Preti sposati Vescovi stanno lavorando a un’assise su celibato dei preti. Si parte con la riforma della Chiesa

Città del Vaticano, 28 giugno 2019 – Il Papa benedice il prossimo Sinodo della Chiesa cattolica tedesca. Con una lunga lettera al popolo di Dio in Germania (tredici i paragrafi), Bergoglio dà il suo appoggio all’iniziativa decisa dall’episcopato locale (di segno progressista) durante l’assemblea plenaria del marzo scorso. Sulla scorta di uno studio commissionato dagli stessi vescovi sugli effetti dello scandalo degli abusi sessuali sui minori da parte del clero, la Chiesa tedesca sta lavorando a un vertice che favorisca la discussione su una serie di questioni considerate all’origine della crisi della fede nel Paese e, più in generale, in Occidente: il nodo della pedofilia, ovviamente, e poi i temi dell’invecchiamento delle comunità ecclesiali, del calo dellevocazioni (con annessa una riflessione sul celibato dei preti) e della mancata accettazione della dottrina sessuale cattolica, in particolare fra le nuove generazioni. La data del Sinodo non è stata ancora fissata. Si sa, però, che non dovrebbe trattarsi di un’assise con pronunciamenti vincolanti. Si punta piuttosto ad organizzare un’occasione libera di confronto fra chierici, religiosi e laici. 

“Siamo tutti consapevoli di vivere non solo un’epoca di cambiamento – scrive il Papa nella lettera  –, ma anche un cambiamento d’epoca che solleva questioni nuove e vecchie, di fronte alle quali un dibattito è giustificato e necessario”. Francesco, che della Chiesa in Germania loda “il senso di corresponsabilità e generosità” nella diversità e pluralità, evita accuratamente di entrare nel merito delle questioni sollevate dall’episcopato locale. Piuttosto sceglie di evidenziare i rischi che potranno riscontrarsi sul cammino sinodale.  A partire dal pericolo di smarrire l’unità. Da qui l’avvertimento ai tedeschi: “Quando una comunità ecclesiale ha cercato di uscire dai suoi problemi da sola, affidandosi soltanto alle proprie forze, metodi e intelligenza, ha finito per moltiplicare e alimentare i mali che voleva superare”. L’avvertimento ricalca sine glossa la preoccupazione costante del Papa (a suo modo inevitabile dato il ruolo del vicario di Pietro) di evitare fratture all’interno del popolo di Dio, a tutti i livelli. Lo si è visto nel maggio dello scorso anno (proprio sul fronte tedesco) in relazione alla decisione bergogliana di frenare un documento sull’intercomunione nelle coppie miste, varato dall’episcopato a larghissima maggioranza ma non all’unanimità.

Da Francesco arriva anche un altro richiamo alla Chiesa tedesca, affinché non ceda alla “tentazione” di riorganizzare semplicemente le cose. Una realtà cattolica organizzata non risolve nulla – puntualizza  –, ha bisogno anche del “morso del Vangelo”, della sua freschezza. “Le sfide che ci attendono, le varie questioni e domande che emergono – chiarisce il Papa – non possono essere ignorate o nascoste, ma devono essere affrontate facendo attenzione sia a non rimanere impigliati in esse, sia a non perderle di vista, restringendo i nostri orizzonti e la realtà”. L’ascolto di tutti, specialmente di “semplici e piccoli”, può essere un buon viatico per un’assemblea che dovrà muoversi “dal basso verso l’alto” e solo dopo “dall’alto verso il basso”. A riprova, ancora una volta, che nel disegno papale il cammino sinodale (“il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio”, disse in occasione dei 50 anni dall’istituzione del Sinodo dei vescovi), più che i dibattiti teologici, deve mettere al centro la vita concreta delle persone. In Germania e non solo.

quotidiano.net 

Preti sposati «non sono né meno preti, né meno buoni preti dei celibi»

Lo ha affermato citando il Concilio il giornalista Gianni Gennari di Avvenire. “La riforma e le riforme della Chiesa e nella Chiesa” .
 Il vaticanista del quotidiano dei Vescovi Italiani è un prete sposato lui stesso.
Ecco il testo di Gianni Gennari dalla Rubrica “Lupus in pagina”.
Ieri “Libero” (p. 10) sul prossimo Sinodo per l’Amazzonia titola: «Accuse a Papa Francesco: “eresia sui preti sposati”»! Allarme alla sola idea, ma è noto che da sempre e sino a oggi la Chiesa cattolica li ha nelle sue parti orientali, e il Concilio ha esplicitamente affermato che essi «non sono né meno preti, né meno buoni preti dei celibi».

Bannon, Burke e Viganò: il farfallone e gli zucchetti

Settimana News

Il card. Raymond Leo Burke si dimette dalla presidenza dell’Istituto Dignitatis Humanae (DHI) e si distanzia da Steve Bannon, ex-consigliere di Trump e grande sostenitore delle forze politiche sovraniste in Europa e in Italia (la Lega di Salvini e l’alleanza con il Movimento cinque stelle).

Un film di troppo

L’ha reso noto in un comunicato il 24 giugno. La rivista LifeSiteNews aveva pubblicato un articolo in cui Burke era indicato come collaboratore di Bannon in un progetto di film basato sul libro di Frederic Martel Sodoma, potere e scandalo in Vaticano dedicato alla corrente omosessuale presente nella Chiesa e in Vaticano.

Il cardinale, firmatario della lettera dei 4 cardinali a critica dell’Amoris laetitia (gli altri tre erano: W. Brandmuller, C. Caffarra e J. Meisner) e notorio oppositore di papa Francesco ha protestato il suo disaccordo dalla valutazione di Bannon relativamente al libro, non condividendo l’idea di farne un riferimento per un film  e distanziandosi  totalmente «da un certo numero di dichiarazioni di Steve Bannon rispetto alla dottrina e alla disciplina della Chiesa cattolica romana».

La cupola tradizionalista che salda la destra cattolica americana al tradizionalismo europeo perde (occasionalmente) uno dei suoi elementi di spicco, così come ha perso nelle nebbie dell’insignificanza la denuncia antipapale di Carlo Maria Viganò apparsa sulla stessa rivista.

Si indebolisce il progetto di formazione delle nuove elites di destra dell’Istituto Dignitatis Humanae nell’abazia di Trisulti (Frosinone) che, secondo il direttore, Benjamin Harnwell, aprirà i battenti nel prossimo autunno.

Singolare dissenso

È singolare che il dissenso fra Burke e Bannon si produca su temi legati alla denuncia dell’omosessualità che è da tempo il cavallo di battaglia per indicare l’insufficienza dell’opera anti-abusi promossa dal pontificato.

Quest’ultima sarebbe insufficiente rispetto allo sradicamento della più pericolosa tolleranza nei confronti dell’omosessualità presente nel clero. In realtà per il politico Bannon (cf. Settimananews) il richiamo all’etica è strumentale rispetto alla politica filo-trumpiana e antierupeista e per il cardinale è subordinata alla volontà di interrompere la spinta della riforma ecclesiale.

Ambedue rimangono ancorati all’affermazione dell’immutabilità assoluta della Chiesa, una sorta di apocalittica compiuta, declinata in funzione strettamente politica. L’affermazione di un ordine autoritario e illiberale è il vero collante fra i diversi tradizionalismi. Dal punto di vista teologico convergono nella negazione dell’universalismo dell’escatologia cristiana. I dissensi interni non nascono da visioni contrastanti quando dalle reciproche rigidità.

Più che di uno scontro si può parlare di una baruffa, ricordando l’aforisma di E. Flaiano: «La funzione è finita. L’organo suona Bach. E il cardinale, ossequiato, riparte in Cadillac».

