“Benedetto XVI voleva Bergoglio come segretario di Stato”

La voce è di quelle che possono chiarire meglio quali rapporti siano intercorsi, prima di oggi, tra il papa regnante e quello emerito: un sacerdote argentino ha raccontato di come Benedetto XVI avesse chiesto a Jorge Mario Bergoglio la disponibilità per ricoprire l’incarico di segretario di Stato, cioè di “ministro degli Esteri” del Vaticano.

La carica che è poi stata assunta dal cardinal Tarcisio Bertone con Joseph Ratzinger e dal cardinal Pietro Parolin, anni dopo, con l’arrivo di papa Francesco.

Stando sempre alla versione del consacrato sudamericano, l’allora arcivescovo di Buenos Aires, all’epoca, ha preferito declinare. Eravamo agli albori del pontificato del teologo tedesco. L’arcivescovo di Buenos Aires, secondo alcune ricostruzioni giornalistiche sul Conclave che ha eletto l’ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, aveva già avuto modo di confrontarsi con quello che sarebbe divenuto il successore di Papa Giovanni Paolo II: alcuni cardinali – sostengono certe fonti, come il noto “diario segreto” di un porporato – avevano già optato per votare l’argentino ma, proprio la stretta volontà di colui che poi avrebbe scelto di chiamarsi Francesco, cioè quella di evitare l’empasse dovuta al mancato raggiungimento dei due terzi delle preferenze, aveva sbloccato le operazioni di voto, consentendo in qualche modo a Joseph Ratzinger di siedere sul soglio di Pietro.

Di seguito, quindi, Benedetto XVI avrebbe individuato in Jorge Mario Bergoglio la figura ecclesiastica più adatta a modificare nel profondo alcuni meccanismi ecclesiastici.

I virgolettati della narrazione del consacrato argentino sono approfondibili anche su Crux, dove si legge: “Il povero Benedetto ha cercato di affrontarlo (riferito alla necessità impellente di una riforma, ndr), e per farlo si è avvicinato a Bergoglio per nominarlo come suo Segretario di Stato, ma Jorge gli ha detto di no”. Il nome del sacerdote narrante è Miguens, che poi ha continuato così: “Benedetto voleva scegliere qualcuno che avesse le unghie di un ‘chitarrista’ in modo che questa persona potesse affrontare la riforma”. Il che può essere interprato anche così: l’attuale papa emerito riteneva che Jorge Mario Bergoglio potesse dare la sterzata necessaria alla Chiesa cattolica. Ma perché l’uomo che poi sarebbe divenuto pontefice, ormai quasi quindici anni fa, scelse, nel caso la narrativa di Miguens risultasse vera, di non trasferirsi a Roma per coadiuvare Benedetto XVI?

Su questa domanda, con ogni probabilità, si concentreranno gli sforzi per verificare, da un punto di vista giornalistico, la veridicità del quadro presentato.

Il Giornale

Vaticano In un videomessaggio di Francesco. Apostolato della prevenzione contro gli abusi

L’Osservatore Romano

«La protezione dei minori è un problema serio», del «quale tutti conosciamo le vergogne che ha portato alla Chiesa», coinvolgendo «i nostri membri in questi crimini». Lo ha detto nei giorni scorsi Papa Francesco, in un videomessaggio rivolto in spagnolo agli studenti di un corso sui protocolli e i processi per prevenire gli abusi su bambini e ragazzini. Promosso dal Centro di ricerca e formazione interdisciplinare per la protezione dei minori (Ceprome), il corso si svolge fino al 26 luglio alla Pontificia università del Messico. È stato inaugurato il primo giorno del mese dal nunzio apostolico, arcivescovo Franco Coppola, con una relazione dal titolo: «La prevenzione dell’abuso nella Chiesa latinoamericana».
Nel messaggio il Pontefice sottolinea l’importanza del tema: «Prevenire per prendersi cura dei minori, è l’apostolato della prevenzione», spiega. Quindi ricorda che è stato don Bosco a istituire «un modo di agire nell’educazione che fu chiamato sistema preventivo». È stato «molto criticato nelle epoche più illuministiche dell’educazione». E solo dopo ci si è resi conto, prosegue Francesco, che l’intuizione del fondatore dei salesiani «aveva un grande valore», addirittura «un valore fondamentale», perché «non sai mai dove abuseranno un bambino, dove devieranno un bambino, dove gli insegneranno a fumare droga, che è una forma di corruzione», perché — ha chiarito il Papa — non bisogna pensare «solo all’abuso sessuale», ma a «qualsiasi tipo di abuso». 
Parlando del corso, il Pontefice lo ha definito «importante per tutti i minori, perché nessuno abusi di loro, nessuno impedisca loro di seguire Gesù». Ricordando le parole di Cristo nel Vangelo: «Lasciate che vengano a me», il Pontefice ha sottolineato che «qualsiasi persona, religioso, religiosa, laico, laica, vescovo, qualsiasi persona che impedisca di raggiungere Gesù a un bambino, deve essere fermata nei suoi atteggiamenti, corretta se siamo in tempo, o punita, se c’è di mezzo un crimine». 
Il Ceprome è nato da un accordo di collaborazione nel 2016 tra l’ateneo messicano e il Centro di protezione dell’infanzia con sede a Roma nella Pontificia università Gregoriana. Diretto dal sacerdote e psicologo Daniel Portillo Trevizo, il Ceprome ha in programma di organizzare dal 6 all’8 novembre prossimi il primo congresso latinoamericano sulla prevenzione dell’abuso sui minori.
L’Osservatore Romano, 22-23 luglio 2019

‘HUAWEY HA AIUTATO LA COREA DEL NORD PER LA RETE 3G’

ansa

WP, HA LAVORATO A MOLTI PROGETTI NEGLI ULTIMI 8 ANNI Huawei ha segretamente aiutato il governo della Corea del Nord a costruire a mantenere la sue rete wireless 3G. Lo riporta il Washington Post citando documenti forniti da un ex dipendente del colosso cinese. Huawei insieme all’altra cinese Panda International Information Technology ha lavorato negli ultimi otto anni su una serie di progetti in Corea del Nord. (ANSA).

