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IMPRENDITORE UCCISO, ARRESTATO IL NIPOTE SEDICENNE

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HA CONFESSATO, DELITTO PER DISSIDI FAMILIARI IN CORSO DA ANNI E’ un sedicenne l’autore dell’omicidio di Giuseppe Caterisano, l’imprenditore di 67 anni, ucciso ieri a Isola Capo Rizzuto con alcuni colpi di pistola alla testa. Lo hanno arrestato i carabinieri al termine di un lungo interrogatorio nel corso del quale il ragazzo ha confessato. All’origine del delitto dissidi familiari che andavano avanti da anni.

COMMERCIO: CGIA, FAMIGLIE SPENDONO MENO, -3% IN DIECI ANNI

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ACQUISTI IN CALO SOPRATTUTTO AL SUD, CROLLO DEL 7,7% DAL 2007 Rispetto all’anno pre-crisi, le famiglie italiane spendono meno. Lo segnala l’Ufficio studi della Cgia di Mestre: se nel 2007 le uscite mensili medie erano pari a 2.649 euro, 10 anni dopo, sebbene dal 2013 sia in corso una lenta ripresa, la soglia si è attestata a 2.564 euro (-3%, pari in valore assoluto a -85 euro). Se al Nord (- 47 euro) e al Centro (-75 euro) le contrazioni registrate sono al di sotto della media nazionale, preoccupa, invece, la situazione del Sud. Negli ultimi 10 anni, la spesa delle famiglie meridionali è crollata di 170 euro.

AFFONDÒ NEL 1942, RITROVATO INCROCIATORE VICINO A STROMBOLI

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FU COLPITO DA UN SOMMERGIBILE, IL RACCONTO DI UN SUPERSTITE E’ stato ritrovato nei fondali di Stromboli il relitto dell’incrociatore Giovanni Delle Bande Nere, affondato il 1 aprile 1942. E’ stato individuato dal cacciamine Vieste della Marina tra 1460 e 1730 metri di profondità. L’incrociatore fu colpito da due siluri lanciati da un sommergibile britannico e affondò. Morì gran parte dell’equipaggio, composto da oltre 500 militari. Un superstite raccontava: “Il mio destino e il mio cuore sono lì, con i miei compagni morti”. A ricordarlo oggi sono i figli di Gino Fabbri, fuochista, morto nel 1966. (ANSA).

LATTE: ASSALTO ARMATO AD UN’AUTOCISTERNA NEL SASSARESE

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AGRICOLTORI IN PIAZZA A LECCE PER LA XYLELLA, IL DL NON BASTA Due uomini a volto coperto e armati hanno assaltato un’autocisterna che trasportava latte a Torralba (Sassari). L’autista è stato fatto scendere e allontanare dai due, che poi hanno dato fuoco al mezzo. Salvini: i delinquenti devono andare in galera. L’ennesimo assalto a meno di 24 ore dall’accordo sui 74 centesimi al litro. E a Lecce il mondo agricolo salentino, spaccato su alcuni aspetti della vertenza, ha invaso le strade con due cortei dai quali sono state chieste però le stesse cose: il Dl varato dal Governo è insufficiente, servono più risorse, un piano pluriennale e semplificazioni burocratiche.

INSEGNANTE INDAGATA PER VIOLENZA SESSUALE SU QUATTORDICENNE

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PRATO, DA LUI AVREBBE AVUTO ANCHE UN FIGLIO. FAMIGLIA QUERELA Una insegnante di Prato, di circa 40 anni, è indagata per violenza sessuale su un suo allievo di 14 anni. La relazione tra la docente e l’alunno sarebbe cominciata nel 2017 nel contesto di lezioni private che la donna avrebbe impartito al ragazzo. Poi la donna, rimasta incinta, avrebbe deciso di portare avanti la gravidanza. La famiglia del giovane, dopo aver appreso che la paternità del bambino era attribuita al proprio figlio, ha deciso di presentare una denuncia contro la professoressa.

FINITE LE SPERANZE, MORTI GLI ALPINISTI NARDI E BALLARD

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ULTIMO PENSIERO DELL’ITALIANO PER IL FIGLIO: NON ARRENDERTI Sono stati trovati a circa 5.900 metri i corpi degli alpinisti dispersi sul Nanga Parbat, Daniele Nardi e Tom Ballard. L’italiano stava scrivendo la sua biografia, la terminerà la scrittrice Alessandra Carati, come da volontà dello scalatore. L’ultimo messaggio di Nardi è stato: “Ho provato a fare una cosa impossibile”. Un ultimo pensiero è andato al figlio: “Non arrenderti”. Lo strazio della fidanzata di Tom Ballard, il compagno di scalata di Nardi sul Mummery: “Ti avevo detto di non andare”.

