Giornalisti papalini e la difesa indecente del cardinale Pell

La notizia della condanna del cardinale australiano George Pell – accusato sia di aver protetto i preti pedofili da lui “dipendenti” sia di aver egli stesso abusato di due chierichetti – è giunta molto sgradita alla fine di un maxi-raduno voluto da Papa Bergoglio a Roma per discutere delle vicende di pedofilia che affliggono in giro per il mondo la Chiesa Cattolica. Subito qualche giornalista “papalino” si è affrettato a insinuare il sospetto di una “sentenza a orologeria”, volta a gettare un’ombra sulla iniziativa di Bergoglio contro la pedofilia nella Chiesa. Un tentativo ingenuo e inutile visto che l’iniziativa del Pontefice è stata comunque giudicata negativamente dalle associazioni dei familiari delle vittime dei preti pedofili, perché non ha portato a proposte concrete per risolvere il drammatico e diffuso problema.

Ma il massimo – per quel che mi riesce di leggere quotidianamente sui giornali – lo ha raggiunto Giuliano Ferrara, che sul Foglio parla di “caccia alle streghe”, mette in dubbio “l’attendibilità del reato (i fatti addebitati a Pell) sanzionato 23 anni dopo” e si chiede perché non si conosca il nome del chierichetto che accusa il cardinale “di avergli infilato il pene in bocca in sacrestia” (su questa formula brutale Ferrara torna più volte).

Passi per i vari portavoce del Vaticano, che non hanno molta scelta sulle dichiarazioni da fare, per cui non mi stupisco di nulla. Ma sembra incredibile che un giornalista della levatura di Ferrara non conosca le tante accuse che da molti anni sono state mosse a Pell da decine di vittime dei preti pedofili operanti sotto la sua giurisdizione: accuse riprese dalla stampa di tutto il mondo. Altro che un singolo chierichetto, il cui nome è ovviamente noto ai giudici australiani ma è giustamente tenuto riservato per umana pietà.

Su tutta la vicenda Pell ho avuto la fortuna di essere informato in tempo reale da un caro amico australiano, che mi segnalava via via le nuove accuse che piovevano sul Cardinale, mandandomi i link ai giornali che ne davano notizia. Ricordo in particolare un articolo terribile su Anthony Foster, il padre di due bambine molestate da un prete (una si suicidò, l’altra è su una sedia a rotelle dopo un incidente causato dall’alcolismo).

Dalle deposizioni di Pell alla Royal Commission governativa australiana che indagava sui preti pedofili e i loro protettori – come ha ricordato uno dei pochissimi giornalisti italiani che dicono le verità scomode sulla Chiesa, Emiliano Fittipaldi – emerse un quadro agghiacciante: centinaia di bambini e bambine molestati e stuprati, marchiati per sempre dall’orrore delle loro storie. E dall’altro lato le risposte di Pell, arroganti o al massimo imbarazzate, come quelle di Eichmann raccontate da Hannah Arendt ne La banalità del male: da quella minimizzante (“forse avrei dovuto essere più attento”) fino a quella da caserma (i preti che molestano i bambini “sono come i camionisti che molestano le autostoppiste: non sarebbe appropriato che i dirigenti di quella compagnia di trasporti fossero considerati responsabili“).

Per queste ragioni ho tentato invano per anni, con alcuni articoli pubblicati dovunque trovavo ospitalità, di denunciare la scelta di Papa Bergoglio di elevare Pell all’incarico di responsabile delle finanze vaticane, uno dei tre incarichi più importanti nella gerarchia, dove fra l’altro Pell fu accusato di aver sperperato cifre enormi per uso personale. Una scelta compiuta – inspiegabilmente – pur essendo già note, all’epoca, le accuse gravissime che continuavano ad abbattersi sul cardinale.

E mi ha sorpreso – ancor prima di scandalizzarmi, perché non posso dubitare della intelligenza del Papa argentino – la scelta di Bergoglio di rendere omaggio a un altro Cardinale accusato di pedofilia, quel George Law reso tristemente noto dal film Spotlight. Law era stato chiamato a Roma da Papa Ratzinger, che gli aveva affidato la guida della Basilica di Santa Maria Maggiore. Quando Law è morto è stata organizzata in suo onore (!) una messa solenne in San Pietro, aperta dal Cardinale Sodano e chiusa da Papa Bergoglio: quasi un gesto di sfida a chi vorrebbe che la giustizia umana possa raggiungere anche i Cardinali, prima che se ne prenda cura quella Divina.

E mi sono tornate alla mente – ridando fuoco al mio anticlericalismo – le immagini di Wojtyla al balcone con Pinochet a Santiago del Cile e i racconti di mia figlia antropologa sulla vera e propria persecuzione messa in atto prima da Wojtyla e poi da Ratzinger verso i predicatori della “Teologia della Liberazione” nei Paesi più poveri del Sud America: una persecuzione che certamente non ha giovato al capo spirituale di quella teologia degli umili, monsignor Romero, ucciso sull’altare a San Salvador dagli “squadroni della morte” il 24 marzo 1980 e tardivamente beatificato da Papa Bergoglio.