Vaticano, il Papa commissaria la diocesi austriaca del vescovo spendaccione e bon vivant

Città del Vaticano – A far saltare il banco, più che le chiacchiere di una relazione con la direttrice di uno degli istituti educativi della diocesi diGurk-Klagenfurt, in Austria, sono stati gli ammanchi finanziari nelle casse della curia, che si sono protratti fino a ridurla quasi sul lastrico. Si è concluso oggi, con la nomina di un amministratore apostolico (una specie di commissariamento) lo scandalo del vescovo chiacchierato Aloys Schwartz. Papa Francesco allertato dalla conferenza episcopale austriaca e dal cardinale di Vienna, Schoenborn, aveva inviato, nel dicembre scorso, un visitatore apostolico per verificare di persona, raccogliere prove e testimonianze e redigere un rapporto che poi è finito sul suo tavolo. Ieri la decisione del commissariamento

La piccola diocesi della Carinzia ora dovrà ripianare le perdite finanziarie che ammontano a diversi milioni di euro, secondo la stampa locale. Alcuni padri del capitolo della cattedrale avevano parlato di un “sistema Schwartz” per indicare il meccanismo che era stato attivato per drenare denaro. Complice anche la direttrice di un istituto educativo che avrebbe avuto un ruolo predominante e che i maligni affermano fosse la sua amante.Successivamente il vescovo Schwartz ha ribadito la sua estraneità ai fatti, ma in Vaticano la decisione di mettere in sicurezza le finanze della diocesi era già stata presa.

ilmessaggero 

Concorsi truccati, sospesi rettore Catania e 9 prof

 Il rettore di Catania, Francesco Basile, e altri nove professori sono stati sospesi dal servizio dal Gip. Sono indagati per associazione per delinquere, corruzione e turbativa d’asta. Al centro delle indagini su ‘Università bandita’ della Digos coordinate dalla Procura etnea 27 concorsi. Sono complessivamente 40 i professori indagati degli atenei di Bologna, Cagliari, Catania, Catanzaro, Chieti-Pescara, Firenze, Messina, Milano, Napoli, Padova, Roma, Trieste, Venezia e Verona.(ANSA).

Notizie sport del 28 Giugno 2019

MOTORI, OGGI LIBERE F1 IN AUSTRIA E MOTOGP IN OLANDA 

CALCIO, SARRI: LA MIA JUVENTUS SAPRA’ VINCERE E DIVERTIRE Giornata di prove libere oggi, per la F1 a Zeltweg in Austria e per la MotoGp ad Assen in Olanda. Calcio: Sarri assicura che la sua Juventus saprà vincere e divertire. Fonti del Torino smentiscono trattative in corso con l’Inter per Nainggolan. Europei under 21: la finale sarà tra Germania e Spagna. Mondiali femminili: Inghilterra in semifinale, con la vincente di Francia-Usa in programma stasera; domani c’è Italia-Olanda. (ANSA).

USA 2020: DEM HANNO UNA NUOVA STAR, SI CHIAMA KAMALA HARRIS

ansa

CON BUTTIGIEG VINCE SFIDA GENERAZIONALE CONTRO BIDEN-SANDERS Doveva essere la serata di Joe Biden e Bernie Sanders, i due big sul palco. E’ stata quella di Kamala Harris e Pete Buttigieg, all’insegna di quel cambio generazionale che in molti auspicano all’interno del partito democratico americano, considerandolo la strada maestra per sconfiggere Donald Trump nel 2020. E’ andato cosi’ il secondo round del dibattito tra i candidati dem alla Casa Bianca. 

Pedofilia, quanto vale per la Chiesa la vita di uno scout violentato da un prete?

left.it

Confuso tra i fedeli sotto la pioggia e riparati dagli ombrelli, con in capo un berretto a quadri sopra lo zucchetto rosso da cardinale, c’era anche il cardinale Barbarin, poche settimane fa, all’udienza generale in piazza S.Pietro. Philippe Barbarin s’è autosospeso da arcivescovo di Lione nel marzo scorso in seguito alla condanna, in primo grado, da parte della giustizia francese (proprio mentre a Roma si teneva il summit vaticano contro la pedofilia) a sei mesi di reclusione con la condizionale per l’omessa denuncia degli abusi sessuali su minori perpetrati negli anni ’70 e ’80 durante i campi scout dal cappellano Bernard Preynat. Una decisione presa dopo che il papa, in un colloquio in Vaticano il 18 marzo, non ha accettato le sue dimissioni, per la relativa “presunzione di innocenza” in attesa dei successivi gradi di giudizio.

Il tribunale di Lione ha giudicato Barbarin «colpevole di non aver denunciato i maltrattamenti» a danno di un minorenne, ovvero di aver ostacolato le indagini, tra il 2014 e il 2015. Il porporato, il “Primate dei Galli”, tra le personalità più note e influenti della Chiesa d’Oltralpe, non era presente al momento del verdetto, ma i suoi legali hanno subito annunciato ricorso in appello lamentando una presunta pressione mediatica nei confronti dell’arcivescovo di Lione «con documentari e un film», invocando il «rispetto della giustizia». La portata dello scandalo ha profondamente scosso la diocesi di Lione e la Chiesa in Francia. Non senza ambiguità. Pierre Vignon, un sacerdote che aveva invitato Barbarin a dimettersi, «prendendo atto dei suoi errori», è stato sanzionato dalla gerarchia che lo ha rimosso con una decisione dei 12 vescovi della regione, ma lo scorso novembre una petizione che ne chiede la riabilitazione è stata firmata da oltre 100mila persone sulla scia di un appello lanciato da La Parole liberée, principale associazione di vittime di preti pedofili, diretta da Francois Devaux. Da parte sua Barbarin sostiene di non aver «mai cercato» di nascondersi «e tanto meno di coprire questi fatti orribili». Il 31 agosto 2015 aveva rimosso Preynat dalle funzioni, in accordo con la Santa Sede. «Ho fatto esattamente quello che Roma mi ha chiesto di fare», ha affermato, ma ha dovuto ammettere di essere stato “imprudente” quando nel 2011 nominò Preynat responsabile di una prefettura vicino Roanne: «Avrei dovuto dirgli di rimanere nell’ombra».

A Lione, intanto, il processo canonico di padre Bernard Preynat, accusato di violenza sessuale su dozzine di vittime minori, quarant’anni dopo è ancora in sospeso. Per questo la Chiesa tenta una procedura interna straordinaria che apre la strada a risarcimenti finanziari. La Curia vuole anche istituire presto una scala di compensazione in cambio, però, di sentenze pronunciate a porte chiuse.

Abusato da un prete, Stéphane Girard ha parlato per la prima volta pubblicamente dall’inizio della vicenda Preynat alla fine del 2015. Ora ha 49 anni e vive nel paradosso che la Chiesa è oggi la sua ultima speranza di risarcimento. Di fronte alla giustizia degli uomini, infatti, il suo caso è prescritto ma il diritto canonico consente di processare le violenze da parte di sacerdoti che rientrano nella categoria più ampia di reati contro il sesto comandamento: «Non commettere atti impuri», ovvero «Non commettere adulterio»…

«Il minimo adesso è che Bernard Preynat sia escluso. Per le riparazioni, spero che andrà oltre l’euro simbolico», ha detto la vittima al sito francese Mediapart. Girard è uno dei 70 bambini identificati dall’associazione La Parole Libérée, tra le prede sessuali di “Padre Bernard”, scout responsabile di Sainte-Foy-lès-Lyon dal 1972 al 1991. Il tempo ha anche giocato contro le vittime. Solo sette di loro erano in grado di diventare parti civili, i fatti venivano prescritti in modo criminale per gli altri. Parallelamente al processo, più di venti vittime hanno fatto ricorso per ottenere un secondo processo davanti al tribunale interno della diocesi.

Dopo oltre tre anni di colpi di scena, il processo canonico è ripreso a settembre e l’inchiesta canonica è stata completata alla fine di aprile. I denuncianti sono stati riconosciuti come “terzi”, vale a dire l’equivalente delle parti civili nella giustizia secolare, che apre la strada alla compensazione finanziaria. «Da allora, è il “silenzio radio”», dice Olivier Debize, una delle vittime.

Dietro le quinte, alcune vittime sono state informate sul calendario approssimativo, non dal tribunale ecclesiastico, ma direttamente dal padre Yves Baumgarten, responsabile della diocesi di Lione dal ritiro del cardinale Barbarin. Salvo contrattempi, la sentenza di Padre Preynat sarà consegnata entro due mesi, in piena estate. Quindi, il tribunale ecclesiastico deciderà l’importo del risarcimento assegnato a ciascuna vittima nei mesi successivi.

Perché è una delle maggiori sfide di questa giustizia parallela: quantificare il danno di anni di sofferenza per l’ex-Scout lionese. Alcune vittime hanno inviato le loro richieste al tribunale ecclesiastico. Senza una scala o una griglia, il calcolo è fatto nel modo migliore possibile per stimare i danni morali per loro e i loro parenti, il danno fisico in base alla durata degli abusi o alla cura terapeutica dopo anni di traumatismo.

