IL SORTEGGIO CHAMPIONS DICE AJAX, LA JUVE INSEGUE IL SOGNO.  MALE IL NAPOLI IN EUROPA LEAGUE, AI QUARTI TROVA L’ARSENAL

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Passa dall’Ajax ai quarti il sogno Champions della Juve. E’ il risultato del sorteggio di Nyon. In semifinale i bianconeri sarebbero attesi, nel tabellone in stile tennistico già deciso, dalla vincente del derby inglese Tottenham-Manchester City; dalla parte opposta, Barcellona-Liverpool potrebbe essere la semifinale se i blaugrana eliminano il Manchester United e i Reds superano il Porto. Male il sorteggio dei quarti di Europa League per il Napoli che pesca l’Arsenal. (ANSA).

I GIOVANI IN PIAZZA IN TUTTO IL MONDO, ‘SALVIAMO IL FUTURO’

ANSA

ALICE, 9 ANNI LA GRETA ITALIANA. MATTARELLA, CHIEDONO AZIONI Milioni di giovani sono scesi in piazza in tutto il mondo e in numerose città italiane, per lo Strike4Climate, lo sciopero del clima per ‘salvare il nostro futuro’ sulle orme dell’attivista 16enne svedese Greta Thunberg che si appella agli adulti: ‘Non vogliamo le vostre speranze, vogliamo che vi uniate a noi’. L’Italia ha la sua Greta, è Alice, di 9 anni, che manda il suo messaggio: ‘Grazie Greta per aver iniziato, se tu non l’avessi fatto, le persone non si sarebbero interessate al cambiamento climatico’. Il presidente della Repubblica Mattarella ha detto che ‘tanti giovani chiedono di agire per difendere il clima’.

MORTA IMANE FADIL, TESTIMONE CONTRO BERLUSCONI NEL CASO RUBY

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AVEVA DETTO, ‘MI HANNO AVELENATO’. L’INDAGINE È PER OMICIDIO La Procura di Milano sta indagando sulla morte di Imane Fadil, la modella di origini marocchine di 34 anni testimone chiave dell’accusa nei processi sul caso Ruby a Silvio Berlusconi, morta il primo marzo all’ospedale Humanitas dove era ricoverata da fine gennaio. Il procuratore Francesco Greco ha spiegato anche che la giovane donna aveva detto ai suoi familiari e avvocati che temeva di essere stata avvelenata. Sul corpo è stata disposta l’autopsia.

STRAGE IN DIRETTA IN NUOVA ZELANDA, 49 MORTI IN DUE MOSCHEE

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KILLER UN SOPREMATISTA BIANCO, SCRITTA LUCA TRAINI SULL’ARMA E’ di almeno 49 morti e 48 feriti il bilancio dell’attacco contro due moschee a Christchurch, in Nuova Zelanda. Arrestati tre uomini e una donna. Il killer è un giovane australiano, Brenton Tarrant, suprematista bianco che si ispira a Breivik, l’assassino di Utoya. Ha ripreso la strage, preparata per due anni e preannunciata su un forum online, in una agghiacciante diretta Facebook di 17 minuti: fedeli uccisi uno per uno mentre pregavano. Le farneticazioni anti-migranti in un Manifesto di 74 pagine. Ammiratore di Trump come ‘simbolo dell’identità bianca’, sul suo mitra anche il nome di Luca Traini, autore dell’attacco contro migranti a Macerata. Un ragazzo-eroe lo ha disarmato a mani nude. La rabbia del mondo islamico: per Iran e Al-Azhar è il frutto dei discorsi d’odio contro i musulmani.

Caro Tajani, ecco cosa hanno fatto davvero Mussolini e il fascismo

Non è la prima volta che il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani richiama inopportunamente aspetti del passato. Il 10 febbraio a Basovizza ha lanciato il suo “w l’Istria italiana, w la Dalmazia italiana”. Forse gli è sfuggito che è stata l’Italia a invadere la Jugoslavia macchiandosi di crimini di guerra a Lubiana e nei Balcani.

Intervistato nel programma radiofonico La Zanzara ha affermato: “Mussolini? Fino a quando non ha dichiarato guerra al mondo intero seguendo Hitler, fino a quando non s’è fatto promotore delle leggi razziali, a parte la vicenda drammatica di Matteotti, ha fatto delle cose positive per realizzare infrastrutture nel nostro Paese, poi le bonifiche. Non si può dire che non abbia realizzato nulla”.