Quando finalmente Pell è stato destituito dal suo incarico, egli è stato costretto a rientrare nel suo Paese, dove è stata dichiarata la sua colpevolezza e ora si attende di conoscere l’entità della condanna: i 50 anni di carcere di cui si parla non sono certo dovuti “solo” allo “stupro orale” di un anonimo chierichetto.
tratto da Il Fatto Quotidiano

Lettera su celibato preti e preti sposati

“Gentile redazione,

si è discusso molto in questi giorni delle iniziative poste in essere dal Papa per affrontare il problema, direi la terribile piaga, della pedofilia nella Chiesa. Non è stato molto chiaro quale sia stato l’epilogo dell’ultimo incontro voluto da Francesco a Roma con vescovi da tutto il mondo, per definire e affermare la linea da tenere con chi si macchia di questo crimine che è l’abuso sessuale sui bambini. È molto chiara invece la posizione del Pontefice, che però non sarà mai sufficiente ad arginare il fenomeno finché, a mio parere, non sarà affrontato un altro grande tema: il celibato dei prelati.

Non se ne parla, ma potrebbe risiedere proprio lì il nodo della pedofilia. Non nell’omosessualità dei preti, come spesso si pensa e si dice, per quanto possa anche capitare che un prete pedofilo sia omosessuale o un omosessuale sia anche pedofilo. Ma non è, non può essere questa la causa principale per chi commette l’aberrante crimine su minori.

Chi abusa, nella Chiesa e fuori, può benissimo essere etero con problemi che vanno oltre l’orientamento sessuale e trova nei minori, spesso indifesi, fragili, provenienti da situazioni di disagio e facilmente circuibili il ‘soggetto’ adatto per dare sfogo ai propri bassi istinti.

Pertanto non sarebbe affatto da associare l’omosessualità agli abusi sui minori in nessun caso. Le violenze sono sempre e comunque deprecabili a prescindere da chi le compia, e quando a compierle è un prete è semmai un’aggravante in una già gravissima situazione.

Per questo penso che il celibato, come anche il nubilato (perché anche i casi di abusi tra le suore non sono rari), debbano essere aboliti dalla Chiesa e debba essere lasciata ai religiosi la stessa possibilità di scegliere che hanno tutti gli uomini e le donne sulla faccia della terra”.

Lettera Firmata

fonte: Unione Sarda

DA DOMANI AL VIA L’ECOTASSA E BONUS PER LE AUTO

ansa

ASSOCIAZIONI, ‘MANCA UN QUADRO NORMATIVO CHIARO’ Entra in vigore domani l’ecotassa e il bonus per le auto elettriche e ibride introdotto con la legge di Bilancio. Ma case costruttrici e dealer non conoscono ancora le modalità operative per attuare la misura. A lanciare l’allarme una nota di Anfia, Federauto e Unrae, le associazioni rappresentanti la filiera industriale e commerciale del settore automobilistico in Italia, che esprimono ‘forti preoccupazioni sulle ripercussioni che tali incertezze stanno già determinando sul mercato e sull’operatività delle imprese’.

LEGALE DI CUCCHI, ‘VALUTIAMO AZIONE CONTRO COMUNE E STATO’

ansa

‘CAMPIDOGLIO CONSENTE PROCESSO A MEDICI BASATO SU ATTI FALSI’ ‘Alla luce della catena di falsi che sta emergendo, stiamo prendendo in considerazione un’azione legale nei confronti del Comune di Roma e valutiamo un’azione riscarcitoria nei confronti dello Stato’. Lo ha detto Fabio Anselmo, legale della famiglia di Stefano Cucchi, il giovane detenuto romano morto al’ospedale Pertini il 22 ottobre del 2009, mentre era in stato di custodia cautelare, dopo l’arresto da parte dei Carabinieri.

MAGLIETTA CHOC ‘AUSCHWITZLAND’, CONDANNATA A 9MILA EURO

ansa

DECRETO PENALE ALL’ATTIVISTA SELENE TICCHI CHE LA INDOSSÒ Un decreto penale di condanna da 9mila euro di multa per la maglietta Auschwitzland, indossata dalla militante Selene Ticchi D’Urso il 28 ottobre 2018 a Predappio, in provincia di Forlì, durante la manifestazione dei nostalgici della marcia su Roma. Lo conferma l’Anpi, a cui il decreto del tribunale è stato notificato, in quanto persona offesa. (ANSA).

LA MADRE DI RENZI RINVIATA A GIUDIZIO A CUNEO

ansa

L’ACCUSA È CONCORSO IN BANCAROTTA FRAUDOLENTA Laura Bovoli, la madre di Matteo Renzi, è stata rinviata a giudizio dal Tribunale di Cuneo con l’accusa di concorso in bancarotta fraudolenta per i contatti con una società cuneese, la Direkta srl fallita nel maggio 2014 e coinvolta in una vicenda di fatture false. L’amministratore della società, Mirko Provenzano, è già stato condannato per reati fiscali e ha patteggiato per la bancarotta.

