LA PAROLA A MATTARELLA, AL VIA LE CONSULTAZIONI AL QUIRINALE. ZINGARETTI E IL PD PER UN GOVERNO DI SVOLTA, NO A CONTE-BIS

ansa

Con l’arrivo al Quirinale della presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati è iniziata la prima giornata delle consultazioni del presidente Sergio Mattarella. Il M5s assicura: ‘Il MoVimento è unito e compatto intorno al capo politico Luigi Di Maio. Siamo un monolite. Primo partito alle Camere parliamo domani’. Per il segretario del Pd Zingaretti: “Discontinuità vuol dire che ovviamente non vogliamo e non possiamo entrare in un governo che propone il Conte bis, il proseguimento di un governo che abbiamo combattuto. Tutti si facciano carico della necessita’ di avviare un nuovo governo”. 

LE BORSE EUROPEE SALGONO CON WALL STREET, MILANO REGINA (+2%)

 ansa

BENE I TITOLI BANCARI, LO SPREAD È IN CALO A 198,5 PUNTI Confermano il rialzo le borse europee dopo l’avvio positivo di Wall Street e del Nasdaq. Gli investitori puntano gli occhi sull’Italia, in vista delle consultazioni delle delegazioni politiche al Quirinale per risolvere la crisi di governo. Milano (Ftse Mib +2%) è la regina dei listini, seguita da Parigi (+1,76%), Francoforte (+1,49%), Londra (+1,24%) e Madrid (+1,16%). In calo a 198,5 punti lo spread, a beneficio dei bancari Ubi (+2,85%), Banco Bpm (+2,355%) e Intesa (+1,85%). 

CRESCE IL REDDITO DELLE FAMIGLIE, ITALIA ULTIMA TRA GRANDI

ansa

OCSE, SOLO +0,5%, SOTTO MEDIA EUROZONA E PAESI AVANZATI Aumenta nel primo trimestre 2019 il reddito delle famiglie nei Paesi Ocse e nell’Eurozona. L’andamento è positivo anche in Italia che però si piazza comunque sotto la media dell’organizzazione parigina e dell’aera euro. La crescita nel nostro Paese è stata dello 0,5% contro il +0,6% dell’Ocse e il +0,7% di Eurolandia. Peggio fa solo il Regno Unito (+0,3%), che mostra però un dato migliore nel cumulato degli ultimi 8 trimestri. 

STRETTA DI TRUMP, ALLUNGA DETENZIONE FAMIGLIE MIGRANTI

ansa

FINORA LIMITE PER BIMBI E GENITORI ERA DI 20 GIORNI L’amministrazione Trump inasprisce le norme contro i migranti e presenta un nuovo piano, secondo il quale le famiglie di migranti che attraversano illegalmente il confine fra Stati Uniti e Messico potranno essere detenute indefinitamente. La nuova misura, che dovrà essere approvata da un giudice federale prima di entrare in vigore, cancella la norma che poneva un limite di 20 giorni alla detenzione delle famiglie con bimbi.

IN DISACCORDO COL PADRE FA ESPLODERE UNA BOMBA DAVANTI CASA

ansa

NEL NAPOLETANO, STABILE INAGIBILE E UN ANZIANO FERITO Non era d’accordo sulla gestione economica del padre e così un 20enne incensurato ha pensato di ‘dargli una lezione’ facendo esplodere un ordigno davanti casa. E’ accaduto la scorsa notte a Terzigno (Napoli). L’esplosione è stata potentissima: ha causato gravi danni alla facciata dell’edificio, danneggiato quattro auto in sosta e anche una macchina che in quel momento passava di lì, guidata da un 76enne che ha riportato lievi escoriazioni. Il ragazzo ha ammesso di aver compiuto il gesto ed ha spiegato il motivo; ad aiutarlo l’amico, un 19enne incensurato di Poggiomarino. Entrambi sono stati arrestati. Lo stabile è stato dichiarato inagibile dai vigili del fuoco. 

