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Cibo e clima. Un’alimentazione migliore può aiutare anche l’ambiente

Avvenire

(Ansa)

Forse non tutti sanno che un piatto di pasta con i broccoli ha un’emissione di gas serra che è più di due volte inferiore allo stesso piatto cucinato con la salsiccia al posto dell’ortaggio: 457 Cf (che sta per Carbon footprint,ovvero impronta ecologica, ndr) contro 1.181 Cf per lo stesso formato di pasta ma con soli 50 grammi di carne di maiale e manzo al posto dei broccoli. O che l’olio, uno degli alimenti ‘principe’ della dieta mediterranea può avere un impatto sui cambiamenti climatici che è poco al di sotto della produzione di carne. Questo a causa delle acque reflue di lavaggio del frantoio. Ogni cibo dunque inquina più o meno di altri, a seconda delle lavorazioni necessarie per produrlo. E questa ‘impronta’ può essere misurata: si chiama ‘carbon footprint’ (Cf), ed è la quantità totale di gas serra emessa direttamente e indirettamente dalle attività antropiche lungo tutto il ciclo di vita degli alimenti che finiscono sulle nostre tavole ogni giorno.

«Il cibo è una risorsa fondamentale per garantire il nostro benessere, ma siamo davvero sicuri di avere uno stile alimentare che garantisca una vita longeva e di buona qualità? La risposta è No!». Non hanno dubbi gli scienziati e gli esperti della Fondazione Barilla (Barilla Center for Food and Nutrition) che, in vista della Giornata mondiale della salute del prossimo 7 aprile hanno messo a punto uno studio su ‘come mangiamo’, suggerendo anche alcune diete sostenibili non solo per il benessere delle persone ma anche del pianeta. Una vita sana non significa infatti solo una vita in salute, senza malattia. La salute dipende anche e soprattutto da ciò che mangiamo ma anche dall’ambiente e dalla società in cui viviamo. A mettere a rischio le nostre vite, però, in un contesto di profonde modificazioni climatiche, non è soltanto il modo in cui consumiamo il cibo (se assumiamo cioè più o meno alimenti grassi o poca frutta e verdura) ma anche il modo in cui lo produciamo.

Nel mirino degli scienziati è finita l’intera filiera di produzione agroalimentare. È fondamentale infatti valutare anche l’intero ciclo di produzione dell’alimento che finisce nel nostro piatto. Il settore agricolo contribuisce per quasi 1/3 alle emissioni di gas serra, ponendo delle problematiche anche sul futuro. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) le conseguenze dei cambiamenti climatici sull’agricoltura e sulla salute dell’uomo rappresentano uno tra i più rilevanti problemi da affrontare nei prossimi anni, come l’aumento delle temperature e degli inquinanti atmosferici. Questo si inserisce in un contesto dove, secondo le recenti stime, l’inquinamento dell’aria in Italia causerebbe la morte prematura di oltre 90mila persone all’anno, un vero record nell’Unione europea. Insomma, il cibo e il modo in cui ci alimentiamo possono essere la chiave del nostro benessere ma anche una minaccia per la nostra salute, come per quella del nostro Pianeta.

La cura della salute del pianeta parte quindi anche dalla tavola. Ma non tutti lo sanno. Sono le scelte che si fanno al supermercato, nella spesa quotidiana, che possono pertanto impattare in modo positivo o negativo sulle emissioni del gas serra e quindi dei cambiamenti climatici. Cibi più inquinanti e meno inquinanti che possono aiutare a contenere le emissioni del gas serra e ridurre gli effetti dei cambiamenti climatici. Quelli tanto reclamati dai giovanissimi che, seguendo l’esempio della dodicenne svedede Greta Thunberg, ogni venerdì scendono in piazza con i Fridays for future per sensibilizzare i governi e gli adulti e fermare il surriscaldamento globale del pianeta. La produzione di cibo è l’attività dell’uomo che contribuisce di più al cambiamento climatico (31%), superando il riscaldamento degli edifici (23,6%) e i mezzi di trasporto (18,5%). E proprio i cambiamenti climatici, infatti, hanno evidenziato gli scienziati dell’Ipcc, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite, si stanno affermando come uno dei principali fattori di rischio per le nostre vite.

L’Italia, ad esempio, risulta essere il Paese dove si registrano gli effetti più alti legati all’aumento delle temperature sulla mortalità giornaliera, specialmente nelle aree urbane più grandi ( Torino, Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli). Con i suoi 90mila morti all’anno, l’Italia ha il triste primato europeo di decessi legati all’inquinamento. «Negli ultimi anni abbiamo assistito a un progressivo allontanamento da modelli alimentari sostenibili, come la Dieta Mediterranea, in favore di modelli ricchi di proteine di origine animali, alimenti trasformati con alte percentuali di zuccheri, sale, grassi o poveri di fibre. Soluzioni alimentari che ci possono esporre, sul lungo periodo, a malattie o problematiche di salute anche molto costose. Scegliere diete sostenibili, oltre a ridurre l’impatto sull’ambiente, può incidere positivamente sulla longevità» sostiene Katarzyna Dembska, nutrizionista e ricercatrice della Fondazione Barilla.

Il binomio salute-sostenibilità trova la sua sintesi nella ‘doppia piramide’ alimentare e ambientale, messa a punto dagli scienziati della Fondazione Barilla. Accanto alla classica piramide della dieta mediterranea c’è quella ambientale capovolta: in quest’ultima gli alimenti vengono classificati in base alla loro ‘impronta ecologica’, l’impatto cioè che producono sull’ambiente. Nella parte superiore della piramide si trovano carne rossa, dolci, formaggi, carni bianche, pesce e uova. «Questi sono alimenti di cui è importante moderare il consumo: offrono importanti nutrienti, ma la loro quantità deve essere mantenuta sotto controllo per evitare impatti negativi sulla salute e sull’ambiente» conclude Katarzyna Dembska.