CONSIGLIERE COMUNALE CONTRO GAY, ‘AMMAZZATELI TUTTI’

ansa

ESPONENTE DI FDI A VERCELLI. L’ARCIGAY, ‘SI DIMETTA’ ‘Ammazzateli tutti ste lesbiche, gay e pedofili’. Sono le parole choc scritte su Facebook da Giuseppe Cannata, di Fratelli d’Italia, vicepresidente del Consiglio comunale di Vercelli e membro dell’Ordine provinciale dei medici e odontoiatri. Parole riferite a un articolo del senatore Pillon nel 2018, inerente le famiglie Arcobaleno, e ripostato dallo stesso Cannata. Dura reazione dell’Arcigay, che chiede le immediate dimissioni di Cannata. Meloni: ‘Parole gravissime estranee a FdI’. Il post è stato cancellato dall’autore: ‘Non sono omofobo e non intendevo assolutamente offendere nessuno. Se l’ho fatto, chiedo scusa’. 

STATO-MAFIA, MANNINO ASSOLTO ANCHE IN APPELLO

 ansa

CONFERMATA A PALERMO LA SENTENZA DI PRIMA GRADO Confermando la sentenza di primo grado, la prima sezione della Corte d’appello di Palermo ha assolto l’ex ministro Dc Calogero Mannino dall’accusa di minaccia a Corpo politico dello Stato. Era imputato nel processo stralcio sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia. L’accusa ne aveva chiesto la condanna a 9 anni. ‘Oggi parla la sentenza che conferma l’assoluzione e le assoluzioni in tutti gli altri processi in cui sono stato trascinato in questi anni’, il commento di Mannino. 

Afa: Fino a 39 gradi in Toscana, 37 a Roma e in Pianura Padana

(di Raniero Nanni) (ANSA) – ROMA, 22 LUG – Mercoledì e giovedì saranno le giornate più calde, ma per tirare un ‘sospiro di sollievo’ bisognerà aspettare il weekend. E’ infatti in arrivo un’intensa ondata di calore, con il suo apice appunto a metà settimana, che farà arrivare il termometro a 39 gradi in Toscana e a 37 a Roma e nelle zone interne del Lazio, in Sardegna e in Pianura Padana e che si attenuerà proprio nel fine settimana, anche se per poco tempo. 

‘Riappaiono’ intanto i bollini rossi del ministero della Salute: le città più a rischio caldo domani sono due, Brescia e Pescara, mercoledì anche Bolzano, Firenze, Perugia e Torino. A determinare questa ondata di calore, spiega Bernardo Gozzini, direttore del Consorzio Lamma-Cnr, “è la rimonta dell’alta pressione determinata dalla presenza di un’area di bassa pressione sull’Oceano Atlantico, che richiama aria calda dal deserto algerino. A questa si aggiunge un monsone africano più forte rispetto alla norma, che dà ulteriore impulso all’anticiclone africano”. L’aria calda, precisa il meteorologo del Cnr, raggiungerà l’Europa, portando caldo record anche in città come Parigi dove giovedì sono previsti fino a 38 gradi, Londra con 33 gradi, Amsterdam e Bruxelles per citarne alcune. 

In Italia, intanto, farà molto caldo già domani su Liguria, Toscana, Lazio, Campania e in parte della Sardegna, mentre il versante adriatico ne risentirà meno anche se da giovedì farà caldo anche in questa zona dato che l’aria calda si sposterà occupando tutta la penisola. 

L’afa si dovrebbe attenuare nel weekend quasi ovunque: le uniche regioni che rimarranno ‘afose’ (con 36 gradi) sono la Puglia e parte della Sicilia. Le temperature massime, ad esempio, scenderanno a 32 gradi a Roma, a 30 in Pianura Padana. 

“Sempre nel fine settimana – sottolinea Gozzini – sono possibili temporali sull’arco alpino e la Pianura Padana, con l’innesco da parte dell’aria fredda che si dovrebbe formare in quota”. Quella del weekend potrebbe non essere però altro che una breve pausa al gran caldo: “la prossima settimana, ma è ancora presto per fare previsioni precise, il caldo non dovrebbe mollare la presa. Per avere un’idea dello scenario meteorologico da lunedì prossimo bisognerà vedere bene che cosa accadrà nel corso del prossimo weekend”. 

Secondo i meteorologi di 3bmeteo.com, nel corso di questa ondata di calore si registreranno alcuni gradi in meno lungo le aree costiere, complice la classica circolazione di brezza diurna dei periodi anticiclonici. Farà però caldo anche di notte con punte di 25-26 gradi. L’afa in aumento accentuerà inoltre la sensazione di caldo. Tra le città più a rischio per il caldo, il portale 3bmeteo.com indica – oltre a Firenze e Roma – anche Terni, Caserta e Foggia, Milano, Bologna e Verona. Il Sud e le adriatiche saranno le regioni invece meno coinvolte in quanto ai margini della canicola e soggette ad una ventilazione settentrionale che favorirà un caldo tutto sommato più accettabile, almeno in un primo momento. (ANSA).