ATTESI PIOGGE E TEMPORALI SULLE REGIONI NORD-OCCIDENTALI

 ansa

SCATTATA L’ALLERTA ARANCIONE PER OGGI E DOMANI IN LOMBARDIA Pioggia e temporali sono in arrivo nelle regioni nord-occidentali dell’Italia, in particolare in pianura. Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile ha emesso un avviso di condizioni meteorologiche avverse. L’avviso prevede dalla sera di oggi, mercoledì 21 agosto, precipitazioni, a prevalente carattere di rovescio o temporale, su Piemonte, specie sui settori centro settentrionali, e Lombardia, specie sui settori occidentali. Per oggi è stata valutata allerta arancione sull’area nord-occidentale della Lombardia e allerta gialla su alcuni settori di Lombardia e Piemonte.(ANSA).

L’appello condanna il cardinale Pell a restare in carcere

L'appello condanna il cardinale Pell a restare in

La “bocca della legge” ha parlato, per la seconda volta contro il cardinale George Pell. La Corte d’appello di Vittoria ha respinto il suo ricorso contro la condanna a sei anni di carcere per aver abusato di due ragazzini alla fine degli anni Novanta, quando era arcivescovo di Melbourne. Dovrà rimanere dietro le sbarre almeno per tre anni e otto mesi, cioè fino al 2022,  quando potrà essere rilasciato sulla parola.

Un’esile speranza per lui rimane in un ulteriore ricorso all’ Alta Corte australiana, puntando sul fatto che i giudici di appello (che sono stati unanimi nel respingere due obiezioni procedurali) si sono invece divisi 2 a 1, decidendo a maggioranza, quando si è trattato di stabilite se la condanna emessa all’unanimità dalla giuria di primo grado, fosse stata presa “al di là’ di ogni ragionevole dubbio”. Pell , che ha sempre protestato la sua innocenza, si è dichiarato, tramite i suoi avvocati, “deluso “ dalla decisione dei giudici di appello.
Il Vaticano, questa mattina ha reiterato, con una dichiarazione del Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, il proprio rispetto per le autorità giudiziarie australiane e “prende atto della decisione di respingere l’appello del Cardinale George Pell” . Ma “in attesa di conoscere gli eventuali ulteriori sviluppi del procedimento giudiziario, ricorda che il Cardinale ha sempre ribadito la sua innocenza e che è suo diritto ricorrere all’Alta Corte”.
“Nell’occasione, insieme alla Chiesa di Australia, la Santa Sede conferma la vicinanza alle vittime di abusi sessuali e l’impegno, attraverso le competenti autorità ecclesiastiche, a perseguire i membri del clero che ne siano responsabili.”
Il caso di Pell è il caso di condanna per pedofilia (quindi per abusi perpetrati personalmente, non per coperture ad abusi di altri, magari per il buon nome dell’istituzione, o per il fallimento nello stabilire procedure di salvaguardia dei minori ) del più alto esponente della gerarchia cattolica, mai avvenuta.
Si tratta inoltre di un cardinale che e’ stato – dal momento stesso dell’elezione di Papa Francesco – uno dei più stretti collaboratori del pontefice argentino. Nominato gia’ nel marzo 2013 nel Consiglio dei cardinali consiglieri , e nel 2014 come “zar” delle finanze vaticane .
Interpellato dai giornalisti nel 2017 (cioè dopo l’incriminazione del cardinale) Francesco aveva dichiarato che dopo che la giustizia avesse parlato, avrebbe parlato lui.
Per il momento questo non è avvenuto, almeno come dichiarazioni pubbliche. Ma da dicembre del 2018, cioè pochi giorni dopo la decisione di primo grado (resa pubblica nel febbraio 2019) è cominciato il lento allontanamento di Pell, prima dal Consiglio dei cardinali consiglieri, poi dalla posizione ( 24 febbraio 2019) di Prefetto della Segreteria dell’Economia.
Allo stesso tempo, il 26 febbraio, il Vaticano ha reso noto che “ il Santo Padre aveva già confermato le misure cautelari disposte nei confronti del cardinale George Pell dall’Ordinario al suo rientro in Australia (agosto 2017, ndr) , ossia la proibizione dell’esercizio pubblico del ministero e, come di norma, il divieto di qualsiasi contatto in qualsiasi modo e forma con minori d’età“.
Da quando il 13 marzo, nel sesto anniversario dell’elezione al Pontificato di Francesco, Pell è stato condotto in carcere, queste misure canoniche sono del tutto pleonastiche, visto che il cardinale è in isolamento per 23 ore al giorno (anche per la sua sicurezza) e non può neppure più celebrare la Messa.
Si tratta di una laicizzazione di fatto imposta dalla giustizia.
Quanto al procedimento canonico, aperto dalla Congregazione della Dottrina della Fede, esso arriverà ad una decisione solo dopo che l’iter giudiziario sara’ finito.
In una dichiarazione dello Snap, l’ associazione dei sopravvissuti agli abusi del clero, si prende atto con favore della decisione della Corte d’appello, vista anche la condanna mite, e si invitato altre vittime a farsi coraggio e a denunciare Pell o chiunque altro prete,vescovo o cardinale con riferimento a quanto stabilito da Papa Francesco.