Il “fino a quando” e gli “a parte” non sono occasionali episodi di una stagione felice, ma inevitabili conseguenze della natura del regime fascista.
Intanto il fascismo, per conquistare il potere, scatena in Italia la guerra civile. La violenza squadrista – che lascia sul terreno migliaia di persone tra morti e feriti – diventa pratica politica, con l’appoggio di larga parte dello Stato liberale, monarca incluso. Già prima del 28 ottobre 1922 i fascisti detengono il controllo delle piazze. Gli oppositori, se manifestano, trovano gli squadristi armati pronti a fermarli. A molti deputati antifascisti viene dato il bando, ovvero non possono più tornare alle loro case e parlare nei loro collegi. I giornali contrari al fascismo – sia nazionali che locali – subiscono attacchi alle loro sedi. L’Avanti! viene più volte devastato. Altrettanto numerose sono le aggressioni ai giornalisti; le corrispondenze sulle violenze di piazza dettate al telefono avvengono spesso sotto la diretta minaccia degli squadristi presenti.

Giunto al potere, il fascismo chiude i giornali di opposizione. Il Corriere della Sera e La Stampa, che coraggiosamente nel 1924 accusano il governo fascista di complicità nell’assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti, sono costretti a sostituire i loro storici direttori, Luigi Albertini e Alfredo Frassati, con figure gradite al regime.
Tajani: “Mussolini? Ha fatto cose anche positive. Conte? Persona gentile ma decidono Salvini o Di Maio, quindi chiamo loro”
Volume 90%

Fra le “opere” del fascismo che nessun democratico dovrebbe mai dimenticare, c’è l’istituzione nel 1926 del Tribunale speciale per la difesa dello Stato, un organo che giudica gli oppositori antifascisti trasformando un’idea in reato. Il Tribunale speciale diventa uno strumento di repressione nel quale i 5.619 imputati che vi incappano non dispongono di alcuna garanzia.

Ci sono poi le oltre 12mila persone sradicate dalle loro case e inviate in anguste sistemazioni al confino (qualcuno ha parlato di vacanza ma 177 reclusi, per lo più giovani, vi trovano la morte). Né vanno dimenticati i 160mila ammoniti, spesso sottoposti a vigilanza speciale. Un immenso apparato spionistico infligge la sua costante intimidazione. Lo zelo dei delatori si paga a poche lire. Un’ingiuria contro Mussolini costò al signor Giuseppe Piva nove mesi di detenzione.

Una parte delle figure di spicco dell’antifascismo sono state eliminate o sono morte in conseguenza delle violenze subite. È un destino che, oltre a Matteotti, investe il liberal democratico Giovanni Amendola, il giovane Piero Gobetti, i fratelli Carlo e Nello Rosselli – fondatori del Movimento di Giustizia e Libertà, fatti uccidere in Francia – mentre il comunista Antonio Gramsci viene lasciato morire in carcere. Non sono i soli a conoscere una fine cruenta: il parroco di Argenta don Giovanni Minzoni muore con il cranio sfondato da una bastonata, il fratello di Ignazio Silone e Gastone Sozzi periscono sotto il peso delle torture.

Prima delle leggi razziali del 1938, il fascismo dispone pratiche da apartheid nelle colonie di Eritrea ed Etiopia, quest’ultima conquistata sterminando soldati e civili con il ricorso ai gas chimici banditi dalla comunità internazionale.

Antonio Tajani ha chiesto scusa, un passo indietro per rilegittimarsi, ma tralasciando la natura del fascismo ha offeso la memoria di chi ha avuto la vita distrutta dal fascismo. Com’è triste la politica che distorce le pagine peggiori della nostra storia per un pugno di voti.

Il Fatto Quotidiano

Cambiamenti climatici: una lettera aperta agli studenti

Riprendiamo di seguito la lettera aperta agli studenti di un gruppo di scienziati, studiosi e attivisti sul tema dei cambiamenti climatici pubblicata dal quotidiano Avvenire (13 marzo 2019) e indirizzata agli studenti per stimolarli a prendere in mano la situazione.

Caro direttore, desideriamo condividere con lei e con i lettori di Avvenire una nostra «Lettera agli studenti».