LE FAMIGLIE TIRANO LA CINGHIA, SPESA INFERIORE A 10 ANNI FA

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LA GRANDE CRISI DELL’EDILIZIA. SI STRINGE SUI NAVIGATOR Rispetto a prima della crisi economica, secondo la Cgia di Mestre, le famiglie italiane spendono meno, sebbene dal 2013 vi sia una lenta ripresa: nel 2007 le uscite mensili erano pari a 2.649 euro, 10 anni dopo la soglia è 2.564 euro (-3%, in valore assoluto -85 euro). Preoccupa il Sud: la spesa è crollata di 170 euro. Grave la crisi dell’edilizia: le opere bloccate sono oltre 600 per 36 miliardi e 350 mila posti di lavoro, rileva la Filca Cisl. Per il sindacato “rinunciare alla Tav vorrebbe dire essere tagliati fuori dall’Europa”. A breve verranno resi noti i bandi per i navigator per il reddito di cittadinanza.

Il nord-est dell’Albania ha bisogno di preti. Si offrono i preti sposati

«Vuoi annunciare il Vangelo ai poveri? Vieni a Rrëshen»: è l’appello lanciato nei giorni scorsi da monsignor Gjergj Meta, vescovo di Rrëshen, diocesi nel nord-est dell’Albania. Una regione, spiega lo stesso presule in una lettera aperta, «povera, segnata dall’emigrazione» delle forze più giovani, con il rischio di vedere le chiese svuotate. Da qui, la decisione di rivolgersi a sacerdoti, suore, religiosi: «Questo è un invito per la missione nella diocesi di Rrëshen. Un invito — scrive — a vivere una meravigliosa esperienza evangelica: annunciare il Vangelo ai poveri. Grazie al lavoro di tanti sacerdoti, missionari e missionarie, qui in ventisei anni si è fatto molto per il territorio, ma, in questo stesso lasso di tempo, il 60 per cento della popolazione è emigrata verso le grandi città come Tirana, Durazzo, Lezha e il sud dell’Albania».

Nei villaggi sono rimaste poche famiglie, nella maggior parte impossibilitate a muoversi perché abitano in zone impervie di montagna e sono molto povere. «Se potessero — afferma Meta — anche loro scapperebbero, andrebbero da qualche altra parte per poter istruire i loro figli e avere una vita più dignitosa». Le chiese sono abbastanza frequentate, «ma non in proporzione rispetto a coloro che si dicono cattolici, perché tra questi ci sono anche molti indifferenti, agnostici e atei. C’è bisogno — ha ricordato il vescovo di Rrëshen — di annunciare loro il regno di Dio». Ma per far fronte a questa situazione «siamo solo sei preti, incluso il vescovo, e sette congregazioni religiose femminili. Abbiamo quasi quaranta chiese e cappelle sparse in tutto il territorio, così come molti gruppi di famiglie sono isolati in villaggi lontani rispetto al centro della diocesi. Perciò invito tutti quelli che lo desiderano, sacerdoti, missionari e missionarie, in modo particolare i sacerdoti diocesani, a venire a Rrëshen per evangelizzare i poveri, i lontani, gli indifferenti e, in questo modo, evangelizzare se stessi. Vieni e annuncia il Vangelo ai poveri e i poveri evangelizzeranno te», conclude monsignor Meta. (Osservatore Romano)

L’appello pubblicato qualche mese fa è stato raccolto dal Movimento dei sacerdoti sposati che offrono la loro collaborazione.

In Albania mancano i preti si offrono i preti sposati

I preti sposati offrono la loro collaborazione al vescovo di Rrëshen (Albania), autore dell’articolo sotto riportato pubblicato da Agensir. Mons. Gjergj Meta richieda a Papa Francesco preti sposati per la sua diocesi (ndr).

