AMERICA/NICARAGUA – Gioia e commozione per la liberazione di 50 prigionieri politici

Managua (Agenzia Fides) – All’alba di ieri, erano circa le 4 e mezzo, si è diffusa rapidamente 
la notizia della liberazione di più di 50 prigionieri politici. Quando i principali media nazionali l’hanno data, sui social media c’erano già video e messaggi dei prigionieri politici insieme ai loro familiari. Chi ringraziava Dio, chi cantava l’inno del Nicaragua, chi piangeva, chi ballava…
Mons. Silvio Baez, Vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Managua, attualmente a Roma, ha postato il video del leader contadino Freddy Navas che ringrazia Dio e i Vescovi e la Chiesa “Madre e Maestra” per avergli insegnato a vivere la speranza, e ha chiesto al Vescovo di pregare per i leader contadini e per il Nicaragua.
Durante tutta la giornata di martedì 11 giugno, i social media nicaraguensi sono stati invasi da messaggi di orgoglio e di allegria “perché i simboli della libertà sono tornati al fianco del popolo sofferente”, scrive uno studente nel suo account di Twitter. Politici, giornalisti, imprenditori, studenti, semplici cittadini e contadini, tutti i prigionieri politici che sono stati in carcere, sono tornati in strada con una bandiera in mano, ormai simbolo del nuovo Nicaragua dall’aprile 2018.
La notizia ha provocato innumerabili reazioni da parte dell’Organizzazione degli Stati americani, della Commissione interamericana per i diritti umani, dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, degli ambasciatori, dei presidenti di altri paesi, degli attivisti internazionali per i diritti umani. Un’altra fonte Fides ha scritto sui social media: “Il Nicaragua ha vissuto oggi quel sentimento indescrivibile di riconquista della libertà dei prigionieri politici. Un momento per ridere e piangere, respirare profondamente, per ricaricare le forze e continuare a lottare per la piena restituzione delle libertà. La ribellione di aprile ha già superato metà strada”.
Anche l’arcidiocesi di Managua ha pubblicato un messaggio, firmato dal Cardinale Leopoldo José Brenes, Arcivescovo Metropolita di Managua: “Che vengano liberati tutti i prigionieri, questo porterà gioia a tutte le famiglie, e che tutti coloro che sono stati privati della libertà possano vivere liberamente nel proprio paese”. 
La liberazione di questi prigionieri politici, è parte della legge sull’amnistia approvata in Nicaragua dal Parlamento con i soli voti della maggioranza sandinista e la contrarietà dell’opposizione riunita come Alianza Civica. Secondo questi ultimi, sono ancora 89 i prigionieri politici che si trovano in carcere. La legge è stata contestata perché viene presentata come un provvedimento di clemenza, previsto dai precedenti accordi raggiunti al tavolo del dialogo nazionale nei mesi scorsi, ma senza garantire le libertà e i diritti dei cittadini.
Il presidente Ortega aveva promesso di liberare tutti i prigionieri politici entro novanta giorni, cioè entro il 18 giugno, proprio alla vigilia della valutazione della Nica Act (Nicaraguan Investment Conditionality Act) e dell’Assemblea Generale dell’OSA, che si terrà a Medellin, Colombia, alla fine di giugno.
(CE) (Agenzia Fides 12/06/2019)

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