Ancona. «Troppo brutta»: dopo la sentenza choc sullo stupro arrivano gli ispettori

Dall'archivio Ansa

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La sentenza della Corte d’Appello era stata già annullata dalla Cassazione, ma era talmente choccante che ora lo stesso ministero della Giustizia vuole capirne meglio le ragioni e manda gli ispettori. Il processo si era svolto ad Ancona, e riguarda un’accusa di violenza sessuale su una giovane donna. Nella motivazione della sentenza della Corte d’Appello i tre giudici – tutte donne – avevano fatto riferimento all’aspetto fisico della vittima per argomentare che “in definitiva, non è possibile escludere che sia stata proprio” lei “a organizzare la nottata ‘goliardica’, trovando una scusa con la madre”. Nelle carte si legge anche che al giovane “la ragazza neppurepiaceva, tanto da averne registrato il numero di cellulare sul proprio telefonino con il nominativo di ‘Nina Vikingo’, con allusione a una personalità tutt’altro che femminile, quanto piuttosto mascolina, che la fotografia presente nel fascicolo processuale appare confermare”

Il caso è emerso dopo che la Cassazione nei giorni scorsi ha deciso di annullare la decisione di secondo gradoe ha disposto un nuovo processo d’appello. Ma non è bastato al ministero della Giustizia: stamani, infatti – a quanto riportano le agenzie – è stato chiesto agli uffici dell’ispettorato del ministero di svolgere i necessari accertamenti preliminari in merito alla sentenza.

La sentenza della Corte d’Appello

La ragazza era troppo ‘mascolina’, poco attraente e poco credibile come vittima di stupro. Avallando argomenti dei due imputati, la Corte d’Appello, con una sentenza firmata da tre giudici donna, li assolse nel 2017, ribaltando le condanne di primo grado a 5 e 3 anni di carcere per le accuse di aver drogato e violentato una 22enne originaria, come loro, del Perù. “La ragazza neanche mi piaceva”, sostenne il presunto autore dello stupro che l’aveva registrata sulla rubrica del suo cellulare con il nome di “Vikingo”; affermò anche, così come il ragazzo accusato di aver fatto da ‘palo’, che i rapporti sessuali consumati in un parco dopo una serata al pub furono consenzienti. Il verdetto è stato annullato dalla Cassazione e il processo d’appello bis si terrà presto a Perugia.

Le reazioni di sdegno

Intanto però si moltiplicano le reazioni di sdegno per i concetti espressi nella sentenza. “Indignazione” è lo stato d’animo della rete femminista Rebel Network e del Comitato Marche Pride i quali, insieme a molte altre associazioni e ai sindacati, questa mattina ha attuto un flash mob di protesta davanti alla Corte d’appello di Ancona. Per il procuratore generale di Ancona Sergio Sottani, che ha impugnato quella decisione, bisogna “evitare che nei processi l’uso delle parole possa costituire una forma ulteriore di violenza nei confronti della vittime”. “Ritenere – ha aggiunto – che la mancata attrazione sessuale del presunto stupratore per la vittima possa
rappresentare un elemento a sostegno della mancanza di responsabilità, credo debba essere evitato perché si rischia di appesantire lo stress cui la vittima è già sottoposta”.

L’avvocata della vittima

Il legale che assiste la parte offesa, avv. Cinzia Molinaro, si prepara al nuovo processo d’appello e ricorda lo “sconcerto” che seguì alla lettura della sentenza: non solo l’assoluzione e il fatto che la giovane non venisse ritenuta più credibile ma anche i passaggi che riprendevano le tesi difensive sull’aspetto “mascolino” della vittima, non abbastanza attraente. La giovane era stata definita “scaltra peruviana” e ‘sospettata’ di aver ispirato la “nottata goliardica” per giustificarsi con la madre dopo aver bevuto troppo in compagnia dei due imputati. “Quando tornò a casa – rimarca l’avvocato Molinaro – per il torpore non era in grado di ricordare quasi nulla, solo flash. Aveva gravi ferite di cui non si era neanche accorta, è stata operata: disse di non essere in grado di dire se avesse iniziato un rapporto consenziente ma che a un certo punto era stata molto male, aveva detto basta senza che il ragazzo si fermasse”. In ospedale riscontrarono in lei un forte quantitativo di benzodiazepine, ‘droga da stupro’, che non ricordava di aver assunto: secondo l’accusa furono gli imputati a drogare la sua birra.

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