Onu: per fermare la guerra il Libia stop alla vendita di armi

Combattimenti in Libia - foto di archivio

La guerra in Libia potrebbe durare ancora a lungo, qualora non dovessero essere adottate misure alternative ai tentativi diplomatici che la comunità internazionale sta portando avanti. Questo quanto afferma il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, che ha chiesto a tutti i Paesi di mettere in atto un embargo sulle armi nei confronti della Libia, sottolineando come prevenire la proliferazione delle armi sia importante per ridimensionare il conflitto in corso e per riportare la stabilità nel Paese nordafricano. Guterres ha espresso profonda preoccupazione per l’arrivo di armamenti anche via mare, mettendo in evidenza che l’Unione Europea, pur ampliando il mandato della missione navale, di fatto ha ridotto la sua presenza nell’area.

Armi e diplomazia: la grande contraddizione

Secondo Francesco Vignarca, della Rete Italiana Disarmo, è inutile portare aventi iniziative politiche, se poi non si pone un freno alle forniture militari. Questo vale per la Libia, ma anche, ad esempio, per lo Yemen dove è in corso dal 2015 un altro sanguinoso conflitto civile. Da un rapporto circolato al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, infatti – osserva Guterres – risulta che le operazioni militari in atto in Libia sono amplificate proprio dal trasferimento di armi nel Paese.

La richiesta dell’Onu è tanto più necessaria se si analizza l’aggravarsi della situazione umanitaria in Libia a seguito del perdurare del conflitto. Dagli ultimi dati risulta infatti che è salito a 75 mila il numero degli sfollati civili causati dai combattimenti a Tripoli, teatro dal 4 aprile dell’offensiva delle truppe del generale Khalifa Haftar verso la capitale. Tra gli sfollati il 48% è rappresentato da minori e il 51% da donne. La situazione umanitaria continua a deteriorarsi come conseguenza diretta del conflitto armato.

vaticannews

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