sinodale è per definizione aperto e “mai finito”. Padre Antonio Spadaro, scrivendo su Civiltà Cattolica, ha sottolineato gli spazi per la ricezione del Sinodo aperti da Querida Amazonia.”
Mons. Fernández: “applicare il Documento finale significa recezione creativa ed efficace”
Infine, vale la pena riportare anche una terza proposta di analisi, molto autorevole, quella dell’arcivescovo argentino de La Plata, mons. Victor Manuel Fernández, vicinissimo al Pontefice e forse uno dei redattori della prima bozza dell’Esortazione.
Sull’Osservatore Romano mons. Fernández scrive: “Qualcuno ha sostenuto che Francesco ha “chiuso le porte” alla possibilità di ordinare alcuni uomini sposati, oltre a escludere altre proposte del sinodo. La verità è che Francesco su questo tema non ha chiuso né aperto porte, ha solo evitato di procedere con soluzioni affrettate. Non bisogna dimenticare che nell’introduzione della sua esortazione scrive: «Non svilupperò qui tutte le questioni abbondantemente esposte nel Documento conclusivo» (n. 2). Allora, se in Querida Amazonia non menziona un punto non è perché esclude un suo ulteriore sviluppo, ma perché è evidente che non ha voluto ripetere il Documento conclusivo, al punto da aver evitato di citarlo. Francesco dice chiaramente: «Non intendo né sostituirlo né ripeterlo» (n. 2). Se non lo sostituisce, non lo nega.
Che non vuole sostituirlo è talmente chiaro che l’unica cosa che fa è «presentar[lo] ufficialmente». Pur non trattandosi di un’approvazione di tipo canonico che attribuisce al documento sinodale un carattere magisteriale speciale, tuttavia gli conferisce una forza particolare visto che il Papa chiede a tutti i vescovi e agli agenti di pastorale in Amazzonia d’impegnarsi «nella sua applicazione» (n. 4). Il documento quindi deve essere applicato. Si tratta della sua ricezione, e il termine “applicazione” induce a pensare a una ricezione creativa ed efficace. Ovviamente per alcuni dei temi proposti questa applicazione sarà più semplice, mentre per altri sarà molto più lenta e complessa, o dovrà seguire i canali adeguati, ma questo nuovo procedimento, che consiste nel redigere un’esortazione “complementare” al documento conclusivo del Sinodo, è una grandissima novità.”

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