La chiesa è piena di giovani. Al termine della messa faccio un appello: “Ecco, vedete ragazzi, oggi ho fatto 5 celebrazioni per il Mercoledì delle Ceneri. Sono contento e felice anche se un po’ stanco. Quando vado nei villaggi mi riempio di vita, perché incontro tante persone. Eppure, come vedete, sono da solo sull’altare anche oggi. Non ci sono preti. La nostra gente ha bisogno di noi, il Vangelo ha bisogno di essere annunciato. Se oggi ascoltate la sua voce non indurite il vostro cuore. Accettate di servire il Signore e i nostri poveri fratelli e sorelle qui nella nostra diocesi”

foto SIR/Marco Calvarese

Non penso ci sia stato un altro vescovo, o se c’è stato, io non lo conosco, che abbia celebrato nella sua Cattedrale da solo, senza un concelebrante prete, il Mercoledì delle Ceneri. Questo non perché i nostri sacerdoti non amino il loro vescovo, ma perché sono pochi (6 in tutto) e tutti erano nelle loro parrocchie e villaggi.
Stamattina mi sono svegliato alle 6.00. Mi sono fatto la doccia e profumato per bene, secondo il dettato evangelico. Dopo la preghiera del mattino, in cui ho apprezzato specialmente la lettura dal profeta Isaia sul vero digiuno, mi sono messo in auto e sono andato a prendere le suore che vengono con me nei villaggi. Questa volta erano con me, oltre le suore vincenziane, anche due suore di Madre Teresa di Calcutta che hanno intenzione di aprire una casa in diocesi. Per strada preghiamo il Rosario. Lo faccio sempre, con le persone che sono in macchina con me.
Il primo villaggio si chiama Simon. Dista un’ora quasi da Rreshen dove io risiedo. La strada è per metà asfalto e per metà terribile. Trovo la chiesa chiusa: non avevamo avvisato l’uomo che apre e chiude la chiesa ogni volta che io vado per la messa (ogni due settimane). È stata una mia svista, pensando che lo avessero avvertito le suore. Riesco a rintracciarlo, lui arriva e ci apre la chiesa: il pavimento è pieno di mosche morte. Capita spesso in alcune chiese. Suono la campana per avvisare la gente, nel frattempo puliamo la chiesa e prepariamo tutto per la celebrazione. Iniziamo il Rosario, il secondo. Niente messa, solo liturgia della parola e imposizione delle ceneri.

Oggi, di messe, ne devo celebrare altre quattro. Penso che non verrà nessuno, invece mi sbaglio.

Arrivano 5 donne e una bambina, l’unica bambina di quel villaggio che ormai conta solo più 15 famiglie, dalle 150 che aveva 15 o 20 anni fa. La bambina viene insieme alla maestra, l’unica maestra del villaggio che il ministero ha assunto per quell’unica bambina.

Tra suore, il sacrestano, le donne e la bambina siamo quasi 10 persone. Ma io faccio come se fossero 100, anzi 1000 presenti. In alcune piccole buste di plastica ho messo un po’ cenere, in modo che chi vuole possa portarsela via. Qui da noi si portano le ceneri benedette a casa per poterle imporre a chi non è stato a messa. Abbiamo letto le Letture ed il Vangelo. Poi le ceneri. Quelle ceneri fino a ieri sera erano un legno, un tronco, che ho bruciato nella stufa a legna e che, a sua volta, era stato un albero di quercia alto e bello. E quest’albero è stato anche un alberello e l’alberello un seme nato dalla terra, dalla polvere, dalle ceneri. Sembra un po’ il tragitto della vita, spiego nella mia omelia e tutti annuiscono pensierosi, forse pensando alla propria, di vita. Mi sono fatto imporre le ceneri da una suora e poi io ho imposto le ceneri a tutti, secondo il rito.
Il secondo villaggio è Kaçinar. Dista circa mezz’ora dal primo villaggio. La chiesa lì è una delle più grandi ed antiche della diocesi. Non è stata distrutta durante il comunismo, ma usata come deposito. Quando apriamo la porta troviamo una brutta sorpresa. A causa del vento forte di qualche settimana fa, una tromba d’aria ha scoperchiato una parte del tetto. La chiesa è piena di polvere, fango, foglie e rami secchi entrati da fuori. Insieme alle suore e a qualche donna del paese puliamo e prepariamo per la messa. La gente arriva: circa 50 persone, la maggior parte donne.

L’usanza del paese è quella di far celebrare messe per tutti gli abitanti del villaggio, vivi e morti. Donano offerte per quanto possono e vogliono che, in quella messa, si ricordino insieme i nomi di tutti. Desiderano sentire i loro nomi. Non vogliono una messa esclusiva, solo per il loro defunto, ma è importante che si preghi per tutti e si menzioni il nome di ciascuno.

