Il mercato delle toghe e l’orrore dei preti pedofili: dagli scandali nascerà una purificazione?

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“E’ necessario che ci siano degli scandali, ma guai all’uomo per cui lo scandalo succede!”: non si può che partire dalla massima evangelica, riferita da Matteo nel Nuovo Testamento, per tentare di dare un’interpretazione, quanto più possibile libera da gretti intenti propagandistici o demonizzanti, ai due scandali che hanno minacciato questi ultimi anni di macchiare la credibilità di due istituzioni fondamentali, l’una per la sua missione universale che investe la sfera spirituale e la fame di ultraterreno dell’umanità, l’altra perché eletta a garanzia dell’eticità della politica e della gestione della cosa pubblica. Parliamo della scandalo della piaga della pedofilia apertanel corpo della Chiesa e di quello che ha scosso e ferito il Consiglio Superiore della Magistratura. Potrebbe apparire incongruo l’accostamento fra i due fenomeni generatori di scandalo, ma solo apparentemente. Perché le due storie laide, nella rispettiva incidenza, da un lato nella coscienza dei credenti e dall’altro canto nella fiducia riposta dai cittadini nelle pubbliche istituzioni, presentano la stessa portata devastante. Rappresentano cioè una minaccia a danno delle basi stesse su cui si fonda la vita di due comunità umane: quella della fede e quella della coesione civile nei vincoli fissati dalla legge. Una minaccia che esige perciò interventi severi per estirpare la mala pianta.

Cominciamo, in base alla gerarchia dei valori compromessi, dallo scandalo della pedofilia. Va riconosciuto al pontefice regnante Papa Francesco, così come al suo predecessore, il Papa emerito Benedetto XVI, il merito ed il coraggio dimostrato nel ripudiare la vecchia prassi del nascondimento e dell’oblio, per denunciare pubblicamente gli orribili episodi consumati all’ombra dei seminari e delle parrocchie e punire con rigore i comportamenti turpi e orribili di ecclesiastici ed “educatori” indegni. Così come è degno di ammirazione il coraggio e la dirittura etica con cui da Roma si è denunciata e perseguita la consapevole e ipocrita connivenza di non pochi presuli che negli anni hanno dissimulato, coperto e insabbiato i turpi comportamenti, mettendo a tacere il dovere etico di denunciare i crimini all’autorità giudiziaria e limitando l’intervento disciplinare all’allontanamento dei reprobi in altra sede ecclesiale. Ignorando ed eludendo con consapevole colpevolezza il pericolo reale che gli stessi reiterassero nella nuova sede dei seminari e delle diocesi i delitti della loro iniqua perversione. Ed ha assunto un valore esemplare il fatto che la scure della punizione vaticana degli abusi sessuali sui minori sia caduta anche su porporati di rango, come il cardinale australiano George Pell, prefetto dal 1914 della Segreteria per l’Economia vaticana; oppure il cardinale Theodore McCarrick, ex arcivescovo di Washington, condannato dalla Congregazione per la dottrina della fede alla “pena della dimissione dallo stato clericale”. La stessa pena è stata inflitta al cardinale cileno Francisco Errazuriz, già arcivescovo di Santiago, per aver coperto e insabbiato abusi sui minori, così come al suo successore, il cardinale Ricardo Ezzati, anche lui rimosso dal Collegio cardinalizio. Nel 1995 persisteva ancora una certa tolleranza per i responsabili di abusi sui minori. All’arcivescovo di Vienna Hermann Groer fu imposto solo di ritirarsi in penitenza e preghiera: divenne abate di un monastero.

Abbiamo parlato di “coraggio” dimostrato dalla Santa Sede nello scegliere la strada retta della tolleranza zero, perché uno dei motivi che spinsero presuli e vertici della Chiesa a coprire e insabbiare, col ricorso spesso a metodi subdoli e intimidatori a danno della psiche delle vittime adolescenti, fu indubbiamente l’intento di evitare che la pubblicità sui fatti vergognosi compromettesse disastrosamente l’afflusso delle vocazioni. Molti presuli scelsero di occultare e insabbiare i crimini sessuali dei pedofili temendo che nessun genitore, venuto a conoscenza della turpe prassi, avrebbe più avviato i figlioletti agli studi in seminario od in convitto. Ma un disegno così ipocrita e perverso produsse e produce un risultato ancor più sconvolgente di quello che avrebbe causato il tempestivo, rigoroso e dovuto intervento sanzionatorio , perché la tardiva scoperta, nella coscienza dei fedeli. di quanto di orribile si è continuato a consumare impunemente nel buio degrado di chierici depravati, ha decuplicato la forza esplosiva dello scandalo, contribuendo in misura determinante, insieme col processo di secolarizzazione della comunità ecclesiale, a svuotare seminari, convitti e scuole confessionali, i cui edifici possiamo vedere oggi così spesso trasformati ad uso ricettivo ed alberghiero.