Nel 1967, più di 50 anni fa, un gruppo di ragazzi guidati da don Lorenzo Milani, dopo la bocciatura di alcuni di loro agli esami per la maturità magistrale, decisero di scrivere una lettera a una professoressa immaginaria di quel tempo, in cui la scuola era fortemente selezionatrice e, con le bocciature, censurava anche i modelli scolastici come quello innovativo e radicale della Scuola di Barbiana.

Oggi, che i nodi del modello di sviluppo occidentale stanno venendo al pettine con i cambiamenti climatici e tutte le conseguenze a essi connesse, ci sentiamo di scrivere questo messaggio a voi studenti per stimolarvi a prendere in mano la situazione. Esattamente come chiede Greta Thunberg, la giovane svedese che nonostante i suoi 16 anni mostra una maturità politica da fare invidia ad ogni adulto.

In un’intervista al Guardian, Greta ha detto: «Ho sentito parlare per la prima volta di cambiamento climatico quando avevo otto anni. Ho imparato che è una cosa creata dagli esseri umani. Mi dicevano di spegnere le luci per consumare meno elettricità e di riciclare la carta. Era strano, pensavo, che fossimo in grado di cambiare l’intera faccia del pianeta e il prezioso strato di atmosfera che lo rende la nostra casa: se eravamo capaci di fare questo, perché non ne sentivo parlare ovunque? Perché il clima non era la prima cosa di cui sentivo parlare quando accendevo la TV? Titoli, programmi radiofonici, giornali: non avrei dovuto sentir parlare d’altro, come se fosse in corso una guerra mondiale. Però i nostri leader politici non ne parlavano mai. Se usare i combustibili fossili minaccia la nostra esistenza, come è possibile che continuiamo a usarli? Perché non ci sono dei limiti? Perché non è illegale farlo? Perché nessuno parla dei pericoli del cambiamento climatico che è già in corso? E del fatto che duecento specie animali si estinguono ogni giorno? Ho la sindrome di Asperger e per me le cose sono bianche o nere. Guardo le persone che sono al potere e mi chiedo perché hanno reso le cose così complicate. Sento la gente dire che il cambiamento climatico è una minaccia alla nostra esistenza, però tutti vanno avanti come se niente fosse. Non possiamo più salvare il mondo rispettando le regole, perché le regole devono essere cambiate. Se vivrò cent’anni, sarò ancora qui nel 2103. Quello che facciamo o non facciamo ora, condizionerà tutta la mia vita e quella dei miei amici, dei nostri figli e dei loro nipoti. Gli adulti ci hanno deluso. E dato che la maggior parte di loro, compresi giornalisti e po-litici, continuano a ignorare la situazione, dobbiamo agire, oggi».

Sulla chiamata di Greta, molti studenti di tutta Europa hanno iniziato a ritrovarsi, ogni venerdì, di fronte ai palazzi del potere, in Belgio, Germania, Svezia, Olanda, Australia, Stati Uniti, Svizzera, Regno Unito… semplicemente per stare con i loro cartelli che chiedono conto agli adulti: «Dite di amare i vostri figli più di ogni cosa, invece gli state rubando il futuro».

Molti studenti in molte nazioni, ma ancora molto pochi in Italia. Non notiamo in Italia lo stesso fermento che c’è all’estero e se dovesse essere perché pensate che i cambiamenti climatici non vi riguardano, vorremmo dirvi che vi sbagliate di grosso: niente più di questo fenomeno influirà sul vostro futuro, perché avrà effetti sulla disponibilità di acqua, sulla produzione di cibo, sulla sicurezza dei territori, sulle migrazioni.

Vorremmo darvi un consiglio: fate emergere tutto l’egoismo che è in voi per difendere il vostro futuro, perché se la temperatura terrestre continuerà a salire la vostra vita sarà un inferno. Dunque parlatene, studiate, confrontatevi con gli esperti (le autogestioni potrebbero essere delle buone occasioni…) e poi alzate la voce per inchiodare chi può decidere alle sue gravi responsabilità. La mattina del prossimo 15 marzo è indetto uno sciopero mondiale per il clima, promosso proprio dagli studenti. Non mancate questa occasione per iniziare un percorso: abbiamo poco tempo per rimediare ma possiamo ancora farlo. Ci avete prestato il futuro ed è tempo che lo riprendiate nelle vostre mani per renderlo sicuro, possibile e vivibile, non credete?

