Il Papa accetta le dimissioni di Giani. Timori di un nuovo Vatileaks

Il Comandante della Gendarmeria vaticana paga la fuga di notizie riservate, non avendo individuato il colpevole. E probabilmente è solo la prima testa a cadere

Il Papa accetta le dimissioni di Giani.  Timori di un nuovo

Mano dura del Papa contro quello che è stato valutato  dal Pontefice e dal suo inner circle come un possibile inizio di un nuovo Vatileaks, il terzo Vatileakes, il Vatileaks3. Per questo sia pur  dando atto nel Comunicato ufficiale della Santa Sede che  Domenico Giani non è personalmente responsabile, il Papa ha accettato le dimissioni del Comandante della Gendarmeria vaticana.  Il 2 ottobre il settimanale L’Espresso aveva pubblicato l’ordine di servizio diramato da Giani a tutti gli appartenenti al Corpo della Gendarmeria e al Corpo delle Guardie Svizzere (che controllano gli ingressi dei vari punti di accesso al Vaticano), in cui si intimava il divieto di ingresso nello Stato di quattro delle cinque persone che erano state sospese  cautelativamente dal lavoro, a seguito delle nuove indagini finanziarie aperte dopo le denunce dello IOR e del Revisore generale in relazione ad operazioni immobiliari a Londra. 

Tra essi, tre dipendenti della prima sezione della Segreteria di Stato e il direttore dell’AIF, l’autorità per l’informazione finanziaria (cioè l’Intelligence Unit antiriciclaggio vaticana) , Tommaso Di Ruzza, i cui uffici  sono stati perquisiti e alcuni computer sono stati posti sotto sequestro.

Il punto è che a più di dieci giorni dal fatto, Giani non ha potuto individuare il responsabile del leak che ha rivelato l’identità delle persone sottoposte ad indagini. Il fatto che i loro nomi siano finiti su tutti i giornali è stato ritenuto grandemente lesivo della loro persona e della loro dignità ( “Un peccato mortale”,secondo il giudizio del Papa riferito dal Direttore della Sala Stampa vaticana, Matteo Bruni, sabato 12 ottobre) soprattutto in considerazione del fatto che l’indagine (sembra autorizzata dal Papa in persona) è solo all’inizio. 

Mentre i media vaticani se l’erano presa con la “gogna mediatica”, all’interno delle Sacre Mura si era accusato Giani (già nel mirino per i metodi troppo professionali che gli si rimproverano, compreso di tenere gli allenamenti dei gendarmi con i corpi speciali italiani) di aver diramato quell’ordine di servizio, che esponeva  pubblicamente gli indagati. 

Secondo alcuni rumors le foto segnaletiche sono state addirittura inviate via fax e come allegati pdf, via email. Ma quella di Giani (cui il Papa ha dato pubblicamente atto di abnegazione e fedeltà è probabilmente solo la prima testa a rotolare. Il clima che si respira in Vaticano è pesante. Non è la prima volta che Bergoglio rimuove il capo di uno dei due corpi militari presenti in Vaticano. Il 31 gennaio 2015 Francesco congedò l’allora comandante delle Guardie Svizzere, il colonnello Daniel Rudolf Anrig. Una decisione che anche allora fu presa direttamente dal Pontefice e in modo del tutto inaspettato, perché durante il cosiddetto processo Vatileaks2 era emerso che presso la caserma delle Guardie Svizzere, il cardinale George Pell, allora Prefetto della Segreteria dell’Economia,( ormai lontano dal Vaticano, dopo la condanna a sei anni per abusi sessuali su minori ) aveva fatto istallare dei server “segreti” all’oscuro di tutti.

L’apparato mediatico vaticano ha pubblicato oggi un’intervista a Giani in cui spiega la sua decisione di lasciare. La Gendarmeria sarà guidata ad interim dal vice Direttore Gianluca Gauzzi Broccoletti, che è stato nominato come numero 2, il 15 dicembre 2018, un dirigente che ha svolto gran parte delle indagini su Vatileaks. 

C’era stato insomma già un affiancamento a Giani , dopo le polemiche che all’inizio di novembre dell’anno scorso erano seguite (anche questa volta dopo un leak) al ritrovamento di ossa sotto il pavimento della portineria di Villa Giorgina, e che aveva fatto “gridare” al ritrovamento delle ossa di Emanuela Orlandi, circostanza che dopo le analisi scientifiche sui resti, si è dimostrata del tutto infondate.

Le dimissioni di Giani, comunque, serviranno a tutelare la  serenità delle nuove indagini che hanno portato ad una vera crisi istituzionale in Vaticano.

fonte: https://www.huffingtonpost.it

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