È questo uno dei villaggi più poveri e più abbandonati della zona, ma la gente è generosa: in mezzo a loro un sacerdote vivrebbe la povertà evangelica, ma non soffrirebbe mai la fame. Anche qui ripropongo l’omelia sul ciclo della vita e impongo le ceneri, ma celebro la messa. Due ragazze leggono le letture e qualcun’altra la preghiera dei fedeli. Bambini non ce ne sono, sono a scuola.
Ritorniamo. Per strada abbiamo ancora un altro villaggio che si chiama Bukmira. Forse vuol dire Buon Pane. È stato un crocevia di passaggio di montagna che collegava vari villaggi e zone. La gente stanca si fermava nelle famiglie del paese, che li accoglievano secondo la tradizione.
Qui ci aspettano e siamo leggermente in ritardo. La chiesa è ben pulita, se ne prende cura Davida. È malata di tumore e combatte ogni giorno; è poverissima, ma si occupa comunque della chiesa. Non vuole mai denaro per il servizio che svolge, non chiede nulla, solo un po’ di cibo per i figli una volta al mese.
Anche qui sono generosissimi. Bukmira ha delle belle vigne e l’uva di Bukmira è famosa in tutta l’Albania, così dopo la messa spesso mi portano delle bottiglie di vino o grappa fatta da loro. Celebro messa e imposizione delle ceneri. Gente raccolta e silenziosa. C’è fede.
Dopo questi tre villaggi devo andare dalla parte quasi opposta della diocesi, ma prima torno a casa e lascio le suore. Una piccola pausa e parto per Malaj. Lì devo celebrare alle 15.30. Mi servono quasi 30 minuti per arrivarci e poi alle 17.00 devo essere in Cattedrale per la messa solenne. Continuo a guidare sempre io. Non solo perché mi piace, ma anche perché un autista non potrei proprio permettermelo.
Un’altra comunità di suore mi accompagna. Sono Collegine della Sacra Famiglia, una fondazione palermitana: due dalla Tanzania e una italiana. Bravissime, un dono per la diocesi, soprattutto per la loro semplicità e vita povera che fanno. All’arrivo troviamo la chiesa aperta e alcune donne hanno già iniziato il Rosario. Arrivano molte altre persone. Celebro la messa. La terza per oggi. Mi dispenso da solo per il numero delle messe celebrate. In fondo sono il vescovo.
In chiesa c’è anche Bardhok. Durante il comunismo due fratelli di Bardhok sono morti in prigione. Uno era sacerdote, dom Anton Doçi. La sua tomba è all’entrata della chiesa di Malaj.

Alla fine della messa mi dice: se vieni più spesso siamo più contenti, perché ci celebri la messa.

Ed io scherzando gli dico: Bardhok, ti ordino prete, così puoi celebrare la messa tu per il villaggio. Sorride, ma non dice no. Chissà un giorno. Non forse Bardhok, che è un po’ troppo anziano, ma altri…
Ora sento un po’ di stanchezza, ma devo ancora celebrare un’altra messa, questa volta nella Cattedrale di Rreshen. E devo essere entusiasta, energico, fresco: è la Cattedrale. Arrivo giusto in tempo. Mi aspetta suor Virginia, che da un anno quasi sta facendo “il parroco” del duomo. Un dono, lei e la sua comunità. La chiesa è piena, la gente sta anche in piedi. I ministranti hanno preparato tutto, incenso incluso. Devo fare da celebrante e da cerimoniere. Qualcuno dei ministranti più grandi sa cosa fare e mi aiuta. Forse lo posso preparare ad essere un cerimoniere. Alla fine della messa presento le suore di Madre Teresa, per la prima volta nella nostra Cattedrale, e la gente le accoglie con grande calore.
La chiesa è piena di giovani. Al termine della messa faccio un appello: “Ecco, vedete ragazzi, oggi ho fatto 5 celebrazioni per il Mercoledì delle Ceneri. Sono contento e felice anche se un po’ stanco. Quando vado nei villaggi mi riempio di vita, perché incontro tante persone. Eppure, come vedete, sono da solo sull’altare anche oggi. Non ci sono preti. La nostra gente ha bisogno di noi, il Vangelo ha bisogno di essere annunciato. Se oggi ascoltate la sua voce non indurite il vostro cuore. Accettate di servire il Signore e i nostri poveri fratelli e sorelle qui nella nostra diocesi.”
Sicuramente hanno capito quello che ho detto. Per il resto, ci pensa il Signore. Guardaci Signore!