Scegliere principalmente cibi di origini vegetale, possibilmente stagionali e locali, oltre a variare l’alimentazione, limitando il consumo di alimenti trasformati può infatti aiutare non solo la nostra salute ma anche quella del pianeta. E, se proprio non si riesce fare a meno della carne, gli scienziati suggeriscono di scegliere prodotti che provengono da animali allevati a terra e liberi di muoversi. «Il cibo che scegli ha anche un effetto diretto su come vivono gli animali nelle fattorie» conclude la nutrizionista.

Gerusalemme / Al Qods Acharif come… luogo di incontro e simbolo di coesistenza pacifica, in cui si coltivano rispetto reciproco e dialogo

Papa Francesco stringe la mano al re del Marocco Mohammed VI (Lapresse)

«Noi riteniamo importante preservare la Città santa di Gerusalemme / Al Qods Acharif come patrimonio comune dell’umanità e soprattutto per i fedeli delle tre religioni monoteiste, come luogo di incontro e simbolo di coesistenza pacifica, in cui si coltivano il rispetto reciproco e il dialogo».

Nel pomeriggio, al termine della visita di cortesia con il re Mohammed VI nel Dar el Makhzen, la residenza ufficiale e amministrativa dei sovrani del Marocco, prima di recarsi presso l’Istituto per la formazione degli Imam, papa Francesco e Mohammed VI hanno firmato un appello congiunto su Gerusalemme «riconoscendo entrambi l’unicità e la sacralità di Gerusalemme/Al Qods Acharif e avendo a cuore il suo significato spirituale e la sua peculiare vocazione di Città della Pace».

«Auspichiamo, di conseguenza, che nella Città santa siano garantiti la piena libertà di accesso ai fedeli delle tre religioni monoteiste e il diritto di ciascuna di esercitarvi il proprio culto – affermano il papa e il re del Marocco – così che a Gerusalemme/Al Qods Acharif si elevi, da parte dei loro fedeli, la preghiera a Dio, Creatore di tutti, per un futuro di pace e di fraternità sulla terra».

«A tale scopo devono essere conservati e promossi il carattere specifico multi-religioso, la dimensione spirituale e la peculiare identità culturale di Gerusalemme / Al Qods Acharif».

avvenire

Notizie sportive del 31 Marzo 2019

LA SAMP FERMA IL MILAN, KEAN ENTRA E SBLOCCA LA JUVE

F1: IN BAHRAIN POLE LECLERC. MOTOGP, MARQUEZ PARTE PRIMO Serie A in campo, in programma Parma-Atalanta, Roma-Napoli, Fiorentina-Torino, Frosinone-Spal e Bologna-Sassuolo. In serata Inter-Lazio. Nell’anticipo del sabato, una papera di Donnarumma in avvio ferma il Milan a Genova. Alla Juve serve l’ingresso di Kean dopo un tempo e mezzo per sbloccarsi allo Stadium con l’Empoli. Debutto con vittoria per Tudor e tre punti d’oro per l’Udinese contro il Genoa al Friuli. Le reti, una per tempo, di Okaka e Mandragora. F1, Prima pole per Charles Leclerc. Nella MotoGp in Argentina, pole per Marquez su Vinales. (ANSA).

SLOVACCHIA: ZUZANA CAPUTOVA ELETTA PRESIDENTE CON IL 58%

ansa

PRIMA DONNA CAPO STATO PAESE, SEFCOVIC RICONOSCE SCONFITTA Zuzana Caputova è stata eletta presidente della Slovacchia con il 58% dei consensi sull’eurodeputato Maros Sefcovic, che si è fermato al 42% e ha riconosciuto la vittoria dell’avversaria. L’affluenza alle urne è stata del 41,8%. La 45enne ex vicepresidente del piccolo partito non governativo ‘Slovacchia progressista’ è entrata in politica nel 2017 dopo la lotta durata anni contro una discarica illegale.

Ristorante contemporaneo in Italia, in gara oltre 60 locali

Al via la sfida per il “Best Contemporary Restaurant in Italy”, premio di “Love Italian Life Awards” che vede in gara più di 60 ristoranti stellati su 15 regioni italiane. L’edizione 2018 ha visto vincitore Lorenzo Cogo, chef e proprietario del ristorante El Coq a Vicenza. La cerimonia di premiazione per l’edizione 2019 è in programma il 30 ottobre a Dublino (Irlanda). Nel corso della premiazione dei migliori ristoranti e chef italiani a livello europeo di “The Love Italy Life Awards” saranno annunciati i premi per oltre 20 diverse categorie che verranno consegnati ai migliori cuochi e ai migliori locali che rappresentano l’Italia in Irlanda e Inghilterra. Tra i premi risultano esserci il miglior ristorante italiano autentico a Dublino e a Londra, il miglior chef italiano in Europa (donna o uomo) fino al premio alla carriera italiana. I criteri di valutazione per l’assegnazione dei premi- spiega una nota- comprendono la qualità degli ingredienti, l’innovazione delle ricette, le tecniche di cottura italiane contemporanee, la presentazione dei piatti e il patrimonio italiano degli chef (ANSA).

ROLLING STONES CANCELLANO IL TOUR USA, JAGGER STA MALE

ansa

I MEDICI, “GUARIRÀ E TORNERÀ APPENA POSSIBILE SUL PALCO’ I Rolling Stones hanno cancellato il loro tour americano perche’ Mick Jagger ha problemi di salute. “I medici gli hanno consigliato di non andare in tournée in questo momento perche’ ha bisogno di cure”, ha detto un portavoce del leggendario complesso rock. Nessuna indicazione sulla natura della malattia che ha indotto la band a prendere la decisione di cancellare le date di concerti già in programma se non che “i medici hanno detto a Jagger che guarirà completamente in modo da tornare sul palco appena possibile”, ha aggiunto il portavoce.

UN SOFWARE HA SPIATO CENTINAIA ITALIANI, È MADE IN ITALY

ansa

SI CHIAMA EXODUS, SCOPERTO DA GRUPPO ESPERTI E RICERCATORI Centinaia di italiani infettati da uno spyware – software che raccoglie informazioni – sviluppato da un’azienda italiana, distribuito sui dispositivi Android e capace di bypassare i filtri di sicurezza Google. Si chiama Exodus, è stato identificato da un gruppo di ricercatori, la storia è ripresa dal sito Motherboard che parla di “malware governativo”. “Riteniamo – dicono i ricercatori – che sia stato sviluppato dalla società eSurv, di Catanzaro, dal 2016”.

