La lettera aperta che inchioda monsignor Delpini: «Lei ha insabbiato gli abusi su mio figlio, si dimetta»

Città del Vaticano – Dopo inutili (quanto vani) tentativi di parlare con Papa Francesco dell’abuso sessuale subito dal figlio minorenne da parte di un sacerdote di Milano – don Mauro Galli – nel frattempo condannato a sei anni e quattro mesi di carcere da un tribunale civile – la mamma della vittima, Cristina Balestrini, coraggiosa e per nulla intimidita dal clima di muro di gomma delle gerarchie ecclesiastiche italiane, ha preso carta e penna per indirizzare una lettera aperta all’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, accusandolo di avere sostanzialmente insabbiato il caso.

Solo il coraggio di una mamma poteva infrangere ogni misura e trovare la forza d’animo per alzare la voce e chiedere giustizia. Stavolta la giustizia della Chiesa.

Cristina si rivolge a Delpini con toni incalzanti e garbati. «Lei, con il suo incredibile e dirompente silenzio, rispetto alla sua personale maldestra gestione dello spostamento del prete quale improbabile e inopportuna risoluzione del problema – maldestro comportamento definito a suo tempo in questi precisi termini e per iscritto dal Cardinale Angelo Scola – stride con quanto quasi quotidianamente il Santo Padre proclama in merito alla lotta contro pedofilia, obbligandoci quindi a contattarla scrivendole pubblicamente questa lettera aperta».

Per la famiglia del ragazzo sono stati otto lunghi anni di silenzio e di sofferenze.

«Le scrivo per chiederle con forza un passo indietro. Glielo chiedo, a nome di tutti i miei familiari, per il bene della Chiesa, per la credibilità della stessa e per rispetto del Sommo Pontefice, di dimettersi dalla carica di Arcivescovo di Milano. Lo chiediamo in coerenza con quanto affermato da Papa Francesco in questi anni e in particolare in virtù del recentissimo Motu Proprio: “Vos Estis Lux Mundi».

Cristina non si arresta nell’indicare che la proclamata “Tolleranza Zero” nei confronti della piaga degli abusi sessuali da parte del clero viene proclamata anche da «vescovi che come Lei, in diverse modalità hanno nascosto ed insabbiato tali crimini spostando i sacerdoti da una parrocchia all’altra, senza avviare alcuna Indagine».

La lettera riferisce per filo e per segno tutti i passaggi di questo caso, le indagini fatte dalla polizia, gli interrogatori, i verbali, i documenti che inchiodano sia Mauro Galli che i suoi superiori come persone che hanno coperto gli abusi.

«Lei monsignor Delpini ha deciso personalmente di spostare immediatamente don Galli dalla parrocchia di Rozzano, dove è avvenuto l’abuso, alla vicina parrocchia di Legnano ancora nel contesto della pastorale giovanile come affermato da Lei sempre alla Polizia di Stato. Inoltre ha allertato lo studio legale Zanchetti, oltre che don Mauro, per mettersi in contatto per gestire la seccatura, ancora prima che gli fosse notificato l’avviso di garanzia come hanno svelato le indagini nel corso del Processo e ancora prima che fosse interrogato. Lei stesso, pur mentendo alla Polizia, ha affermato di non aver avuto fino ad allora alcun contato con lo studio legale (avvenimento palesemente smentito appunto dalle intercettazioni telefoniche) come si può facilmente riscontrare anche sugli innumerevoli articoli pubblicati sul caso».

La signora Cristina è decisa ad andare fino in fondo. Non si fermerà. «O il Santo Padre decide di rinunciare pubblicamente alla “Tolleranza Zero”, stabilendo pubblicamente che portarsi a letto un minore è ritenuto ammissibile e tollerabile e quindi i Vescovi possono tranquillamente e semplicemente spostare tale sacerdoti da una parrocchia all’altra liberi di continuare a portarsi a letto altri bambini senza allertare nessuno (tanto meno i genitori come esattamente avvenuto a Legnano), oppure è evidente che Lei non potrà più ricoprire la carica di Arcivescovo».

Il Messaggero

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