In Italia 5000 circoncisioni l’anno, 25% clandestine

ROMA, 24 MAR – Per motivi culturali, religiosi o igienici tra i 4000 ed i 5000 bambini stranieri ogni anno in Italia vengono circoncisi. Circa il 35% – percentuale scesa in questi primi tre mesi del 2019 al 25% – subisce la pratica clandestinamente, e spesso non realizzata da medici, con il rischio di infezioni ed emorragie che possono diventare letali. Prima del bimbo di cinque mesi morto oggi a Scandiano (Reggio Emilia), l’ultimo decesso dovuto a questo ‘rito’ è avvenuto a Monterotondo alle porte di Roma, lo scorso dicembre. La vittima era un bimbo di due anni figlio di nigeriani, circonciso insieme al fratello gemello che è riuscito a sopravvivere in rianimazione. Nel 2016 morì un bimbo a Torino, altre vittime a Treviso e Bari. Foad Aodi, presidente dell’Associazione Medici di origine straniera in Italia si batte contro le circoncisioni fuori controllo e chiede aiuto al Ministero della Salute. I dati dei bimbi circoncisi raddoppiano, arrivando a 9.000/10.000 bambini l’anno, se si considerano anche quelli che, pur vivendo in Italia, vengono ‘operati’ nei paesi d’origine. In alcune regioni come il Lazio ed il Veneto le famiglie di migranti (per lo più tunisini, egiziani, nigeriani, iracheni, siriani e di tutti i paesi africani e albanesi di origine mussulmana) possono accedere al Servizio sanitario con una spesa che varia dai 250 ai 400 euro. In Toscana invece c’è un regime di convenzione. Costi ancora troppo alti per chi vive in situazioni di indigenza. Ma c’è anche un altro aspetto che favorisce la clandestinità: nel Lazio, ad esempio, alcune strutture pubbliche sottopongono alla circoncisione soltanto i bambini che hanno compiuto i 4 anni, per altre, come il poliambulatorio di Civitavecchia, devono avere almeno 12 anni soprattutto per questioni legate all’anestesia.

“Ma il 99% dei genitori chiede di poterlo fare quando il bambino ha pochi mesi”, spiega Foad Aodi che ha lanciato un appello al Ministero della Salute perchè autorizzi “la circoncisione nelle strutture sanitarie pubbliche e private a livello nazionale con prezzi accessibili” ed anche “per abbassare l’età” di accesso alla pratica. Privatamente i costi raggiungono anche i 2500 euro, con picchi fino 4000 euro. Ad alimentare il mercato clandestino sono anche i molti irregolari che ovviamente non possono rivolgersi a strutture autorizzate. Nei paesi d’origine la circoncisione, che non viene praticata dai medici, costa pochissimo, spesso basta un’offerta. (ANSA).

EURO 2020: QUALIFICAZIONI, ITALIA-FINLANDIA 2-0

ansa

GOL DI BARELLA E KEAN. BENE ANCHE SPAGNA E SVIZZERA Esordio vincente nelle qualificazioni a Euro 2020 per l’Italia di Mancini, che a Udine batte 2-0 la Finlandia con reti di Barella e del giovane Kean. Bene anche la Spagna, 2-1 alla Norvegia. La Svizzera ha vinto 2-0 in Georgia. Oggi tra le altre in campo Olanda-Germania, Cipro-Belgio e Ungheria-Croazia. Amichevoli: Brasile-Panama 1-1 e Messico-Cile 3-1. (ANSA).

Londra. «No alla Brexit»: un milione di persone in piazza a manifestare

Centinaia di migliaia di persone, tra cui il sindaco della città, chiedono al governo britannico di organizzare un nuovo referendum

da Avvenire

C’è una parte della Gran Bretagna che non ha paura di dire «abbiamo cambiato idea». È quella scesa in piazza sabato a Londra per chiedere al governo di fermare la Brexit e convocare un secondo referendum. Alla chiamata di “People’s vote”, movimento che riunisce diverse associazioni europeiste, hanno risposto in centinaia di migliaia. Un milione, dicono gli organizzatori. Nulla a che vedere con i miseri numeri, neppure 200, della manifestazione organizzata una settimana fa a Sunderland da Nigel Farage, il padrino politico di Brexit.