PAPA E RE MAROCCO, ‘PRESERVARE CITTÀ SANTA DI GERUSALEMME’

ansa

‘CARATTERE MULTI-RELIGIOSO, ACCESSO A CREDENTI DI TRE FEDI’ “Preservare la Città santa di Gerusalemme come patrimonio comune dell’umanità e soprattutto per i fedeli delle tre religioni monoteiste, come luogo di incontro e simbolo di coesistenza pacifica”. Lo chiedono il Papa e re Mohammed VI in un appello comune: “devono essere conservati e promossi il carattere specifico multi-religioso, la dimensione spirituale e la peculiare identità culturale di Gerusalemme”. Auspicano quindi che “nella Città santa siano garantiti la piena libertà di accesso ai fedeli delle tre religioni monoteiste e il diritto di ciascuna di esercitarvi il proprio culto”.

‘MARCIA DEL MILIONE’ A GAZA, ‘MANIFESTANTE UCCISO’

ansa

ABU MAZEN, UN LIBERO STATO PALESTINESE È INEVITABILE Un manifestate palestinese è stato ucciso durante gli scontri con l’esercito israeliano in corso lungo la barriera difensiva tra Gaza e lo stato ebraico in occasione del ‘Land Day’ e dell’anniversario della ‘Marcia del Ritorno’. Lo riporta l’agenzia Wafa che parla anche di un centinaio di feriti e intossicati. A Gaza City, e nelle altre città della Striscia, tutte le attività sono paralizzate da una giornata di sciopero. ‘Inevitabile un libero Stato palestinese’, dice il presidente Abu Mazen.

Ben Vivere: alla ricerca della città realmente ideale

Bolzano (Ansa)

I soldi, si sa, non fanno la felicità così come il benessere non è solo quello materiale. Che cosa fa allora il vivere bene in una città, in un territorio? Una serie di fattori, dei quali la ricchezza pro-capite, lo sviluppo economico e le opportunità occupazionali sono una parte importante sì ma niente affatto esclusiva, che anzi, quando non ben governati, possono persino essere controproducenti.

“Avvenire” ha perciò deciso – in collaborazione con la Scuola di economia civile e con il supporto di Federcasse – di costruire una classifica del “Ben-vivere nei territori” che tenesse conto di questa complessità di fattori. Siamo partiti da un’attività di analisi, una serie di focus group per comprendere a fondo quali fattori influiscono maggiormente sulla qualità della vita delle persone e in quali ambiti gli abitanti di una città riescono meglio a esprimere se stessi, sviluppare le proprie potenzialità, essere generativi, cioè riuscire a incidere sulla vita degli altri in maniera significativa.

VAI AL SITO DEDICATO

I domini all’interno dei quali sono stati selezionati gli indicatori specifici sono: demografia e famiglia, salute, impegno civile, ambiente turismo e cultura, servizi alla persona, legalità e sicurezza, lavoro, inclusione economica, capitale umano, accoglienza. I ricercatori della Università di Roma Tor Vergata e della Lumsa, Lorenzo Semplici e Dalila De Rosa – coordinati dai docenti Leonardo Becchetti, Luigino Bruni e Vittorio Pelligra – hanno quindi rielaborato i dati a livello provinciale di Istat e altre istituzioni.

Ne è emersa una misura tradizionale del benessere, costruita con un punteggio medio nei domini e negli indicatori selezionati dal gruppo di ricerca, che però riflette la scala di attenzioni e priorità fissate nei focus group. Privilegiando gli aspetti che i recenti studi empirici su soddisfazione e senso della vita dimostrano essere fondamentali. Ad esempio: la qualità dei servizi alla persona, la possibilità di dar vita a nuove iniziative economiche, l’offerta formativa, la salvaguardia dell’ambiente, la capacità di accogliere e tutelare la vita nelle sue varie forme.

E così siamo arrivati a stilare la classifica: dominata dalle province autonome di Bolzano e Trento, tallonate dai capoluoghi del Friuli Venezia Giulia con Pordenone al terzo posto, Gorizia e Udine al nono e al decimo, dopo il buon piazzamento di Firenze, Parma e Pisa che battono la titolata Milano e la dotta Bologna.

Sono tanti gli spunti di riflessione che possono emergere anche solo da una prima lettura della classifica. In generale, i centri medi sembrano offrire una qualità complessiva migliore, come se le grandi metropoli pur ricchissime di opportunità pagassero il prezzo della maggiore densità in termini di peggiore qualità ambientale e minore attenzione alle relazioni.

Si confermano le difficoltà del Mezzogiorno, tutto nella seconda parte della classifica, fino agli ultimi posti di Reggio Calabria, Vibo Valentia, Napoli e Crotone. Città e intere regioni che, oltre al divario economico e occupazionale (il reddito medio disponibile nella provincia di Enna, 25.700 euro, è meno della metà di quello di Milano, 55.553 euro) scontano anche peggiori servizi pubblici e un capitale umano più povero (a Bologna i giovani con laurea sono il 37,5% e i diplomati il 70%, nella provincia di Barletta-Andria i laureati sono meno della metà, il 14,5%, i diplomati appena il 40%). Certo, ci sono i paradossi del benessere che città come Trento, Bolzano, Milano pagano in termini di maggiore dipendenza dall’alcool, disagio psichico e numero di suicidi, ma anche questo non è sufficiente a dare una misura precisa del vivere bene in un territorio.

Così abbiamo provato a immergerci ancora più in profondità nella realtà del Paese, stilando altre due classifiche, assai significative per i parametri utilizzati, sulla “Generatività dei territori” e sulla “Responsabilità civile dei territori” che potete leggere alle pagine III e V di questo inserto. E se non vi bastasse, sul nostro sito (www.avvenire.it) oltre a trovare la classifica del Ben-vivere potrete interagire con essa “pesando” voi i diversi parametri per scoprire il vostro territorio ideale, la città in cui vorreste vivere.