Secondo varie testimonianze raccolte da We Report, collettivo di giornalisti indipendenti autori di una lunga inchiesta Église, la mécanique du silence (JC Lattès, 2017), chiederanno un minimo di 10mila euro a persona alla diocesi di Lione, per la sua responsabilità nella copertura degli atti di padre Preynat. Ma gli importi variano considerevolmente da un denunciante all’altro. Alcuni non hanno ancora quantificato mentre altre vittime ancora si rifiutano di farlo in linea di principio.

Pierre-Emmanuel Germain-Thill chiederà tra 50mila e 100mila euro. «Certo, è molto difficile da stimare. Ho aggiunto l’infortunio fisico e morale per oltre 30 anni. Ho usato droghe a causa del trauma, ho avuto delle spese mediche. Ho anche considerato i miei fallimenti scolastici, come il mio grado sei, l’anno dell’aggressione – spiega – è tutta una vita sprecata, codarda, fatture psicologiche o attestazioni di sua madre a sostegno. Non compra, ma la compensazione può aiutare a ricostruire». Un altro denunciante – che preferisce rimanere anonimo – vuole 100mila euro: «10mila dalla diocesi per non aver fatto ciò che è necessario per fermare il massacro di bambini innocenti, 90mila da padre Bernard, 50mila euro per il danno subito per diversi anni e 40mila euro per mancato guadagno nella mia vita professionale a causa di conseguenze psicologiche». Da parte sua, Bertrand Virieux, co-fondatore di La Parole Libérée, chiede 30mila euro. «10mila euro all’anno di esposizione a padre Preynat e 10mila per la responsabilità della diocesi», riassume. Violentato tra il 1978 e il 1981, questo cardiologo di Lione non poteva essere una parte civile nella procedura “laica” e ora si affida al processo canonico per girare pagina. Didier Bardiau non chiederà nulla per sé. «Mi è stato chiesto di dare un prezzo alla mia vita. Non possiamo crittografarlo». Quindi ha alzato il livello, senza voler rendere pubblica la cifra esatta per ora. Nel suo dossier inviato al tribunale canonico, chiede che il suo potenziale compenso sia pagato a beneficio delle associazioni: La Parole Libérée, naturalmente, ma anche Enfance et partage, Les Restos du cœur ed Emmaüs.

Una procedura che lascia dubbioso Laurent Duverger, ennesima vittima. «Potrei facilmente stimare i miei costi psicologici di follow-up. Ma un divorzio, una famiglia nell’aria, tre anni e mezzo di violenza sessuale, quanto valgono? Quanto valgono? Potrebbero valere molto, ma quella che sarebbe una grande vittoria è che Preynat perda già il suo status di sacerdozio».

Dalla fine dell’indagine, tutte queste vittime sono impazienti con la mancanza di informazioni. Le parti devono ora esaminare il caso, e poi sarà il turno dei giudici. Va detto che questo processo è fuori dall’ordinario. «È probabilmente il caso con la maggior parte di terzi da quando abbiamo restaurato l’Officialité, il tribunale ecclesiastico in Francia nel XIX secolo», spiega padre Bruno Gonçalves, presidente del tribunale e uno dei tre giudici che pronuncerà il giudizio a porte chiuse per padre Preynat. «Non ho mai visto così tanto della mia vita come avvocato. È un processo pioneristico».

Questa novità può in parte spiegare i sobbalzi, gli esperimenti, la lentezza di cui si lamentano le vittime, che hanno l’impressione di avanzare ciecamente. «Il diritto canonico ha i suoi limiti. È opaco, sembra che nessuno sia in grado di gestire questo tipo di procedura», dice Pierre-Emmanuel Germain-Thill con amarezza. Da parte sua, l’Officialité nega qualsiasi opacità o lentezza, ma riconosce la mancanza di formazione degli avvocati della chiesa e dei volontari accreditati dalle diocesi. Non si tratterebbe della routine consolidata degli accertamenti di nullità del matrimonio, come fanno in generale ma di fronte a questi limiti, François Devaux, co-fondatore di La Parole Libérée, teme che questo processo sia una «parodia della giustizia».

Una volta emesso il verdetto, inizierà una seconda fase del processo: la valutazione del danno. «La valutazione del danno prende in considerazione il pretium doloris [il prezzo del dolore], il dolore che la persona ha conosciuto e tutto ciò che c’è in termini di perdita di guadagno, come un incapacità di concentrarsi nel suo lavoro, un licenziamento, l’incapacità di costruire una relazione emotiva equilibrata, dettaglia il giudice. Siamo ben consapevoli che questo risarcimento sarà sempre inferiore alla sofferenza che le persone hanno conosciuto», giura Gonçalves. Esiste il precedente degli Stati Uniti, dove circa quindici diocesi dovevano andare in “bancarotta” per pagare il risarcimento delle vittime della pedofilia, raggiungendo talvolta importi da capogiro (quasi 3 miliardi di dollari in totale, secondo una stima del 2015).

Mentre il sistema giudiziario francese mette meno enfasi sulla compensazione finanziaria, i tribunali canonici potrebbero diventare un’area di rivendicazione per le vittime, con importi talvolta più alti di quelli ottenuti nei tribunali “laici”. In un caso precedente un sacerdote era stato condannato dalla Chiesa a pagare 80mila euro di danni a una vittima e 15 mila euro alla sua congregazione.

Al di là dei processi canonici, la Chiesa lavora sulla creazione di scale di compensazione per tenere conto anche delle vittime di fatti prescritti che non possono avviare alcuna procedura. Dallo scorso novembre è stata istituita una commissione di “compensazione” presieduta dal vescovo Delannoy, vescovo di Saint-Denis e vicepresidente della Conferenza episcopale francese per creare un protocollo di compensazione (tipo di fatti in questione, prove da presentare) sui modelli in auge in Germania o in Belgio dove, rispettivamente sono previsti 5mila o 20mila euro. Tanto vale una vita lacerata da un predatore sessuale con la tonaca. «Anche a Lione, dove padre Preynat deve essere giudicato, la gamma è compresa tra 10mila e 20mila euro», afferma padre Gonçalves. La Chiesa vuole accelerare il ritmo: «La commissione formulerà proposte che verranno registrate a Lourdes a novembre», assicura a WeReport il vescovo di Puy-en-Velay. Nel frattempo, verrà creato un fondo di compensazione comune alla Conferenza dei Vescovi di Francia (Cef, per i sacerdoti) e alla Conferenza dei religiosi e delle religiose in Francia (Corref, per le congregazioni).

Una questione rimane irrisolta a Lione: cosa fare se padre Preynat non potrà pagare questi benefici alla fine del processo? La giustizia canonica non ha mezzi di coercizione per far rispettare la sentenza. La diocesi di Lione prenderà in carico queste riparazioni?

Il Papa alla Fao: la mancanza di cibo è una responsabilità di tutti

Vatican News

(Michele Raviart) Ricevuti in udienza i partecipanti alla 41esima conferenza generale della Fao. Presenti il direttore generale Josè Graziano da Silva e il neoeletto successore Qu Dongyu. L’obiettivo “Fame Zero” nel mondo che si propone la Fao e la lotta alla mancanza di cibo e per l’accesso all’acqua potabile, malgrado i progressi che sono stati fatti negli ultimi decenni, “rimane una grande sfida”. Così Papa Francesco si è rivolto in Sala Regia ai partecipanti alla 41 esima conferenza generale della Fao, l’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa di cibo e di agricoltura. 

Avviati i processi per autorizzare la costruzione di 17 luoghi di culto cristiani


Fides 

Sono 19 i luoghi di culto non musulmani destinati alle comunità residenti ad Abu Dhabi da oltre 33 anni, per i quali sono in corso le procedure di autorizzazione, secondo le norme dell’Emirato. Lo ha rivelato Sultan Alzaheri, direttore esecutivo del dipartimento di sviluppo comunitario ad Abu Dhabi, in una conferenza stampa organizzata nei giorni scorsi dal dipartimento stesso. 