Carcere per George Pell, cardinale pedofilo. Difesa choc del suo legale al processo: “Fu una semplice penetrazione”

Il cardinale George Pell sta trascorrendo la sua prima notte in carcere dopo che i giudici australiani gli hanno revocato la libertà su cauzione (concessa l’anno scorso per permettergli di subire un intervento chirurgico alle ginocchia). E il Vaticano rompe gli indugi registrati ieri. La sala Stampa della Santa Sede ha comunicato che la Congregazione per la dottrina della fede ha aperto un processo canonico nei confronti di George Pell “dopo il verdetto di colpevolezza” del processo penale in Australia. Il Vaticano insomma non aspetterà più il compimento dell’intero iter penale, ma valuterà autonomamente le accuse che potrebbero portare all’esclusione dal collegio cardinalizio del porporato – Pell è un cardinale elettore avendo 77 anni – e/o alla “laicizzazione”, come già avvenuto per Theodore McCarrick.

Dettagli choc sono emersi nell’udienza che ha condotto in carcere Pell, per bocca del suo stesso avvocato. Il principe del Foro australiano Robert Richter ha affermato che uno dei reati “non era più di un semplice episodio di penetrazione sessuale (plain vanilla sex, l’espressione usata, ndr) in cui il bambino non partecipava attivamente”. L’avvocato ha fatto questa affermazione-boomerang allo scopo di chiedere una condanna meno grave sostenendo che il cardinale non doveva rispondere di “circostanze aggravanti” ed era stato probabilmente “preso da un impulso irresistibile”, secondo quanto ha scritto The Guardian.Richter ha ulteriormente minimizzato – suggerendo ancora che un assalto era solo “fugace” e sostenendo che le vittime avrebbero mostrato segni a casa se fossero stati “veramente angosciati” – il Chief Justice Peter Ridd ha ribattuto definendo “insensibile, sfacciato e offensivo” e “scioccante” il comportamento di Pell.

Complessivamente il Vaticano ha reagito lentamente alla notizia della condanna dell’ormai ex per cinque capi di imputazione compreso uno stupro e sesso orale con minorenni di tredici anni, nel cosiddetto “Cathedral Trial”, pur avendo avuto quasi tre mesi di tempo prima che la notizia (dell’11 dicembre) diventasse pubblica, a motivo del fatto che la Corte ha fatto cadere l’ordine di non divulgazione imposto, in attesa di un secondo processo (il cosiddetto “Swimming trial”) che invece non si terrà per la insufficiente consistenza delle accuse.

Dopo una prima dichiarazione del direttore “ad interim” della Sala Stampa, Alessandro Gisotti ,di martedì mattina sulla “penosa notizia” che rimandava all’attesa per il compimento di tutti i gradi di giudizio per un’ulteriore valutazione, a sera un tweet dello stesso Gisotti ha confermato che Pell dal 24 febbraio non è più Prefetto dell’Economia. Per scadenza del mandato. Una carica quella che era iniziata nel 2014 con i poteri di un vero e proprio “zar dell’economia” vaticana da cui aveva ottenuto dal Papa un “leave of absence”, un permesso di allontanarsi dal Vaticano, nel giugno del 2017 per potersi difendere in Australia. Ora sappiamo non è più Prefetto dal 24 febbraio. Ma già dal 2016 il suo potere aveva subito una forte battuta d’arresto.

Soprattutto, Gisotti ha comunicato che è iniziato il processo canonico a suo carico, quindi senza aspettare oltre. Evidentemente il Vaticano e lo stesso Papa Francesco hanno compreso che non era possibile fare altrimenti.

I legali di Pell avevano programmato di chiedere il proseguimento della libertà su cauzione, in attesa del processo di appello, ma hanno improvvisamente rinunciato. Anche se forse adiranno la Corte Suprema australiana. La sentenza che stabilirà l’esatta misura della pena è attesa per il 13 marzo. Ognuno dei cinque capi di imputazione per cui è stato riconosciuto colpevole comporta una pena massima di 10 anni, quindi Pell affronta un rischio di 50 anni di carcere.

huffingtonpost.it

Evento. Torna a Roma Fare turismo

Torna a Roma Fare turismo

Fare Turismo, ideato e organizzato dalla Leader srl e giunto al 21esimo appuntamento (all’attivo 11 edizioni a Salerno, otto a Roma e una a Milano con il patrocinio di Expo), rappresenta una preziosa opportunità per i giovani che progettano il proprio futuro professionale in questo straordinario mondo e per gli addetti ai lavori che desiderano aggiornarsi e confrontarsi.

Il ricco programma dell’edizione 2019, presso l’Università Europea di Roma da mercoledì 13 a venerdì 15 marzo, prevede: colloqui di orientamento al lavoro; incontri domanda-offerta lavoro attraverso colloqui di selezione con i responsabili delle risorse umane delle imprese turistiche; orientamento sulla formazione post diploma (corsi Its, lauree triennali e magistrali) e post laurea (master di 1° e 2° livello) con la partecipazione di Its, Università e Scuole di Master; presentazione delle competenze emergenti e delle figure professionali con la partecipazione di manager dell’industria turistica e della ristorazione; presentazione delle startup nel turismo; recruiting day per la selezione del personale che lavorerà nei villaggi a partire dalla prossima estate; seminari di aggiornamento a cura delle Organizzazioni di Categoria e delle Associazioni Professionali; incontri dei Presidenti dei Corsi di Laurea in Turismo (Sistur) e dei Dirigenti Scolastici degli Istituti alberghieri (Renaia) e degli Istituti tecnici per il turismo (Renatur). Oltre alla presentazione dell’offerta formativa accademica e non accademica, nel Salone Espositivo, Istituzioni, Enti, Organizzazioni Nazionali di Categoria, Associazioni Professionali, Agenzie per il lavoro e Agenzie web di recruiting forniranno informazioni sulle opportunità occupazionali e sui percorsi da intraprendere per formarsi e lavorare nel turismo.

