Libertà religiosa, riconosciuti nuovi culti

da Avvenire

Nuovi enti di culto, diversi da quello cattolico, hanno ottenuto un riconoscimento ufficiale per poter operare in Italia. Il Consiglio dei Ministri, il 31 luglio scorso, ha approvato l’attribuzione della personalità giuridica ai nuovi enti religiosi, che vanno ad aggiungersi alla lunga lista dei circa 35 enti già riconosciuti in base alla vecchia legge 1159 del 1929 sui culti ammessi.
Si tratta ora della “Congregazione italiana per la coscienza di Krishna” con sede in Roma (i cui membri sono più noti come Hare Krishna), della “Assemblea spirituale nazionale dei bahà’ì d’Italia” con sede in Roma, dell’associazione “Ananda Marga Paracaraka Damgha” con sede in Sant’Ambrogio di Valpolicella di Verona, della “Unione cristiana pentecostale” (U.C.P.) con sede in Palermo. 
Sono principalmente enti di culto che si rifanno a movimenti spirituali e a tradizioni delle culture orientali, e che sono ormai consolidate nel nostro sistema sociale. Sono infatti presenti in Italia confessioni orientali che hanno già stipulato un’Intesa con la Repubblica Italiana, come l’Unione Induista (legge n. 246/2012), l’Unione Buddhista (legge 245/2012) e l’Istituto Buddista Soka Gakkai (legge 130/2016). La presenza consolidata nella società italiana dei culti orientali, accanto alle confessioni “storiche” (cattolici, protestanti, valdesi ecc.), offre materia di studio per i sociologi e gli studiosi del multiculturalismo. 
L’attuale riconoscimento della personalità giuridica per i nuovi enti è avvenuto previo accertamento di alcuni requisiti essenziali (statuto, presenza sul territorio, patrimonio ecc.). Tuttavia è il primo passo per ottenere un successivo decreto che autorizzi l’iscrizione dei rispettivi ministri di culto al Fondo di previdenza del clero presso l’Inps. Si tratta di un passaggio amministrativo che garantisce anche ai nuovi ministri la dovuta tutela assicurativa e la parità di trattamento con i ministri degli altri enti e delle confessioni religiose già riconosciute. Su richiesta degli stessi nuovi enti, al riconoscimento ora avvenuto può seguire la richiesta di una specifica Intesa con la Repubblica Italiana, al termine di elaborate trattative con la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Una nuova Intesa diventa tuttavia operativa solo dopo l’approvazione del Parlamento con un apposito provvedimento di legge.

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