Benedetto XVI: il Papa è uno, Francesco. L’unità è più forte delle divisioni


 Vatican News 

Il Papa emerito ricorda, in una intervista, che la storia della Chiesa è sempre stata attraversata da lotte interne e scismi: ma l’unità deve sempre prevalere– “L’unità della Chiesa è sempre in pericolo, da secoli. Lo è stata per tutta la sua storia. Guerre, conflitti interni, spinte centrifughe, minacce di scismi. Ma alla fine ha sempre prevalso la consapevolezza che la Chiesa è e deve restare unita. La sua unità è sempre stata più forte delle lotte e delle guerre interne”. E’ la certezza di Benedetto XVI che a tutti ricorda: “Il Papa è uno, Francesco”

Approvata in Italia una mozione su quelle destinate allo Yemen. Primi passi per fermare la vendita delle armi



L’Osservatore Romano

Dopo la Germania, la Danimarca, la Finlandia, la Norvegia e i Paesi Bassi, anche l’Italia si prepara a bloccare le esportazioni di alcuni tipi di armi verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, finché non ci sarà una svolta concreta nel processo di pace con lo Yemen. A chiederlo è una mozione presentata dalle forze di maggioranza, e approvata alla Camera. Toccherà ora al governo confermare l’impegno a sospendere le esportazioni di bombe d’aereo e missili che possono essere usati contro i civili.

L’islam come religione “perfetta”

P. Jean Druel, domenicano

settimananews

 – Perché i musulmani  non esitano a qualificare l’islam come «religione perfetta» e a rifiutare come «non musulmane» tutte le manifestazioni meno gloriose?

La concezione che i musulmani hanno della loro religione è fortemente segnata da una frase del Corano, che si legge nella quinta sura: «Oggi, ho portato a termine per voi la vostra religione e ho realizzato su di voi il mio beneficio. Dichiaro l’islam come religione per voi».

Oggi, il discorso comune afferma che Dio stesso ha fatto «discendere» l’islam, che ne ha delimitato i confini e le forme. L’islam sarebbe una religione pura, perfetta e totalmente divina, che basterebbe applicare tale e quale, come un’istruzione per l’uso o il piano di un architetto, per risolvere tutti i problemi umani. Per il fedele si tratta dunque di capire cos’è l’islam… e di applicarlo, una volta che ne è sicuro.

Tutto ciò che abbiamo sotto gli occhi e consideriamo, dall’esterno, come l’islam «reale» – le pratiche e i discorsi molto diversi a seconda delle correnti, dei paesi, dei periodi storici –, e che noi tentiamo di analizzare dal punto di vista delle scienze umane, non ha nessun interesse per molti musulmani. Tutto ciò è solo rumore e riflette in modo parziale o incompleto il vero islam. Molto spesso si sente dire, di fronte a un fenomeno che non piace: «Questo non è l’islam».

            – È questa la ragione per cui i conflitti fra musulmani sul contenuto dell’islam sono così violenti?

Sì, certo, perché quando si è convinti che la religione – come Dio l’ha voluta – prescrive questo e non quello, si tenderà a imporla. Che si tratti di Daesh, dei Fratelli musulmani, di salafiti o di musulmani tradizionali, ciascuna di queste correnti cerca di definire tali istruzioni per l’uso. Tutti sono d’accordo nell’affermare che i cinque pilastri – professione di fede, preghiera quotidiana, elemosina, digiuno e pellegrinaggio alla Mecca – sono l’islam; ma tutto il resto è oggetto di dibattiti molto intensi a partire dal VII secolo.

In altre parole, ogni corrente ritiene di sapere «che cosa è l’islam», di conoscere cioè le «istruzioni per l’uso» che Dio ha fatto discendere sul profeta dell’islam e che garantiscono al musulmano l’ingresso in paradiso. Ma in realtà non c’è accordo sul luogo dove vanno cercate queste «istruzioni per l’uso».

La grande tradizione sunnita considera che la “mappa” prevista da Dio per l’umanità resti aperta. Esistono certo dei «principi intoccabili» (thawābit), ma questi vanno continuamente interpretati e completati dal lavoro dei giuristi in base ai diversi luoghi e momenti storici.

Tale prospettiva è difficile da accettare per coloro che prendono alla lettera la citazione coranica: se è Dio che ha “portato a termine” l’islam, non spetta agli uomini farlo. Dalla fine del VIII secolo, i wahhabiti rifiutano l’idea che la tradizione musulmana possa completare la rivelazione. Rifiutano lo sviluppo maturato nelle scuole giuridiche limitandosi al Corano, alla Sunna (la biografia del Profeta) e agli hadith, le parole del Profeta trasmesse dai compagni. I «coranisti», una corrente apparsa più di recente, sono ancora più radicali e convinti che ci si debba limitare solo al Corano per definire «che cosa è l’islam».

            – Perché questo dibattito è particolarmente acceso oggi tra i musulmani?

Perché la modernità ha completamente scosso le autorità musulmane tradizionali e perché Internet ha reso possibile una maggiore democratizzazione del sapere. Praticamente ogni musulmano si trova oggi a dover considerare la domanda: che cos’è l’islam? Questa o quella pratica appartiene davvero all’islam? Faccio bene quanto occorre fare? Il mio vicino musulmano che non ha la mia stessa pratica è musulmano quanto me? In una società tradizionale la domanda non si pone nemmeno: tutti hanno più o meno una stessa forma pratica.

What is islam? The importance of Being Islamic è il titolo di un volume pubblicato nel 2016 negli USA da Shahab Ahmed, ricercatore pakistano-americano dell’Università di Princeton. Parte da una serie infinita di domande su ciò che è «musulmano» e propone infine un approccio che porta a considerare musulmano tutto ciò che è detto o prodotto nel mondo musulmano. Naturalmente la sua tesi continua a suscitare dibattiti accesi nel mondo anglosassone.

Dal canto suo, lo studioso di letteratura medioevale Thomas Bauer nella sua opera, anch’essa recente (Die Kultur der Ambiguität. Eine andere Geschichte des Islams, Berlin 2011), mostra che l’islam non è sempre stato ossessionato da questa ricerca di una perfezione univoca, ma si è sviluppato al contrario dentro società che danno prova di una forte “tolleranza alla ambiguità”.

            – Quale conseguenza ha l’idea di islam come religione «perfetta» sui rapporti con le altre religioni?

In una visione classica dell’islam, le religioni dei cristiani, dei giudei, dei zoroastriani, ma anche le correnti musulmane considerate eterodosse sono percepite come espressioni o manifestazioni religiose deformate, momentanee, in cerca della “vera” religione che è l’islam. Alcuni pensatori musulmani le considerano parte di una pedagogia divina progressiva. Altri invece ne parlano in termini di “fallimento” delle rivelazioni precedenti e vedono l’islam come correzione di questi errori.

Ma nella lunga storia della tradizione musulmana – ed è ciò che mostriamo nel numero 33(2018) del Midéo, la rivista del nostro Istituto (IDEO) – altre correnti e pensatori hanno visto le religioni nella loro autenticità, secondo il principio che Dio invia un profeta a ogni popolo. La diversità religiosa sarebbe in questo senso voluta da Dio stesso.

Jean Druel, domenicano francese, è dottore in linguistica araba e direttore dell’Istituto Domenicano di Studi Orientali (IDEO) del Cairo. L’intervista è apparsa suLa Croix il 18 giugno 2019 (qui in lingua originale). La riprendiamo in una nostra traduzione dal francese.

Tramadol: droga dei paesi arabi – business per le mafie

Si chiama Tramadol, costa pochi euro e sta dilagando nei paesi arabi gettando migliaia di persone nella dipendenza. Il Tramadol è un potente analgesico di origine sintetica appartenente alla classe degli oppioidi, utilizzato, per via legale, come antidolorifico per trattare il dolore moderato o grave.

È rilasciato su prescrizione medica e la ricetta non è ripetibile. Poche compresse attenuano il dolore fisico ma basta aumentare di poco il dosaggio a un blister, 200 mg, per avere l’effetto stupefacente: genera sensazioni di euforia, eliminando affaticamento e spossatezza.

Ci si sente pieni di energia e la soglia di attenzione al pericolo diminuisce. Ha un tempo «di salita» e di «discesa» molto lunghi e per questo motivo è considerata una droga efficace, oltre che essere molto economica.

