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Tradizionalisti a Monaco: nuovi obiettivi

Acies Ordinata

re-blog.it

Il 18 gennaio 2020 alcuni tra gli esponenti più in vista della galassia tradizionalista internazionale si sono dati appuntamento nella centrale Odeonsplatz di Monaco di Baviera. La scelta non è stata casuale. Vi si affaccia la Felderhalle, una loggia eretta nell’Ottocento in onore di due generali cattolici che hanno guidato la guerra di religione contro gli emblemi assunti all’epoca loro dal mondo moderno: i protestanti e Napoleone. I manifestanti hanno sostato davanti alla Theatinerkirche, la chiesa in cui la monarchia bavarese celebrava in antico regime le liturgie dell’alleanza fra trono e altare, per un’ora di digiuno e di preghiera. Con questi riferimenti simbolici al passato e col nome di «Acies Ordinata» hanno inteso protestare contro alcuni dei temi che l’imminente sinodo della Chiesa tedesca intende trattare per il rilancio del cattolicesimo nella Germania presente e futura: la riconsiderazione della disciplina del celibato ecclesiastico; il servizio alla comunità ecclesiale della donna (ministeriale e di governo); l’accoglienza delle unioni omosessuali.

Scarsa attenzione mediatica

L’avvenimento non ha richiamato grande attenzione mediatica. Al di là dei siti tradizionalisti, che lo hanno enfaticamente celebrato, in Italia ne hanno informato i lettori solo La Stampa  e Avvenire. Le ragioni di questa scarsa risonanza sono molteplici e non prive di fondamento. La presenza di qualche figura nota alle cronache ecclesiali scandalistiche, come l’ex-nunzio negli Stati Uniti, mons. Carlo Maria Viganò, e il «rapitore» della Pachamama durante il Sinodo pan-amazzonico, Alexander Tschugguel, non poteva celare l’esiguità numerica della manifestazione (un centinaio di persone); la ripetitività nella pubblica ostentazione di pratiche pie – già era stata lanciata, con scarso successo, una «crociata di digiuno e di preghiere» contro il Sinodo pan-amazzonico dal card. Burke e da mons. Schneider – ne cancellava l’impatto provocatorio; le argomentazioni avanzate nella conferenza stampa ne rendevano improponibile la diffusione alla deontologia professionale degli operatori dell’informazione per le distorsioni della realtà – l’equiparazione dell’attuale «regime della Chiesa tedesca» al totalitarismo nazista (Michael Matt) – e per il ricorso alla violenza verbale contro l’arcivescovo di Monaco – «cardinale Marx, le sue mani grondano sangue» (John-Henry Westen).

La battaglia in loco

Eppure la vicenda merita qualche considerazione. Evidenzia il nuovo obiettivo del dissenso tradizionalista: animare, in loco, una battaglia contro il tentativo delle Chiese locali di ridefinire una presenza cattolica adeguata ai bisogni concreti della società in cui sono insediate. Il digiuno e la preghiera non sono dunque la folkloristica riproposizione di forme di pietà religiosa ancorate al passato, ma la banale strumentalizzazione di questi atti religiosi in funzione di una linea di politica ecclesiastica che intende ostacolare, e se possibile impedire, la realizzazione di quell’impulso al decentramento che ha trovato espressione nel governo di papa Francesco. Ne sono esempi l’apertura dell’anno santo a Bangui, la convocazione del Sinodo pan-amazzonico, la sollecitazione dell’Evangelii gaudium a prevedere l’attribuzione di competenze dottrinali alle conferenze episcopali.

A questo proposito si impone una riflessione. L’accentramento romano non è un aspetto atemporale: iniziato all’inizio del secondo millennio della storia della Chiesa, si è sviluppato dopo il concilio di Trento per subire un’intensa accelerazione nell’Ottocento. La crisi odierna della Chiesa – evidenziata dalle dimissioni di Benedetto XVI – ne ha imposto un ripensamento. Si è così delineata la sperimentazione di un’azione pastorale che le Chiese locali sono chiamate a commisurare alle concrete e specifiche esigenze degli uomini che vivono in contesti caratterizzati da irripetibili condizioni culturali, politiche, sociali, economiche. L’opposizione tradizionalista non confonde solo l’unità ecclesiale con l’uniformità ecclesiastica, ma attribuisce quest’ultima alla «Chiesa di sempre». Il paradosso, per chi si appella alla tradizione, è clamoroso: scambiare i secoli del ripiegamento difensivo della Chiesa davanti al moderno per la sua storia bimillenaria.

2 Risposte a “Tradizionalisti a Monaco: nuovi obiettivi”

  1. I tradizionalisti sono i responsabili dell’immobilita’ della Chiesa Cattolica da sempre. Sono legati al teatrino della religione e alle frasi ad effetto, per nascondere una realta’ ben piu’ triste, non hanno accettato che Gesu’ li ami cosi’ come sono. Non riescono a parlare con Lui senza battersi il petto, come se il loro giudizio su se’ stessi valesse piu’ di cio’ che Gesu’ ha detto.
    Hanno la grande presunzione di risolvere le loro imperfezioni scacciandole come malattie venute dall’esterno, senza prima accettarle come parte di se’, presentarle a Gesu’ e fare con Lui un cammino, senza mai nascondersi e rifiutarsi, come Lui non fa mai.
    E quei difetti/malattie li vedono e vogliono scacciarli anche negli altri. E’ tutta una gran tristezza.
    La felicita’, il sorriso, l’amore per se’ stessi e per gli altri, questi sono gli esorcismi piu’ potenti contro ogni male, perche’ il demonio non potra’ mai piu’ goderne e quando ci vede innamorati e gioiosi diventa matto.

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