I numeri dell’ultima edizione nel 2018: 6mila visitatori; 34 espositori; 1.000 colloqui di selezione per 200 profili ricercati in Italia e all’estero da 28 prestigiose aziende turistiche; 15 tra conferenze e seminari di aggiornamento professionale; tre giorni di colloqui di orientamento al lavoro con i Centri per l’impiego, il Servizio Eures, Porta Futuro Lazio; 3 giorni di colloqui psico-attitudinali con l’Università Europea di Roma; oltre 50 tra Istituti Professionali dei Servizi per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera, Tecnici del Turismo e Commerciali con indirizzo turistico con 2.500 studenti e 200 docenti provenienti da nove regioni (Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Puglia, Sicilia, Veneto).

avvenire

Letteratura. Antoine Volodine: «Contro la violenza dell’ideologia l’antidoto è l’amore»

da Avvenire

Ogni scrittore cerca di rappresentare il mondo e qualcuno, nel tentativo, riesce perfino a disegnarne di nuovi. Antoine Volodine si è spinto ancora più in là: ha inventato una nuova letteratura e l’ha popolata di autori e generi, dal “romånso” al canto delle “shaggås”. Il suo “post-esotismo” è un mondo a sé, appunto, che si ridefinisce e si conferma a ogni nuova pubblicazione. Un percorso di assoluta originalità, nel quale spiccano titoli come Angeli minori, uscito da L’Orma nel 2016, e il capolavoro riconosciuto Terminus Radioso, proposto da 66thand2nd nello stesso anno.

Da domani arriva nelle librerie italiane, edito ancora da 66thand2nd, Sogni di Mevlidò (traduzione di Anna D’Elia, pagine 412, euro 18,00), grazie al quale il lettore torna a inoltrarsi in questo universo immaginario popolato di scorie nucleari, visioni sciamaniche e ostinate memorie del regime sovietico.

Nato nel 1950 a Chalon-sur-Saône, Volodine si serve del francese senza rinnegare le origini russe e, conversando della propria opera, preferisce parlare al plurale, come se prendesse la parola anche a nome degli altri scrittori da lui immaginati: Lutz Bassmann, Manuela Draeger, Elli Kronauer, Infernus Iohannes… «Il post-esotismo – spiega – esiste da circa 35 anni nella veste di una letteratura straniera redatta in francese. Da sempre mescola una forma espressiva semplice e realistica a un contenuto fantastico, onirico e decisamente politico. Quale che sia l’autore e l’argomento delle nostre storie, rimane molto forte l’impronta di una riflessione sulle catastrofi susseguitesi dal XX secolo a oggi. La nostra vicenda personale di autori, narratori e personaggi è intimamente legata agli abomini e alle barbarie che l’umanità non è stata e non è in grado di evitare».

C’è un legame con la fantascienza?

«Il nostro è un racconto fantastico che si sviluppa su una base che i lettori e le lettrici possono riconoscere come propria. Niente a che vedere con la fantascienza o con altre costruzioni astratte: il punto di partenza è sempre costituito dalla coscienza storica collettiva e, insieme, dall’inconscio collettivo, in un complesso di conoscenze e immagini immediatamente condivise con il pubblico. I nostri libri trascinano in una dimensione che può essere definita “stranamente familiare”, come accade in sogno. Nelle prime pagine di Sogni di Mevlidò, per esempio, si assiste a una sessione di autocritica del tutto irreale, ma che finisce inequivocabilmente per rievocare certi episodi della Rivoluzione culturale maoista e le abiure fatte compilare sotto dettatura dalla polizia staliniana».

Per questo l’identità è messa tanto in discussione?

«Non è così per tutti? Mevlidò porta dentro di sé non solo i ricordi imprecisi e tragici di un’esistenza passata, ma anche le tracce di un altro passato, che riesce appena a intuire nell’incertezza del sogno. L’identità, per lui, è qualcosa di istantaneo, sempre insidiato dal fatalismo. Pur vivendo “qui e ora”, Mevlidò prova nostalgia per la vita anteriore, nella quale l’amore e la politica rimanevano ancora comprensibili. Come in ogni altra opera post-esotica, si potrebbe ipotizzare un elemento autobiografico, che però viene doppiamente filtrato dal sogno: prima attraverso la storia che il libro racconta e poi, a un livello ulteriore, attraverso gli interessi del narratore che firma il libro stesso».

Che spazio rimane, in tutto questo, per il libero arbitrio?

