Liliana Segre è vittima di un revisionismo malato. Ma con gli orrori del passato non si può giocare

Il Fatto Quotidiano

(Francesco Antonio Grana) “Il fatto che una donna come Liliana Segre, deportata ad Auschwitz nel 1944 all’età di 13 anni, dopo esser estata respinta dalla Svizzera con la sua famiglia, sopravvissuta al campo con altri 24 bambini sui 776 bimbi italiani ivi deportati, abbia bisogno della scorta per continui attacchi e minacce, è una vera vergogna!”. Le parole di monsignor Ambrogio Spreafico, presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso e vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino, non possono lasciare indifferenti. Sono un vero e proprio grido d’allarme per ciò che sta avvenendo sotto gli occhi di tutti.

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