Chiesa italiana: l’appuntamento mancato

«È necessario dunque che la predicazione ecclesiastica, come la stessa religione cristiana, sia nutrita e regolata dalla sacra Scrittura. Nei libri sacri, infatti, il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli ed entra in conversazione con essi; nella parola di Dio poi è insita tanta efficacia e potenza da essere sostegno e vigore della Chiesa, e per i figli della Chiesa la forza della loro fede, il nutrimento dell’anima, la sorgente pura e perenne della vita spirituale» (DV, 21).

Era il 18 novembre del 1965. Il concilio Vaticano II donava alla Chiesa la Dei Verbum, senza dubbio uno dei suoi documenti più significativi la cui importanza fu percepita immediatamente da tutta la Chiesa. Il Concilio chiedeva finalmente di rimettere al centro e a fondamento dell’esperienza cristiana la parola di Dio che, soprattutto in ambito cattolico, per troppo tempo era “rimasta sotto il banco”, come diceva, con un’immagine molto efficace, Carlo Maria Martini, biblista raffinato.

Avevo 15 anni e ricordo il fermento gioioso suscitato da quel documento. Il nostro vescovo Nicola Cavanna volle sottolineare l’importanza dell’evento con una celebrazione molto suggestiva a conclusione della quale fu consegnata la Bibbia a tutti coloro che vi presero parte.

Io, seminarista, provai una forte emozione quando presi in mano la “mia” prima Bibbia. Fino ad allora, in seminario, avevamo il Messalino e le Massime Eterne. Qualcuno, e io tra questi, il Seminarista in preghiera. Per quanto riguarda la Bibbia, l’unico approccio sistematico ci veniva proposto nell’ora di religione con la lettura della Bibbia del fanciullo.

Ora ho 69 anni, 45 di sacerdozio e di attività pastorale. Ho sempre cercato di scommettere sulla parola di Dio in ogni ambito in cui sono stato chiamato ad impegnarmi. Ma è sotto gli occhi di tutti che, a distanza di 54 anni dalla Dei Verbum, quando e se viene proposta la parola di Dio ai “figli della Chiesa ” come «sorgente pura e perenne della vita spirituale» una larga percentuale di loro reagisce in maniera del tutto negativa.

Il Vangelo è da annunciare ogni volta di nuovo

Basti pensare a quello che sta avvenendo nei confronti di papa Francesco. Nessuno può sostenere che il suo richiamo all’amore verso tutti, alla solidarietà verso gli ultimi, all’attenzione e all’accoglienza verso i migranti e i rifugiati e verso quelli che lui chiama gli “scarti umani” sia estraneo al Vangelo e possa considerarsi una scelta “ideologica” del papa e non l’espressione coerente e profetica del suo ministero apostolico e della sua fedeltà al pensiero e all’azione di Cristo.

Ma molti “cattolici” lo contestano in maniera palese e spesso violenta. Perché? Dove sta la causa prima di questo atteggiamento non solo incomprensibile ma assolutamente inaccettabile alla luce del Vangelo?

È mia convinzione che la risposta, amara e desolante, stia nel fatto che la Chiesa, in particolare quella italiana, ha perso l’appuntamento con ciò che, subito dopo il Concilio, aveva intuito e proposto con forza e sapienza: l’evangelizzazione.

Subito dopo il Concilio, il progetto pastorale centrato su evangelizzazione e rinnovamento della catechesi ha scaldato i motori per un autentico rinnovamento, ma poi non si è avuto il coraggio di portarlo avanti accettandone fino in fondo le logiche conseguenze pastorali.

Abbiamo avuto paura di perdere il consenso della maggior parte di quei cristiani che abbiamo etichettati come “cattolicesimo popolare” pur di poterli continuare a considerare membri della Chiesa solo perché legati ad un cristianesimo sociologico senza la spina dorsale della parola di Dio e senza il sostegno di una vita sacramentale convinta e motivata.

A parole abbiamo parlato di fede adulta e di adulti nella fede, nei fatti abbiamo completamente dimenticato quello che i vescovi italiani scrivevano nel 1971: «A prima vista, è vero, si potrebbe avere l’impressione che il popolo italiano conservi intatto il patrimonio religioso tradizionale. La nostra gente, quasi dovunque, continua a chiedere il battesimo, la comunione e la cresima per i propri figli, vuole celebrare il matrimonio in chiesa ed esige la sepoltura religiosa. Ma quanti sono consapevoli degli impegni di vita cristiana, che questi riti sacri presuppongono e coinvolgono? Le feste si rinnovano con puntualità e solennità, secondo antiche consuetudini: i segni religiosi sono ancora presenti e dominanti nel panorama di un popolo che, da circa due millenni, si gloria del nome cristiano, ma si può sempre dire che tutto questo nasca da un profondo “senso religioso”, da un’autentica “fede” cristiana?» (Vivere la fede oggi, n. 3).

Abbiamo avuto paura

Abbiamo avuto paura di ciò che avrebbe comportato una vera e costante scommessa sull’evangelizzazione. Abbiamo avuto paura di fare della croce il paradigma della vita cristiana, così come Cristo ha chiesto esplicitamente ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24 e parr.). E in Giovanni: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo… Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra» (15,18ss.).

Abbiamo dimenticato che la resurrezione, e dunque il futuro perennemente rinnovato, passa sempre attraverso la croce.

