Papa Francesco scrive ai preti che lasciano: “Dolore e gratitudine”. Non basta: “Chiesa riaccolga i preti sposati”.

Papa Francesco scrive una lettera ai preti nel 160° morte Giovanni Maria Vianney, curato d’Ars (1859-2019). Tra le righe si intravede anche la figura dei preti sposati che si sentono chiamati in causa: “Bene la lettera del Papa. Non basta occorre cambio della normativa che ci riaccolga nel ministero” (ndr)

Di seguito testo tratto da bergamonews.it

“Dolore, gratitudine, coraggio e lode per essere preti in uscita”.

Nel 160° della morte di Giovanni Battista Vianney, il curato d’Ars, Papa Francesco in una “lettera ai fratelli presbiteri” esprime incoraggiamento e vicinanza a coloro che “senza rumore” lasciano tutto per impegnarsi nelle comunità, lavorano “in trincea”, ci mettono la faccia “per curare e accompagnare il popolo di Dio” e “in maniera inosservata e sacrificata, nella stanchezza o nella fatica, nella malattia o nella desolazione, assumono la missione come un servizio a Dio e al suo popolo”.
Un altro passo rivoluzionario di Bergoglio: firma non da San Pietro ma da San Giovanni in Laterano come Vescovo di Roma.

Senza condanne o liste di proscrizione conforta i suoi preti; ricorda l’importanza del loro servizio; riconosce che la maggior parte ha subìto lo scandalo come una coltellata. Non indica nemici o capri espiatori: “Abbiamo sentito il grido dei nostri fratelli vittime di abusi di potere, di coscienza e sessuali da parte di ministri ordinati. Senza negare e misconoscere il danno, sarebbe ingiusto non riconoscere tanti sacerdoti che offrono tutto per il bene degli altri, sanno piangere con coloro che piangono, fanno della loro vita un’opera di misericordia. Vi ringrazio per il vostro coraggioso e costante esempio”.

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