VIOLENTATA IN CIRCUMVESUVIANA: ‘SONO DIVENTATA UNO SCARTO’

ansa

LETTERA A CHI NON CREDE: ‘NON RICONOSCO MIO CORPO CALPESTATO’ “Bastano pochi minuti e ritorno col pensiero. Erano attimi di incapacità a reagire di fronte la brutalità e la supremazia di tre corpi”. Così La 24enne presunta vittima di violenza in un’ascensore della Circumvesuviana, descrive in una lettera quanto ha subito. “Attimi in cui la mente sembrava come incapace di comprendere, di totale perdizione dell’essere. E dopo che il corpo era diventato scarto e oggetto, ho provato una sorta di distacco. Il mio corpo, sede della mia anima, così sporco”.

Torino / E’ stata ritirata dalla parrocchia della Gran Madre, a Torino, la denuncia contro l’ex parroco Alessandro Menzio

ANSA) – TORINO, 28 MAR – E’ stata ritirata dalla parrocchia della Gran Madre, a Torino, la denuncia contro l’ex parroco Alessandro Menzio accusato dalla procura di appropriazione indebita per avere versato le offerte dei fedeli in un conto in Svizzera. Il religioso non sarà processato. La denuncia – è stato spiegato all’ANSA – era stata presentata, a norma di procedura, soltanto per permettere agli investigatori di completare gli accertamenti.
Don Menzio, parroco della Gran Madre per un trentennio, aveva accumulato il denaro sul conto estero così come permesso dal diritto canonico fino al 1989. Al momento di lasciare l’incarico riportò sui conti della parrocchia somme per un totale di 2,4 milioni. La transazione su segnalata alla guardia di finanza.
Per svolgere l’indagine, però, la procura aveva bisogno di una denuncia formale. L’inchiesta ha dimostrato che don Menzio non ha mai prelevato denaro da quel conto; la parrocchia ha ritirato l’esposto anche per non gravare sulla serenità dell’anziano sacerdote.

Preti sposati. Quando un prete si innamora

Sabato 9 febbraio 2019, nel corso della celebrazione eucaristica vespertina, il vescovo ha comunicato alla comunità parrocchiale di Cerano (Novara) che il parroco, Federico Sorrenti, avrebbe cessato, a partire dal giorno successivo, il suo servizio presbiterale, per essersi innamorato di una donna e per aver scelto di voler costruire una famiglia, avviando così un nuovo percorso di vita.

«Questa sua scelta così dirompente e di grande impatto anche per la vostra comunità – ha detto il vescovo – crea tanta sofferenza: alla nostra Chiesa diocesana, a me, e sono sicuro anche a voi, che avevate imparato ad apprezzarlo. Nello stesso tempo però la rispettiamo, riconoscendo la correttezza di don Federico nell’evitare di portare avanti ulteriormente il ministero in una situazione non coerente con lo stato di vita sacerdotale».

La notizia ha fatto scalpore ed è stata ripresa dagli organi di informazione anche a livello nazionale, con titoli altisonanti e fuorvianti, del tipo “Parroco innamorato lascia la tonaca e la Chiesa”.

Adesso che il clamore si è placato, avverto l’esigenza di esprimere una mia considerazione sull’accaduto, anche se non faccio parte della comunità parrocchiale di Cerano e sentendomi, comunque, membro del popolo di Dio riunito nella Chiesa che è a Novara.

A me sarebbe piaciuto che, nell’occasione, il vescovo avesse usato più o meno le parole del seguente tenore:

         “Cari fratelli e care sorelle della comunità di Cerano,

questa sera sono qui a presiedere la celebrazione dell’eucarestia nella vostra chiesa per comunicarvi che don Federico da domani non potrà più essere vostro parroco.

Egli, infatti, si è innamorato di una nostra sorella nella fede e, con lei, ha deciso di costruire una famiglia e di avviare un nuovo percorso di vita che – sono sicuro – ricalcherà le caratteristiche che hanno segnato il servizio da lui prestato come presbitero per oltre quindici anni nella Chiesa di Novara: intelligenza, generosità, entusiasmo, passione nell’annunciare il vangelo di Gesù e vivacità nel testimoniare la bellezza della vita cristiana.

Considerata la carenza sempre più grave di presbiteri nella nostra Chiesa locale, vi confesso che a me, come vescovo, dispiace di non poter più fare affidamento sul ministero presbiterale di Federico.

Ma non deve dispiacere a voi.

Sono certo, infatti, che egli, assieme a sua moglie, potrà continuare, se lo desidera, a rimanere al vostro servizio, portando avanti, in stretto raccordo con il nuovo parroco che prossimamente nominerò, le iniziative pastorali avviate con il vostro coinvolgimento e con autentico stile sinodale.

Le attuali leggi canoniche, che potrebbero in futuro anche cambiare, stabiliscono che, per fare il prete, non si debba essere sposati.

Federico, quindi, non potrà più presiedere l’eucaristia e ricoprire il ruolo di parroco.

Come ogni buon cristiano, però, potrà continuare a porsi a servizio del popolo di Dio, sull’esempio del Signore Gesù che, per annunciare il Regno di Dio e per farci capire di essere venuto tra di noi non per essere servito ma per servire, si è chinato a lavare i piedi dei suoi discepoli.

Mettendo a frutto le conoscenze acquisite con gli studi teologici e con il ministero presbiterale esemplarmente esercitato prima a Novara (anche come vice-direttore dell’Ufficio diocesano di pastorale giovanile) e poi a Cerano, sono certo che Federico potrebbe continuare a svolgere a beneficio della Chiesa novarese un prezioso ministero nell’ambito dell’annuncio della parola di Dio, della testimonianza della carità e della vita di preghiera delle comunità.

Auguro a lui e a sua moglie un avvenire di luce e di gioia nel Signore.

Chiedo a tutti voi, parrocchiani di Cerano, di vivere questo evento con serenità e positività.

Siate grati a Federico – come lo sono io – per il bene che avete ricevuto nel suo esercizio del “sacerdozio ministeriale”. E continuate – nel caso che ciò fosse possibile – ad essere disponibili a collaborare con lui nell’esercizio del “sacerdozio comune” che compete a tutti i battezzati e che, al pari di quello ministeriale o gerarchico, partecipa dell’unico sacerdozio di Cristo”.

settimananews

Pedofilia: Chiesa Cile condannata a indennizzo vittime

swissinfo.ch

L’ex parroco Fernando Karadima, accompagnato di poliziotti in occasione di una udienza alla Corte d’appello di Santiago nel novembre 2015.

Keystone/EPA EFE/SEBASTIAN SILVA

(sda-ats)

La Corte d’Appello di Santiago del Cile ha accolto con una sentenza firmata all’unanimità dei suoi componenti la richiesta di indennizzo economico presentata da vittime di abusi sessuali commessi dall’ex parroco Fernando Karadima.

I giudici hanno stabilito che la Chiesa cilena paghi 150’000 franchi a ciascuna delle tre richiedenti.

Le tre vittime che hanno presentato la richiesta di indennizzo all’Arcivescovado della capitale cilena hanno reso di dominio pubblico le loro denunce nel 2010.

Questo provocò una vera e propria ondata di denunce da parte di persone abusate da religiosi, causando una grave crisi nella chiesa cattolica del Cile, sintetizzabile nel coinvolgimento di 148 sacerdoti e parroco da parte di oltre 250 vittime.

Prima di essere condannato nel 2011 dalla Chiesa ad “una vita di orazione e penitenza per abusi sessuali, di potere e di coscienza”, Karadima, ex parroco di El Bosque, aveva accumulato un grande potere nella gerarchia cattolica, costruendo fra l’altro un vero e proprio impero economico grazie a milionarie donazioni inviategli dall’imprenditoria e dall’oligarchia cilena.

Lisistrata (Scaraffia) in Vaticano. E Monda non andrà in Marocco

justout.org

(Maria Antonietta Calabrò) Andrea Monda, il nuovo direttore dell’Osservatore Romano non accompagnerà il Papa nel viaggio che sabato e domenica farà in Marocco. La decisione clamorosa (mai ,da quando ci sono i viaggi papali, il direttore dell’Osservatore Romano era rimasto fuori dal seguito) è stata presa dalla Segreteria di Stato. Per questioni di spending review e perché da quando è partita la tormentata riforma dei media vaticani sono addirittura arrivati a quattro i comunicatori vaticani al seguito. C’è chi legge questa esclusione come “punizione” per Monda per le tensioni sul caso delle dimissioni della storica Lucetta Scaraffia da coordinatrice del supplemento mensile dell’Osservatore Romano, “Donna, Chiesa, Mondo”. O meglio ancora la dipartita dell’intellettuale, sarebbe stata “l’occasione” per ridimensionare un settore che è stato sottratto alla Terza Loggia, sede appunto della Segreteria di Stato. Sempre che l’esclusione di Monda sarà confermata.

Confini fortificati. Migrazioni e antiche paure: in Europa ritornano i muri

Dai Balcani alle Repubbliche baltiche gli Stati alzano barriere difensive come ai tempi della Guerra Fredda Ma oggi il «nemico» sono i più deboli

Sono ben più di mille i chilometri di recinzioni costruite. A dare nuovo impulso a questo fenomeno è stata l’emergenza migranti, che però rappresenta solo una scusa per nascondere motivazioni di ben altro tipo L’Ue non è stata in grado di rispondere a un evento epocale in nome di quei valori di solidarietà e rispetto dei diritti fondamentali su cui è nata

Sono ben più di mille i chilometri di recinzioni costruite. A dare nuovo impulso a questo fenomeno è stata l’emergenza migranti, che però rappresenta solo una scusa per nascondere motivazioni di ben altro tipo L’Ue non è stata in grado di rispondere a un evento epocale in nome di quei valori di solidarietà e rispetto dei diritti fondamentali su cui è nata

Carceri sovraffollate del 129%. Cinque suicidi al mese

Una cella del reparto femminile del carcere milanese di San Vittore (LaPresse)

avvenire

«Il sovraffollamento nelle carceri italiane non è una fake news», scrive il Garante nazionale per le persone detenute Mauro Palma. E i numeri contenuti nella sua relazione annuale, illustrata stamani alla Camera alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, lo confermano. Alla data del 26 marzo 2019, su 46.904 posti regolamentari disponibili nei 191 istituti di pena, erano presenti 60.512 detenuti, ossia 13.608 in più rispetto alla capienza regolamentare, con un sovraffollamento del 129 per cento. Un dato che conferma una linea di tendenza in crescita rispetto al passato: a fine dicembre 2017 i detenuti presenti erano 57.608, contro i 59.655 alla stessa data del 2018. Dunque una crescita, in un solo anno, di oltre 2.000 persone.

In carcere si entra meno, ma si esce ancor meno

A preoccupare il Garante non sono solo «le ovvie conseguenze che tale situazione determina negli Istituti, ma soprattutto le ragioni che ne sono alla base. Tale aumento, infatti, non è dovuto a un maggiore ingresso di persone in carcere (che, anzi, rispetto all’anno precedente sono diminuite di 887 unità), ma a un minor numero di dimissioni dal carcere: 1.160 in meno. In altre parole, in carcere si entra di meno ma si esce anche di meno». Perché? Molto probabilmente perché si utilizzano di meno le misure alternative al carcere. A ciò si aggiunga che alla data del 20 marzo 2019 risultano detenute 1.839 persone con una pena inflitta inferiore a 1 anno di reclusione e 3.319 con una pena inflitta compresa tra 1 e 2 anni, un fenomeno in crescita (in soli tre mesi, dal 31 dicembre 2018 al 20 marzo dell’anno in corso, di 40). Si tratta cioè di 5.158 persone che potrebbero usufruire di misure alternative alla detenzione in carcere, ma che ciò nonostante rimangono all’interno degli istituti.