Una volta assunta, il suo effetto massimo si ha nell’arco delle due ore successive all’assunzione e la «botta» – l’effetto vero e proprio – dura per circa sei ore, per poi andare a scemare gradualmente nelle due ore seguenti. Per questo motivo l’Isis ne fa un massiccio uso in Siria, in Iraq così come in Libia e nel Sinai, eccitando i loro combattenti durante gli scontri a fuoco.

Una volta terminato l’effetto, i danni collaterali non si fanno attendere: il Tramadol il più delle volte genera assenza, uno stato di black-out in attesa di un nuovo giro di giostra. Non solo, il limbo post-effetto può degenerare in schizofrenia, allucinazioni, convulsioni e deliri. Tutto questo con 5 euro, il prezzo di due blister.

La via del Tramadol

Nel maggio 2017 la Guardia di finanza ha sequestrato nel porto di Genova un carico di dieci tonnellate di Tamol X, un farmaco contenente il Tramadol. Il carico era diretto in Libia. Questo farmaco arriva in Italia dall’India e Paesi limitrofi, fa scalo nei porti di Genova o Gioia Tauro (sempre nel 2017 la Gdf ha bloccato proprio nel porto calabrese un carico di Tramadol del valore di 50 milioni di euro diretto a Tripoli, in Libia) per essere poi smistato nel Nord Africa.

Il procuratore aggiunto Gaetano Paci, responsabile della Dda di Reggio Calabria, afferma che conferma che ci sarebbero rapporti sempre più stretti tra ‘ndrangheta e Isis per la gestione in comune di droga,compreso il Tramadol.

È impossibile infatti accedere ai porti calabresi e smistare sostanze stupefacenti senza il lasciapassare delle cosche calabresi. Un business di centinaia di milioni di euro che riempie le casse sia della ‘ndrangheta, che fa pagare «una tassa di passaggio» per lo smercio del prodotto, sia dell’Isis stessa, che rivende le sostanze nel mercato interno, con un bacino potenziale di clienti tra la Tunisia e la Siria di 180 milioni di persone.

Il caso egiziano

In Egitto, tra il 2016 e il 2018, secondo il ministero della Salute, si registra un aumento dell’utilizzo del Tramadol pari al 20% rispetto ai due anni precedenti, mentre nel mercato nero questa droga sta invadendo interi settori della società egiziana: studenti, artigiani, operai, professionisti, politici ne fanno un uso massiccio per avere prestazioni migliori nello studio e nel lavoro, sottovalutando gli effetti collaterali.

Sarebbero, secondo stime approssimative, 10 milioni i consumatori abituali tra i lavoratori. E chi un lavoro non ce l’ha ne fa uso per lenire il disagio di una condizione di indigenza in un Paese, l’Egitto, in profonda crisi economica e con tassi di disoccupazione che sfiorano il 50% tra i giovani.

Quegli stessi giovani che, senza un futuro e profondamente traditi da una politica che soffoca il loro dissenso, si impasticcano di Tramadol e si arruolano nelle milizie dell’Isis, nel Sinai. Sul fronte sanitario, invece, solo al Cairo nell’ultimo anno sono stati almeno 50 i decessi segnalati per collassi cardiovascolari, causati dall’utilizzo di Tramadol in dosi massicce. In Libia, Iraq e Siria e marginalmente in Tunisia, si riscontrano dinamiche simili, anche se mancano dei dati sul numero effettivo dei consumatori e sugli effetti sociali di questa droga.

Un nuovo business per la mafia

Se l’Isis ordina centinaia di tonnellate di Tramadol dall’India e questi carichi fanno scalo nei porti italiani prima di essere «girati» nei Paesi arabi, è probabile che la che le ‘ndrine così come Cosa Nostra possano decidere, se già non l’hanno fatto, di investire, per il mercato italiano, nella gestione e spaccio di questa nuova droga: semplice, dai lunghi effetti, economica.

Lo stesso procuratore della Dda calabrese Paci afferma che ci sono delle indagini in corso che si stanno sviluppando anche su questo fronte. Il rischio è che questa sostanza inondi anche il nostro Paese, andando ad attecchire nei contesti giovanili e della marginalità sociale.

Articolo ripreso dalla rivista missionaria dei padri bianchi Africa.

Preti sposati per una Chiesa che evangelizza

Agensir

Si è conclusa oggi con un documento presentato da mons. Domenico Sigalini, presidente del Centro di orientamento pastorale, la 69ª Settimana di aggiornamento pastorale, svoltasi a Torreglia (Padova) e chiamata a riflettere su una “Parrocchia senza preti. Dalla crisi delle vocazioni alla rinnovata ministerialità laicale”.
“È innegabile che i preti in questi trent’anni siano diminuiti di numero, abbiano un’età media alta e non vedano alle spalle un ricambio sufficiente”, anche se l’Italia in questo non è omogenea. Ma “resta sempre un 75% di persone che, anche se non sono praticanti, sentono non secondario per la loro vita un sentimento che si apre al trascendente” ed “esprime domande sull’uomo, sulla natura, sulla vita sociale che esigono proposte significative per la coscienza moderna. È una delle grandi sfide che vengono poste alle comunità cristiane, si apre un mondo nuovo, che sfida la parrocchia che vuole riformularsi. Per le sfide di oggi non occorre solo e soprattutto un prete, ma anche una comunità che veramente evangelizza”.
Tuttavia “non ci saranno mai territori senza preti, comunità cristiane soprattutto senza preti, perché vorrebbe dire pure senza Eucarestia, che è il centro necessario di ogni vita cristiana”, scrive il documento. E continua: “Sono affermazioni confortanti, piene di senso della realtà e di speranza, di cui abbiamo bisogno oggi ancora più capillarmente di 30 anni fa, quando il Cop iniziò a riflettere sui primi accorpamenti di parrocchie”. Già allora si metteva a fuoco che “non si trattava di un 112 di sopravvivenza di alcuni servizi dei preti, ma “di una nuova missionarietà che parrocchie messe assieme potessero sviluppare nei territori omogenei in cui erano radicate”.

Preti sposati nuove visioni di Chiesa. Prepararsi ai cambiamenti a piccoli passi

INIZIATIVA

Pastorale: Settimana Cop. Voltan, “prepararsi al cambiamento con piccoli passi successivi”

Nella chiesa padovana la situazione del numero di preti non è drammatica, ma ci poniamo anche noi la domanda sul segno dei tempi che è il loro calo, e reagiamo cercando di declericalizzare le nostre parrocchie puntando sulla soggettività di ogni comunità. Questo ci obbliga a interrogarci con sguardo nuovo sul tipo di pastori di cui le nostre comunità hanno bisogno se vogliono adeguarsi ai tempi, nella prospettiva della missione. Se si ragiona sul numero dei preti non si va lontano, se si lavora a comunità che si interrogano sulla missione di comunicare il Vangelo, è più promettente”. Sono i concetti che sottolinea don Leopoldo Voltan, vicario episcopale per la Pastorale della diocesi di Padova, aprendo a Torreglia (Padova) l’ultima giornata dei lavori della 69ª Settimana nazionale di aggiornamento pastorale. “Andare verso una pastorale più generativa – continua – significa anche ragionare sulle parole. ‘Perdita’, ad esempio – di sacerdoti, fedeli, offerte – non è il linguaggio della gratuità. Noi sentiamo ancora le parrocchie come centrali e questo ci impedisce di riconoscere che adesso noi preti, parrocchie e operatori pastorali, siamo periferia, non centro. Quando il Papa parla delle periferie, parla forse anche di noi. Ma essere periferici è un guadagno grande”.
“Cambiare – ammette don Voltan – è sempre difficile. Ma chi è interessato al cambiamento deve considerare tre stati: la visione, che è un processo di discernimento, il capire cosa cambierà; la condivisione, accettare il cambiamento e gestire i conflitti; prepararsi al cambiamento con piccoli passi successivi. Nella nostra diocesi siamo ancora agli inizi, all’intravedere la visione”.

agensir.it

Pedofilia, chiesti 5 milioni di risarcimento alla diocesi di Savona

 

Il Manifesto – Luca Kocci 

(Luca Kocci) Colpevole ma prescritto, grazie alle omissioni complici del proprio vescovo. Ma ora la diocesi di Savona rischia di dover pagare cinque milioni di euro a cinque vittime di donNello Giraudo, prete pedofilo condannato dai tribunali italiani e protetto dall’istituzione ecclesiastica. A tanto ammonta infatti la richiesta che la Rete “L’abuso” (associazione di sopravissuti agli abusi sessuali del clero) ha avanzato alla diocesi ligure.

