Nessuna paura del Sinodo. Preti sposati pronti a rientrare in servizio

Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati commenta l’articolo di Luigi Sandri su ladige.it. “La riforma ormai è da attuare immediatamente per assicurare la vita della Chiesa. I preti sposati sono una grande risorsa” (ndr).

Di seguito l’articolo:

“Quattro Sinodi – alcuni già convocati, altri possibili (desiderati o temuti) – animano il dibattito intra-ecclesiale, perché le tematiche che queste Assemblee dovrebbero discutere aprono scenari capaci di mettere in radicale discussione lo status quo della Chiesa cattolica romana.

Il primo, un Sinodo dei vescovi dedicato all’Amazzonia, è già convocato per il prossimo ottobre: fra tre mesi prelati provenienti dai paesi interessati (Brasile, Ecuador e Perù, tra essi) si riuniranno a Roma per riflettere sui problemi – geopolitici, sociali ed ecclesiali – di quell’area vasta sette milioni di km quadrati. Lanceranno un grido di allarme per difendere il “polmone del mondo” che rischia di essere depredato da mani avide di denaro, incuranti del bene-essere degli antichi popoli indios che là vivono da secoli; e decideranno, forse, di ordinare preti uomini già sposati che curino stabilmente la vita spirituale di comunità sparse nell’immensa foresta, e ove il missionario (celibe) può arrivare solamente un paio di volte l’anno.

L’altro Sinodo dei vescovi – per ora solo ipotizzato – dovrebbe tenersi tra due o tre anni, ed essere dedicato al ruolo delle donne nella Chiesa romana. Ma ha senso che un’Assemblea di soli maschi decida sulle donne? In effetti, l’attuale composizione del Sinodo prevede che ad esso partecipino, con diritto di voto, solamente prelati, e mai donne. Queste ultime, se presenti, e in piccolo numero, possono intervenire nel dibattito, ma senza votare.

Perciò, da più parti si chiede la creazione di un nuovo, e finora mai organizzato, “Sinodo del popolo di Dio”. Può sembrare una bizzarria: ma sarebbe, in realtà, la concreta attuazione della “Lumen gentium”, la costituzione del Concilio Vaticano II che, nel 1964, definì la Chiesa “popolo di Dio”. 

Dunque, perché non far sì che una qualificata rappresentanza di questo “popolo” – donne e uomini, consacrati e non – si riunisca con il vescovo di Roma per deliberare insieme su problemi importanti?
Naturalmente, un tale “Sinodo del popolo di Dio” aprirebbe, in prospettiva, cambiamenti profondissimi nella Chiesa romana che, finora, ha mantenuto saldamente in mano maschili il potere finale di decisione. 

In filigrana, questa Assemblea avrebbe sullo sfondo l’esigenza di un radicale rinnovamento dei ministeri (=servizi ecclesiali) che dovrebbero tutti, senza eccezione, essere aperti anche alle donne. È facile però prevedere che un tale maxi-Sinodo, ove venisse istituito, vedrebbe dibattiti infuocati. Già in vista dei cambiamenti che potrebbe decidere il Sinodo amazzonico, il novantenne cardinale tedesco Walter Brandmüller (di Curia; e che, nel dicembre 2013 inviato dal papa a Trento per celebrare i 450 anni dalla conclusione di quel Concilio, aveva fatto un discorso molto “conservatore”) ha ora accusato Francesco di “eresia” e di “apostasia”. Un furore ecclesiale sconcertante!

Infine, si parla di un Sinodo della Chiesa italiana: che, però, i vescovi, oggi come oggi, non desiderano: forse temono richieste di cambiamenti troppo audaci”.

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