«Tutti i personaggi sono liberi, sempre. Compiono scelte, prendono decisioni, si sforzano di padroneggiare il proprio destino. Nondimeno, ciascuno di loro subisce una manipolazione. Il protagonista, per esempio, è stato inviato sulla terra da un’insondabile organizzazione che lo obbliga a incarnarsi in “Mevlidò” dopo averlo fatto morire una prima volta. Oltre a dipendere dalle autorità che agiscono nel mondo reale, la sua esistenza trascorre sotto l’infusso di sogni che neppure la psicoanalisi è in grado di spiegare o contrastare. Mevlidò appartiene alla polizia, che a sua volta è manipolata da un’ideologia obsoleta e da oscuri dirigenti. Non si crede più nel futuro, non si crede più in niente. Nondimeno, ciascuno è libero di fare le proprie scelte. Anche Mevlidò sceglie liberamente, e dolorosamente, di seguire la sua sorte fino in fondo, fino a ricongiungersi con la donna che ama».

È un modo per descrivere la lotta contro il potere?

«Il romanzo si svolge in una pluralità di mondi paralleli, compreso quello della morte. Il più simile al nostro si organizza attorno al quartiere noto come Pollaio Quattro: un mondo distrutto, come in molte finzioni post-esotiche, ma che è stato parzialmente ricostruito dopo una guerra terribile. Ci sono i rappresentanti di un potere istituzionale, corrotto e bersagliato dagli anarchici, e ci sono i ghetti dove si accalca una popolazione miserabile e folle. La missione di cui Mevlidò è incaricato riguarda più la sopravvivenza dell’umanità che il compimento della rivoluzione, ma lui stesso lo ha dimenticato, conservandone qualche cognizione solo nei sogni. Eppure a farsi carico della rivoluzione, di cui altrimenti sopravvivono unicamente le tracce ideologiche, sono proprio i ricordi impossibili di Mevlidò, insieme con i deliri surrealisti delle vecchie bolsceviche di Pollaio Quattro e della giovane, seducente terrorista Sonia Wolguelane».

Nonostante tutto, anche questo libro racconta una grande storia d’amore…

«In molti romanzi post-esotici, in effetti, l’amore è il motore che spinge il personaggio principale a non demordere, ad andare avanti, a sfidare difficoltà e fatiche sempre maggiori. Mevlidò, in particolare, è guidato da due forze che assumono valore magico: l’ideologia e l’amore. La prima è inizialmente di tipo marxista e rivoluzionario, ma con il tempo degenera in una specie di bizzarra superstizione. L’amore, invece, si manifesta in Mevlidò come fedeltà totale: è per ritrovare la donna amata che il protagonista avanza tra i ricordi fino a riattraversare la morte. La separazione è un’esperienza insopportabile, tremenda, ma non si esaurisce nel lutto. Porta a non perseverare, al contrario, a non rinunciare, a procedere senza sosta per cercare di raggiungere l’essere amato. I personaggi postesotici, per quanto esausti, in agonia, ormai morti, continuano a vivere nel presente con una forte tensione amorosa, in una sorta di amour fou messo a dura prova dal destino. Nel fuoco, nell’oscurità, nella morte, nell’esistenza più indesiderabile, i nostri eroi vivono per ritrovare la creatura amata».

Il post-esotico si segnala anche per essenzialità dello stile: da dove nasce questa scelta?

«Mi servo del francese come di uno strumento che consente di raccontare storie, creare immagine, trasportare chi legge nei sogni dei personaggi. Non miro alla “bella pagina”, ma a un’efficacia simile a quella della letteratura popolare. L’obiettivo è di accompagnare il pubblico in mondi inconsueti, le cui coordinate sono fornite dal sogno e dalla confusione mentale del narratore. Il francese mi permette di farlo, ma per me non è più che uno strumento. Non ne faccio una bandiera, a differenza di altri. Il post-esotismo può trovare espressione in qualsiasi lingua, non escluso l’italiano. Spesso noi, scrittori post-esotici, affermiamo di adoperare il francese come se fosse una lingua straniera. In questo senso, quella dei nostri romanzi è a tutti gli effetti una lingua di traduzione».

Avanza il pessimismo tra le aziende e i consumatori italiani: gli indici di fiducia sono rispettivamente ai minimi

Anche a febbraio cala la fiducia di imprese e famiglie

da Avvenire

Famiglie e imprese italiane continuano a non vedere «l’anno bellissimo» promesso da Giuseppe Conte, presidente del Consiglio, in un’intervista alla trasmissione Povera Patria su Rai2 a inizio febbraio. La fiducia dei consumatori e delle aziende prosegue il suo calo, iniziato lo scorso ottobre per i consumatori e a giugno per le imprese. L’indice di fiducia delle famiglie, calcolato dall’Istat, è sceso a febbraio a 112,4 punti dai 113,9 di gennaio (100 è il livello del 2010) mentre quello delle imprese è passato da 99,1 a 98,3 punti, ai minimi da febbraio 2015.