Corridoi umanitari. Cresce l’offerta di solidarietà

NEV

Con i nuovi 77 profughi siriani saranno oltre 2.600 i rifugiati giunti in Europa con questo progetto della società civile. A Fiumicino il benvenuto e una conferenza stampa.
Giovedì 27 giugno si completerà l’arrivo a Roma di 77 profughi siriani dal Libano, grazie ai corridoi umanitari promossi dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), Comunità di Sant’Egidio e Tavola Valdese, in accordo con i ministeri dell’Interno e degli Esteri. Con loro saranno oltre 2.600 le persone accolte in Europa con un progetto della società civile totalmente autofinanziato, nato in Italia, ma poi adottato anche da altri Paesi.

FURTO MILIONARIO DI LIBRI ANTICHI IN GB, 15 ARRESTI

ansa

IL COLPO A GENNAIO 2017, VALORE DI 2 MILIONI DI EURO Quindici persone sono state arrestate in Inghilterra e Romania a seguito di un’operazione dei carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Monza, la Metropolitan Police di Londra e l’Ispettorato Generale della Polizia romena, coordinati da Europol ed Eurojust. Sono accusati di far parte di un’organizzazione responsabile del furto di 260 libri antichi del valore di 2 milioni di euro, messo a segno nella notte tra il 29 e il 30 gennaio 2017 a Feltham, nel Regno Unito. 

South Korean Mass for peace attracts 20,000 faithful


UCANews 

South Korean bishops and 20,000 Catholics prayed for peace on the divided peninsula on the 69th anniversary of the outbreak of the Korean War (1950-53). The Committee for the Reconciliation of the Korean People of the Catholic Bishops’ Conference of Korea (CBCK) held a special Mass on June 25 at Peace World Park in Imjingak, near the demilitarized zone dividing North and South Korea.

CALDO: ARRIVA ONDATA AFA STORICA, OGGI 6 CITTÀ BOLLINO ROSSO

ansa

RISCHIO PER BOLZANO, BRESCIA, FIRENZE, PERUGIA, RIETI E ROMA Un’ondata di calore storica con punte fino a 42 gradi quella che sta per investire le città, secondo i meteorologi. Sei oggi e 16 domani i centri urbani contrassegnati col bollino rosso del ministero della Salute, che indica massimo livello di rischio per tutta la popolazione. Oggi allerta per Bolzano, Brescia, Firenze, Perugia, Rieti e Roma. 

Parrocchie senza Parroco si riaccolgano i preti sposati

Monsignor Sanna lascia la Diocesi di Oristano dopo 13 anni. Preoccupato per vocazioni. Proponga al Papa di riammettere i preti sposati Oristano, 26/06/2019 – 10:20 (informazione.it – comunicati stampa – varie) Ma il rammarico più grande, ha spiegato monsignor Sanna, è quello di non aver avuto vocazioni sacerdotali sufficienti a coprire almeno una parte delle tante parrocchie senza parroco residente e a ringiovanire il presbiterio diocesano, che conta 96 sacerdoti dei quali, però, solo 55 sono attivi perché l’età media è di oltre 63 anni e solo 13 hanno meno di 40 anni, mentre sette ne hanno più di 90 e ben 16 più di 80. Commenta la notizia il Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati che rilancia la proposta di collaborazione al Papa e ai Vescovi della CEI.

Parrocchie senza Parroco si riaccolgano i preti sposati

Perché non accogliere i preti già sposati e permettere loro di esercitare il loro ministero?

Una seria riflessione su Settimanan News che ha pubblicato un articolo uscito lo scorso 25 giugno 2019 sulla rivista digitale cilena Reflexión y liberación. Roma, 26/06/2019 – 22:50 (informazione.it – comunicati stampa – varie) Il 17 giugno 2019 il Vaticano ha pubblicato un documento che raccomanda al Sinodo pan-amazzonico, che si terrà nell’ottobre 2019 a Roma, di prendere in considerazione l’ordinazione presbiterale di uomini sposati, anziani e rispettati, soprattutto indigeni, per le regioni lontane dell’Amazzonia. Il papa non vuole una Chiesa che visiti, ma una Chiesa che rimanga. Questa rivendicazione è vecchia e fu proposta dalla Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (CNBB) negli anni ’80 del secolo scorso a papa Giovanni Paolo II, che la interpretò come una specie di provocazione e per questo motivo mantenne sempre una certa distanza con la CNBB.
Perché non accogliere i preti già sposati e permettere loro di esercitare il loro ministero?

Serie fonti ecclesiastiche forniscono le seguenti informazioni: nella Chiesa, dal 1964 al 2004, hanno lasciato il ministero 70.000 preti. In Brasile di 18 mila preti, 7 mila hanno fatto lo stesso. Le CEB (Comunità ecclesiali di base) e i ministeri laicali puntano a sopperire alla mancanza di preti. Perché non accogliere i preti già sposati e permettere loro di esercitare il loro ministero o ordinare uomini sposati?

Nel Sinodo pan-amazzonico questo suggerimento probabilmente sarà accettato. Il documento dice anche che ci sarà un «ministero ufficiale per le donne», che non sappiamo cosa sarà. Alla fine, avremo preti sposati, un vecchio desiderio di molte Chiese.

Fin dall’inizio del cristianesimo la questione del celibato è stata controversa.

Si sono evidenziate due tendenze: una che permetteva i preti sposati e una che preferiva i preti celibi. Era chiaro a tutti che il celibato non è un dogma di fede, ma una disciplina ecclesiastica, propria della Chiesa occidentale. Tutte le altre Chiese cattoliche (ortodossa, siriaca, melchita, etiope ecc.) e le Chiese cristiane non conoscono questa disciplina. E come disciplina può essere abolita, dipendendo in ultima analisi dalla decisione del papa.

Gesù si riferisce a tre tipi di celibi, che chiama eunuchi o castrati (eunoûchoi in greco). Dice dell’ultimo tipo: «ci sono quelli castrati che si resero tali da se stessi per il Regno dei cieli; chi può comprendere, comprenda» (Mt 19,12). Riconosce che «non tutti sono capaci di capire questo discorso, ma solo quelli a cui è stato dato» (Mt 19,11). Curiosamente, nella Prima Lettera a Timoteo, si dice che «l’episcopo sia marito di una sola moglie… deve sapere governare bene la propria famiglia e tenere con grande dignità i figli in sudditanza» (1Tm 3,2-4). Lo stesso si dice nella Lettera a Tito, 1,6.

Nel riassumere la lunga e tortuosa storia del celibato, si nota che, inizialmente, non esisteva il celibato come legge e, se esisteva, era poco osservato. I papi Adriano II(867-872) e Sergio III (904-911) erano sposati. Gli storici dicono che tra il X e il XIII secolo era normale per il prete convivere con una compagna. Anche nel Brasile, quando era ancora una colonia, era molto frequente. In passato, i parroci di campagna generavano bambini e li preparavano a essere suddiaconi, diaconi e preti, perché non c’erano istituzioni per prepararli.

Menzione speciale merita la non osservanza del celibato da parte di alcuni papi. Ci fu un periodo di grande declino morale, chiamato “l’era pornocratica” tra il 900 e il 1110. Benedetto IX (1033-1045), fu consacrato papa all’età di 12 anni, già “pieno di vizi”. Papa Giovanni XII (955-964), consacrato a 18 anni, viveva tra orge e adulteri. Famosi sono stati alcuni papi del Rinascimento come Paolo III,Alessandro VI, con diversi figli e Leone X che faceva sposare i suoi figli con sfarzo all’interno del Vaticano (vedi Daniel Rops, La storia della Chiesa di Cristo, II, Porto 1960, p. 617s).

Infine, si celebrò il Concilio di Trento (1545 e 1563), che impose la legge del celibato come obbligatoria per tutti coloro che accedevano all’ordine presbiterale. E così è rimasto fino ad oggi. Furono creati seminari in cui i candidati erano preparati sin da piccoli per il ministero, con una prospettiva apologetica di scontro con la Riforma protestante e, in seguito, con le eresie e gli “errori moderni”.