Per questo, al posto dell’evangelizzazione, abbiamo preferito puntare sul cosiddetto “Progetto culturale di ispirazione cristiana” non rendendoci conto che quella scelta era dettata piuttosto dall’intenzione di mantenere in qualche modo le posizioni occupate nel passato secondo la logica della societas christiana.

In questo contesto, l’ebbrezza di un potere da conservare a tutti i costi e la pretesa di dettare legge appoggiandosi su partiti compiacenti pronti a servirsi a loro volta della Chiesa ci ha portato ad affidare la salvaguardia di quelli che abbiamo sbandierato come “valori non negoziabili” a chi, nel concreto, li aveva già rinnegati. Fino ad affidarci ai cosiddetti “atei devoti”, pronti a difendere le “radici cristiane” della nostra civiltà dimenticando che l’unica radice di un cristianesimo autentico è Cristo e il suo vangelo.

Intanto la storia è andata avanti e gli effetti, oggi più che mai, si fanno sentire… e come! Abbiamo una Chiesa in cui la maggior parte dei suoi membri non conoscono il vangelo se non per sentito dire. Abbiamo un’iniziazione cristiana fallimentare. Abbiamo gente che si dice cristiana e che, di fronte al messaggio evangelico nella sua dimensione essenziale, si chiude a riccio e trova del tutto normale partecipare alla celebrazione eucaristica e professare idee e assumere atteggiamenti contrari alla Parola celebrata e ascoltata. Abbiamo la “massa” che si sta sempre più assottigliando lasciando vuoti incolmabili proprio perché abbiamo trascurato l’unica possibilità che avevamo di seminare il futuro: una seria e costante evangelizzazione e un profondo rinnovamento della catechesi.

Seguire l’indicazione di Gesù

A questo punto è evidente che dobbiamo avere il coraggio di abbandonare l’idea che, continuando a mettere toppe nuove su un vestito vecchio (cf. Lc 5,36), possiamo sperare in quel rinnovamento della Chiesa necessario perché sia il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano (LG 1).

La strada da percorrere è già scritta. Si tratta di ritrovarla e di percorrerla fino in fondo, costi quello che costi. La strada è quella indicata da Gesù: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura» (Mc 16,15). La Chiesa del futuro dipende dalla nostra fedeltà a questo mandato e dal nostro coraggio profetico.

In questa prospettiva mi piacerebbe un giorno – prima possibile perché ora è il momento favorevole (2Cor 6,2) – che i vescovi della Chiesa che vive in Italia abbiano il coraggio di concordare un progetto pastorale in cui emerga chiaramente che la partita della fede si gioca sul piano di una scelta chiara di Gesù Cristo e del suo vangelo. Loro, i nostri pastori, per primi debbono essere fedeli a ciò che Gesù dice: Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno (Mt 5,37). Ci dicano, finalmente, se si può continuare a dirsi cristiani se si hanno idee e si assumono atteggiamenti contrari a quel «ama il prossimo tuo come te stesso» che non mi sembra un elemento accessoriale lasciato alla libera scelta di un discepolo di Cristo.

settimananews

Preti sposati attaccati da Sito tradizionalista con tesi apologetiche del vescovo Schneider

Le tesi prive di valore teologico e biblico sono di  monsignor Athanasius Schneider, Vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi di Santa Maria in Astana (Kazakistan). Il sito che ha pubblicato la riflessione (riportata in basso) è http://www.lafedequotidiana.it/

Come scrive CR, rispondendo al vescovo Erwin Kräutler che ha sostenuto, sull’emittente nazionale austriaca pubblica ORF, essere “quasi uno scandalo” il fatto che in molte parrocchie dell’Amazzonia la Santa Eucaristia venga celebrata di rado, il vescovo KazakoSchneider ha  replicato spiegando che questo “modo di parlare in sé è oscuro e decisamente tendenzioso. Nessuno ha diritto alla Santa Eucaristia. Il Sacramento dell’Eucaristia è il dono più alto di Dio. Si può parlare invece di uno scandalo quando nelle parrocchie cattoliche la Fede è negata e non praticata, quando Dio viene insultato attraverso il disprezzo dei suoi comandamenti, i gravi peccati contro la carità, l’idolatria, lo sciamanesimo e così via. Si potrebbe parlare di uno scandalo in una parrocchia cattolica quando le persone non pregano abbastanza. Questo sì sarebbe un vero scandalo. Si dovrebbe parlare piuttosto di uno scandalo quando si considera che, durante gli ultimi decenni, in Amazzonia non sono state avviate iniziative pastorali intensive per promuovere le vocazioni. Iniziative che sarebbero state in conformità con l’esperienza bimillenaria della Chiesa: preghiere costanti, sacrifici spirituali e uno stile di vita esemplare e santo, adottato da parte degli stessi missionari. Infatti, per promuovere efficacemente solide vocazioni sacerdotali, è indispensabile che anche in Amazzonia, vi siano missionari che conducano una vita da veri uomini di preghiera, da veri apostoli, vale a dire una vita di amore e sacrificio, totalmente dedicata a Cristo e alla salvezza delle anime immortali”.