Il calo dell’indice di fiducia è un cattivo segnale perché con meno ottimismo sulle prospettive economiche le imprese fanno meno investimenti e le famiglie riducono gli acquisti, soprattutto quelli più impegnativi. Per le imprese, l’Istat sottolinea il calo dell’indice di fiducia del settore delle costruzioni, che a gennaio aveva tentato la risalita, e la debolezza dei servizi, sotto il livello 100 da tre mesi. Per quanto riguarda i consumatori, siamo ai livelli più bassi degli ultimi 18 mesi e l’Istat nota soprattutto «un peggioramento dei giudizi e delle attese sulla situazione economica generale, mentre le opinioni sul quadro economico personale risultano nel complesso stabili nell’arco degli ultimi cinque mesi».

La classifica. Atenei italiani tra i migliori del mondo, ma è fuga di cervelli

La Sapienza di Roma prima al mondo in Studi classici e Storia antica

da Avvenire

Migliora la performance delle Università italiane nel Qs World University Rankings 2019, la classifica universitaria mondiale per facoltà-disciplina: l’Italia è al 4° posto in Europa (dopo Regno Unito, Germania, Francia) e al 7° posto nel mondo per numero totale di Università incluse nella classifica di quest’anno. L’Università romana La Sapienza è l’unico Ateneo italiano classificato primo al mondo in una disciplina: Studi Classici e Storia Antica.

L’Italia inoltre – nell’ultima edizione della classifica universitaria globale più consultata al mondo – è al 3° posto in Europa dopo Regno Unito e Germania e al 7° posto nel mondo per numero totale di posizioni occupate. La classifica include ben 41 Università italiane.

L’area Scienze della vita-Medicina dell’Università italiane è la più rappresentata in questa classifica mondiale. Mentre nelle singole discipline a classificarsi sono state Fisica e Astronomia, Medicina ed Economia & Econometria. Più in particolare: il Politecnico di Milano è l’unica Università Italiana che si classifica tra le Top 10 in tre discipline; l’ Università Bocconi è ottava al mondo per Business & Management, guadagnando due posizioni rispetto allo scorso anno. Sale di 11 posizioni anche in Finanza, conquistando il 18° posto e mantiene il 16esimo in Economia. Il Politecnico di Torino entra per la prima volta nella classifica di Ingegneria Mineraria, posizionandosi al 24° posto. Altri debutti eccellenti sono: quello dell’Università di Bologna in Odontoiatria (44° posto) e dell’Università di Pisa in Scienze Bibliotecarie (50° posto).

La Sapienza, L’Università di Bologna (Unibo) e Università degli Studi di Padova sono le Università più rappresentate in classifica. Le città italiane con più Università classificate sono Milano (7), Roma (4) e Pisa (3). Ben 18 Università Italiane hanno ottenuto il riconoscimento di essere classificate tra le prime 100 per 36 distinte discipline.

In totale, le Università Italiane occupano 521 posizioni nella classifica. Rispetto alla scorsa edizione, 192 posizioni sono invariate, 166 sono migliorate, 85 sono peggiorate, e 78 sono new entry. L’Italia, rispetto allo scorso anno, ha incrementato la propria presenza in tutte le classifiche, sia tra le top 50 (erano 29 ora sono 34), sia tra le top 100 (erano 83 Atenei ora sono 98) sia infine tra le top 200 (erano 213 ora sono 236).

«Questa edizione – ha commentato Ben Sowter, responsabile Ricerca e Analisi di Qs – mostra una fotografia positiva per l’eccellenza accademica Italiana. Il trend è degno di nota, specialmente se consideriamo la feroce competitività globale. Per mantenere le stesse posizioni, le università devono
continuamente migliorare l’impatto della propria ricerca, coltivare collaborazioni accademiche internazionali e conferire lauree e titoli post-lauream che siano spendibili nel mondo del lavoro e apprezzati dai recruiter internazionali. Questo risultato incoraggiante, deve però tenere conto di una sfida: la fuga di cervelli. L’Ocse segnala come l’Italia sia tornata ai primi posti nel mondo per emigrati; per la precisione all’ottavo. Si stima che un terzo siano giovani laureati. Sebbene l’Italia spenda quasi un punto percentuale in meno (4% del PIL) rispetto alla media Europea per l’istruzione, il Paese investe mediamente 164mila euro per formare un laureato e 228mila euro per un dottore di ricerca. Di questo investimento, beneficiano sempre più altri paesi. Il mio augurio è che il vostro Paese preservi il ritorno sull’investimento di risorse e talento, offrendo alle attuali e alle prossime generazioni di studenti le opportunità che meritano, affinché emigrare sia una
scelta elettiva e non una necessità».

Armi. Pacifisti denunciano il governo per le bombe in Yemen prodotte in Sardegna

 Pacifisti denunciano il governo per le bombe in Yemen prodotte in Sardegna

Pacifisti sardi in trasferta a Roma per annunciare una denuncia contro il governo, che avrebbe violato la legge 185/90 sul commercio delle armi dando semaforo verde alla vendita di bombe all’Arabia Saudita. Gli ordigni, prodotti dalla Rwm a Domusnovas, sono stati usati anche contro la popolazione yemenita, nonostante la legge vieti l’esportazione di sistemi d’arma a paesi in guerra. L’esposto dell’associazione Sardegna Pulita sarà consegnato domani alla procura di Roma e in copia a quella di Cagliari; presunti responsabili il ministero degli Esteri, da cui dipende l’Uama (Unità per le autorizzazioni di armamento) e quelli per lo Sviluppo economico, gli Interni, la Difesa e l’Ambiente che sono coinvolti con potere consultivo.