Francesco Gesualdi Centro Nuovo modello di Sviluppo
(già allievo di Barbiana e co-autore di Lettera a una professoressa)

Sergio Venezia
(Associazione CO-Energia – Progetti collettivi di Economia Solidale)

Oreste Magni
(Eco-istituto Valle del Ticino)

Amalia Navoni
(Coordinamento Lombardo Nord-Sud)

Roberto Burlando
(Docente di Economia Università di Torino)

Mario Agostinelli
(Associazione Energia Felice e Laudato Si’)

Lidia Di Vece
(Federazione Italiana Economia del Bene Comune)

Tonino Perna
(Ecolandia – Parco Ludico Ecologico Ambientale)

Alberta Cardinali
(Rete Gas Marche che aderiscono ad ‘Adesso pasta!)

Don Virginio Colmegna
(Fondazione Casa della Carità Associazione Laudato Si’)

Luca Mercalli
(Metereologo – Nimbus Società Metereologica Italiana)

settimananews

Anche il Cardinale Kasper chiude ai preti sposati sulla riforma del celibato

da Settimana News

l card. Walter Kasper, pur essendo emerito a motivo dell’età (86 anni), conserva ancora tutta la sua freschezza umana, spirituale e intellettuale. Non solo ama la Chiesa con una fede schietta e coerente, ma ne segue anche la vita e l’evolversi degli avvenimenti. Spesso interviene direttamente su alcuni problemi cruciali, per questo è molto ricercato daimedia desiderosi di conoscere il suo parere. La lunga intervista concessa a Lucas Wiegelmann, che qui riprendiamo in estratto, è stata pubblicata dalla rivista Herder Korrespondenz (marzo 2019) dell’editrice Herder. Dopo una prima parte dedicata ad aspetti più personali, come il suo amore per la musica (ha suonato il violino, il pianoforte e l’organo) e i suoi rapporti con i tre pontefici che ha servito (Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco), e con gli altri cardinali, risponde ad alcune domande di grande attualità, come il problema della mancanza di preti, la questione dei “viri probati”, il celibato ecclesiastico, la morale sessuale nella Chiesa, e gli scandali degli abusi, aggiungendo, infine, alcune osservazioni riguardanti la vita pastorale nella Chiesa tedesca. È la parte che qui abbiamo ripreso.

 

– Card. Kasper, durante il volo di ritorno dal suo viaggio a Panama, il papa ha affrontato il problema dei “viri probati” per far fronte alla mancanza di preti. Una buona idea?

A me è sempre stato chiaro che papa Francesco non vuole toccare il celibato. Il celibato dei preti rimarrà la regola nella Chiesa e io sono d’accordo. La situazione della Chiesa, anche e soprattutto in Germania, non diventerà più facile. Abbiamo infatti bisogno di sacerdoti che siano dediti totalmente a questa causa e dedichino ad essa l’intera loro esistenza. In questo senso, il celibato è realmente una ricchezza, come afferma il papa, ed è impellente ravvivarne la comprensione. Sento sempre come un’offesa sentirmi dire: “Tu vivi un celibato forzato” – io ho sempre avuto coscienza di ciò che facevo. Quando fui ordinato avevo 24 anni. È un’età ancora giovane, ma sapevo di che cosa si trattava, e nessuno mi ha costretto o spinto ad accettarla. Sono stato io a volerlo. Anche se poi, nel corso della vita a volte diventa difficile, è la cosa più normale del mondo – è una realtà che si riscontra anche nel matrimonio.

Per quanto riguarda i viri probati: Francesco ha detto che occorre riflettervi. Lo penso anch’io. Ma questa riflessione dovrebbe cominciare col definire che cosa vuol dire viri probati. Con quali criteri li sceglieremo? Non possiamo accogliere chiunque lo voglia. Quale formazione teologica dovrebbero possedere? Come dovrebbero essere utilizzati, come volontari o a tempo pieno? Si potranno trasferire in caso di bisogno o rimarranno là dove hanno già la loro casa e la loro famiglia? C’è tutta una serie di importanti interrogativi che prima è necessario chiarire. Io credo che noi, in Germania, alla fine avremo dei viri probati in casi singoli. Soltanto una cosa: questa non è la soluzione alla mancanza di preti.

– Quale sarebbe allora?