huffingtonopost

L’adattamento necessario per essere una “Chiesa mondiale”

Commonweal 

Un nuovo commento internazionale sul Vaticano II
(Massimo Faggioli)Secondo Karl Rahner, il Concilio Vaticano II è stato l’inizio della “chiesa mondiale”. Francesco, eletto vescovo di Roma mezzo secolo dopo il Vaticano II, è il primo papa non di areo euro-mediterranea, e può quindi essere considerato il primo papa della “chiesa mondiale” come l’intendeva Rahner: una chiesa veramente globale, non eurocentrica. 
Ma la globalizzazione teologica e la globalizzazione istituzionale sono due cose diverse e, incredibilmente, sono rimaste scollegate l’una dall’altra nella recente storia della chiesa. Nell’influenzare la teologia, lo shock istituzionale dell’elezione a papa di un gesuita latinoamericano è stato più lento di quanto ci si aspettasse nel 2013.
Nel suo discorso del 21 giugno alla Pontificia Facoltà teologica dell’Italia meridionale a Napoli, Francesco ha espresso la sua visione di “una teologia di accoglienza e dialogo”, una “teologia interdisciplinare” che avviene in un ambiente di pace e in relazione con l’intero popolo di Dio – con i popoli e le culture di tutto il mondo. Non ha menzionato né citato i documenti del Vaticano II, non ne aveva bisogno. Era chiaro a tutti coloro che ascoltavano il discorso che la visione del papa è profondamente conciliare. Molto simile al suo discorso del 2015 al Congresso teologico internazionale alla Pontificia Università Cattolica d’Argentina, il discorso di Napoli ha chiaramente esposto l’agenda teologica di Francesco.
Una nuova libertà per la teologia cattolica è uno dei contributi sottovalutati di questo pontificato. Francesco ha offerto ai teologi una nuova opportunità di interpretare l’evento teologico ed ecclesialeattraverso il quale il suo pontificato deve essere capito e valutato – e cioè il Concilio Vaticano II.
In un convegno di quattro giorni tenuto in giugno al Berg Moriah Conference Center vicino a Coblenza, in Germania, un numeroso gruppo di teologi e di storici della chiesa ha inaugurato una iniziativa internazionale mirante ad esplorare le connessioni tra il Vaticano II e lo spostamento di questo pontificato verso una cattolicità globale. Intitolato “Il Concilio Vaticano II: questioni ermeneutiche”, il convegno era organizzato dal comitato direttivo che sta lavorando su un nuovo commento in più volumi sui documenti del Concilio Vaticano II. I relatori e i partecipanti venivano da tutti i continenti. Christoph Theobald, SJ, ha tenuto un discorso sul concilio dall’ “inizio degli inizi” alla “chiesa in movimento” di Francesco. Judith Gruber e Jonathan Tan hanno riferito sulle letture post-coloniali dei testi conciliari. Osmond Rush ha parlato delle controversie sulla ricezione dell’autorità dottrinale. Peter Hünermann ha parlato dei cambiamenti in ecclesiologia e in teologia delle istituzioni necessarie per una chiesa veramente globale. 
Il Concilio Vaticano II non può essere compreso senza un contatto diretto con i suoi documenti ela loro storia.
L’iniziativa per un nuovo commento al Vaticano II ha fatto i suoi primi passi in un convegno del 2015 a Monaco in occasione del cinquantesimo anniversario della fine del concilio. Hünermann cheaveva partecipato all’edizione di un commento sul concilio in lingua tedesca in cinque volumi tra il 2004 e il 2005, si è reso conto che un nuovo commento teologico sul Vaticano II non poteva essere semplicemente un aggiornamento della precedente edizione. Troppe cose erano accadute da allora. L’importanza della transizione dall’epoca di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI al pontificato di Francesco era già estremamente chiara. Hünermann – professore emerito dell’Università di Tubinga e presidente fondatore della Società Europea di Teologia Cattolica – riteneva che il nuovo pontificato offrisse un’opportunità per una nuova interpretazione del Vaticano II dal punto di vista della chiesa globale. Incontri preparatori per il nuovo commento furono tenuti tra il 2016 e il 2018 (per la trasparenza: ho partecipato a quei primi incontri e sono un membro del comitato direttivo peril gruppo continentale Nord America, Australia e Pacifico). Fu immediatamente chiaro che un nuovo commento sul Vaticano II che si occupasse della chiesa globale avrebbe richiesto contributi da studiosi di tutto il mondo, e avrebbe dovuto essere rivolto ad un pubblico internazionale e multiculturale con una diversità di punti di riferimento teologici e culturali.
