Se è vero che in Italia esiste una difficoltà di presenza dei cattolici in politica, Ruini non se ne può tirar fuori: i suoi ventennali indirizzi, le sue precise scelte sono una parte decisiva del problema

Personalmente, l’intervista del cardinal Ruini non mi ha stupito: ripete in fondo quello che ha sempre sostenuto. Semmai lo fa in modo più scomposto (vedi l’esplicito endorsement per Salvini)  e persino ingenuo rispetto ai modi da consumato tessitore cui ci aveva abituato in passato; e così con le sue parole svela più chiaramente quali furono i veri intendimenti del suo ventennio di assoluto dominio della politica ecclesiastica (e non solo) italiana. Vediamo alcuni passaggi di quel testo.

«Il “cattolicesimo democratico”, in concreto il cattolicesimo politico di sinistra, in Italia ha sempre meno rilevanza»: è paradossale, e suscita un riso amaro, che lo affermi colui che affossò tenacemente ogni tentativo cattolico minimamente “di sinistra”, a cominciare da quelli di Romano Prodi per continuare con i rapporti con Scalfaro o Martinazzoli… Se è vero ciò che Ruini afferma, è anche colpa sua, frutto di una sua precisa scelta verso la quale ha portato tutta la Chiesa italiana con il suo potente influsso sugli elettori.

«I cattolici nella politica italiana non contano molto. E non per caso»: appunto, non per caso. Il ventennio dirigista di Ruini infatti è stato decisamente quello in cui i vescovi si sono fatti più sentire nella politica italiana e per converso i laici cattolici hanno avuto meno spazio di libertà in essa. Se non si adeguavano, erano tagliati fuori. E adesso ci lamentiamo?

«Senza mitizzarla, la strada di influenzare gli schieramenti, in particolare il centrodestra, ha portato dei frutti. Si è trattato di sottolineare contenuti molto importanti, non solo per i cattolici, e di chiedere alle forze politiche di impegnarsi su di essi, o almeno di non contrastarli»: questa è sempre stata la linea chiara di Ruini, ed è anche la più classica delle realpolitik. Scegliere alcuni obiettivi e proporli come “irrinunciabili” ai politici; i quali – in cambio –  riceveranno l’appoggio dei cattolici anche in altri settori ben più interessanti per loro. Insomma il solito concetto dello scambio di merce e del compromesso: altro che educare i credenti alle scelte di coscienza e alla libera responsabilità… E stiamo a chiederci perché questa linea è particolarmente piaciuta ai più spregiudicati tra i politici?

«Baciare il rosario può certamente apparire strumentale e urtare la nostra sensibilità. Non sarei sicuro però che sia soltanto una strumentalizzazione. Può essere anche una reazione al “politicamente corretto”, e una maniera, pur poco felice, di affermare il ruolo della fede nello spazio pubblico»:  anche qui una posizione classica, l’uso della religione per indirizzare la società verso scelte che  si reputano buone. Gli “atei devoti” la pensano così: non è importante la verità della fede, bensì la sua funzione sociale stabilizzatrice e orientatrice. Va bene (fino a un certo punto); ma poi ci ricordiamo che c’è anche un altro lato della medaglia: cioè la riduzione del messaggio evangelico a puro instrumentum regni del devoto potente di turno?

«Vedo un declino dell’autorevolezza della Chiesa italiana, purtroppo»: anche trascurando gli influssi seguenti, Ruini ha smesso di governare la Chiesa italiana nel 2007; non è un po’ presuntuoso sostenere che questo «declino» è avvenuto tutto dopo? E che il suo ventennio precedente non ne è responsabile in nulla? E poi che vuol dire «declino dell’autorevolezza»: che quando parlava lui i politici si adeguavano, oggi invece no? Bah…

«Per recuperare autorevolezza dobbiamo esprimerci con chiarezza, coraggio e realismo sui problemi concreti; così la gente può comprendere che il messaggio cristiano la riguarda da vicino»: anche qui, è come dire che i pronunciamenti attuali della Chiesa italiana non hanno «coraggio e realismo». Certo, l’attuale gerarchia ha molti difetti e debolezze che nessuno vuole nascondere; ma alcune scelte su «problemi concreti» (i migranti, i poveri, i separati…) le ha pur fatte. O questo non è «coraggio e realismo»? Solo il fine vita e la bioetica sono modi per far «comprendere alla gente che il messaggio cristiano la riguarda da vicino»?

Ci sarebbero altri rilievi, ma quanto trascritto è sufficiente per confermare che, se è vero che in Italia esiste una difficoltà di presenza dei cattolici in politica, Ruini non se ne può tirar fuori: i suoi ventennali indirizzi, le sue precise scelte sono una parte decisiva del problema.

vinonuovo.it

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