Io non ho nessuna ricetta risolutiva e nessuno ce l’ha. Non sarebbe certo quella di abolire il celibato. In ultima analisi, è un mistero di Dio la decisione in coscienza di una persona di sentirsi pronta ad accogliere la chiamata. Le ragioni della mancanza di preti sono molteplici e non possono essere ridotte soltanto al problema del celibato. Una di queste, mi sembra, è il fatto che la vita concreta del prete, così come è oggi, non attira più un giovane spiritualmente impegnato. I preti hanno sulle spalle un cumulo enorme di lavoro amministrativo, devono occuparsi di sei parrocchie e anche più, e Dio sa quante riunioni devono organizzare. Bisogna cominciare di qui. L’amministrazione e l’organizzazione devono essere affidate a dei laici capaci. Ciò consente ai preti di disporre di spazi per dedicare più tempo al lavoro pastorale, al dialogo spirituale con le persone, alla preghiera personale e anche al perfezionamento teologico, oggi irrinunciabile. Perché io ho voluto diventare prete? La vocazione l’ho avvertita interiormente molto presto. Era per così dire insita nel mio cuore. Inoltre a Wangen (luogo natale del card. Kasper nel distretto di Ravensburg, Algäu, ndr) avevamo dei cappellani che mi erano piaciuti. Ce n’era uno che avrebbe potuto giocare magnificamente a calcio. Di conseguenza gli abbiamo creduto anche nel resto.

– I vescovi della Germania vogliono ora costituire dei gruppi di lavoro per discutere nuovamente del sacerdozio e di altri temi di lunga durata, celibato, morale sessuale, clericalismo e via dicendo. Lei ha altri suggerimenti per la riforma?

Sollevare ancora questi problemi ben noti, celibato, morale sessuale e via dicendo, non porta a nulla Ne abbiamo già discusso in lungo e largo in Germania negli anni ’70, nel sinodo di Würzburg. In Germania è necessario in primo luogo un rinnovamento spirituale, che vada realmente in profondità. Pensare che si potrebbe iniziare con alcune riforme e che il resto verrà da sé – è sbagliato. Per esempio, le vocazioni al sacerdozio non si possono inventare. Io non posso reclutare dei preti come il personale di un’industria. Il primo passo da compiere consiste nel suscitare la gioia della fede, annunciare e vivere il Vangelo, far crescere la fede, la speranza e la carità. Soltanto quando è stato fatto questo si può pensare in maniera significativa alle altre cose.

– Quindi i vescovi dovrebbero parlare di meno di riforme e di strutture?

Devono parlare del Vangelo. E anche i parroci devono farlo ogni domenica nell’omelia. Per questo devono poter prendersi del tempo. Dobbiamo nuovamente chiederci: cosa facciamo in concreto per introdurre i bambini e i giovani alla fede? In Germania c’è una grande mancanza di catechesi. Mentre, per esempio, qui da noi la catechesi della cresima continua a ridursi, in Italia i giovani vengono preparati durante circa tre anni. Allora dobbiamo stare lì con le mani in mano? Che cosa si fa per preparare alla prima comunione, cosa si fa per preparare i genitori al battesimo, cosa si fa per preparare al matrimonio?

Nel sinodo sulla famiglia, a Roma, abbiamo a lungo discusso sulla preparazione al matrimonio, e quale è stato il risultato? In Germania si tratta di due o tre sere in cui vengono spiegate le formalità e lo svolgimento della cerimonia delle nozze e, in genere, questo è tutto. Qui a Roma, conosco delle comunità in cui il parroco si incontra almeno una decina di sere con i giovani. In questi incontri non si parla solo della cerimonia nuziale, non solo del matrimonio, ma anche di che cosa significhi essere veramente cristiano, far battezzare il proprio bambino e così via. In queste circostanze si sviluppano anche delle reti tra coetanei che a loro volta danno un’impronta alla comunità e la rafforzano. In Germania non vedo niente di tutto questo o molto poco. Si parla delle riforme della comunità o degli abusi. Ok, sono due temi importanti. Ma non sono il punto. Dobbiamo aiutare la gente a trovare il senso della loro vita! A partire da Cristo! Questo è il compito fondamentale. Se riusciamo a ravvivare il fuoco sotto la cenere, allora molte altre cose verranno da sé.