Il progetto prevede un commento in dodici volumi, che sarà pubblicato sia in tedesco che in inglese.Il primo volume sarà dedicato alle riflessioni ermeneutiche sull’interpretazione del concilio nella chiesa globale di oggi. Poi ci saranno cinque volumi dedicati alla ricezione del concilio in diversi continenti (Europa, Asia, Africa, America Latina, con Australia, Pacifico, Nord America in un unicovolume), cinque volumi di commento sui documenti del concilio ed un volume finale dedicato a riflessioni sul futuro della chiesa. Questi volumi saranno il risultato di una serie di simposi annuali che coinvolgeranno studiosi di ogni continente, ed una serie di seminari organizzati in ogni continente.
I primi commenti sul Vaticano II, pubblicati nei mesi e negli anni immediatamente dopo la sua conclusione, erano stati scritti principalmente da partecipanti dell’assemblea conciliare, cioè preti e vescovi maschi con una formazione teologica europea. Negli anni più recenti, un lavoro significativo sul Vaticano II è stato svolto da teologi laici, tra cui molte donne. Ma questo lavoro non ha ancora preso la forma di una reinterpretazione onnicomprensiva del concilio per il XXI secolo. Ora la avrà. La seconda innovazione del progetto è il suo carattere globale: i cinque volumi del commento vero e proprio dei testi conciliari sarà prodotto da un team di cinque membri, di teologi provenienti da ogni continente. Sarà un commento teologico inteso non solo per studiosi ma anche per tutta la comunità ecclesiale globale, e il progetto è stato sostenuto da tre cardinali di tre diversi continenti – Rheinhard Marx (Monaco, Germania), Luis Antonio Tagle (Manila, Filippine), e Baltazar Porras (Merida, Venezuela).
Hünermann sottolinea che l’obiettivo del nuovo commento internazionale sul Vaticano II non è “un testo sistematico uniforme. L’obiettivo è un commento che dia spazio alle diverse interpretazioni e visioni continentali dei testi del concilio, della ricezione pluriforme e della loro fondamentale convergenza nonostante le loro diversità culturali e sociali”. Un nuovo commento è necessario, dice Hünermann, perché “la situazione della chiesa e della teologia, specialmente in continenti altri che l’Europa e l’America del Nord, è completamente cambiata dal tempo del concilio e del primo periodo dopo il Vaticano II, quando sono stati scritti e pubblicati i primi commenti”.
Hünermann incontrò per la prima volta Jorge Mario Bergoglio in America Latina negli anni 70 del secolo scorso, ed era a Roma per il conclave del 2013. Fu uno dei pochi che pubblicamente espressero la speranza che il cardinale di Buenos Aires fosse eletto: “I comportamenti e le parole di papa Francesco e il programma per il suo pontificato inEvangelii gaudium dimostrano la differenzatra [Giovanni Paolo II e Benedetto XVI] e questo papa, che non ha preso parte al concilio. Ha aperto una nuova epoca nel modo di vivere il Vaticano II da parte della Chiesa cattolica: non condizionato dalla sua personale esperienza e dalla sua “tradizione orale” sul concilio”.
Da entrambe le parti, sinistra e destra, il campo visivo è spesso geograficamente ristretto: una identificazione miope delle traiettorie del cattolicesimo con le sue traiettorie nel mondo occidentale.