Secondo il vescovo Schneider quelle promosse dal vescovo Kräutler e da molti dei suoi compagni di viaggio tra il clero, “sono piuttosto figure caricaturali di preti, che hanno il loro modello negli operatori umanitari, nei dipendenti delle ONG, nei sindacalisti socialisti enegli ecologisti. Ma questa non è la missione di Gesù Cristo, del Dio incarnato, che ha dato la Sua vita sulla Croce per redimere l’umanità dal più grande male, cioè il peccato, in modo che tutti gli uomini possano avere in abbondanza la vita divina e soprannaturale (cfr Gv 10,10). Non è necessario ricorrere al trucco di drammatizzare la “fame eucaristica” o la mancanza di celebrazioni eucaristiche, perché per salvarsi non serve la ricezione della Santa Eucaristia, bensì la Fede, la preghiera e una vita conforme ai Comandamenti di Dio. Se per un lungo periodo di tempo e a causa della mancanza di sacerdoti i cattolici non potessero ricevere la Santa Comunione, allora bisognerebbe insegnar loro a praticare la Comunione spirituale, che ha una grande forza e un grande effetto spirituale. I Padri del deserto, ad esempio, vissero per anni senza l’Eucaristia e raggiunsero una grande unione con Cristo. Per anni i miei genitori ed io non siamo riusciti a ricevere la Santa Comunione in Unione Sovietica. Ma abbiamo sempre praticato la Comunione spirituale, che ci ha dato molta forza e consolazione. Quando poi arrivava un prete e potevamo confessarci, partecipare al Santo Sacrificio della Messa e ricevere la sacra Comunione sacramentalmente, allora era una vera festa e noi sperimentavamo in modo molto profondo e gioioso quanto preziosi sono il dono del sacerdozio e il dono dell’Eucaristia”.

In Amazzonia, Secondo il vescovo Schneider, “si dovrebbe prevedere un modo per far sì che sacerdoti missionari itineranti vadano nei singoli luoghi – anche se solo poche volte l’anno – per organizzare una festa veramente spirituale con buone confessioni e con le Sante Messe celebrate in modo dignitoso. Potrebbero anche lasciare Gesù nei tabernacoli affinché i cattolici possano adorarLo, e si potrebbe insegnare ai fedeli come fare l’Adorazione eucaristica e come pregare il Rosario per chiedere buoni preti indigeni non sposati e buone famiglie cristiane. Allora, senza dubbio, Dio concederebbe questa grazia. Si dovrebbe anche fare una richiesta a livello mondiale per invitare dei preti ad andare in Amazzonia al fine di aiutare pastoralmente la persone del posto. Si potrebbero infine ordinare diaconi sposati o, in casi eccezionali, dare incarichi agli accoliti o a donne cattoliche per esporre il Santissimo Sacramento e guidare le preghiere”.

Monsignor Schneider ha spiegato che c’è un esempio nella storia della Chiesa: quello dei cattolici giapponesi. “Senza sacerdoti, mantennero la fede cattolica per più di duecento anni. Oggi il Giappone ha una quantità sufficiente di sacerdoti indigeni, che naturalmente sono celibi. Anche se all’epoca la cultura pagana del Giappone respingeva il sacerdozio celibatario, i cattolici giapponesi ne nutrivano una così alta stima che divenne un loro segno d’identificazione. Per cui, quando nel XIX secolo arrivarono i missionari protestanti, che erano sposati, li respinsero proprio per questo motivo. Mentre quando tornarono i preti cattolici, una volta accertatisi che erano celibi, i fedeli giapponesi li accolsero come sacerdoti della vera Chiesa di Gesù Cristo. La Chiesa, quindi, nel XIX secolo avrebbe potuto addurre gli stessi argomenti usati oggi per il Sinodo amazzonico in favore dell’ordinazione di sacerdoti sposati indigeni, giacché a quel tempo molte parrocchie di alcune regioni missionarie potevano contare con la visita di un prete solo poche volte durante l’anno. Il matrimonio sacerdotale fu legalizzato nella Chiesa orientale nel VII secolo, ma non a causa della mancanza di sacerdoti, visto che, all’epoca, vi era una sovrabbondanza di preti, specialmente a Costantinopoli. Lo si fece piuttosto per indulgenza verso la debolezza umana, perché quanti nell’ufficio episcopale e sacerdotale imitavano Gesù Cristo – il Sacerdote Eterno della Nuova Alleanza – agendo in persona di Cristo Capo, si erano allontanati dalla regola apostolica di una vita celibataria. A quel tempo, nella Chiesa greca, si trattò di una soluzione regionale per una Chiesa locale, ma che i Romani Pontefici tuttavia non riconoscevano né accettavano. Fu una deviazione e una slealtà nei confronti dell’esigente imitazione di Cristo; imitazione che gli Apostoli vissero nella completa continenza sessuale, fino alla morte, come testimonia chiaramente Pietro quando dice: “Abbiamo lasciato tutto per seguirti” (Mt 19:27), anche mogli e figli”.

Il vescovo kazako Schneider ha spiegato che tutti i Padri della Chiesa “vissero il sacerdozio nella continenza sessuale. Anche se alcuni erano stati sposati (ad esempio sant’Ilario), è stato dimostrato che a partire dall’ordinazione iniziarono a praticare la continenza e non ebbero più figli, perché conoscevano e rispettavano la regola apostolica della continenza sessuale sacerdotale ed episcopale. La Chiesa romana ha tramandato fedelmente questa norma apostolica e l’ha sempre difesa fino ad oggi, con la sola eccezione concessa alle Chiese orientali, fatta nel contesto dei negoziati per l’unificazione, durante i Concili di Lione e Firenze. In quel caso dispensò dal celibato i sacerdoti a beneficio dell’unità. L’introduzione del clero uxorato in Amazzonia non produrrebbe veri apostoli, ma piuttosto una nuova categoria di sacerdoti, una sorta di dinastia. Allo stesso tempo, bisogna tenere presente che la cultura indigena dei popoli amazzonici non ha ancora raggiunto la maturità affidabile e provata di intere generazioni cristiane, completamente permeate dallo spirito del Vangelo. Dopo l’iniziale e sistematica evangelizzazione di San Bonifacio, ad esempio, le tribù germaniche impiegarono alcuni secoli prima di essere in grado di produrre numerosi e fidati sacerdoti indigeni celibi”.

