Sacerdoti a tempo e innesto dei preti sposati grande risorsa per la Chiesa

Una chiesa in ginocchio umiliata, sporca, imbrattata dai più vergognosi peccati che si possono commettere, derisa dai suoi nemici, indifesa dai suoi fedeli resi sempre più frastornati dalle notizie che quasi quotidianamente pervengono dai Sacri palazzi, una chiesa rannicchiata dentro le sue mura: ecco quella che vedo in questo momento mentre Papa Francesco, osteggiato dall’interno, coraggiosamente alza in modo deciso la coltre che per moltissimo tempo ha coperto il corpo ecclesiale, le cui piaghe purulente dovute alla lussuria dei suoi preti, della quale a lungo si scrive e si parla, creano complicanze sempre maggiori che la possono portare fatalmente alla morte.
Da tanto tempo essa non si rende conto che i batteri dovuti all’ulcera infetta di una sessualità “repressa” invadono i suoi tessuti e che man mano che il tempo passa vengono meno le condizioni per ripristinare un normale processo di guarigione.
Ancora l’ipocrisia la costringe a indossare quella maschera che opacizza la sua anima e la rende triste come una giornata autunnale in cui si attende il sole che tarda a farsi vedere.
Dinnanzi a questo scenario i preti tacciono, alcuni temono, altri hanno paura che si scopra quanto hanno sempre cercato con cura di tenere nascosto, pochi rimangono indifferenti davanti al fiume di fango che avanza e travolge tutto quello che incontra.
I cardinali, per ripararsi dalla gogna che temono più di ogni altra cosa, per aggraziarsi il Papa che non teme, come è avvenuto, di ridurre allo stato laicale anche i porporati, sarebbero forse pronti, a parole, a rinunciare a tanti privilegi, ad essere ritenuti “immuni” dalle debolezze di una cultura clericale
E i vescovi? Essi sono forse l’anello più debole nella piramide clericale, perché garanti di un “sistema di garanzia” impenetrabile, dotato di segretezza, per non turbare più di tanto i fedeli.
I vescovi forse non credono a quanto scriveva Sigmund Freud: “Nessun mortale è in grado di mantenere un segreto. Se le sue labbra sono sigillate, parlerà con le mani, la verità trasuderà da ogni suo poro.”
Provenendo dalle stesse fila del clero che devono governare e conoscendo vizi e virtù dei preti, i vescovi non possono spesso fare a meno di rinunciare ad ogni tentativo di “ripulitura” imposta dalla necessità di cambiamento che c’è stata sempre nella Chiesa, e talvolta crollano sotto il peso di una responsabilità alla quale non sono stati abituati.
Adesso capiscono che devono cambiare e che deve cambiare anche la loro pastorale con una “metanoia” in cui il “sensus fidei” si accompagna ad un’attenta lettura di quanto proviene da una sana antropologia in cui c’è al centro l’uomo, così come è fatto e non la dottrina.
E’ questo un capovolgimento di ottica che deve essere trasmesso con i dovuti modi e recepito da tutti i preti, che devono essere anche aiutati, fino alla concessione, senza penalizzazione della dispensa dagli obblighi sacerdotali, nel caso in cui non riescono a tirarsi fuori dalle acque limacciose dei vizi e dei difetti sessuali.
Si potrebbe così avanzare il criterio che anche il ministero presbiterale può essere esercitato a tempo parziale.
Ciò, data la penuria di sacerdoti, potrebbe favorire “l’innesto” nel ministero di quei preti sposati, che lo chiedono, che, per la loro esperienza, diventerebbero per la Chiesa una necessaria risorsa, indispensabile anche per il rinnovo culturale concernente la sessualità.

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