Dopo il presidio del 16 gennaio davanti all’ambasciata dell’Arabia Saudita – per protestare contro la scelta della Lega calcio di giocare la finale di Supercoppa italia in un Paese che viola diritti umani – l‘associazione Sardegna pulita ha promosso un altro sit-in a piazza san Silvestro, a pochi passi da Palazzo Chigi e Montecitorio, per presentare l’iniziativa. «I profili di reato per i quali presenteremo la denuncia contro il governo – spiegano i portavoce di Sardegna Pulita, Angelo Cremone e Ennio Cabiddu – sono chiari: o la Procura incrimina noi per calunnia oppure deve accertare se la condotta di quei ministri, che autorizzano le esportazioni tramite l’agenziaUama, sia conforme alla normativa». L’associazione si batte da anni per la riconversione della Rwm di Domusnovas «perché è inaccettabile il ricatto “o bombe o lavoro”». Alla manifestazione anche rappresentanti delsindacato Usb e gli esponenti romani di Rete NoWar e Cobas Scuola.

All’incontro è intervenuto il deputato Stefano Fassina, che come Sinistra x Roma ha già promosso in Campidoglio, assieme al gruppo consiliare del Pd, una mozione sul caso delle bombe italiane in Yemen, approvata all’unanimità il 12 febbraio scorso: «Come gruppo di Leu ora intendiamo presentare e far calendarizzare una mozione sull’esportazione di armi italiane – ha annunciato Fassina – usate contro i bambini e i civili yemeniti, perché il governo interrompa questo export». Solidarietà all’iniziativa pacifista da Giuseppe Giulietti, Presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana: «Chi si batte contro bombe e il traffico di armi – ha detto – lo fa anche per la sicurezza degli italiani, anche di quelli che non lo sanno». Per Articolo 21 ha preso la parola Antonella Napoli, ribadendo il sostegno dell’associazione di giornalisti alla campagna per l’embargo totale delle esportazioni di armi ai sauditi.

Avvenire

ALLARME UE, CONTI ITALIA PEGGIORANO, URGENTE INTERVENIRE

ansa

‘MANOVRA NON SOSTIENE CRESCITA, PESANO SPREAD E STOP RIFORME’ “La manovra include misure che rovesciano elementi di importanti riforme fatte in precedenza, in particolare sulle pensioni, e non include misure efficaci per aumentare il potenziale di crescita”: così la Commissione Ue nel Country Report sull’Italia secondo cui il Paese ha squilibri economici “eccessivi”. Il vicepresidente Dombrovskis ha chiarito che “il debito non scende a causa dei piani economici deboli del Governo, lo slancio delle riforme si è fermato”. Tria: “Non si è discussa la Manovra negli ultimi Ecofin. Nessuno può entrare nelle scelte dei Paesi”.

COPPA ITALIA: FIORENTINA-ATALANTA FINISCE 3-3

ansa

CHIESA, “PAREGGIO AMARO MA QUALIFICAZIONE POSSIBILE” Girandola di gol nella seconda semifinale d’andata della coppa Italia. Fiorentina-Atalanta finisce 3-3 con le reti di Gomez, Pasalic, Chiesa, Benassi, De Roon e Muriel. “Pari amaro ma la qualificazione è possibile”, ha detto Chiesa. Il ritorno, a Bergamo, si disputerà il 24 aprile. (ANSA).

REDDITO: INPS PUBBLICA IL MODULO PER FARE DOMANDA

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IN 9 PAGINE. SI RICORDA CHE ENTITÀ BENEFICIO LEGATO RISORSE L’Inps ha pubblicato, con due giorni di anticipo rispetto alla scadenza, i moduli per fare la richiesta del reddito e della pensione di cittadinanza. Il modulo è composto di 4 pagine di spiegazione e 5 di dati da compilare. Nel modulo si ricorda anche che “in caso di esaurimento delle risorse disponibili” l’entità del beneficio sarà “rimodulata”.

Lefebvriani ridicoli e ultraconservatori. Papa Francesco dialoghi ora con i progressisti per pa riforma della Chiesa e accolga i preti sposati

I Lefebvriani evocano “l’eresia” per il documento del Papa con l’imam

Roma, 27 feb. (askanews) – Il documento sulla fratellanza umana, per la pace mondiale e la comune coesistenza, firmato da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar ad Abu Dhabi, “non è altro che una casa costruita sulla sabbia”. Lo affermano in una nota i vertici dei Lefebvriani.

Per il gruppo scismatico ultraconservatore, “il regno instaurato da Nostro Signore è un regno di verità e di grazia, di santità, di giustizia e di carità e – di conseguenza – un regno pacifico. Non ci può essere vera pace al di fuori di Nostro Signore. È impossibile, pertanto, trovarla fuori dal regno di Cristo e dalla religione da Lui fondata. Dimenticare questa verità equivale a costruire sulla sabbia, e Cristo stesso ci avverte che una simile impresa è destinata a fallire”.