Senza dubbio nell’Amazzonia del XIX e XX secolo vi sono stati eroici e santi missionari: vescovi, sacerdoti, religiose, ha spiegato Schneider. “Negli ultimi decenni, tuttavia, alcuni missionari si sono allontanati dal vero spirito di Gesù Cristo, degli Apostoli e dei santi per rivolgersi invece allo spirito di questo mondo. Non predicano più, con piena convinzione, l’unico Redentore Gesù Cristo e non fanno sforzi sufficienti per trasmettere la Sua vita soprannaturale di Grazia ai popoli dell’Amazzonia, al fine di condurli alla vita eterna, al Cielo, se occorre, persino col sacrificio della propria vita. Spesso è successo il contrario. Abusando del nome di Gesù e del sacro ufficio episcopale e sacerdotale, i missionari e persino i vescovi in Amazzonia predicano per lo più un vangelo della vita terrena, un vangelo dello stomaco, per così dire, e non il Vangelo della Croce; un vangelo di adorazione della natura, della foresta, dell’acqua, del sole. E fanno ciò nonostante la gente di questa regione sia in realtà assetata delle fonti della vita divina ed eterna. Tale modo di evangelizzare l’Amazzonia è un tradimento del vero Vangelo e questo tradimento è stato perpetrato negli ultimi decenni in vaste aree di quella regione. E ora alcuni desiderano legittimare – con l’aiuto di un sinodo dei vescovi a livello internazionale – detto tradimento della vera evangelizzazione soprannaturale, nello spirito di Gesù e degli Apostoli. L’Amazzonia ha bisogno urgente di veri e santi missionari secondo lo spirito e l’esempio dei grandi missionari della storia della Chiesa, come San Bonifacio, come i grandi santi missionari latino-americani, San Toribio de Mogrovejo, San Giuseppe de Anchieta, e tanti altri”.

Ricordando che nella sua intervista, il vescovo Kräutler ha giustificato l’ordinazione sacerdotale delle donne per la celebrazione dell’Eucaristia facendo riferimento alla loro “empatia” femminile, monsignor Schneider ha spiegato che si tratta “ovviamente di un’altra comprensione della Chiesa e dell’Eucaristia, un’altra comprensione del sacerdozio e del diaconato. L’”empatia” non è un solido criterio teologico, mentre la volontà di Dio sì lo è. La Chiesa di Dio non è una corporazione, non è un partito, un club, una istituzione umana in cui l’efficienza e l’empatia vengono prima di tutto, anche se tali qualità sono certamente utili. I criteri per ricoprire l’ufficio degli Apostoli e dei loro successori – così come l’ufficio sacerdotale e diaconale – devono essere gli stessi che Cristo ci ha donato e che la Chiesa ha sempre preservato: essere uomini e adatti alla moralità e carattere propri di tale ufficio. I preti devono essere uomini di fede, pieni di Spirito Santo, pronti a vivere nel celibato; uomini che mettono al primo posto la preghiera e la proclamazione dell’insegnamento di Cristo; uomini che desiderano essere veri pastori e dare la propria vita per la salvezza delle anime immortali, per coloro che sono stati loro affidati; uomini che siano i veri padri di tutti i fedeli e non solo di una limitata parte o cerchia familiare; uomini che siano veri sposi della Sposa di Cristo, della Chiesa, e che siano quindi, come tali, padri e sposi celibi. Nel II secolo Sant’Ireneo è già un testimone dell’unità della Fede e della disciplina nella Chiesa, che fu tale tra tutti i popoli, anche se all’epoca i Cattolici convertiti provenivano da culture molto diverse e in parte anche contraddittorie: “La Chiesa, sebbene sparsa in tutto il mondo, tuttavia – come se abitasse in una sola casa – custodisce accuratamente la Fede degli Apostoli. Essa crede anche che queste verità abbiano proprio una sola anima, e un solo e medesimo cuore, e le proclama, le insegna, le offre con perfetta unione, come se avesse una sola bocca. Sebbene le lingue del mondo siano dissimili, tuttavia il messaggio della tradizione è uno e lo stesso. Pertanto le Chiese in Germania non credono e non tramandano nulla di diverso, né lo fanno quelle in Spagna, né quelle in Gallia, né quelle in Oriente, né quelle in Egitto, né quelle in Libia, né quelle che si trovano nelle regioni centrali del mondo”(Adversus haereses 1,10, 2). Anche molte delle parrocchie cattoliche appena convertite tra le tribù germaniche durante l’Era della Migrazione (IV-VI secolo) avevano forse solo poche volte la possibilità di partecipare alla Santa Messa e ricevere la Santa Comunione. Dopo alcune generazioni, tuttavia, da queste parrocchie tedesche sono nate generazioni di preti celibi e generalmente esemplari”.

