E nella Val d’Ossola spuntò la prima prova di democrazia

Caro Cazzullo
vedo che lei è appassionato di storia. Che idea si è fatto della Repubblica dell’Ossola del settembreottobre 1944 ? 
Marco Preioni Domodossola

Caro Preioni
La storia della Repubblica della Val d’Ossola, primo esperimento democratico in Italia dopo la notte del fascismo, è una delle storie meno conosciute e più significative. La prova concreta che la Resistenza non fu affatto una «cosa rossa», una cosa solo di sinistra. Domodossola non viene liberata dai comunisti. Sono i comandanti delle formazioni autonome — Dionigi Superti, napoletano, aviatore della Grande Guerra, e Alfredo Di Dio, palermitano, che cadrà in combattimento il 12 ottobre 1944 — a trattare la resa dei fascisti: viene loro concesso di ritirarsi verso Baveno sani e salvi, ma disarmati; 400 tedeschi devono abbandonare le armi pesanti e le relative munizioni, ma potranno tenere il fucile e le armi di fabbricazione tedesca. Il comando garibaldino critica l’accordo, avrebbe voluto far internare i nazisti in Svizzera. 
La Val d’Ossola richiama alcuni tra i personaggi che contribuiranno a fondare la Repubblica italiana. Dalla Svizzera arriva Umberto Terracini, il comunista eretico. Il Pci è rappresentato anche da Gisella Floreanini, nominata commissario per l’Assistenza e i rapporti con le organizzazioni popolari: è la prima donna ad assumere un incarico di governo. Consigliere finanziario è un funzionario di banca democristiano che ha conosciuto il carcere per le sue idee antifasciste, Piero Malvestiti, futuro sottosegretario alle Finanze del governo De Gasperi, ministro dell’Industria con Pella e vicepresidente della Comunità Economica Europea. 
In Val d’Ossola non si ruba: dopo la caduta della Repubblica, Malvestiti porterà con sé in Svizzera i libri contabili, per documentare la regolarità nella gestione delle finanze. A questa prova generale della democrazia partecipano due sacerdoti vicini alla Resistenza: prima don Luigi Zoppetti, poi don Gaudenzio Cabalà sono nominati commissari per l’Istruzione, il culto e l’assistenza pubblica. E tra i comandanti partigiani c’è un giovane cattolico destinato a diventare ministro e fondatore della sinistra Dc: Giovanni Marcora, «Albertino».

corrieredellasera

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