Lo scisma di Papa Ratzinger

Esilissimo nella figura, quasi frangibile, etereo, una voce che è solo un sussurro, un biancore di tonaca e di chioma che pare assorbirlo e sollevarlo al cielo come una nube, e quella severità teutonica ormai attenuata da una vecchiezza estrema, anzi più che una vecchiezza direi una antichità che resiste e che galleggia nella penombra dei giorni nostri. Sembrerebbe angelicato se non fosse per il lampo di quello sguardo luciferino. Farebbe tenerezza, se non fosse Joseph Ratzinger, l’anti-Papa. Quello che la fulminante copertina de “Il Manifesto” chiamò “il pastore tedesco”. Eccolo che, in punta di sottana, con un tono scolastico e devozionale, scivola fuori dal silenzio, si affaccia urbi et orbi, e torna solo per un attimo a pontificare. Cioè torna a evocare i suoi fantasmi. E ad azzannare i suoi nemici.

Dopo la turbolenta stagione di un pontificato precipitato nelle dimissioni, Benedetto XVI pareva scegliere l’eremo e ritirarsi in preghiera. Ma sotto la cenere penitenziale degli esercizi spirituali ardeva e arde il fuoco vivo di una fede marziale e cingolata. Di una teologia dogmatica e integralistica. Sotto il candore verginale della tonaca, vibra l’ideologia clericale e misogina di chi non ha mai inteso fare i conti con le sfide della modernità. Il Papa emerito che appare e scompare, che è evaso dal soglio di Pietro ma non si è mai arreso al “Dio che danza la vita” dei teologi della liberazione, il Papa nostalgico dell’Inquisizione oggi ci regala, aggiornato e completo, il suo campionario di anatemi. Innanzitutto contro l’eresia del 1968, l’anno della grande ribellione che schiude le porte alla libertà sessuale e che amplifica le voci della libertà femminile. Con un tocco di sacrale malafede Ratzinger parla di pedofilia e omosessualità come se fossero la stessa cosa, non è capace di distinguere tra ciò che è un crimine (l’abuso di un minore) e ciò che invece forse è un peccato o forse è semplicemente una delle possibili forme dell’amore (l’amore tra uomini o l’amore tra donne). Incurante dell’effetto comico Ratzinger teorizza che la pedofilia di cardinali vescovi e sacerdoti sia colpa di quell’anno maledetto.

Il ’68. Ma guarda un po’! E chi poteva immaginarlo? Gli stupri e le molestie sessuali consumate nei seminari, nelle sacrestie, nei palazzi vaticani, per esempio da porporati noti per le prediche omofobe e tradizionaliste, sono colpa di Marcuse, di Mao e del femminismo! E l’omertà imposta dai vertici della Chiesa, fino ad anni recenti, la protezione offerta a criminali seriali che hanno continuato di diocesi in diocesi, di parrocchia in parrocchia ad adescare e violentare ragazzini e bambini: questo scandalo è colpa di Sartre o della beat generation o di Caterina Caselli che cantava “Nessuno mi può giudicare”? Ma la vera vittima del santo e sussurrato furore dell’ex Papa va oltre le vicende mondane del fatidico 68. La radice del male oscuro che affligge il cattolicesimo è nel Concilio Vaticano II, questo sembra dire in filigrana Ratzinger. Qui siamo ad un vero e proprio coming out, rivelatore di un sentimento lungamente dissimulato tra le eminenze della Chiesa. Il vero oggetto dell’ultima crociata di Benedetto XVI è questo: l’eresia di una Chiesa che si converte al dialogo col mondo e le sue culture, che rompe con la Tradizione e i suoi latinorum, con la liturgia dell’ipocrisia, con una dottrina ebbra di dogmi e ignara delle pene e delle speranze dell’umanità.

Il documento dell’ex pontefice, letto in chiaro, è una chiamata alle armi contro Papa Francesco, che è l’erede credibile e conseguente dello spirito conciliare. Rattrista la mediocrità di un testo che vale quanto un manuale per esorcisti. Peccato. Io penso spesso a quelle scarpette rosse Prada che sbucavano sotto la bianchezza accecante della tonaca dell’ex Santo Padre. Ratzinger con le scarpette rosse mi faceva simpatia. E ora nessuno insinui che volevo dire che il diavolo veste Prada…

La rubrica di Nichi Vendola “Il dito nell’occhio” per Servizio Pubblico verrà pubblicata ogni domenica in esclusiva suwww.michelesantoro.it

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