ll Sinodo sull’Amazzonia apre la strada ai “preti sposati”

Il Giornale

Quella sui “preti sposati” tra gli indigeni dell’Amazzonia non è più una mera voce.

Se n’è parlato in molte circostanze, ma sempre in maniera ipotetica.

La pubblicazione dell‘Instumentum Laboris, che detta tempi e argomenti per l’appuntamento sinodale del prossimo ottobre, dispone come ivescovi riuniti possano dibattere dell’ordinazione come sacerdoti di persone anziane. Bastano la “chiara fede” e il fatto di essere “rispettati e accettati”pure in presenza di matrimonio. Vale la pena sottolineare come, per ora, l’eventuale novità, che andrà comunque approvata, sia destinata a riguardare solo quelle zone.

Il cardinale Walter Kasper, pochi giorni fa, aveva dichiarato che a suo parere, nel caso lo avessero richiesto i presuli, il papa della Chiesa cattolica avrebbe accettato una riforma di questo tipo. Sembra proprio questa la strada scelta. Nel teso si legge, come riportato dall’Agi, della “possibilità di ordinazione sacerdotale di anziani, preferibilmente indigeni, rispettati e accettati dalla loro comunità, sebbene possano avere già una famiglia costituita e stabile, al fine di assicurare i Sacramenti che accompagnano e sostengono la vita cristiana”. Non si tratta di “viri probati”, dunque, come era stato suggerito nelle fasi preliminari alla diffusione di questo testo. In quel caso si sarebbe parlato di persone che hanno alle loro spalle un matrimonio. L’Instrumentum Laboris si riferisce ad anziani con un nucleo familiare ancora esistente.

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