Concludendo il suo ragionamento, è svelando un po’ di altarini, il vescovo Schneider ha spiegato che “la verità della questione è che quanti difendono un clero amazzonico sposato con lo stratagemma dell’elegante motto “uomini provati” (“viri probati“) considerano i popoli Amazzonici inferiori, perché presuppongono, sin dall’inizio, che non abbiano la capacità di dare alla Chiesa sacerdoti celibi generati dal proprio ambiente. Nel corso di 2000 anni, tutti i popoli e persino i barbari sono stati in grado di crescere i propri figli, con l’aiuto della grazia di Cristo, in un sacerdozio celibe secondo l’esempio di Gesù Cristo. Le richieste di sacerdoti sposati per i popoli dell’Amazzonia – provenienti proprio da ecclesiastici di discendenza Europea – contengono un razzismo nascosto. Per dirla in breve, si potrebbe semplificare in questo modo: “Noi Europei, cioè noi bianchi siamo davvero capaci di generare sacerdoti celibi. Ma per voi Amazzonici, questo è un po’ troppo!”. I difensori di un clero amazzonico sposato sono quasi tutti Europei, e non di origine indigena, e alla fine non sono interessati al vero bene spirituale dei fedeli dell’Amazzonia, ma all’attuazione della propria agenda ideologica, che mira ad avere un clero sposato anche in Europa e poi in tutta la Chiesa Latina. Perché tutti sanno che, dopo l’introduzione del clero sposato regionalmente limitato in Amazzonia, ci sarebbe, con l’aiuto dell’effetto domino e in un periodo di tempo relativamente breve, un regolare clero sposato con rito romano anche in altre parti del mondo. In tal modo, l’eredità apostolica di un sacerdozio celibe, secondo il modello di Gesù Cristo e dei suoi apostoli, sarebbe effettivamente distrutta in tutta la Chiesa. Alcuni cattolici – quelli che certamente non rappresentano la maggioranza dei veri fedeli, ma che sono piuttosto funzionari di una ricca burocrazia ecclesiastica e che hanno raggiunto posizioni clericali di potere nella Chiesa – vogliono attirare le persone del mondo con l’idea di un sacerdozio sposato e senza sacrifici, senza donazione di sé, e senza un amore soprannaturale ardente per Dio. Il Signore stesso ci ha detto che cosa dovrebbe fare la Chiesa affinché i fedeli possano avere dei sacerdoti: “Chiedete al Signore della messe di mandare operai nella Sua vigna” (Matteo 9,38) Non esiste un rimedio migliore e più efficace di questo. E se ce ne fosse un altro, Nostro Signore ce lo avrebbe detto. Per avere candidati sposati per l’ordinazione sacerdotale, non c’è bisogno di iniziative speciali di preghiera. Ci saranno sempre, fino alla fine dei tempi, solo pochi lavoratori nella vigna del Signore. In un’epoca in cui c’erano molti sacerdoti, Papa San Gregorio Magno pronunciò queste memorabili parole: “Vedete, il mondo è pieno di sacerdoti, ma tuttavia pochi sono gli operai nella vigna del Signore” (In Ev. hom., 34). Dio compie sempre la Sua opera di grazia e di salvezza delle anime per la vita eterna con l’aiuto di sacrifici e spesso solo di poche persone, e non con l’aiuto di grandi folle. In questo senso, San Gregorio Nazianzeno ha detto che Dio non si compiace dei numeri (vedi Or. 42,7)”.

Ricordando che il vescovo Erwin Kräutler chiede nell’intervista cosa si può fare come Chiesa affinché queste persone possano celebrare l’Eucaristia, il vescovo Schneider ha spiegato che “il centro è Cristo, la Verità insegnata da Lui, l’esempio dato da Lui. Il tabernacolo è il vero centro della Chiesa qui sulla terra e il centro di ogni parrocchia locale. Se una comunità locale cattolica in Amazzonia ha il tabernacolo – e molte di loro lo hanno – allora hanno il centro, quindi alla fine non manca nulla, perché hanno Dio in mezzo a loro, Dio con Carne e Sangue è presente in mezzo a loro! Bisogna riunire i cattolici dell’Amazzonia attorno al tabernacolo in modo che abbiano i propri sacerdoti e, se possibile, numerosi sacerdoti. Lì, madri e bambini cattolici dovrebbero rivolgere le loro preghiere intime a Dio, il dispensatore di tutti i doni, con l’intenzione di ricevere sacerdoti indigeni buoni e celibi e con spirito apostolico. Si dovrebbe iniziare una catena di adorazioni eucaristiche in tutta l’Amazzonia. Tale catena eucaristica di adorazioni da parte dei semplici fedeli, insieme con i loro vescovi e con i loro sacerdoti – siano essi anche solo pochi – porterà senza dubbio – nel momento scelto da Dio – ai popoli dell’Amazzonia quei sacerdoti che sono secondo il cuore di Gesù. Non bisogna abusare dei popoli amazzonici per l’interesse delle proprie ideologie decadenti e delle eresie teologiche che sono state fabbricate in Europa.

