A Boston, un luogo di preghiera per cristiani e musulmani

A Boston c’è una chiesa episcopale, quella di St. Paul a Boston accoglie ogni venerdì i musulmani per la preghiera. Lo racconta Lynette Wilson in un articolo sul sito dell’Episcopal News Service: una quindicina di file di tappeti da preghiera di seta vengono stesi sul pavimento, e un gruppo eterogeneo di persone si ritrova qui: arrivano dai Balcani, dal Nord Africa, dal Medio Oriente, dall’Asia meridionale e dal Sudest asiatico, e qui sono i benvenuti: nemmeno le tensioni e la paura verso il mondo islamico, e le popolazioni immigrate in genere, sono riuscite a scalfire lo spirito di accoglienza che, anzi, in questi quasi vent’anni si è consolidato.

Non si tratta solo di aprire le porte della chiesa, ma anche di organizzare iniziative comuni: la più recente, in corso fino al 6 dicembre, è una mostra sulla figura di Abramo (“Abramo: da uno, molti”), patriarca caro alle tre religioni, il cui percorso di vita e di fede è stato interpretato da tre artisti (Sinan Hussein, Qais Al Sindy, Stai Azoulay; il dettaglio sulla mostra si può trovare qui). La mostra, ospitata a St. Paul con la collaborazione delle comunità musulmane ed ebraiche, è stata realizzata dall’organizzazione no profit Caravan, fondata e presieduta da Paul-Gordon Chandler, episcopale con una vasta esperienza internazionale, così come gli altri membri del direttivo.

Si tratta di una iniziativa che, mentre aiuta a scoprire qualcosa delle altre religioni, costringe ognuno a capire meglio anche la propria: confrontandosi con persone di tradizioni diverse, spiega infatti la decana della cattedrale, Amy McCreath, sottolineando l’importanza, soprattutto in un momento come quello attuale, di conoscere meglio le connessioni fra cristianesimo, ebraismo e islam, si contrasta «quel settarismo e quella violenza sia intellettualmente, conoscendo la storia, sia costruendo relazioni con persone reali».

Del resto, già nel 2014 la chiesa di St. Paul ha sostenuto ingenti spese di ristrutturazione (10 milioni di dollari) per accogliere la comunità musulmana: porte a vetri che danno sulla strada, rimozione dei tradizionali banchi, creazione di spazi polifunzionali, installazione di lucernari per aumentare la luminosità, e istallazione di lavabi per le abluzioni rituali. Da allora, gli incontri di preghiera del venerdì si tengono non più nel seminterrato, ma “alla luce del sole”. Un messaggio anche visivo di lotta alla paura.

adista

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