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Lo scandalo, I boy scout d’America in bancarotta: troppe cause per abusi sessuali

Travolti dalle cause per molestie sessuali, i Boy scout d’America hanno dichiarato bancarotta. La più grande associazione di volontariato degli Stati Uniti, e una tra le maggiori al mondo con i suoi oltre due milioni di iscritti, è ricorsa alla procedura del «Chapter 11», allo scopo di proteggersi dai creditori e negoziare le compensazioni alle vittime.

Nati in Inghilterra, gli scout sono stati portati negli Usa nel 1910 dall’editore di Chicago W.D. Boyce, fondatore dei «Boy scouts of America». L’associazione è sotto attacco da anni, presa di mira da migliaia di testimonianze di abusi, ma soltanto nei mesi scorsi lo scandalo ha raggiunto proporzioni tali da portare al crac dei Boy Scout d’America. Lo scorso aprile Janet Warren, una docente della University of Virginia, dopo aver passato cinque anni a studiare i «fascicoli della perversione», ha rivelato la portata dello scandalo: negli ultimi settant’anni, 7.819 leader e volontari sono stati accusati di aver abusato sessualmente di 12.254 bambini e ragazzi e per questo sono stati cacciati dall’associazione.

Warren ha discusso le conclusioni della sua ricerca con l’avvocato Jeff Anderson. Già difensore di vittime in cause contro i Boy Scout, Anderson con altri colleghi ha dato vita al gruppo «Abused in Scouting», che ha messo a punto una strategia per consentire alle vittime di aggirare la prescrizione e chiedere giustizia: istituire delle finestre legali temporanee per permettere ai 40enni abusati da piccoli e in alcuni casi anche ai più anziani di presentare una nuova denuncia.
Diversi Stati Usa, hanno già approvato (per esempio New York) o stanno approvando queste finestre. E davanti alla valanga di denunce in arrivo, gli scout americani sono ricorsi al «Chapter 11», che consente di dichiarare bancarotta, negoziare accordi extragiudiziali con le vittime degli abusi, e sopravvivere.

corriere.it

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