Crea sito

Papa Francesco tradisce la riforma chiesa sui preti sposati: scrive al cardinale Müller: disgelo con i tradizionalisti

«Querido hermano», caro fratello, «molte grazie per il libro “Il Papa, missione e dovere” e per il documento sull’esortazione Post-sinodale “Querida Amazonia”, che mi è piaciuto…». La lettera, sette righe in spagnolo vergate con la calligrafia microscopica e inconfondibile di Francesco, è arrivata al cardinale Gerhard Müller con la data del 12 febbraio, lo stemma pontificio e l’intestazione a penna «Santa Marta», l’albergo dentro il Vaticano dove il Papa vive da sempre. E fin da queste prime righe l’ex prefetto tedesco per la Dottrina della fede, sostituito bruscamente da Jorge Mario Bergoglio nel luglio del 2017, ha avuto un moto di felice sorpresa. Quel «mi è piaciuto» riferito al suo scritto ha fatto passare in secondo piano le amarezze e l’isolamento degli ultimi anni. Gli è sembrato una mano tesa che forse non si aspettava.

Il pupillo di Ratzinger

Eppure, doveva in qualche modo immaginarlo. Il suo commento al Sinodo sull’Amazzonia, inviato a Francesco nei giorni precedenti e pubblicato anche sul National Catholic Register, giornale conservatore statunitense, dà atto al Papa di avere compiuto «un atto di riconciliazione». Non avere avallato la fine del celibato dei sacerdoti, come chiedevano insieme vescovi brasiliani e tedeschi progressisti, ha evitato una spaccatura della quale erano state un’avvisaglia le polemiche sul libro del cardinale Robert Sarah con un contributo di Benedetto XVI. Ma ha anche ottenuto il risultato imprevedibile e quasi paradossale di ricompattare intorno a Francesco almeno alcuni tra quelli che negli ultimi anni sono stati i suoi critici più feroci sul fronte tradizionalista. E a ufficializzare la novità è stato proprio Müller, bersaglio degli strali del «cerchio magico» bergogliano, in Argentina e tra i gesuiti italiani: il teologo conservatore, pupillo di Ratzinger, che non ha mai nascosto le sue perplessità sulla caratura dottrinale dei consiglieri di Francesco, né risparmiato critiche allo stesso Papa. D’altronde, qualche segnale era arrivato già all’inizio dell’anno, in occasione degli auguri ai cardinali per l’Epifania. Stringendo la mano alla fila delle «porpore», quando Francesco è arrivato davanti alla figura imponente di Müller hanno scambiato qualche battuta vivace. Il cardinale gli ha fatto notare scuotendo la testa che tra gli amici di Bergoglio c’è chi lo considera un nemico del Papa. Sorridendo, il pontefice gli avrebbe risposto di non fare caso a certe sciocchezze, aggiungendo che gli voleva bene. Ma il vero cenno di riconciliazione è rappresentato dalla dissertazione di Müller sul controverso Sinodo sull’Amazzonia, e sul messaggio scritto ricevuto in risposta nei giorni scorsi.

La questione del celibato

È strano: quell’appuntamento rischiava di aprire un nuovo fronte polemico all’interno della Chiesa. Negli Stati Uniti, ma non solo, qualcuno aveva di nuovo evocato scenari scismatici. E il pasticcio editoriale sul saggio di Sarah aveva portato all’esautoramento di monsignor Gänswein, prefetto della Casa pontificia e segretario personale del Papa emerito, capro espiatorio del gioco di potere tra pretoriani di Bergoglio e oppositori. Invece, l’esito finale ha mostrato che Francesco non era così incline a concedere la fine del celibato; e non lo era fin dall’inizio, sebbene il suo silenzio sui sacerdoti sposati sia stato interpretato come un passo indietro e abbia deluso le avanguardie dell’episcopato brasiliano e soprattutto tedesco, vero regista finanziario e culturale del Sinodo. L’alter ego argentino di Francesco, Victor Manuel Fernandez, vescovo di La Plata, il 14 febbraio ha cercato di minimizzare. Ha spiegato che in realtà il Papa non avrebbe chiuso nessuna porta definitivamente rispetto all’ipotesi di un «rito amazzonico». Ma sembra più un modo per placare l’irritazione di chi confidava in uno strappo papale, e che ora tace con una punta di stupore.

I dubbi sugli indios ricevuti dal Papa

Anche perché Müller, indicato in passato come possibile leader di uno schieramento conservatore contro Bergoglio, ha sempre rifiutato questo ruolo, dichiarandosi leale al pontefice. Eppure non rinuncia a criticare sia Francesco sia Benedetto XVI, che a suo avviso avrebbero, in maniera e per motivi differenti, contribuito a logorare l’istituzione papale. D’altronde, anche sull’ultimo Sinodo non è tenero. A sentire Müller, i settori progressisti della Chiesa tedesca avrebbero dato «milioni di euro per fare propaganda alla fine del celibato dei sacerdoti. Il loro obiettivo non era fare sposare i preti in Amazzonia, ma aprire la porta alla fine del celibato anche in Europa. Per fortuna il Papa ha bloccato la manovra». Per l’ex prefetto per la Dottrina della fede, perfino la sfilata di indigeni in Vaticano è parsa poco convincente. «Quella quarantina di indios con le piume in testa, i volti colorati e gli idoli di Madre Terra, ricevuti dal Papa, non mi è sembrato che provenissero dalla foresta amazzonica. Ho l’impressione che siano stati portati in Italia da Brasilia, da San Paolo, e ospitati a Roma in hotel a cinque stelle, pagati dai vescovi tedeschi», spiega Müller. Parole abrasive dalle quali si intuisce che il «documento di riconciliazione» sia vissuto dal cattolicesimo conservatore come una mezza rivincita, e dagli alleati tradizionali di Francesco come un arretramento o comunque un rallentamento delle riforme. Insomma, la ricomposizione della Chiesa sembra ancora un tentativo, più che una realtà.

corriere.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *