Viaggiare, tra un altrove e un ritorno: per amare

Avvenire

Con il titolo Odissei senza Nòstos, Gabrio Vitali ha raccolto nove saggi recenti, sottraendoli alla labilità delle originarie conferenze o all’occasionalità di interventi convegnistici (Moretti & Vitali, Bergamo 2018, pp. 240, euro 15,00). Ne viene una sorta di “autobiografia culturale”, nella quale confluiscono le esperienze educative dell’autore (Vitali è il professore di lettere che tutti avremmo voluto avere) e le sue competenze di critico e di scrittore. Filo conduttore è il tema del viaggio, in duplice versione: il nòstos è il viaggio che cerca il ritorno, mentre l’exodos è il viaggio che cerca un altrove. Archetipo del nòstos è il peregrinare di Odisseo-Ulisse per tornare alla sua Itaca dove una Penelope lo attende, ben diverso dall’uomo contemporaneo, intenso viaggiatore spaziale e culturale privo però di una meta che dia senso al suo stesso viaggiare. Il rischio che oggi corriamo è, appunto, di essere Odissei senza nòstos. Ma il libro è anche un’appassionata riflessione sulla funzione “civile” della letteratura, in particolare della poesia. Emblematico il titolo della prefazione di Mauro Ceruti “Insegnare la vita con la letteratura”, in simmetria con il primo capitolo, “Insegnare la lingua con la letteratura”. «Il problema della letteratura», scrive Vitali, «è oggi un problema di civiltà. E il problema dell’insegnamento della letteratura è, pertanto, un problema di pedagogia civile». Perché «la letteratura è uno di quei “denominatori comuni” dell’esperienza umana che stabiliscono appartenenze condivise e identità comuni». E ancora: «La lettura o l’ascolto di un’opera poetica ci libera dalle situazioni di infelicità e di insufficienza esistenziale, aiutandoci a pensare in un altro modo il mondo, che è poi il presupposto per provare a cambiarlo e a farlo migliore». Questi criteri vengono applicati “sul campo” quando Vitali analizza alcuni luoghi letterari, classici o contemporanei. Da Omero mette a tema il canto delle Sirene e, ancor più minaccioso, il loro silenzio; dalla Commedia isola il Canto XXVIII del Purgatorio senza storicizzare se la bellissima Matelda che, nel giardino dell’Eden, dispone Dante all’ascesa paradisiaca facendogli bere le acque del Lete e dell’Eunoè, sia Matilde di Canossa, o la Donna gentile della Vita Nuova, o altro personaggio ancora. Vitali sceglie un’interpretazione simbolica squisitamente letteraria, riprendendo immagini e metafore stilnovistiche: «L’idea che quel giardino contenga tutti i germi della vita della natura che la costante carezza dei cieli diffonde di continuo sulla terra abitata dagli uomini. E, infine, il raffronto fra quel luogo di equilibrio e di grazia creato da Dio per l’uomo e il mondo dell’armonia e della bellezza che la poesia consente all’uomo di recuperare». Ormai, dopo l’incontro purificatore con Matelda, la poesia di Dante è pronta a cantare, di Dio e del mondo, la Bellezza e l’Amore. Fra i contemporanei, la valorizzazione di Luigi Meneghello è un altro merito di Gabrio Vitali.

Letteratura. Addio a Jean Starobinski, multiforme storico delle idee

È morto a Jean Starobinski, tra i più importanti intellettuali europei degli ultimi decenni. Storico delle idee, teorico della letteratura, saggista e medico, è morto il 4 marzo scorso a Morges, in Svizzera, all’età di 98 anni. Era nato a Ginevra il 17 novembre 1920.
Nel 1984 aveva vinto il Premio Balzan per la storia e critica delle letterature.
Dopo gli studi in letteratura classica all’Università di Ginevra e, successivamente, anche di medicina (aveva conseguito il titolo di dottorato in entrambe le discipline) Starobinski aveva insegnato letteratura francese alla Johns Hopkins University di Baltimora, a quella di Basilea oltre che a quella di Ginevra. I suoi libri, tradotti in una dozzina di lingue, sono stati di valido aiuto per la critica contemporanea, arricchendo di nuovi punti di vista su vasti temi il panorama critico letterario.

Innumerevoli i suoi interessi. Ha scritto importanti studi sulla tradizione letteraria francese – in particolare su Corneille, Montaigne, Rousseau, Diderot, Stendhal e Flaubert –, ma anche di straordinarie prove di scritturacome il celebre Ritratto dell’artista da saltimbanco. Si è occupato in numerose opere della creazione poetica nella poesia contemporanea e dei problemi dell’interpretazione: i suoi saggi sull’arte del XVII secolo sono ormai considerati dei classici. Come psichiatra ha lavorato a lungo negli ospedali, maturando quella particolarissimaprospettiva intellettuale da cui sono nati i suoi studi sul concetto di malinconia o sulla rappresentazione dellafollia.

La grande peculiarità di Starobinski era però la capacità di portare la riflessione letteraria nel vivo del dibattito sociale e culturale. «Nel XX secolo – spiegava in un’intervista ad “Avvenire” dell’8 febbraio 2000 tuttora di grande attualità – gli intellettuali hanno rivestito un ruolo pubblico. E non sempre in modo brillante. Il grande problema non è quello degli intellettuali “impegnati” (peggio per loro…), ma quello della trasformazione della “vita pubblica”. La tribuna parlamentare di una volta è stata ormai soppiantata dall’immagine televisiva. Com’è noto, oggi la persuasione verbale è anche una persuasione visiva. Ciò significa che è possibile mostrare la verità, ma anche ingannare attraverso le immagini. E l’affermarsi di nuove forme di potere comporta sempre una moltiplicazione dei rischi. Ma questo non vuol dire che, per quanto possano fare difetto gli intellettualiresponsabili, il posto di vedetta debba per forza rimanere sguarnito».

Una forza e un rigore le cui radici Starobinski individuava in figure «nelle quali ho visto incarnate le virtù che considero più importanti. Per quanto riguarda la fermezza morale, comunque, nei miei ricordi del tempo di guerra trovano posto due teologi svizzeri che di sicuto non erano certo accomunati dalla visione dottrinale ed ecclesiale, ma il cui coraggio è stato esemplare: Karl Barth e l’abate Charles Journet».

da Avvenire

«Ogni 5 secondi l’inquinamento uccide una persona»

Studenti a Pechino con la mascherina anti-smog (LaPresse)

avvenire

Una vita umana finisce prematuramente, a causa della sua esposizione all’inquinamento atmosferico, ogni
5 secondi, per circa 800 decessi all’ora. Una realtà così grave da far dichiarare all’esperto Onu per i diritti umani e l’ambiente, David Boyd, che “l’umanità sta per causare la sesta estinzione di massa nel mondo“. Boyd, riferendo a Ginevra sulle principali conseguenze del cambiamento climatico e sul declino della biodiversità, per sottolineare il pericolo che ci circonda, ha ricordato che “quello in cui viviamo, secondo le conoscenze ad oggi, è il solo pianeta in cui la vita è possibile”. Nonostante ciò l’umanità sta causando danni irreparabili, più preoccupanti di quelli causati dalla rivoluzione industriale. “Il livello di diossina nell’atmosfera – ha sottolineato – ha raggiunto più di 400 parti per milione, il livello più alto da 650mila anni”. Ciò, spiega, provocherà un cambiamento climatico pericoloso e imprevedibile.