 – All’inizio dell’anno lei ha accennato in un’intervista alla televisione che ci sono delle forze nella Chiesa che strumentalizzano la scandalo degli abusi perché vogliono liberarsi di papa Francesco. Ha dichiarato che “vogliono mettere fine al più presto possibile al suo pontificato e propongono per così dire un nuovo conclave”. È qualcosa di realistico? Crede che il papa prima o poi si dimetterà?

Una volta gli ho chiesto: “Santo padre, mi addolora che lei sia oggetto di così tanti attacchi”. Mi ha risposto soltanto: “Lascia perdere; io non ho perso la mia pace”. Per un gesuita è molto importante la consolazione, la serenità interiore della coscienza e del cuore, poiché è un segno dello Spirito Santo. Ma ciò non significa che queste lotte non lo angustino. È anche mostruosa la slealtà che gli viene attribuita: cardinali che sono lì prima di tutto e soprattutto per aiutare il papa, che poi invece prendono pubblicamente posizione contro di lui. Inconcepibile è la lettera dell’arcivescovo Viganò (nunzio emerito in America), che rimproverava il papa di omissioni circa il caso di abuso di McCarrick. Ho chiesto ad un paio di diplomatici di altri paesi: “Voi potreste prendere pubblicamente posizione contro il vostro governo?”. Hanno risposto. “In nessun modo, ciò sarebbe assolutamente impensabile”. Se uno lo facesse, il giorno dopo verrebbe cacciato via.

– Recentemente il card. Gerhard Ludwig Müller ha pubblicato un “manifesto della fede” che è stato interpretato come una critica al papa nel senso che lì Francesco non figura. Lei ha reagito con una dichiarazione pubblica scrivendo che il “manifesto” semina confusione. Il card. Müller abita anch’egli qui, nel suo stesso palazzo, due piani sopra la sua abitazione. Lei ha parlato con lui di questo “manifesto”?

Il card. Müller attualmente non è a Roma; è stato concordato un colloquio. Il fatto che questo “manifesto” sia stato pubblicato contemporaneamente in varie lingue sta a indicare che si tratta di un’azione mirata. Certamente sono d’accordo con il cardinale Müller circa la sue dichiarazioni teologiche di fondo. Tuttavia, quando sono presentate in un linguaggio così tranciante senza le necessarie distinzioni, un testo del genere diventa motivo di divisione e, per molti, di confusione. Allora non è più cattolico, nel senso originario del termine. Serve a un gruppo determinato di cristiani inquieti, ma ne ferisce molti altri che si interrogano e cercano – e oggi sono tanti. Ciò fa sì che questi vengono distolti, anziché essere convinti o per lo meno essere invitati a riflettere. In fin dei conti, il card. Müller riferendosi all’anticristo ha usato un linguaggio che mi ha chiaramente ricordato Lutero e che – com’è noto – non ha favorito l’unità, ma ha portato alla divisione.

– Non vi capita mai di incontrarvi tra cardinali semplicemente davanti a un bicchiere di birra o di vino per discutere delle diversità di opinioni, anziché pubblicare delle dichiarazioni uno contro l’altro?

Sì, certo, avvengono questi scambi informali privati, ma purtroppo sono troppo pochi. Esiste un evidente deficit di comunicazione all’interno della curia. Per quanto riguarda il caso concreto: il “manifesto della fede” era già pubblico sulla scena internazionale. Perciò bisognava reagire anche pubblicamente. Le reazioni spontanee che io ho ricevuto indicano che molti sono stati riconoscenti per questa chiara presa di posizione.

– Per quanto riguarda l’ecumenismo, dopo vent’anni di impegno nel dicastero per l’unità, com’è ora la situazione?

L’ecumenismo non si può fare stando alla scrivania. Io ho dovuto andare a incontrare le persone, parlare con loro e anche mangiare con loro. A Mosca dagli ortodossi era sempre importante bere anche un po’ di vodka, cosa che io non potevo. È stato il mio sacrificio ecumenico. Bisogna costruire la fiducia, possibilmente anche l’amicizia, allora si può parlare insieme. Io penso che abbiamo già fatto molto. Soprattutto la Dichiarazione sulla giustificazione (Augsburg 1999). Ma naturalmente resta ancora molto da fare. La comunione al banchetto eucaristico non è ancora stata realizzata.

– Pensava di poterci riuscire?

