Sacerdoti in ritirata: solo in Italia, che resta una realtà felice, la Chiesa in trent’anni ha perso seimila consacrati. La crisi vocazionale che conduce all’apertura ai preti sposati

Chiesa cattolica, seimila sacerdoti in meno in un trentennio

L’insistenza con cui nella Chiesa si dibatte di ordinare sacerdoti sposati è temuta daitradizionalisti anche perché la crisi vocazionale non è’ un fenomeno regionale.

Le esigenze di copertura pastorale non interessano solo l’Amazzonia. Il Sinodo che si sta svolgendo in Vaticano è deputato ad intervenire solo per i territori panamazzonici, dove c’è la volontà di evangelizzare, nonostante la dispersione territoriale. Ma esistono anche altri luoghi del mondo in cui potrebbe essere utile allargare il campo ai laici. Pure dove il cattolicesimo è sempre stato maggioritario. In Italia forse non ce ne siamo ancora accorti. Eppure alcune cifre che ci riguardano, quelle sugli appartenenti al clero cattolico,raccontano una storia in evoluzione. E la parabola non è certo ascendente.

Quando papa Francesco ipotizza una riforma delle diocesi del Belpaese, molti attribuiscono l’idea ad un’esigenza di semplificazione. L’ultimo caso in ordine di tempo è quello di Torino: all’arcivescovo Cesare Nosiglia è stata affidata pure l’amministrazione apostolica della diocesi di Susa. Forse non è quello il caso, ma è la statistica a suggerire di accorpare più realtà ecclesiastiche. L’edizione odierna de La Stampa cristallizza la situazione: in trent’anni, i consacrati presenti nella nostra nazione sono diminuiti del più del 15%. Il che, con precisione certosina, equivale a seimila sacerdoti in meno. Con tutto quello che ne consegue in termini di amministrazione dei sacramenti e di gestione delle parrocchie. Non si tratta di un quantum tirato a caso, ma di un’analisi fatta dall’Istituo centrale per il Sostentamento del Clero.

La crisi vocazionale, poi, non sembra conoscere interruzioni di sorta. A questi aspetti bisogna aggiungere una nozione demografica: quello dei sacerdoti, oltre ad essere in diminuzione, è anche un insieme composto da persone anziane. In Germania stanno cercando di fare fronte al problema, assegnando più responsabilità al laicato. La “protestantizzazione”, ossia l’uniformità con le modalità protestanti, è denotata con un certo discredito da chi vorrebbe che il clero continuasse a reggere tutte le sorti dellaEcclesia, ma la direzione da seguire potrebbe essere obbligatoria. A meno che non si assista a un’inversione di tendenza delle vocazioni.

Pure per questo motivo, la dialettica attorno ai “viri probati” assume un ruolo centrale nella storia contemporanea. Sarà un caso ma, dopo il “concilio interno” di Fulda dell’episcopato tedesco, si è iniziato a parlare di Sinodo della Chiesa italiana. E non è detto che il tema dell’estensione ai laici non venga posto pure dai nostri vescovi.

ilgiornale.it

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