I tassi di estinzione sono centinaia di volte superiori al normale e stanno ad indicare, secondo il rappresentante Onu “che gli esseri umani sono all’origine della sesta estinzione di massa su 3,8 miliardi anni di vita di questo pianeta. “Le conseguenze di queste condizioni climatiche sono senza appello – ha aggiunto – visto che il 90% della popolazione mondiale è esposta all’inquinamento atmosferico. L’aria inquinata causa sette milioni di morti premature ogni anno nel mondo di cui 600 mila bambini di cinque anni o meno. Più vittime di quante ne possano fare le guerre, le uccisioni, la tubercolosi, l’aids e la malaria messe insieme.
L’esperto Onu per i diritti umani e l’ambiente, David Boyd sottolinea inoltre come è noto che l’inquinamentocausa malattie respiratorie, asma, cancro ai polmoni, problemi alla nascita e turbe neurologiche. Quello che viene preso meno in considerazione è il fatto che questi rischi non sono distribuiti equamente. “Le persone più vulnerabili come i bambini, gli anziani, le comunità autoctone o le donne – aggiunge – soffrono livelli di esposizione all’inquinamento più elevati”. “E la maggior parte dei decessi – prosegue – si registrano in Paesi a basso e moderato reddito”. Dunque, secondo l’esperto Onu “non c’è alcun dubbio che la cattiva qualità dell’aria viola numerosi diritti fondamentali. Ad esempio quello di ogni essere umano a respirare aria pura”. “L’Onu, dunque – ha proseguito – deve riconoscere il diritto dell’uomo a un ambiente sicuro, pulito, sano e durevole e gli Stati hanno l’obbligo di tutelare i diritti umani dai danni ambientali”.
David Boyd ha, infine, indicato sette misure chiave che gli Stati dovrebbero applicare per rispettare l’obbligo a garantire un ambiente sano. “Devono sorvegliare la qualità dell’aria – ha detto – identificare le cause dell’inquinamento, informare gli abitanti e coinvolgerli nei processi decisionali sul tema, promulgare norme che determinino limiti chiari contro l’inquinamento atmosferico, elaborare piani di azione contro questo grave pericolo e prevedere fondi adeguati per l’applicazione di questi piani antinquinamento, infine valutare i progressi in questo campo”.

Aumentano i cattolici nel mondo. In calo i sacerdoti. Spazio ai preti sposati

Aumentano i cattolici nel mondo. In calo i sacerdoti

Avvenire

Aumentano, anche se solo dell’1,1 per cento i cattolici nei cinque continenti. Su una popolazione mondiale di 7 miliardi e 408 milioni di persone, i cattolici battezzati sono 1.313 milioni pari al 17,7% del totale. L’1,1% in più, appunto, rispetto all’anno precedente. I dati – che si riferiscono al 2017 – sono stati diffusi ieri insieme con la pubblicazione dell’Annuario Pontificio 2019 e dell’Annuarium Statisticum Ecclesiae 2017, la cui redazione viene curata come di concuseto dall’Ufficio Centrale di Statistica
della Chiesa. I due volumi sono in questi giorni in distribuzione nelle librerie, editi dalla Tipografia Vaticana.

Il bollettino della Sala stampa fornisce poi altri particolari. I cattolici battezzati sono così distribuiti per continente: 48,5% in America, 21,8% in Europa, 17,8% in Africa, 11,1% in Asia e 0,8% in Oceania. Nel rapporto tra il 2017 e il 2016, inoltre, la crescita riguarda tutte le ripartizioni territoriali: in Africa e in Asia rispettivamente il +2,5% e il +1,5%; l’Europa è il solo continente ad avere un trend quasi nullo (+0,1%) mentre per l’America il tasso di crescita (+0,96%) si attesta al di sotto di quello mondiale. Per quanto riguarda invece le percentuali rispetto all’intera popolazione, si va da un 63,8% di cattolici presenti nella popolazione americana al 39,7% in quella europea, al 19,2% in quella africana fino al 3,3% in quella asiatica. Risulta di qualche rilievo sottolineare come l’area americana sia in sé molto differenziata: se nel Nord America la percentuale di cattolici è solo del 24,7%, in quella Centro Continentale e Antille (84,6%) ed in quella del Sud (86,6%) la presenza di cattolici appare ben più cospicua.

Diminuiscono invecei sacerdoti, passati da 414.969 nel 2016 a 414.582 nel 2017. Mentre sono in crescita i vescovi, i diaconi
permanenti, i missionari laici e i catechisti. I candidati al sacerdozio nel pianeta passano da 116.160 nel 2016 a 115.328 nel 2017, con un calo di 0,7 per cento

GAZA, 15ENNE PALESTINESE UCCISO A FRONTIERA ISRAELE

ansa

IRAQ, HRW: ABUSI SU 1.500 MINORI ‘APPARTENENTI A ISIS’ Un ragazzo palestinese di 15 anni è morto a causa di colpi d’arma da fuoco israeliani sparati durante schermaglie notturne lungo la frontiera tra Gaza e Israele. Secondo un ultimo sondaggio, negli Usa cala il sostegno degli americani allo Stato ebraico e sale invece quello per l’Anp. Iraq: abusi su 1.500 minori sospettati di appartenere all’Isis, secondo Hrw.