Appare quindi urgente una riflessione che coinvolga tutti i soggetti coinvolti nell’esecuzione penale – magistratura, amministrazione penitenziaria, operatori del sociale e lo stesso Parlamento – per arrivare al perseguimento, anche sul piano della maturazione culturale, della pena costituzionalmente orientata, e alla predisposizione di tutti gli strumenti necessari per rimuovere gli ostacoli che impediscono la concreta applicazione di misure esecutive della pena alternativa alla detenzione, secondo quanto l’ordinamento prevede.

Suicidi

Nel 2018 i casi di suicidio sono stati 64: un numero che ha segnato un picco di crescita rispetto all’anno precedente (50 nel 2017) e che ha raggiunto un livello che non si riscontrava dal 2011. Nei primi tre mesi del 2019, 10 persone si sono tolte la vita in carcere, circa una a settimana.

Rimpatri forzati di migranti irregolari

Nel 2018 sono passate nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) 4.092 persone. Un numero ridotto preso di per sé, ma che, se comparato con quello dei rimpatri effettivamente eseguiti diventa molto alto: su 4.092 persone ne sono state rimpatriate 1.768, meno della metà, poco più del 43%. Una cifra davvero bassa se confrontata ai costi economici, ma soprattutto umani delle persone ristrette.

Si allunghi o meno il tempo massimo della detenzione amministrativa dei migranti nei Cpr, la media di rimpatriati resta dunque stabile attorno alla metà. Ciò costituisce un problema perché la detenzione di chi non viene rimpatriato finisce per non aver avuto una ragione.

La media dei rimpatri effettuati rispetto alle persone trattenute si è sempre attestata attorno al 50%: da un minimo di 44% nel 2016 a un massimo di 59% nel 2017, sceso nell’ultimo anno al 43%, il dato più basso degli ultimi otto anni. Colpisce in particolare, la situazione delle donne: nel 2018 delle 631 transitate nel Cpr di Ponte Galeria, l’unico femminile, ne sono state rimpatriate solo 83, pari al 13% del totale.

Il secondo motivo di uscita dai Cpr è stato nel 23% dei casi la mancata convalida del trattenimento da parte dell’Autorità giudiziaria, un dato questo che dovrebbe invitare a una maggiore cautela nell’invio delle persone nei Cpr. La mancata convalida indica infatti che le persone non avrebbero dovuto essere trattenute. Il terzo motivo di uscita, dopo il rimpatrio e la mancata convalida, è la scadenza dei termini del trattenimento, nel 20% dei casi.

«C’è da chiedersi – annota il Garante – se la scelta fatta dal Legislatore nel 2017 che punta ad ampliare il numero dei Cpr vada nella direzione giusta, visto il risultato davvero scarso in termini di raggiungimento dell’obiettivo a fronte di una grave difficoltà soggettiva provocata dalla privazione della libertà».

In generale, gli andamenti dei rimpatri forzati appaiono stabili: 6.398 nel 2018, in flessione rispetto all’anno precedente (6.514). I primi cinque Paesi per numero di persone rimpatriate sono Tunisia, Albania, Marocco, Egitto e Nigeria. Circa 870 persone sono state scortate con un volo di linea nei propri Paesi d’origine, mentre 2.116 sono state rimpatriate con uno dei 76 voli charter, di cui 66 diretti in Tunisia, 5 in Nigeria, 3 in Egitto. Gli altri due erano voli congiunti di Frontex, uno organizzato dalla Germania per il Gambia e l’altro dall’Austria per il Pakistan.

Nel 2018 il Garante nazionale ha monitorato 29 voli charter di rimpatrio forzato e due voli commerciali.

Nei primi due mesi e mezzo di quest’anno, i voli charter sono stati 14, di cui 9 per la Tunisia, due per l’Egitto, due per la Nigeria e uno per il Gambia per un totale di 219 persone allontanate. Il Garante nazionale «non ritiene che i rimpatri forzati siano lo strumento più adeguato per affrontare la gestione dei flussi di immigrazione irregolare, considerati la procedura in quanto tale, il numero limitato di accordi bilaterali in vigore riguardanti i voli charter, il quantitativo di risorse che richiedono». Occorre «pertanto potenziare i rimpatri volontari».

NOBEL AI PIONIERI DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

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A BENGIO, HINTON E LECUN PREMIO TURING PER L’INFORMATICA Il premio Turing, considerato per l’informatica l’equivalente del Nobel e finanziato da Google, è andato quest’anno ai ‘maestri delle macchine’, ossia ai pionieri che hanno rivoluzionato la ricerca sull’intelligenza artificiale aprendo la strada alle prime applicazioni pratiche, dalla robotica alla medicina. Yoshua Bengio, dell’università di Montreal, ha diviso il premio con Geoffrey Hinton, dell’Università di Toronto, e Yann LeCun, della New York University.

CINEMA: DAVID, SBANCA ‘DOGMAN’ DI GARRONE

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BENE ANCHE ‘SULLA MIA PELLE’, ‘ROMA’ MIGLIOR STRANIERO ‘Dogman’sbanca ai David di Donatello: il film di Matteo Garrone ottiene i premi miglior film, regia, attore non protagonista con Edoardo Pesce, sceneggiatura originale, fotografia, scenografia, montaggio, trucco e suono. Delude invece ‘Capri-revolution’di Martone. Quattro statuette a ‘Sulla mia pelle’ di Alessio Cremonini. ‘Roma’ di Cuaron miglior film straniero. (ANSA).

STOP AL CAMBIO DELL’ORA LEGALE, DAL 2021 DECIDONO STATI UE

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EURODEPUTATI CHIEDONO UN COORDINAMENTO PER EVITARE PROBLEMI Il Parlamento europeo sostiene la fine del passaggio dall’ora solare a quella legale dal 2021. Secondo la risoluzione legislativa approvata, a partire da quella data, gli Stati membri manterranno il diritto di decidere il proprio fuso orario. I deputati chiedono inoltre che i Paesi Ue e la Commissione coordinino le loro decisioni per garantire che l’applicazione dell’ora legale in alcuni Paesi e dell’ora solare in altri non crei problemi al mercato interno.

