Centinaia di migliaia di persone, tra cui il sindaco della città, chiedono al governo britannico di organizzare un nuovo referendum

da Avvenire

C’è una parte della Gran Bretagna che non ha paura di dire «abbiamo cambiato idea». È quella scesa in piazza sabato a Londra per chiedere al governo di fermare la Brexit e convocare un secondo referendum. Alla chiamata di “People’s vote”, movimento che riunisce diverse associazioni europeiste, hanno risposto in centinaia di migliaia. Un milione, dicono gli organizzatori. Nulla a che vedere con i miseri numeri, neppure 200, della manifestazione organizzata una settimana fa a Sunderland da Nigel Farage, il padrino politico di Brexit.

Si sono viste tantissime bandiere dell’UE, e cartelli e immagini satiriche contro la prima ministra Theresa May e il partito Conservatore.

Si sono viste tantissime bandiere dell’UE, e cartelli e immagini satiriche contro la prima ministra Theresa May e il partito Conservatore.

Il lungo serpentone di gente si è snodato lungo la strada che da Park Lane porta a Piccadilly e, da qui, ha svoltato verso il fiume dirigendosi a piazza del Parlamento. Il blu delle centinaia di bandiere europee che sventolavano tra folla si mescolava al rosso dei cartelli con cui i manifestanti, di ogni età, di ogni provenienza, chiedevano: «Un altro voto del popolo». «Amiamo l’Ue», gridavano, «Fermiamo Brexit», «Libertà di movimento per tutti».

Alla manifestazione, guidata dallo slogan “Put It To The People” (“Fate scegliere alla gente”), c’erano anche il sindaco di Londra Sadiq Khan e il leader dei LiberalDemocratici, Vince Cable.

Alla manifestazione, guidata dallo slogan “Put It To The People” (“Fate scegliere alla gente”), c’erano anche il sindaco di Londra Sadiq Khan e il leader dei LiberalDemocratici, Vince Cable.

Il «no» a Brexit arriva al termine di una delle settimane più difficili del processo di separazione della Gran Bretagna dall’Ue, quella in cui la premier Theresa May ha ottenuto da Bruxelles un posticipo del «divorzio» al 12 aprile condizionato all’approvazione dell’accordo da parte di Westminster. La ratifica dell’intesa, tuttavia, potrebbe non arrivare. La premier lo ha detto chiaramente: non ci sarà un terzo sul testo finché non ci sarà una maggioranza necessaria a farlo passare.

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