Ampie parti del documento di lavoro (Instrumentum laboris) del Sinodo sull’Amazzonia e le richieste di questi sacerdoti ornano l’immagine di Cristo Re di gemme preziose, con motti come “uomini probati”, “fame eucaristica”, “empatia femminile”. “In tal modo desiderano attuare, con una modalità più semplice, il matrimonio sacerdotale e l’ordinazione femminile. I veri cattolici dell’Amazzonia e di altre parti del mondo, tuttavia, riconosceranno in essa l’immagine dell’inganno, e non riterranno che sia l’immagine di Gesù Cristo il Re. Ampie parti dell’Instrumentum laboris e delle esigenze rivoluzionarie del Vescovo Erwin Kräutler e dei suoi compagni di viaggio clericali ritraggono in verità un atteggiamento intellettuale molto simile alla Gnosi e al Naturalismo che volevano penetrare nella Chiesa sin dall’inizio, dal II secolo, come lo stesso San Ireneo di Lione afferma: “Tale, quindi, è il loro metodo, che né i profeti annunciarono, né il Signore insegnò, né gli Apostoli trasmisero, ma di cui si vantano di avere una perfetta conoscenza, al di là di tutti gli altri. Raccolgono le loro opinioni da altre fonti che non sono le Scritture; e, per usare un proverbio comune, si sforzano di tessere corde di sabbia, sforzandosi di adattare alle proprie peculiari asserzioni, con una parvenza di veridicità, le parabole del Signore, i detti dei profeti e le parole del Apostoli, affinché il loro schema non sembri del tutto privo di supporto. Nel fare ciò, tuttavia, ignorano l’ordine e la connessione delle Scritture e, per quanto in esse vi si trova, smembrano e distruggono la verità. Trasferendo i passaggi, vestendoli a nuovo e cambiando una cosa con un’altra, riescono ad ingannare molti grazie alla loro malvagia destrezza che conforma gli oracoli del Signore alle loro opinioni. Il loro modo di recitare è come se uno – dopo che una bella immagine di un re fosse stata fabbricata da un abile artista con gioielli preziosi – dovesse poi smembrare il ritratto di quell’uomo in pezzi, dovesse riorganizzare le gemme e risistemarle insieme per dare loro la forma di un cane o di una volpe, e tutto ciò anche mal eseguito; e dovesse quindi sostenere e dichiarare che questa sia la bella immagine del re che l’abile artista aveva costruito, indicando i gioielli mirabilmente uniti dal primo artista per formare l’immagine del re, ma che sono stati, con mediocre risultato, trasferiti da quest’ultimo per dare loro la forma di un cane, e quindi esibendo i gioielli, dovesse ingannare gli ignoranti che non hanno alcuna idea di come fosse la forma del re, persuadendoli che quello scadente ritratto della volpe sia, in effetti, la bella immagine del re. Allo stesso modo queste persone rattoppano insieme vecchie leggende di mogli, e poi si sforzano – allontanandosi violentemente dal loro giusto nesso, dalle parole, dalle espressioni e dalle parabole ogni volta trovate – per adattare gli oracoli di Dio alle loro finzioni prive di fondamento“ (Adversus haereses 1, 8, 1)”.

Secondo monsignor Schneider è “ovvio che il contenuto di ampie parti dell’Instrumentum laboris e le richieste del vescovo Erwin Kräutler e dei suoi compagni di viaggio clericali vogliono davvero una nuova confessione cristiana, che poi forse si chiamerà “Chiesa Amazzonica-Cattolica”, ma che alla fine diventerà una setta in confronto alla vera Chiesa Una, Santa, Cattolica e Apostolica. Quest’ultima ha navigato, e continua a navigare, in sicurezza e in tutti i tempi, sempre uguale con lealtà incondizionata alla purezza della Fede e all’eredità immutabile degli Apostoli nella liturgia e nella disciplina della Chiesa. I Cattolici del nostro tempo reagiranno vivacemente a una simile setta “Amazzonica-Cattolica” che pratica l’adorazione della natura e che avrà un sacerdozio femminile – con le parole pronunciate da Sant’Agostino ai membri della setta dei donatisti: “La Chiesa nel mondo intero è sicura nei suoi giudizi della verità!” (Securus iudicat orbis terrarum: Contra epistolam Parmeniani 3, 3). Il successore di Pietro, il Papa, ha il preciso dovere, conferitogli da Dio in quanto detentore della Cattedra della Verità (cathedra veritatis), di preservare, nella sua purezza ed integrità, la verità della Fede Cattolica, la Costituzione Divina della Chiesa, l’ordine sacramentale istituito da Cristo e l’eredità apostolica del celibato sacerdotale; per trasmetterli al suo successore e alle prossime generazioni. Egli non può sostenere minimamente – con il silenzio o con una condotta ambigua – il contenuto chiaramente gnostico e naturalistico di parti dell’Instrumentum laboris, così come l’abolizione del dovere apostolico del celibato sacerdotale (che prima sarebbe regionale, per poi naturalmente diventare, passo dopo passo, universale). Se il Papa dovesse fare questo al prossimo Sinodo Amazzonico, allora violerebbe gravemente il suo dovere di Successore di Pietro e Rappresentante di Cristo, e quindi causerebbe un’eclissi spirituale intermittente nella Chiesa. Ma Cristo, l’invincibile Sole della Verità, spazzerà via questa breve eclissi inviando di nuovo alla Sua Chiesa santa, papi coraggiosi e fedeli, perché le porte dell’inferno non siano in grado di sconfiggere la roccia di Pietro (cf. Matteo 16,18) La preghiera di Cristo per Pietro e per i suoi successori è infallibile. Ciò significa che, dopo la loro conversione, rafforzeranno nuovamente i loro fratelli nella Fede (cf. Luca 22,32). La verità, come l’ha formulata Sant’Ireneo, rimarrà in piedi anche in un momento di eclissi spirituale intermittente nella Chiesa – come è il caso del fuori-tempo, per permissione insondabile di Dio: “Perché, nella Chiesa Romana, la Tradizione Apostolica sia sempre preservata da parte dei fedeli che sono ovunque“ (Adversus haereses 3, 3, 2)”.