Si sono viste tantissime bandiere dell’UE, e cartelli e immagini satiriche contro la prima ministra Theresa May e il partito Conservatore.

Si sono viste tantissime bandiere dell’UE, e cartelli e immagini satiriche contro la prima ministra Theresa May e il partito Conservatore.

Il lungo serpentone di gente si è snodato lungo la strada che da Park Lane porta a Piccadilly e, da qui, ha svoltato verso il fiume dirigendosi a piazza del Parlamento. Il blu delle centinaia di bandiere europee che sventolavano tra folla si mescolava al rosso dei cartelli con cui i manifestanti, di ogni età, di ogni provenienza, chiedevano: «Un altro voto del popolo». «Amiamo l’Ue», gridavano, «Fermiamo Brexit», «Libertà di movimento per tutti».

Alla manifestazione, guidata dallo slogan “Put It To The People” (“Fate scegliere alla gente”), c’erano anche il sindaco di Londra Sadiq Khan e il leader dei LiberalDemocratici, Vince Cable.

Alla manifestazione, guidata dallo slogan “Put It To The People” (“Fate scegliere alla gente”), c’erano anche il sindaco di Londra Sadiq Khan e il leader dei LiberalDemocratici, Vince Cable.

Il «no» a Brexit arriva al termine di una delle settimane più difficili del processo di separazione della Gran Bretagna dall’Ue, quella in cui la premier Theresa May ha ottenuto da Bruxelles un posticipo del «divorzio» al 12 aprile condizionato all’approvazione dell’accordo da parte di Westminster. La ratifica dell’intesa, tuttavia, potrebbe non arrivare. La premier lo ha detto chiaramente: non ci sarà un terzo sul testo finché non ci sarà una maggioranza necessaria a farlo passare.

Lotta agli abusi. Papa Francesco accetta le dimissioni dell’arcivescovo cileno Ezzati

Il cardinale Ezzati Andrello (Ansa)

Papa Francesco ha accettato sabato le dimissioni del cardinale arcivescovo di Santiago, il salesiano Ricardo Ezzati Andrello, 77 anni. E ha nominato amministratore apostolico “sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis” il cappuccino Celestino Aós Braco, 74 anni, finora vescovo di Copiapó.

Il porporato, italiano naturalizzato cileno, aveva presentato la sua rinuncia nel gennaio 2017 al momento di compiere 75 anni. Nominato vescovo da Giovanni Paolo II nel 1996, nel 2010 era stato nominato arcivescovo di Santiago da Benedetto XVI e nel 2014 Francesco lo aveva creato cardinale. La decisione di papa Bergoglio arriva dopo che la Corte di appello di Santiago venerdì ha respinto la richiesta di archiviazione delle indagini su Ezzati riguardo all’occultamento di abusi su minori da parte di tre preti operanti nella sua diocesi: l’ex cancelliere don Oscar Muñoz Toledo, il marista Jorge Laplagne Aguirre e don Tito Rivera.

