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Dibattito sui preti sposati aperto… ma prossimo Sinodo avrà altro tema

farodiroma.it

Resterà deluso chi immagina che l’esclusione del tema dei viri probati dall’esortazione “Querida Amazonia” segnali l’inizio di una fase conservatrice del Pontificato di Francesco, come di fatto è avvenuto negli anni’ 70 con quello di Paolo VI. E non saranno certo sette righe di complimenti e ringraziamenti al cardinale tradizionalista Muller, prepensionato un paio d’anni fa dal ruolo chiave di prefetto della Dottrina della fede, a segnare un’inversione di tendenza. Il Papa ha semplicemente ringraziato il “Querido hermano” per il libro “Il Papa, missione e dovere” e per il documento sull’esortazione Post-sinodale “Querida Amazonia”, che mi è piaciuto…”.

Più significativo, e di segno del tutto opposto, sembra invece il comunicato del
XV Consiglio ordinario della Segreteria generale del Sinodo dei vescovi, presieduto da Papa Francesco, riunito a Roma il 6 e il 7 febbraio, ha riflettuto, tra le altre cose, “sulle conseguenze del fenomeno migratorio in atto in diverse regioni del pianeta”. Lo riferisce oggi la Sala Stampa della Santa Sede. “A causa di guerre, ineguaglianze economiche, ricerca di lavoro e di terre più fertili, persecuzione religiosa, terrorismo, crisi ecologica, moltissime persone sono costrette a spostarsi da un Paese all’altro. Gli effetti sono spesso devastanti”, si legge nel comunicato: “Le persone sono disorientate, le famiglie distrutte, i giovani traumatizzati, e quanti sono rimasti a casa indotti alla disperazione. Talvolta tali persone patiscono in campi-profughi e alcune addirittura finiscono in prigione. Donne e giovani sono costretti a prostituirsi; vengono abusati fisicamente, socialmente e sessualmente. I bambini sono separati dai genitori e privati del diritto di crescere nella sicurezza di una famiglia unita”. Di fronte a ciò, il Consiglio del Sinodo ricorda che “la Chiesa, mentre deplora le ragioni che causano un così massiccio movimento di persone, è chiamata a offrire conforto, consolazione e accoglienza a tutti coloro che stanno soffrendo in un modo o nell’altro”, in quanto “si identifica con il povero, il piccolo e lo straniero, considerando parte della sua missione profetica l’impegno a levare la voce contro l’ingiustizia, lo sfruttamento e la sofferenza”. La Chiesa “apprezza, al tempo stesso, i governi e le organizzazioni non governative che mostrano interesse e si stanno impegnando ad aiutare quanti sono costretti a spostarsi”, si legge ancora nella nota: “Sostiene coloro che stanno cercando di avviare politiche favorevoli all’accoglienza di queste persone nelle loro comunità. Auspica che i governi locali affrontino le situazioni che costringono le persone a lasciare la loro casa. Domanda vigilanza contro il traffico di persone e impegno a promuovere la fine dei conflitti che provocano tanta sofferenza”. Ecco dunque l’indicazione emersa dalla riunione presieduta dal Papa per la scelta del tema del Sinodo 2022.

Quanto al celibato, va registrata l’opinione dell’arcivescovo de La Plata, Víctor Manuel Fernández, già teologo di fiducia del cardinale Bergoglio.
“Alcune persone progressiste, durante il Sinodo, si rammaricavano – ha osservato il prelato – che le aspettative fossero concentrate sui viri probati invece di guardare più in generale ai percorsi di cui la Chiesa ha bisogno in Amazzonia. Si tratta di dare maggiore autorità ai laici e comunque di accompagnarli, affinché possano prendere le redini della Chiesa in Amazzonia”. Per l’arcivescovo, tuttavia, “non dobbiamo dire, come hanno detto alcuni media, che Francesco ha chiuso le porte o ha escluso la possibilità di ordinare alcuni uomini sposati. In effetti, nell’introduzione Francesco limita la portata del suo documento”. Il prelato argentino sottolinea il fatto che “per la prima volta un’esortazione apostolica non costituisce un’interpretazione del documento finale del Sinodo o una limitazione del suo contenuto. È solo una struttura complementare di quel documento”, l’esortazione completa il Documento “senza annullarlo”. Si tratta di una “grande novità, che purtroppo non è stata notata”. Mons. Fernández dichiara di apprezzare anche dal punto di vista letterario il testo, “forse il più bello che Francesco abbia scritto. È anche marcatamente profetico, in parte insolitamente duro nella sua critica sociale”. Esso riflette “i dolori e l’angoscia di Francesco” e avverte che sarebbe un errore “mettere a tacere la voce profetica di questo testo per la società, per la politica, per i movimenti sociali”.

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