EURO 2020: QUALIFICAZIONI, ITALIA BATTE LIECHTENSTEIN 6-0

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TRA TANTI GIOVANI DOPPIETTA DELL”ANZIANO’ QUAGLIARELLA Nella goleada dell’Italia al piccolo Liechtenstein a far notizia non sono i sei gol ma i goleador azzurri. La serata cominciata con la festa per Ramy, l’eroe di San Donato Milanese, prosegue con il primo gol azzurro di Sensi, con il primo stagionale di Verratti, e poi con Kean, che così concede il bis, e Pavoletti. In mezzo, la doppietta con due rigori del sempreverde Quagliarella: ‘Non sento l’età’. Bosnia e Grecia pareggiano.

TARIFFE, DA APRILE LE BOLLETTE CALANO: LUCE -8,5%, GAS -10%

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LA CONTRAZIONE DEI PREZZI ALL’INGROSSO FA FELICI LE FAMIGLIE Buone notizie per i consumatori. Grazie alla contrazione dei prezzi delle materie prime nei mercati all’ingrosso dell’energia, da aprile le tariffe di luce e gas diminuiranno significativamente. Nel secondo trimestre del 2019 le famiglie potranno contare su un calo delle bollette dell’elettricità dell’8,5% e del gas del 9,9%.

L’Osservatore Romano, si dimettono tutte le donne dell’inserto mensile

La fondatrice e direttrice Lucetta Scaraffia e il comitato editoriale – composto esclusivamente da donne – della rivista femminile vaticana, l’inserto mensile del L’Osservatore Romano “Donne Chiesa Mondo”, si sono dimesse. Il motivo è “una campagna vaticana per screditarle e metterle sotto il controllo diretto degli uomini”, che è aumentato dopo aver denunciato l’abuso sessuale delle suore da parte del clero, dicono. Il comitato editoriale del supplemento mensile del quotidiano vaticano ha dato l’annuncio nell’editoriale del 1° aprile – inviato agli stampatori ma non pubblicato – e in una lettera aperta a Papa Francesco. In una breve nota, la Fnsi auspica che si faccia chiarezza sulla vicenda e che “non venga lasciata alcuna zona d’ombra, in linea con lo spirito introdotto da Papa Francesco”.

“Delegittimate e sotto controllo”

“Stiamo gettando la spugna perché ci sentiamo circondate da un clima di sfiducia e progressiva delegittimazione”, ha scritto la fondatrice Scaraffia, docente di Storia contemporanea alla Sapienza di Roma che si è occupata soprattutto di storia delle donne e di storia religiosa. “Dopo i tentativi di metterci sotto controllo, sono venuti i tentativi indiretti di delegittimarci”, ha affermato Scaraffia – che aveva lanciato l’inserto femminile nel 2012 -, parlando di “selezione di altre donne dall’alto” e “con una linea editoriale contraria alla nostra”. L’effetto, ha detto, è stato di “oscurare le nostre parole, delegittimandoci come parte delle comunicazioni della Santa Sede”.

Lo scontro con il nuovo direttore

La direttrice dell’inserto ha fatto sapere che le dimissioni sono state decise dopo che il nuovo direttore dell’Osservatore, Andrea Monda, le aveva detto all’inizio di quest’anno che avrebbe assunto lui il suo ruolo. Una decisione poi riconsiderata dopo che il comitato editoriale aveva minacciato di dimettersi e dopo che i settimanali cattolici che distribuiscono traduzioni di “Donne Chiesa Mondo” in Francia, Spagna e America Latina, avevano avvertito che avrebbero smesso di distribuire. Il mensile negli ultimi mesi si è occupato degli abusi sulle religiose all’interno del clero e dello sfruttamento economico delle suore, quando svolgono i lavori domestici all’interno delle strutture della chiesa, nelle abitazioni di preti, vescovi o cardinali, nelle scuole o negli ambulatori. Le critiche sulla condizione femminile nella Chiesa però, a quanto detto da Scaraffia, non erano condivise dal nuovo direttore del giornale.

Monda: “Ho garantito totale autonomia e libertà”

Monda è stato nominato nel dicembre del 2018 da Papa Francesco, al posto di Giovanni Maria Vian. Scrittore e saggista, Monda ha commentato così le dimissioni: “Prendo atto della libera e autonoma decisione della professoressa Scaraffia”. “In questi pochi mesi da quando sono stato nominato direttore ho garantito alla professoressa Scaraffia, e al gruppo di donne della redazione, la stessa totale autonomia e la stessa totale libertà che hanno caratterizzato l’inserto mensile da quando è nato”, ha aggiunto, negando di aver “selezionato qualcuno con il criterio dell’obbedienza”. Quanto al futuro del supplemento mensile “posso assicurare che esso non era in discussione. E che dunque la sua storia non si interrompe ma continua. Senza clericalismi di alcun genere”, ha concluso Monda.

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Sanità: G. Grillo, sblocco assunzioni svolta storica

“Lo sblocco delle assunzioni in Sanità ha una valenza storica, perché da 15 anni, da quando il governo Berlusconi aveva tagliato la spesa della pubblica amministrazione, era tutto fermo. Adesso le cose ripartono”. Lo ha detto il ministro della Salute Giulia Grillo intervenendo alla trasmissione Tagadà.

Rispondendo alle domande della conduttrice Tiziana Panella sui dubbi dei sindacati ospedalieri che ritengono ci siano troppi pochi soldi per fare le assunzioni, il ministro ha spiegato che “le Regioni avevano già accantonato i finanziamenti, ma erano bloccati. Quindi le singole regioni adesso hanno i soldi da spendere e per assumere”.

In relazione all’annuncio del premier Giuseppe Conte sul Cdm che si terrà in Calabria, il ministro ha ribadito che la situazione della Sanità calabrese è “ai confini della realtà”: “Sono stata all’ospedale di Locri, una struttura che sta nel mezzo del nulla. Perché non ci sono infrastrutture intorno. E non solo, in quell’ospedale mancano praticamente tutte le autorizzazioni: l’ascensore non è omologato, il gruppo elettrogeno pure, lo strumento per le sterilizzazioni non ha omologazioni…”

Giulia Grillo ha infine risposto ad una domanda sulle autonomie e ha escluso che ci saranno regioni che andranno avanti e altre che resteranno indietro: “Lo dimostra il fatto che anche per le assunzioni inizialmente si pensava di sbloccarle solo nelle regioni virtuose. Ma io mi sono opposta e ho ottenuto che lo sblocco valga per tutti”. (ANSA).