Milioni di fedeli di tutto il mondo in questi ultimi anni hanno dovuto affrontare un interrogativo angosciante. Come hanno potuto prelati cresciuti in severi studi dottrinari e ascesi ai più alti gradi della gerarchia ecclesiale cadere nel degrado della più ripugnante delle abiezioni? Eppure quei chierici e quei sacerdoti indegni erano ben consapevoli che nostro Signore si indigna soltanto una volta nella sua vita, come ci tramandano di Vangeli sinottici. Si rivolta con durezza al cospetto dell’uso pedofilo del corpo dei bambini, una prassi che sappiamo fosse di uso comune e accettat0 nel mondo pagano, e che Lui invece condanna in misura definitiva, senza possibilità di riscatto. Senza cioè lasciare alcun spazio a quella chiave salvifica rappresentata dalla misericordia, che pur anima e vivifica tutta la sua predicazione. Quei chierici indegni non potevano non sapere, dagli studi severi impartiti in seminario, che al centro di quell’insegnamento, c’è la sostanza di una limpida verità teologica, quando ammonisce: “Se non mutate, e non divenite come pargoli non entrerete nel regno dei cieli”. L’uomo-bambino è stato creato buono e innocente: è il mondo a corromperlo e degradarlo con la voglia smodata di possesso, con la sete di piacere che divarica il sesso dall’amore. Il chierico che bestemmia cedendo all’orrore della pedofilia era ben cosciente della condanna senza appello che Gesù emette a carico della buia depravazione del corruttore. “Chi poi – testimonia e tramanda il Vangelo sinottico di Matteo – avrà scandalizzato uno di questi piccini che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina da asino e fosse sommerso nel fondo del mare”. Il Signore sente anche la necessità di precisare ulteriormente la gravità del crimine, perché aggiunge: “ Certo, è necessario che ci siano degli scandali, ma guai all’uomo per cui lo scandalo succede!” E qui sottolinea la necessità che la punizione sia la drastica estirpazione dell’indegno dalla santa comunità dei giusti.
Papa Francesco e Il Papa emerito Benedetto hanno perciò ottemperato con rigore fedele al divino insegnamento quando hanno deciso di espellere i rei dal corpo della Chiesa: “Or se la tua mano e il tuo piede t’è di scandalo , troncalo e gettalo via da te: meglio è per te giungere alla vita monco e zoppo che, con due mani e due piedi, essere gettato nel fuoco eterno”. Come sempre, nella semantica del suo magistero, il Signore adotta la chiave della metafora attinta alla fisiologia del corpo: lo scandalo serve a suscitare nelle rette coscienze la santa indignazione, che si sublima soltanto nell’atto chirurgico di troncare di netto le membra infette. Anche nell’opzione della tolleranza zero adottata da due Pontefici si avverte la presenza del segno divino, sempre operante nello scongiurare la morte della sua Chiesa, facendola uscire sempre salva dalle aggressioni scatenate nella storia dalle divisioni scismatiche, dai conflitti intestini, dall’infezione corruttiva, dai devastanti cedimenti alla secolarizzazione e dalla secolare inclinazione della politica a fare della Chiesa un mero instrumentum regni.
E’ su quest’ultimo piano, quello del pericolo sempre immanente di un nuovo scisma, che si intravede nella inedita compresenza nella Santa Sede di due pontefici, quello regnante e quello emerito, un altro e salvifico segno della Provvidenza divina. Una rinuncia al Soglio pontificio, che non è mai riuscita in verità a trovare una valida spiegazione nell’analisi di marca storicistica, viene ad inquadrarsi nella misura operante di un disegno ultraterreno. Superando, in una visione alta del magistero. le contrapposizioni rissose delle contrapposte tifoserie, la presenza riservata e sempre devota al papato di Benedetto nel monastero del colle Vaticano si afferma come un efficace antidoto e anticorpo al pericolo di uno scisma, tornato oggi a