Siamo favorevoli al fatto che vi siano, come in tutte le altre Chiese, preti sposati e preti celibi. Non come imposizione di una legge imposta o una precondizione per il ministero, ma come opzione. Il celibato è un carisma, un dono dello Spirito per coloro che possono viverlo senza troppi sacrifici.

Gesù lo ha capito bene: è una “castrazione” nel senso del vuoto che questo rappresenta nell’affettività e nell’intimità per l’uomo e la donna. Ma questa rinuncia è assunta per amore del Regno di Dio, al servizio degli altri, specialmente dei più poveri. Pertanto, tale mancanza è compensata dalla sovrabbondanza d’amore. Ciò richiede un incontro intimo con Cristo, che coltiva la spiritualità, la preghiera e l’autocontrollo. Osserva realisticamente il Maestro: «non tutti sono capaci di capirlo» (Mt 19,11). Ci sono coloro che lo capiscono. Vivono il loro celibato opzionale in modo sereno, senza diventare duri, conservando la giovialità e la tenerezza essenziale, così sollecitata da papa Francesco. Quanto sarebbe bello se accanto a loro ci fossero preti sposati!

Ora potremo finalmente gioire di avere anche uomini sposati, familiarmente ben integrati, che possono essere preti e accompagnare la vita religiosa dei fedeli. Sarà un guadagno per loro e per le comunità cattoliche.

Suora celebrò un matrimonio. Papa Francesco rimuove il vescovo che lo permise

Permise ad una suora di celebrare un matrimonio, come segnale di possibili cambiamenti verso l’ordinazione delle donne come sacerdoti. E adesso è stato rimosso. Papa Francesco ha accettato le dimissioni del canadese Dorylas Moreau dal governo della diocesi di Rouyn-Noranda, in Quebec, di cui era vescovo dal novembre 2001.

Il Bollettino della Sala stampa vaticana, nel dare la notizia, come sempre non spiega i motivi della rinuncia di monsignor Moreau, che avendo 71 anni non ha ancora raggiunto l’età del pensionamento. Ma il presule canadese, per quanto non sia evidente una relazione tra le due cose, è colui che nel 2017 chiese a papa Bergoglio di consentire a una religiosa, suor Pierrette Thiffault, di Temiscamingue, di officiare delle nozze, effettivamente poi celebrate.

Della vicenda parlarono i media canadesi come di una prima occasione in cui una suora cattolica, nel luglio 2017, officiava un matrimonio. Suor Pierrette Thiffault, da 55 anni appartenente alle suore della Provvidenza, aveva già ricevuto dal vescovo Moreau il privilegio di amministrare battesimi. Ma fino a poco prima lei stessa commentava con la stampa locale: “Non posso sposare. Non sono ordinata e non è nelle mie funzioni”.

Una lettera era stata inviata però al Vaticano chiedendo per lei il permesso di presiedere ai matrimoni e la risposta venne il 23 maggio 2017, con l’autorizzazione da parte della Congregazione del Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti.

“Quando ho avuto la risposta, ho sentito una responsabilità e una grande dignità”, osservava suor Pierrette, con riferimento alle situazioni eccezionali, come la mancanza di un prete, in cui una persona laica o una religiosa può essere designata come “testimone qualificato” per celebrare un matrimonio. “E’ un grande servizio alla Chiesa, ma anche a me – commentava ancora la religiosa -. E’ un’apertura per le donne nel nostro ambiente, ma anche nella diocesi”.

Lo stesso vescovo Moreau aveva dato a suor Thiffault il soprannome di “pastore”. Va ricordato che non si trattava affatto di una rivoluzione: fu infatti Giovanni Paolo II, seguendo l’antica tradizione della Chiesa cattolica, a permettere a una suora di celebrare le nozze cattoliche, una eccezione inserita dal Codice di Diritto canonico promulgato proprio dal Papa polacco diventato santo.

Anzi, un qualunque laico può farlo: “Dove mancano sacerdoti e diaconi, il vescovo diocesano, previo il voto favorevole della Conferenza episcopale e ottenuta la facoltà della Santa Sede, può delegare dei laici perché assistano ai matrimoni”.

La parola laico infatti non ha connotazione maschile, laico o laica ha principio di uguaglianza. Accadde così che suor Pierrette, religiosa che non per la prima volta doveva sostituire preti mancanti nella sperduta regione canadese dell’Abitibi-Temiscamingue, in un paese di 1.200 abitanti, Lorrainville, celebrò il matrimonio cattolico di Cindy e David. Ed era stato proprio il vescovo locale, Dorylas Moreau, ora dimesso dalla funzione, a chiedere alla suora di celebrare la cerimonia. (Fonte: Ansa)

Tradizionalisti opportunisti… Il Cardinale Burke fa mosse in vista del prossimo Conclave

L’improvvisa uscita di scena del porporato dal Dignitatis Humanae che stava promuovendo nell’abazia di Trisulti una scuola populista per futuri leader politici in una notizia di repubblica.it (potrebbero essere mosse pre-conclave secondo il Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati la partita in gioco è molto alta (ndr).

Di seguito articolo di Paolo Rodari

– Steve Bannon perde l’appoggio del cardinale Raymond Burke, considerato – anche se lui ha sempre negato – la persona più in vista fra gli oppositori di Papa Francesco.

In un comunicato diffuso ieri Burke è lapidario: si dimette dalla presidenza onoraria dell’Istituto Dignitatis Humanae che con l’appoggio dell’ex stratega di Donald Trump voleva formare nell’abazia di Trisulti una scuola populista per futuri leader politici. Si tratta di una importante presa di distanza da parte del porporato più in vista della galassia tradizionalista dall’uomo che ha pubblicamente dichiarato di voler costruire “un movimento nazionale populista in Europa, in contrasto con l’Unione europea”.

Tutto è nato da un articolo, poi rimosso, pubblicato dalla rivista LifeSiteNews, la stessa che divulgò quasi un anno fa il dossier dell’ex nunzio a Washington Carlo Maria Viganò nel quale venivano chieste le dimissioni del Papa. Nell’articolo di LifeSiteNews era affermato che Burke stesse collaborando con Bannon alla scrittura di un film che, ispirato al recente libro di Frédéric Martel “In the Closet of the Vatican”, denuncia l’omosessualità presente in Vaticano e le coperture a essa offerte. Burke afferma di non voler avere più nulla a che fare col Dignitatis Humanae e, insieme, spiega di non essere d’accordo “con un certo numero di dichiarazioni di Mr. Bannon riguardo alla dottrina e alla disciplina della Chiesa Cattolica Romana”.

Da tempo gruppi influenti nella Chiesa, fra questi Civiltà Cattolica, denunciano le spinte populiste e sovraniste che cercano di fare proseliti in Europa anche nel nome dei credenti. Finora, tuttavia, nel fronte conservatore nessuno aveva preso le distanze esplicitamente da Bannon. L’ha fatto ieri Burke, con conseguenze ancora tutte da decifrare. Anche se qualche settimana fa era stata revocata la concessione ministeriale dell’abbazia di Trisulti al Dignitatis Humanaeil progetto di impiantare in Italia un’ala sovranista-ecclesiale in opposizione a Francesco sembrava essere ancora in piedi.

Un anno fa, quando il dossier Viganò deflagrò sui media, Burke venne intervistato da Repubblica. In merito al suo essere antagonista di Bergoglio rispose così: “Non ho niente di personale contro il Papa. Antagonista è qualcuno che ha qualcosa di personale contro un’altra persona. Io no. Tento semplicemente di difendere la verità della fede e la chiarezza nella presentazione della fede. È l’unica cosa che ho fatto e per questo mi hanno accusato di essere un nemico del Papa. Durante il Sinodo dei vescovi siccome ho difeso la costante prassi della Chiesa dicendo che è un peccato grave accedere all’eucaristia pur vivendo in una condizione oggettiva di peccato mortale mi hanno dipinto come un nemico”.

in https://www.repubblica.it/esteri/2019/06/26/news/trisulti_il_cardinale_burke_lascia_il_dignitatis_humanae_e_prende_le_distanze_da_steve_bannon-229663558/

Monsignor Sanna lascia la Diocesi di Oristano dopo 13 anni. Preoccupato per vocazioni. Proponga al Papa di riammettere i preti sposati

Ma il rammarico più grande, ha spiegato monsignor Sanna, è quello di non aver avuto vocazioni sacerdotali sufficienti a coprire almeno una parte delle tante parrocchie senza parroco residente e a ringiovanire il presbiterio diocesano, che conta 96 sacerdoti dei quali, però, solo 55 sono attivi perché l’età media è di oltre 63 anni e solo 13 hanno meno di 40 anni, mentre sette ne hanno più di 90 e ben 16 più di 80. Commenta la notizia il Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati che rilancia la proposta di collaborazione al Papa e ai Vescovi della CEI.

