Vaticano Caso Orlandi, il fratello Pietro: “Tombe aperte e trovate vuote: incredibile”


repubblica.it

(Paolo Rodari) Al Cimitero Teutonico di Roma. Il Vaticano aveva accolto la richiesta dei familiari di Emanuela per verificare se contenessero i resti della ragazza scomparsa.  Si sono concluse alle ore 11.15 le operazioni al Campo Santo Teutonico nell’ambito delle incombenze istruttorie del caso Orlandi. Con un colpo di scena. “Le ricerche hanno dato esito negativo: non è stato trovato alcun reperto umano né urne funerarie”, riferisce il direttore della sala stampa vaticana Alessandro Gisotti. La notizia coglie di sorpresa tutti. Per primo il fratello di Emanuela, Pietro, che dichiara: “Tutto mi aspettavo tranne le tombe vuote. Incredibile”.

Vaticano Caso Orlandi, dal cemento ai corpi spariti delle principesse: tutti i punti da chiarire delle tombe vuote al Cimitero teutonico

Il Fatto Quotidiano

(Francesco A. Grana) La Santa Sede era sicura che i corpi delle due donne fossero stati sepolti in quelle tombe, ma al loro interno non sono stati trovati resti umani. In più ci sono elementi incompatibili con sepolture risalenti all’Ottocento, secolo in cui sono morte le principesse. Ma le incongruenze non sono solo queste. “Tutto mi aspettavo tranne che trovare tombe vuote”. È il commento di Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela, dopo che, proprio su richiesta della famiglia della ragazza scomparsa nel 1983, il Vaticano ha aperto due tombe all’interno del Cimitero Teutonico. “È incredibile – ha aggiunto -. Credo che si dovrà andare avanti e spero in una collaborazione onesta.

Emanuela Orlandi Le due tombe del Cimitero Teutonico aperte oggi sono vuote. Non sono stati rinvenuti resti umani

Sala stampa della Santa Sede 


Chi erano le due nobildonne le cui salme sono scomparse dalle loro tombe nel Cimitero Teutonico in Vaticano?

(a cura Redazione “Il sismografo”)


Ecco alcuni cenni biografici delle due nobildonne – la danese Carlotta Federica di Meclemburgo-Schwerin (morta nel 1836) e la tedesca Jeanne-Sophie de Hohenlohe-Langenbourg (morta nel 1743) – che fino a poche ore fa si credeva erano seppellite nel Cimitero Teutonico del Vaticano, ma invece non era così. Dalle tombre risultano scomparse, per ora senza una spiegazione plausibile, le ossa delle due aristiocratiche europee.***Carlotta Federica di Meclemburgo-Schwerin(Ludwigslust, 4 dicembre 1784 – Roma, 13 luglio 1840) fu principessa di Danimarca e Norvegia (e regina madre – post mortem di Federico VII Re di Danimarca). Durante una visita a Meclemburgo, il principe Cristiano Federico di Danimarca rimase alla corte di suo zio a Schwerin, dove si innamorò di sua cugina. Le nozze vennero celebrate il 21 giugno 1806. Ebbero un figlio: Federico (1808-1863).La giovane coppia risiedette principalmente a Amalienborg e successivamente a Sorgenfri durante l’estate, ma la vita matrimoniale era infelice. Le caratteristiche principali della personalità di Carlotta Federica era una persona capricciosa e frivola.
A causa della relazione adulterina tra Carlotta Federica e il musicista Jean Baptiste Édouard Du Puy, il 31 marzo 1810 Cristiano ottenne il divorzio e proibì all’ex moglie di vedere il figlio.Dopo il divorzio, Carlotta Federica trascorse gli anni successivi tra Horsens, Jutland e Aarhus.Nel 1829 si trasferì dalla Danimarca a Karlsbad. Nel 1830 si recò in Italia, dove si stabilì a Roma. Si convertì alla fede cattolica.Morì il 13 luglio 1840 e venne sepolta nel Campo Santo dei Teutonici e dei Fiamminghi. La sua morte significò senza dubbio un sollievo per la corte di Copenaghen, in quanto lei sognava di poter un giorno tornare come madre del re. Federico VII mostrò grande rispetto alla sua memoria: raccolse i suoi ritratti nelle sue camere del Castello di Jægerspris e visitò Horsens.La sua tomba in Vaticano fu indicata come una delle due tombe in cui sarebbe stata sepolta Emanuela Orlandi, insieme a quella della principessa Sophie von Hohenlohe, morta nel 1836. Entrambe le tombe, aperte l’11 luglio 2019, sono state trovate inaspettatamente vuote. (Fonte: Wikipedia)***La comtesse Jeanne-Sophie de Hohenlohe-Langenbourg (16 décembre 1673 à Langenbourg; 18 août 1743 à Stadthagen) était une princesse Allemande qui, par mariage, devint comtesse de Schaumbourg-Lippe.Jeanne-Sophie est la sixième fille du comte Henri-Frédéric de Hohenlohe-Langenbourg et de sa seconde épouse Dorothée Juliana comtesse de Castell-Remlingen. En plus de sa beauté, elle est aussi intelligente et bonne élève.Le 4 janvier 1691 à Langenbourg Jeanne-Sophie a épousé le comte Frédéric-Christian de Schaumbourg-Lippe (1655-1728). Au début de leur mariage, elle a été autorisée à accompagner son mari, qui avait beaucoup voyagé, mais plus tard a été laissé derrière lui. Lorsque des désaccords sont apparus entre Jeanne-Sophie et son mari, elle s’installe avec ses deux fils à Hanovre. Le mariage s’est terminé par un divorce en 1723, et deux ans plus tard, Frédéric Christian épouse sa maîtresse, Maria Anna von Gall.Le couple a eu les enfants suivants:Frédéric Auguste (1693-1694)Guillaume Louis (1695-1695)Sophie-Charlotte (1697-1697)Philippe (1697-1698)Albert-Wolfgang de Schaumbourg-Lippe (1699-1748), comte de Schaumbourg-Lippe 1728-1748Frédéric-Charles-Louis (1702-1776)(Fonte: Wikipedia)

