Preti sposati una esigenza nella Chiesa

Per monsignor Rafael Cob, vescovo del Vicariato di Puyo – uno degli otto Vicariati della provincia amazzonica dell’Ecuador -, le polemiche in Europa e Stati Uniti sul Sinodo del 6-27 ottobre sono solo chiacchiere. Di fronte agli occhi il pastore spagnolo, originario di Burgos, dal 1998 in Ecuador, ha le problematiche, molto più complesse, che vivono comunità rurali relegate in entroterra difficilmente raggiungibili. Zone del mondo dove, a causa della mancanza di sacerdoti, i fedeli celebrano una sola messa all’anno (Settimana Santa, Pasqua o Natale) con un prete o, peggio, devono affrontare viaggi di anche due ore e mezza, in barca, per ricevere la comunione.

«L’assenza di sacerdoti richiede un ripensamento del cammino di evangelizzazione in Amazzonia», spiega Cob a Vatican Insider e agli altri giornalisti invitati a Quito, in Ecuador, dalla Repam in vista del Sinodo. Sinodo che ha come titolo “Nuovi cammini per la Chiesa”: «Chissà se queste nuove forme si rifletteranno in tutta la Chiesa – dice -. Quello che è chiaro è che da questo Sinodo arriverà una Chiesa più ministeriale e meno clericale. Dobbiamo partire dalla vocazione cristiana del battesimo. Laici, religiosi e sacerdoti formano un solo corpo e una sola famiglia».

In particolare sulla proposta dei “viri probati”, ovvero l’ordinazione di uomini sposati di una certa età e di provata fede che possano distribuire i sacramenti, il vescovo amazzonico ha un punto di vista chiaro: «Dobbiamo pensare nuovi modi per rispondere a nuove sfide». «In queste terre – spiega – manca il ricorso umano, mancano preti ed è diminuito anche il numero dei missionari disposti a stabilizzarsi in zone così sperdute. È difficile anche che nascano nuove vocazioni, è avvenuto in passato ma è molto raro. Peraltro non tutti i candidati al sacerdozio sono disposti ad aderire alla norma del celibato. Non è qualcosa che i popoli indigeni comprendono». 

Perciò, sottolinea il vescovo, «bisogna contemplare delle possibilità valutando gli elementi presenti, dando risposte creative». Quella dei viri probati – proposta contenuta nell’Instrumentum laboris pubblicato a giugno (dove tale espressione, tuttavia, non compare mai) – non sarebbe, tra l’altro, neppure una novità: «Il celibato per i sacerdoti di rito latino non era obbligatorio prima del Concilio di Nicea del IV secolo, quando la Chiesa decise che il celibato “era conveniente” perché i preti potessero vivere meglio la loro vocazione. Non significa, però, che non ci fossero altre alternative», ricorda Cob.

I possibili candidati a questo ruolo – spiega – sarebbero anziani, sposati, rispettati dalla comunità delle quali in qualche modo rappresentano «i genitori», presiedendo le celebrazioni della Parola, accompagnando le famiglie e i giovani, coordinando la pastorale. Svolgendo, in sostanza, il ruolo di parroci.

La Stampa

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