Preti sposati / Siamo favorevoli al fatto che vi siano, come in tutte le altre Chiese, sacerdoti sposati e preti celibi

Il Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati rilancia un testo dal sito web leonardoboff.wordpress.com

Il 17 luglio 2019, il Vaticano ha pubblicato un documento che raccomanda al Sinodo pan-amazzonico, che si terrà in ottobre a Roma, di considerare l’ordinazione sacerdotale di uomini sposati, anziani e rispettati, soprattutto indigeni, per regioni lontane dell’Amazzonia. Il Papa non vuole una Chiesa chevisita ma una Chiesa che rimane. Questa affermazione è vecchia ed è stata proposta dalla Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile (CNBB) a Papa Giovanni Paolo II negli anni ’80 del secolo scorso. La interpretò come una specie di provocazione e per questo motivo mantenne sempre una certa distanza con la CNBB.

Serie fonti ecclesiastiche forniscono le seguenti informazioni: nella Chiesa dal 1964 al 2004 hanno lasciato il ministero70.000 sacerdoti. In Brasile di 18 mila sacerdoti, 7 mila hanno fatto lo stesso. Le CEB (Comunità Ecclesiali di Base) e i ministeri laici mirano a sopperire alla mancanza di sacerdoti. Perché non accogliere i preti già sposati e permettere loro di esercitare il loro ministero o ordinare uomini sposati?

Nel sinodo Pan-Amazonico questo suggerimento, formulato per il proprio Papa, sarà sicuramente accettato. Si riferisce anche che ci sarà un “ministero ufficiale per le donne”, non sappiamo cosa sarà. Finalmente, avremo preti sposati, un vecchio desiderato di molte chiese.

Dall’inizio del cristianesimo la questione del celibato è stata controversa. Sono state tracciate due tendenze: una che consentiva i preti sposati e una che preferiva i preti celibi. Era chiaro a tutti che il celibato non è un dogma di fede, ma una disciplina ecclesiastica, particolare per la Chiesa occidentale. Tutte le altre Chiese cattoliche (ortodossa, siriaca, melchita, etiope, ecc.) e le Chiese cristiane non conoscono questa disciplina. E come disciplina può essere abolita, dipendendo in ultimaanalisi dalla decisione del Papa.

Gesù si riferisce a tre tipi di celibato, che chiama eunuchi o castrati (eunoûxoi in greco). Dice l’ultimo: “ci sono quelli castrati che hanno fatto così se stessi per il Regno dei cieli; chi possa capire che capisca” (Vangelo di Matteo 19,12). Riconosce che “non tutti sono capaci di capire questo, ma solo quelli a cui è stato dato” (Mt 19,11). Curiosamente, nella prima lettera a Timoteo, si dice che “l’episcopo sia marito di una sola moglie… deve sapere come governare bene la sua casa ed educare i suoi figli all’obbedienza e alla castità” (1 Timoteo 3: 2-4). Lo stesso se dice nella Epistola a Tito, 1,6.

Riassumendo la lunga e tortuosa storia del celibato, si nota che inizialmente non esisteva il celibato come legge e se esisteva era poco osservato. Il papa Adriano II (867-872) e Sergio III (904-911) si sposarono. Tra il X secolo e il XIII secolo gli storici dicono che era normale per il sacerdote vivere con una compagna. Anche nel Brasile, quando era ancora una colonia, era molto frequente. In passato, i parroci del campo generavano bambini e li prepararono a essere sub diaconi, diaconi e sacerdoti, perché non c’erano istituzioni per prepararli.

Menzione speciale merita la non osservanza del celibato da parte di alcuni Papi. Ci fu un periodo di grande declino morale, chiamato “l’era pornocratica” tra il 900-1110. Benedetto IX (1033-1045), papa consacrato all’età di 12 anni, già “pieno di vizi”. Papa Giovanni XII (955-964) consacrato a 18 anni viveva in orge e adulteri. Papi del Rinascimento sono famosi come Paolo III, Alessandro VI, con diversi figli e Leone X che sposò i suoi figli con lo sfarzo all’interno del Vaticano (vedi Daniel Rops, La storia della Chiesa di Cristo, II, Porto 1960, p.617 s ).

Infine, si tenne il Concilio di Trento (1545 e 1563), che impose la legge del celibato come obbligatoria per tutti coloro che ascendono all’ordine presbiterale. E così è rimasto fino ad oggi. Sono stati creati seminari in cui i candidati sono preparati sin dalla giovane età per il sacerdozio, con una prospettiva apologetica di fronte alla Riforma protestante e, in seguito alle eresie e agli “errori moderni”.

Siamo favorevoli al fatto che vi siano, come in tutte le altre Chiese, sacerdoti sposati e preti celibi. Il celibato non come una legge imposta o una precondizione per il ministero, ma come opzione. Il celibato è un carisma, un dono dello Spirito per coloro che possono viverlo senza troppi sacrifici.

Gesù lo ha capito bene: è una “castrazione” nel senso del vuoto che questo rappresenta nell’affettività e nell’intimità uomo e donna. Ma questa rinuncia è assunta per amore del Regno di Dio, al servizio degli altri, specialmente dei più poveri. Pertanto, tale mancanza è compensata dalla sovrabbondanza d’amore. Ciò richiede un incontro intimo con Cristo, la ricerca della spiritualità, la preghiera e l’autocontrollo. Osserva davvero il Maestro: “non tutti sono capaci di capirlo” (Mt 19,11). C’è chi lo capisce. Vivono il loro celibato opzionale in modo sereno, senza diventare duri, mantenendo la giovialità e la tenerezza essenziale, così richieste da papa Francesco. Quanto sarebbe bello se accanto a loro ci fossero preti sposati.

Ora possiamo finalmente gioire di avere anche uomini sposati, familiarmente ben integrati, che possono essere sacerdoti e accompagnare la vita religiosa dei fedeli. Sarà una vittoria per loro e per le comunità cattoliche.

MATURITÀ, AL VIA OGGI GLI ORALI PER 520MILA STUDENTI

ansa

DALL’ULTIMO TEST SCOMPARE LA TESINA, ARRIVANO LE TRE BUSTE Al via tra oggi e domani gli orali della nuova Maturità per 520mila studenti. Addio alla tesina, che fino allo scorso anno consentiva ai maturandi di partire da un argomento scelto da loro. Debuttano invece le 3 buste con i temi su cui affrontare il colloquio con la commissione, che assegnerà in questo ultimo test un massimo di 20 punti.

TERREMOTO DI MAGNITUDO 3.6 VICINO ROMA, PAURA MA NESSUN DANNO

ansa

ALLE 22:43 DI IERI, EPICENTRO A COLONNA. VERIFICHE SU METRO C Tana paura ma nessun danno rilevante ieri sera in seguito a una scossa di magnitudo 3.6 avvenuta alle 22:43 vicino Colonna, a est di Roma. Sospesa per verifiche e poi ripresa la circolazione della metro C. Il sisma ha avuto ipocentro superficiale ed è stato avvertito anche nella Capitale e fin sul litorale romano. La zona dei Colli Albani è di pericolosità sismica medio-alta. 

Notizie sportive 24 giugno

EURO U21, STASERA FRANCIA-ROMANIA DECIDE LE SORTI DELL’ITALIA 

GIOCHI 2024: MILANO-CORTINA SPERANO, OGGI LA SCELTA A LOSANNA E’ appesa al risultato di Francia-Romania in programma stasera la sorte dell’Italia negli Europei di calcio under 21: gli azzurrini passerebbero in semifinale come miglior secondi classificati solo in caso di vittoria dei romeni o di un successo dei francesi con almeno 3 reti di scarto. A Losanna si sceglie invece oggi pomeriggio la sede delle Olimpiadi invernali 2026: è testa a testa tra Milano-Cortina e Stoccolma-Aare. (ANSA).