Comunicazione ai giornalisti del Direttore “ad interim” della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti:
Si sono concluse alle ore 11.15 le operazioni al Campo Santo Teutonico nell’ambito delle incombenze istruttorie del caso Orlandi. Le ricerche hanno dato esito negativo: non è stato trovato alcun reperto umano né urne funerarie. L’accurata ispezione sulla tomba della Principessa Sophie von Hohenlohe ha riportato alla luce un ampio vano sotterraneo di circa 4 metri per 3,70, completamente vuoto. Successivamente si sono svolte le operazioni di apertura della seconda tomba-sarcofago, quella della Principessa Carlotta Federica di Mecklemburgo. Al suo interno non sono stati rinvenuti resti umani. I familiari delle due Principesse sono stati informati dell’esito delle ricerche.
Agli accertamenti hanno collaborato il personale della Fabbrica di San Pietro, il professor Giovanni Arcudi, coadiuvato dal suo staff, alla presenza di un perito di fiducia nominato dal legale della famiglia di Emanuela Orlandi. Erano presenti l’avvocato della famiglia Orlandi, Laura Sgrò, e il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi. Hanno seguito tutte le fasi dell’operazione il Promotore di Giustizia del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, Gian Piero Milano, e il suo Aggiunto Alessandro Diddi, insieme il Comandante del Corpo della Gendarmeria Vaticana, Domenico Giani.
Per un ulteriore approfondimento, sono in corso verifiche documentali riguardanti gli interventi strutturali avvenuti nell’area del Campo Santo Teutonico, in una prima fase alla fine dell’Ottocento, e in una seconda più recente fase tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso.
Al termine delle operazioni, teniamo a ribadire che la Santa Sede ha sempre mostrato attenzione e vicinanza alla sofferenza della Famiglia Orlandi e in particolare alla mamma di Emanuela. Attenzione dimostrata anche in questa occasione nell’accogliere la richiesta specifica della famiglia di fare verifiche nel Campo Santo Teutonico.

Papa Francesco ha istituito una diocesi per i greco cattolici ucraini in Italia CON PRETI SPOSATI

Papa Francesco ha eretto l’Esarcato Apostolico per i fedeli cattolici ucraini di rito bizantino residenti in Italia. Ad oggi il numero di fedeli ha raggiunto le 70.000 unità, suddivise in 145 comunità assistite da 62 sacerdoti, molti dei quali sono preti sposati come è previsto dal diritto canonico orientale. I confini della circoscrizione si estendono all’intero territorio italiano. La chiesa cattedrale e la sede dell’Esarcato saranno presso la parrocchia dei Santi Sergio e Bacco in Roma. Si tratta della quarta entità canonica orientale indipendente che sorge nel nostro paese, dopo le diocesi di Lungro e Piana degli albanesi e l’abbazia di San Nilo a Grottaferrata.

Francesco ha anche nominato Amministratore Apostolico sede vacante dell’Esarcato per i fedeli cattolici ucraini di rito bizantino residenti in Italia il cardinale Angelo De Donatis, Vicario Generale per la Diocesi di Roma.

