Chi comanda nella conferenza episcopale italiana? La scalata ostile di padre Spadaro

Spadaro

Pochissimi l’hanno notato. Ma proprio mentre Francesco spaziava tra Panama e gli Emirati Arabi, tra il Venezuela e la Cina, nel suo cortile di casa, in Italia, si consumava uno strano assalto contro la dirigenza della conferenza episcopale italiana, un assalto del tipo che in borsa è una scalata ostile, ad opera del personaggio più vicino e ascoltato dal papa, il gesuita Antonio Spadaro, direttore de “La Civiltà Cattolica”.

L’atto primo di questo assalto è proprio un breve articolo di padre Spadaro sull’ultimo numero della storica rivista, intitolato “I cristiani che fanno l’Italia”.

Lo spunto dell’articolo è il centenario dell’appello ai “liberi e forti” lanciato nel 1919 da don Luigi Sturzo, figura eminente del cattolicesimo politico italiano. Perché tale appello torni ad essere attuale, scrive Spadaro, “pensiamo sia necessario tornare al V Convegno della Chiesa italiana, che si è svolto a Firenze nel 2015”,  e al discorso che Francesco tenne in quell’occasione, “profetico” ma purtroppo subito chiuso nei cassetti.

Effettivamente l’ultimo mezzo secolo della Chiesa in Italia è stato ritmato da cinque grandi convegni, quasi degli stati generali: a Roma nel 1976, a Loreto ne 1985, a Palermo nel 1995, a Verona nel 2006 e infine appunto a Firenze nel 2015. Quello di Loreto, in particolare, è entrato nella storia per la svolta imposta da Giovanni Paolo alla Chiesa italiana, perché invece che invisibile sale e fermento tornasse ad essere luce sul candelabro e città sul monte, “grande forza sociale”, esempio trainante per le altre Chiese europee.

Dopo la scomparsa di papa Karol Wojtyla e l’uscita di scena del cardinale Camillo Ruini quel grande disegno tramontò del tutto. Ma anche la conferenza episcopale mutò forma. Dopo l’avvento di Francesco divenne l’ombra dell’unico arrivato a dominare la scena, il papa. Il convegno di Firenze ne è stato l’emblema, con Bergoglio protagonista assoluto e con la CEI alla mercé del segretario generale impostole dal papa, Nunzio Galantino.

Oggi Galantino è passato alla presidenza dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica e la CEI è tornata ad avere un presidente effettivo. il cardinale Gualtiero Bassetti, nel quale il papa mostra di riporre fiducia. Ma questo è un motivo ulteriore per rendere ancor più anomala la mossa di padre Spadaro.

A che cosa approda, infatti, quel suo articolo su “La Civiltà Cattolica”? Ad affermare che c’è un solo modo per tirare la Chiesa italiana fuori dal ripiegamento nelle “vecchie retoriche” e nel “clericalismo”: fare come Francesco vuole, cioè fare sinodo, con “un largo coinvolgimento del popolo di Dio, in un processo sinodale non ristretto alle élite del pensiero cattolico”.

Da qui la domanda che chiude l’articolo: “Che dunque stia maturando il tempo per un sinodo della Chiesa italiana?”.

Questo l’atto primo della scalata ostile. Al quale ne sono seguiti altri due.

L’atto secondo è stata la ripubblicazione integrale dell’articolo di padre Spadaro, il 31 gennaio, sul quotidiano della conferenza episcopale italiana “Avvenire”.

E l’atto terzo è stata, il 2 febbraio, sulla prima pagina de “L’Osservatore Romano”, l’intervista del direttore del giornale vaticano Andrea Monda al vescovo di Rieti ed ex sottosegretario della CEI Domenico Pompili, messo in campo proprio per sottoscrivere e rilanciare la proposta di padre Spadaro di un sinodo della Chiesa italiana.

Dalla presidenza e dalla segreteria generale della CEI – alle quali competerebbe la proposta e l’indizione di un sinodo – non si è registrato sinora alcun commento all’iniziativa del gesuita.

Un’iniziativa tanto più anomala in quanto stride con un grande convegno al quale il presidente della CEI Bassetti sta dedicando tutte le sue forze, e che invece Spadaro ignora del tutto: un incontro “di riflessione e di spiritualità per la pace nel Mediterraneo” che il prossimo novembre riunirà a Bari i vescovi di tutti i paesi affacciati sul Mediterraneo, dell’Europa, dell’Africa e dell’Asia.

È un convegno ideato dal cardinale Bassetti nel solco dei “Colloqui mediterranei” promossi sessant’anni fa a Firenze da un’altra grande figura del cattolicesimo politico italiano, Giorgio La Pira, di cui è in fase avanzata la causa di beatificazione.

Su questo convegno la presidenza della CEI ha scommesso moltissimo e non amerà certo rivoluzionare la sua agenda per obbedire a un articolo de “La Civiltà Cattolica”.

Ma è proprio questo che padre Spadaro vuole. Il seguito della storia deciderà chi davvero comanda alla CEI.

di Sandro Magister – espresso.repubblica.it

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