minacciare pericolosamente l’unità della Chiesa di Roma. Il papa emerito assume allora la figura del saggio che corregge e indica la retta via. In questa atmosfera di fedeltà rigorosa al Soglio, nutrita di riserbo e dal rigore della ricerca teologica, la lettera vergata dal Pontefice emerito pochi mesi fa si carica così di un impatto decuplicato nelle coscienze dei fedeli e degli stessi osservatori laici ed agnostici. Sgomenta scoprire che, in certi circoli di un episcopato ancora ubriacato da quelle usurate mitologie sociali che mossero nel secolo scorso la teologia sudamericana della liberazione, non si avvertano i sintomi di un terremoto scismatico che ai giorni nostri minaccia pericolosamente di esplodere coi suoi devastanti e funerei effetti. Non è certamente necessario far ricorso alle teorie vichiane sui corsi e ricorsi storici, per riconoscere nelle ferite e piaghe che macchiano e deturpano oggi il volto santo della comunità ecclesiale, moltiplicate dalla moderna macchina mediatica, la stessa incidenza dei vizi inquinanti che fecero scandalo nella cristianità, cinquecento anni fa, e determinarono la devastante secessione luterana, fonte funesta di guerre sanguinose ed eccidi crudeli. Non vogliamo qui fare un bilancio statistico sul numero percentuale dei casi di abuso sessuale consumati sui minori nei seminari e nei conventi.
Sappiamo benissimo che quei brutali e corrotti religiosi hanno offeso soprattutto la missione e la generosità della maggioranza dei sacerdoti e degli educatori. che dedicano con totale dedizione la loro vita, il cuore e le risorse intellettuali al servizio del prossimo più sofferente e indifeso. Ci brucia perciò come una ferita cocente la confessione, colma di una sofferenza inguaribile, che il ventiduenne Alessandro ha esalato in Vaticano quattro mesi fa. “Per me – testimoniò Alessandro – a quindici anni l’oratorio era tutta la vita. Sono stato abusato alla fine del 2011 dal sacerdote Mauro a Rozzano, diocesi di Milano. Lo pensavo come il custode dei miei pensieri, mi confidavo con lui. Il peggio è venuto dopo quella notte di orrore. Qualsiasi cosa ti riporta con la mente lì. Ho tentato di uccidermi quattro volte”. Per la cronaca il sacerdote corrotto e infame è stato condannato dal Tribunale a 6 anni e 4 mesi. Il parroco aveva avvertito il vicario episcopale dell’abuso consumato in sacrestia, ma il monsignore, oggi arcivescovo, spostò il pedofilo a Legnano, dove il reo continuò ad “educare” in quattro oratori. Nemmeno l’insaziabile sete sessuale e la brutalità sanguinaria di un pontefice corrotto e spietato come Papa Borgia, può essere paragonata alla protervia di un pedofilo con la tonaca, certamente consapevole che il soddisfacimento delle sue voglie insane avrebbe continuato a generare il Male lungo tutta l’esistenza della sua vittima innocente.
Un’analoga e devastante influenza, questa volta nel profondo della coscienza dei cittadini italiani, l’ha generata lo scandalo del commercio delle poltrone delle Procure operato, in combutta con membri delle istituzioni politiche, da componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, istituto che la Costituzione ha messo a garanzia dell’indipendenza della Magistratura e preposto al governo dell’Ordine giudiziario. Sacrosanto ed eticamente ispirato è stato perciò l’intervento del Capo dello Stato Mattarella. Che ha denunciato con chiarezza il grave vulnus consumato da chi ha minacciato di compromettere la stessa credibilità non solo del CSM, ma dell’intero Ordine giudiziario. Ed ha ammonito circa la necessità di un drastico voltar di pagina, affinché quella credibilità, che è indispensabile alla corretta vita del sistema democratico, sia restaurata nella coscienza del popolo italiano. Con una drastica e chirurgica amputazione delle membra infette e malate.

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