La presenza di fedeli greco-cattolici ucraini in Italia risale a più di vent’anni fa, e la loro cura pastorale era stata progressivamente organizzata all’interno del Servizio Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana, con la nomina di un sacerdote coordinatore nazionale e la responsabilità delle singole comunità affidate al locale Vescovo latino competente sul territorio.

Il collegamento con la Chiesa Arcivescovile Greco-cattolica Ucraina è stato garantito anche attraverso la persona di un Vescovo Visitatore Apostolico, attualmente nella persona di monsignor Dionisio Lachovicz.

fonte: Faro di Roma

Vaticano La fonte della famiglia Orlandi non è anonima


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(Maria Antonietta Calabrò) Non è una fonte anonima, non è neppure una lettera anonima quella che ha segnalato la possibile presenza dei resti mortali di Emanuela Orlandi nel Cimitero teutonico all’interno del Vaticano, all’avvocato Laura Sgrò che rappresenta la famiglia della cittadina vaticana scomparsa 36 anni fa.Ma si tratta di una fonte che l’avvocato ha voluto mantenere coperta dal segreto professionale. Questa circostanza è stata valutata dal Promotore di giustizia vaticano, l’equivalente del nostro Procuratore della Repubblica

A Nassau l’assemblea dell’Alleanza battista mondiale

NASSAU-ADISTA. È in corso di svolgimento (7-13 luglio) a Nassau (Bahamas) l’annuale Assemblea dell’Alleanza battista mondiale (Abm), comunione di 239 convenzioni e Unioni battiste presenti in 125 Paesi, in rappresentanza di circa 47 milioni di membri e 169.000 Chiese.

A riunirsi sono circa 300 delegati fra pastori e pastore, teologi, esperti e leader internazionali provenienti da tutto il mondo.

All’ordine del giorno numerosi temi: il ruolo delle donne, degli uomini e dei giovani nelle Chiese; l’educazione cristiana e teologica; l’unità dei cristiani e le relazioni inter-fedi; libertà religiosa, identità e eredità etiche; evangelizzazione e ministeri; cura del creato, pace e riconciliazione; giustizia economica e sociale; giustizia di genere e razziale.

A Torre Pellice il pre-Sinodo delle donne evangeliche

ROMA-ADISTA. «Povertà educative e culturali nel nostro tempo: costruire ponti di luce» è il tema del tradizionale Pre-Sinodo delle donne, organizzato dalla Federazione delle donne evangeliche in Italia (Fdei) e dalla Federazione femminile evangelica valdese e metodista (Ffevm), che si svolgerà a Torre Pellice (To), “capitale” delle valli valdesi piemontesi, il prossimo 24 agosto, alla vigilia del Sinodo delle Chiese metodiste e valdesi.

«Il tema della povertà educativa e culturale è strettamente collegato al tema della povertà economica e al problema della solitudine delle donne – spiega  alla Nev, l’agenzia di informazioni degli evangelici italiani, la presidente Fdei, pastora Gabriela Lio –, con tutto il contorno di rabbia, paura, malattia, perdita di senso di sé, che sembrano essere componenti di un circolo vizioso di povertà, marginalità e minore istruzione».

L’uranio impoverito uccide ancora. Scomparsa la proposta di legge per tutelare le vittime

ROMA-ADISTA. «Che fine ha fatto la proposta di legge per tutelare le vittime dell’uranio impoverito annunciata lo scorso 19 maggio tra rulli di tamburo e squilli di tromba dalle ministre della Difesa e della Salute, Elisabetta Trenta e Giulia Grillo?». Lo chiede Luca Marco Comellini, segretario generale del Sindacato dei militari.

Una domanda che suona retorica dal momento che, a quasi due mesi dall’annuncio, del testo depositato ancora non v’è traccia, nemmeno in Parlamento. Ed è per questo che il Sindacato dei militari ha deciso di presentare una petizione ai presidenti di Senato e Camera, Maria Alberti Casellati e Roberto Fico, nella quale viene riproposta la medesima proposta di legge già depositata il 23 giugno 2016 da Gian Piero Scanu, ex deputato del Partito democratico, nella scorsa legislatura presidente della Commissione di inchiesta sull’uranio impoverito, sempre il prima linea sui temi del disarmo e della pace

«Voglio ricordare – aggiunge Comellini – che quel disegno di legge fu sottoscritto anche dall’attuale vice premier Luigi Di Maio e dalla ministra Giulia Grillo, da Gianluca Rizzo, ora presidente della IV Commissione Difesa, e da altri parlamentari del M5S». Aspettare ancora, conclude Comellini, «significherebbe giocare con la salute dei militari» che ancora continuano ad ammalarsi e a morire a causa dei contatti che ebbero con l’uranio impoverito.