No alla scissione e sì a una sinistra liberale e riformista nel Pd

adista

Mi permetto di fare solo due brevi aggiunte. La prima è questa: per quanto siamo tutti (o quasi) abbastanza adulti e razionali, per quanto le cose possano essere gestite con saggezza e per quanto alcuni non abbiamo particolari dubbi, per tutti una scissione è comunque una lacerazione. La metafora della separazione consensuale è rassicurante, ma non è più di tanto veritiera, perché sottovaluta i problemi presenti e futuri. Tra di essi ci sono gli effetti a catena sul territorio dove corre il rischio di essere a somma negativa perché alcune persone possono poi non condividere le osservazioni positive di una delle due parti in campo e perdersi nell’impegno. Per questo è importante il senso dell’insieme e una logica non individualistica dentro il Pd per chi condivide la strada che delineiamo in questi testi. Non perdiamoci di vista… La seconda è questa: alcuni commentatori sembrano attribuire meccanicamente questa scissione ad una proporzionale futura.

Ora, fermo restando che gli incentivi istituzionali non hanno effetti deterministi, ma sono più esattamente freni e/o acceleratori di processi politici e che qualunque sistema, per non deperire, ha bisogno comunque di attori maggiori che lo strutturino, qui c’è proprio un errore di prospettiva. In seguito all’esito del referendum del 2016 e della conseguente sentenza della Corte, prima con la sua sentenza e poi con la legge Rosato, noi siamo già in un sistema proporzionale.

Quindi le scissioni vengono fatte utilizzando la bassa soglia di sbarramento del 3% che consente di competere per almeno i due terzi dei seggi e di sopravvivere una volta entrati; consente peraltro di contrattare, se lo si crede, collegi anche nel restante terzo anche per forze che rimangono sotto al 3%. Non c’è quindi nessun bisogno di attendere una proporzionale futura. Anzi, potrebbe persino costituire un deterrente maggiore in futuro non solo un maggioritario a doppio turno, ma anche una legge proporzionale che eliminasse in futuro i collegi per alzare la soglia al 4 o al 5%. Anche per questa ragione è possibile che almeno nell’immediato il dibattito sulla riforma segni una pausa, ma in questo caso ciò accadrebbe non per il rifiuto di entrare nel proporzionale, ma per la volontà di rimanervi. 

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