No, era chiaro che non era ancora arrivato il tempo. Quando i cristiani evangelici domandano perché essi non possono andare alla comunione, rispondo sempre: “Ascoltate ciò che noi diciamo nella preghiera eucaristica e quale fede noi professiamo. In quella preghiera vengono nominati anche il vescovo e il papa, nel senso che noi celebriamo l’eucaristia in comunione con loro. Ora chiedetevi: volete questo? potete rispondere Amen a ciò?”.

Per ora non siamo ancora pronti ad invitare tutti. Vorrei aggiungere: ci sono anche molti cattolici che dovrebbero chiedersi: la mia fede e la mia vita sono coerenti con ciò che faccio nella comunione? Bene, un cattolico comune non conosce tutti i particolari teologici e non è necessario che li sappia. Se io avessi detto a mia madre: “credi anche alla transustanziazione?”, mi avrebbe risposto: “figlio mio, che cos’è?”. Ma lei conosceva evidentemente la sostanza del problema e vi credeva. Quando oggi i parenti vengono ad un funerale, molti forse da vari anni non hanno mai visto una chiesa, ma vanno alla comunione. Ci si può domandare se sono interiormente consapevoli. Al contrario, ci sono dei matrimoni interconfessionali in cui il partner evangelico alla domenica va insieme alla messa, e i bambini fanno da ministranti, egli si sente a casa sua e alla fine crede anche le stesse cose di sua moglie. Se egli dice sì a ciò che accade nella comunione, e ha un desiderio interiore di essa, perché dovrebbe separarsi dalla sua sposa, in un caso singolo, proprio davanti all’altare? Per i protestanti io non posso mettere l’asticella più alta rispetto ai cattolici […].

Preti sposati / C’è una possibile svolta sul celibato ecclesiastico

C’è una possibile svolta sul celibato ecclesiastico: il cardinale progressista Reinhard Marx, bergogliano di ferro e presidente della Conferenza episcopale teutonica, vuole che gli ambienti ecclesiastici diano vita a un dibattito interno.

La discussione è partita dalla Germania, ma rischia d’interessare poi – a pioggia – tutte le assemblee vescovili del mondo. Sullo sfondo ci sono gli scandali legati agli abusi dei minori e degli adulti vulnerabili. Il “fronte tradizionalista” – a dire il vero pure un paio di cardinali – avevano collegato il proliferare dei casi di pedofilia all'”agenda omosessualista” che impererebbe nella Chiesa cattolica, mentre il porporato tedesco citato sembra aver individuato un altro “responsabile”, cioè proprio il celibato, che in parole povere è l’astinenza assoluta dai rapporti sessuali cui i consacrati si votano nel momento in cui decidono d’intraprendere la vita ecclesiastica.

Bisogna aggiungere, per completezza d’informazione, che papa Francesco aveva ascritto al “clericalismo” l’origine dei comportamenti che è attualmente impegnato a combattere. Il pontefice argentino, come ricorderete, ha convocato un summit straordinario in Vaticano con il doppio scopo di fare prevenzione e d’individuare delle contromisure, anche legislative, idonee. Ma i suoi critici lo hanno accusato di non aver affrontato il vero tema: l’omossesualità. Esistono quindi due visioni distinte. Quella del cardinale Marx rappresenta una sorta di terza via. E a essere messa in discussione, nel caso il suo pensiero del cardinale prendesse piede e venisse tenuto in considerazione dal Santo Padre, sarebbe una delle prassi in grado di distinguere i membri del clero dai laici. Il porporato teutonico non è nuovo a questo genere di prese di posizione. I conservatori lo considerano un sostenitore della protestantizzazione e dellalaicizzazione della vita della Chiesa cattolica.

Secondo quanto riportato dall’Adnkronos, il presidente dei vescovi tedeschi ha parlato di una: “straordinaria necessità di discussione”. La Chiesa, insomma, potrebbe presto procedere tramite il “caso per caso”, che consentirebbe ad alcune persone sposate di divenire degli ecclesiastici, quindi di celebrare i sacramenti. Il prossimo Sinodo, che verterà sull’Amazzonia e che si terrà a ottobre, dovrebbe disporre – questo è il principale argomento all’ordine del giorno – sui viri probati, cioè sugli uomini di chiara fede, che hanno contratto un matrimonio nel corso della loro vita, ma che potrebbero essere presto deputati a svolgere compiti propri, fino a ora, solo dei sacerdoti.

Il Giornale