Raggi, “via camion bar” dopo sentenza Cassazione

Il Campidoglio può decidere di spostare gli ambulanti, i camion bar e gli urtisti. Così hanno stabilito le Sezioni Unite Civili della Cassazione. Una notizia che la prima cittadina Virginia Raggi fa subito sua commentandola in un tweet: “Addio camion bar e bancarelle davanti monumenti e da piazze storiche. Cassazione ha respinto ricorso ambulanti. Ringrazio mio predecessore @ignaziomarino per aver avviato iter. Avanti per il decoro e la legalità nella nostra città”.

Il Campidoglio – e le amministrazioni comunali in genere – spiegano dalla Cassazione, hanno il “potere” di spostare dalle aree di interesse culturale e architettonico le bancarelle dei venditori ambulanti, i camion bar e gli urtisti che stazionano davanti a piazze storiche e monumenti assegnando loro una collocazione alternativa. La Cassazione ha respinto il ricorso degli ambulanti capitolini guidati da Alfiero Tredicine – la sua famiglia è leader in questo settore – contro il Consiglio di Stato che nel 2016, dopo il Tar, aveva ritenuto pienamente legittimo il ‘Tavolo tecnico per il decoro’ varato nel 2014 dal sindaco di Roma Ignazio Marino che, come prima mossa, aveva ridotto da 115 a 72 le bancarelle di Natale a Piazza Navona. Per ripicca, gli ambulanti disertarono la piazza e si rivolsero alla giustizia amministrativa. Adesso devono adeguarsi alla decisione della Suprema Corte che ha ritenuto “insussistente” l’accusa al Campidoglio di aver esercitato un “potere abnorme”.

“E’ evidente l’insussistenza del denunciato vizio – afferma il verdetto 8311 – posto che il Consiglio di Stato ha ritenuto implicitamente attribuito all’amministrazione comunale il potere di localizzazione temporanea alternativa delle attività commerciali in questione sulla base” delle norme dettate dal d.lgs n.267 del 2000 e dal d.lgs. n. 42 del 2004 e, in particolare, “della norma attributiva del potere di revoca” delle postazioni in precedenza assegnate agli ambulanti.

Secondo la Cassazione, “argomentatamente” i giudici amministrativi di Palazzo Spada hanno bocciato il reclamo di Tredicine e si sono attenuti “al compito interpretativo che gli è proprio, ricercando la ‘voluntas legis’ applicabile al caso concreto”. Anche se la hanno desunta “non dal tenore letterale delle singole disposizioni, – spiega il verdetto dei supremi giudici – ma dalla ‘ratio’ che il loro coordinamento sistematico disvela”. A sostegno del ‘Tavolo tecnico per il decoro’, a fianco del sindaco Marino, si erano costituiti in giudizio anche il Codacons, il Ministero per i beni e le attività culturali, Roma Capitale e la Regione Lazio. Tredicine e gli altri che avevano aderito al suo ricorso difesi dagli avvocati Angelo Clarizia e Orazio Castellana, devono anche pagare oltre undicimila euro di spese legali alle ‘controparti’ oltre che ‘rassegnarsi’ alla ricollocazione  (ANSA).

COPYRIGHT, OGGI VOTO FINALE PARLAMENTO UE SU RIFORMA

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‘GIORNATA STORICA’. LEGA-M5S CONTRARI, PD-FI A FAVORE Oggi a Strasburgo ultima tappa per la riforma Ue del diritto d’autore, col giudizio finale del Parlamento europeo. “Un voto storico”, secondo gli editori. Ma non scontato, a causa delle divisioni politiche: Lega e M5s dovrebbero marciare compatti per un ‘no’ alla riforma, mentre Pd e Forza Italia votare a favore. Protesta di Wikipedia, che oscura le pagine italiane.

MEDIO ORIENTE: RAZZO SU CASA TEL AVIV, ISRAELE COLPISCE GAZA

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SETTE FERITI ISRAELIANI. IERI SERA HAMAS HA ANNUNCIATO TREGUA Alta tensione in Medio Oriente, dopo che un razzo lanciato da Gaza ha colpito ieri una casa a nordest di Tel Aviv facendo 7 feriti tra cui 2 bimbi. Israele ha risposto con attacchi su tutta la Striscia contro obiettivi di Hamas. La controreazione è stata una salva di razzi verso il sud dello Stato ebraico, poi in serata l’annuncio i Hamas di un cessate il fuoco.

CONFINDUSTRIA, ALLE IMPRESE MANCANO 200MILA FIGURE TECNICI

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LA STIMA DELLE ESIGENZE PROFESSIONALI PER I PROSSIMI 5 ANNI Nei prossimi 5 anni serviranno alle imprese circa 300mila figure, di cui il 70% (oltre 200mila persone) dovranno essere figure tecniche o tecnico-scientifiche e non ci sono. La stima è del presidente della piccola industria di Confindustria Carlo Robiglio, alla presentazione del rapporto Istat sulla competitività dei settori produttivi. ‘Fondamentali sono la formazione e il rapporto scuola-industria per portare i giovani alla conoscenza del sistema produttivo’, aggiunge Robiglio.

FMI, POSSIBILE UNA NUOVA CONTRAZIONE DEL PIL DELL’ITALIA

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STIMA PER IL TRIMESTRE. ‘EVIDENTI VULNERABILITÀ DEL PAESE L’Italia è scivolata in recessione e questo trimestre l’economia potrebbe registrare una nuova contrazione, dice il vicedirettore generale del Fmi David Lipton a Lisbona, sottolineando le ‘evidenti vulnerabilità’ che hanno lasciato il Paese impreparato davanti ai rischi che gravano sulla Ue, dal rallentamento della crescita all’impatto del protezionismo e alla Brexit. L’Europa deve fare di più, ha aggiunto Lipton, ‘deve superare le carenze politiche che potrebbero esacerbare la crisi quando arriverà’.