Continua quindi la via crucis della Chiesa cilena, tormentata dallo scandalo degli abusi. Ezzati è il settimo vescovo sotto processo in Cile, dove peraltro sono indagate 219 persone legate all’apparato ecclesiastico. Mentre il ministero degli Esteri dichiara di aver ricevuto dal Vaticano un dossier di 200 pagine riguardante parte dei casi di abusi che coinvolgono religiosi e laici legati alla Chiesa cattolica su cui sta indagando la magistratura.
Lo scorso settembre l’opera di purificazione della Chiesa in Cile promossa da papa Francesco aveva colpito una figura chiave della crisi, con la dimissione dallo stato clericale dell’87enne Fernando Karadima, figura carismatica, che nel 2011 è stato condannato dalla Congregazione per la dottrina della fede. Negli anni passati infatti alcune vittime avevano accusato diversi ecclesiastici – e in particolare il vescovo di Osorno, Juan de la Cruz Barros Madrid – di aver coperto gli atti di Karadima, di cui da giovani erano stati allievi. In un primo tempo, e durante il suo viaggio in Cile del gennaio 2018, papa Francesco aveva difeso, anche vigorosamente, Barros ma poi ha voluto studiare meglio la vicenda e nel febbraio successivo ha inviato in Cile l’arcivescovo Charles J. Scicluna. In base alle conclusioni di questa visita il Pontefice, l’8 aprile, ha scritto una prima Lettera ai vescovi cileni. Nella missiva Bergoglio ha riconosciuto «gravi errori di valutazione e percezione», annunciando che avrebbe ricevuto a Roma tre note vittime di Karadima per ascoltarli personalmente e chiedere loro perdono. Quindi il Papa ha convocato l’episcopato cileno a Roma per «dialogare sulle conclusioni» dell’indagine di Scicluna. Riunione che si è tenuta in maggio e culminata nelle dimissioni in blocco dell’episcopato (27 ordinari e 7 ausiliari).

Francesco, dopo aver scritto un’ulteriore Lettera, indirizzata questa volta «al popolo di Dio pellegrino in Cile», è passato all’azione. Accogliendo, finora, le dimissioni di otto vescovi. L’11 giugno 2018 è toccato ai primi tre. A Barros di Osorno, 62 anni, sostituito dall’amministratore apostolico Jorge Enrique Concha Cayuqueo, 60 anni, ausiliare di Santiago. E ad altri altri due presuli che però hanno già superato i 75 anni: Cristián Caro Cordero, arcivescovo di Puerto Montt, dove è subentrato come amministratore apostolico padre Ricardo Basilio Morales Galindo, provinciale dei Mercedari in Cile, e Gonzalo Duarte García de Cortázar, vescovo di Valparaíso, dove è arrivato come amministratore apostolico Pedro Mario Ossandón Buljevic, 61 anni, ausiliare di Santiago.

Il 28 giugno è stata la volta del vescovo di Rancagua Alejandro Goic Karmelic, 78 anni, e dell’ordinario di Talca Horacio del Carmen Valenzuela Abarca, 64 anni, uno dei figli spirituali di Karadima. A Rancagua è stato nominato amministratore apostolico l’ausiliare di Santiago, Luis Fernando Ramos Perez, 59 anni, e a Talca un altro ausiliare della capitale, Galo Fernandez Villaseca, 57 anni. Il 21 settembre poi è toccato a Carlos Eduardo Pellegrín Barrera, verbita, 60 anni, vescovo di San Bartolomé de Chillán, e a Cristián Enrique Contreras Molina, 71 anni, mercedario, ordinario di San Felipe. Hanno preso il loro posto come amministratori apostolici, padre Sergio Hernán Pérez de Arce Arriagada e don Jaime Ortiz de Lazcano Piquer, vicario giudiziale di Santiago del Cile. Su Pellegrín Barrera pende un’indagine per mancata denuncia delle violenze commesse da un sacerdote della sua diocesi, mentre su Contreras Molina un’indagine per presunti abusi da lui stesso commessi.

Sabato è toccato al cardinale arcivescovo della capitale. A metà dello scorso settembre poi è arrivata la notizia della dimissione dallo stato clericale, sempre per abusi su minori, di un altro famoso sacerdote cileno, Cristian Precht, 77 anni. Mentre in ottobre la stessa sorte è toccata a due presuli già “in pensione”: Francisco José Cox Huneeus, 85 anni, dei padri di Schoenstatt, arcivescovo emerito di La Serena, e Marco Antonio Ordenes Fernandez, 54 anni, vescovo emerito di Iquique.