Il progetto che Hünermann ha aiutato a lanciare può coinvolgere degli accademici, ma mira ad affrontare questioni che coinvolgono la relazione tra la chiesa istituzionale, la teologia e la pubblica piazza: i problemi irrisolti nel dibattito teologico sul Vaticano II sono una parte cruciale delle tensione intra-ecclesiali attuali. I conflitti politici che sono sorti durante questo pontificato hanno molto a che fare con le diverse idee di che cosa significa una “chiesa globale”. Questo vale soprattutto qui negli Stati Uniti, che sono diventati il teatro più importante di qualsiasi revanscismo anti-conciiliare all’interno sia della chiesa istituzionale che nella teologia accademica. La narrazionedi missione e rinnovamento avanzata da alcuni vescovi americani oggi giudica il Vaticano II un fallimento e rifiuta alcune delle sue più importanti riforme. Non è un caso che dei vescovi negli Stati Uniti siano tra coloro che hanno attuato il Summorum pontificum di Benedetto XVI con il massimo entusiasmo: molti di loro hanno pubblicamente sposato il revival della messa preconciliare. È nel contesto di questo rifiuto del Vaticano II che uno può capire l’attuale popolarità nei circoli intellettuali cattolici americani di diversi generi di integralismo e “opzioni” per il ritiro dal mondo moderno. Nel frattempo, tra alcuni “teologi del Vaticano II” (categoria in cui includerei me stesso), il Vaticano II è diventato una specie di monumento, da essere glorificato più che studiato minuziosamente come un evento storico complicato.
Da entrambe le parti, sinistra e destra, il campo visivo è spesso geograficamente ristretto: una identificazione miope delle traiettorie del cattolicesimo con le sue traiettorie nel mondo occidentale – o perfino con le sue traiettorie anche in un solo paese. Poi anche, un’enfasi esagerata sul messaggio socio-politico del Vaticano II ha talvolta prodotto un fenomeno parallelo alla politicizzazione del cattolicesimo a destra: una de-teologizzazione del dibattito sul Vaticano II.
Il Vaticano II non può essere capito senza un diretto contatto con i suoi documenti e la loro storia. Quei documenti devono essere compresi nel contesto dell’intera tradizione teologica, e devono essere letti alla luce dell’espansione oltre i limiti culturali dell’Occidente. Questo comincia con l’ascolto di teologi di altre parti del mondo, le cui preoccupazioni e visioni sono complementari alle nostre e le correggono.
In uno dei suoi saggi fondamentali sull’ermeneutica del Vaticano II, Karl Rahner scrisse: “O la chiesa vede e riconosce le essenziali differenze delle altre culture in cui la chiesa dovrebbe diventare la chiesa mondiale, e ne trae le necessarie conseguenze, con un’audacia paolina, oppure rimane una chiesa occidentale e quindi tradisce le intenzioni del Vaticano II”. Questo è possibile solo con una nuova interpretazione della tradizione teologica che prende in considerazione le varie prospettive di coloro che ricevono e di coloro che trasmettono quella tradizione. Un commento internazionale, “polifonico” dei testi conciliari è un passo in questa direzione.

www.commonwealmagazine.org del 15 agosto 2019 (traduzione: www.finesettimana.org)

Pedofilia, respinto l’appello del cardinale Pell: “Sconterà la pena di 6 anni in carcere”. Santa Sede: “Può ricorrere all’Alta Corte”

Il Fatto Quotidiano

(Francesco A. Grana) La Corte suprema dello stato australiano di Victoria ha respinto il ricorso di George Pell, condannato a 6 anni di carcere per aver abusato di due coristi 13enni nella chiesta St. Patrick di Melbourne, negli anni Novanta. Il comunicato della Santa Sede: “Pur nel rispetto delle autorità australiane, ricordiamo che il cardinale si è sempre professato innocente e può ancora ricorrere all’Alta Corte”. Ma è probabile che, al termine dell’iter giudiziario, anche il Vaticano aprirà un procedimento canonico: il porporato è ancora elettore in un eventuale conclave. Al cardinale George Pell è stata confermata in appello la condanna per pedofilia. Lo ha deciso a maggioranza la Corte Suprema di Victoria, in Australia.