Il documento congiunto cattolico-musulmano “è anche un’empietà che disprezza il primo comandamento e che fa dire alla Saggezza di Dio, incarnatasi in Gesù Cristo morto per noi sulla Croce, che ‘il pluralismo e le diversità di religione’ sono una ‘sapiente volontà divina’”.

“Tali affermazioni sono in antitesi rispetto al dogma che afferma che la religione cattolica è l’unica vera religione (cf. Sillabo, proposizione n° 21). Si tratta di un dogma, e ciò che a esso si oppone prende il nome di eresia. Dio non può contraddirsi”, scrivono nella nota Don Davide Pagliarani, Superiore generale della fraternità San Pio X, Mons. Alfonso de Galarreta, primo assistente, e Don Christian Bouchacourt, secondo assistente”.

“Seguendo San Paolo e il nostro venerato fondatore, Mons. Marcel Lefebvre, sotto la protezione di Nostra Signora, Regina della Pace, noi continueremo a trasmettere la fede cattolica che abbiamo ricevuto (cf. 1 Co 11, 23), lavorando con tutte le nostre forze alla salvezza delle anime e delle nazioni, per la predicazione della vera fede e della vera religione”.

Vaticano e scandali, il peggio deve ancora arrivare: retroscena Vaticano, che sta per succedere?

Il clima in vaticano in queste ore è comprensibilmente surriscaldato. Fonti vaticane di alto rango, rivela in un informatissimo retroscena Dagospia, sono convinte che non sia ancora finita. Non è ancora finita? Cos’altro può accadere in questo pontificato così travagliato? “Di giorno in giorno appare sempre più chiaro perché Benedetto XVI abbia abbandonato il Soglio” spiegano non senza una punta di malizia Oltretevere.

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Vaticano, i nomi in “pole” per il dopo Bergoglio: arriva un Papa italiano?

Chi sta rialzando la testa in questo clima di tensione, rivela Dagospia in un super informato restroscena, è la Chiesa italiana, che appariva marginalizzata nella gestione Bergoglio. Aumenta il potere del cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin che insieme al prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, Giovanni Angelo Becciu, cerca di riorganizzare le fila di un episcopato italiano che punta a dire la sua nel prossimo conclave: “Quarant’anni senza un Papa italiano ed eccoci al disastro” si dice anche tra i porporati fedelissimi di Francesco. In ascesa anche personaggi come Francesco Montenegro, cardinale di Agrigento e Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna.

affaritaliani.it

Ancora scandali vaticani dall’Australia: tutto fermo immobilismo di Bergoglio sulle riforme urgenti per arginare crisi Chiesa

Dall’Australia arriva un’altra indiscrezione «imbarazzante»: l’arcivescovo di Brisbane e presidente dei vescovi, monsignor Mark Benedict Coleridge, sarebbe sotto indagine per aver insabbiato le informazioni ricevute da una donna, che riferiva di abusi su minori compiuti da preti. Proprio Coleridge ha tenuto l’omelia nella messa di chiusura del vertice anti-abusi.

Ora i vertici vaticani si dimettano in blocco.

L’epicentro è in Australia, ma il terremoto mediatico investe la Santa Sede e papa Francesco. La sentenza di colpevolezza di Pell arriva infatti in un momento già delicato del pontificato. E le reazioni nelle Sacre Stanze sono tra il «dolore» e l’attendismo, come da comunicato ufficiale, l’imbarazzo e la tensione – che in molti hanno notato per esempio nel viso del portavoce Gisotti – per un banco di prova così grande a distanza di soli due giorni dal summit anti-pedofilia.

La condanna del cardinale Pell «ministro» delle Finanze – uno dei più alti in grado in Vaticano – per abusi su due 13enni segue di 48 ore le promesse di fermezza assoluta espresse da Pontefice, cardinali e vescovi. Il punto è che ora per molti sarebbe subito il momento di applicare questa linea, e su social e siti da tutto il mondo rimbalzano invocazioni di un provvedimento come quello per McCarrick, cardinale che è stato spretato.

Meglio i preti celibi con figli a costo di tenerli in servizio che aprire ai preti sposati. Ipocrisie vaticane

Il cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione del Clero, spiega le linee guida del Dicastero applicate nei casi dei preti di rito latino che hanno prole

L’articolo di Andrea Tornielli su Vatican News, riportato in basso è un’intervista al Cardinale Responsabile dei Sacerdoti di tutto il mondo. Nessuna novità o prospettiva di cambiamento per la riforma della Chiesa ormai destinata, dopo la piaga pedofilia, a diminuire considerevolmente numericamente (ndr).

Di seguito l’articolo:

Quello dei “figli dei preti” è un tema rimasto per lungo tempo tabù, con la conseguenza spesso, soprattutto nel passato, che questi bambini crescevano senza avere un padre conosciuto e riconosciuto. Si tratta comunque di un problema distinto da quello affrontato la settimana scorsa in Vaticano, centrato sugli abusi commessi ai danni di minori. Negli ultimi giorni è stato presente a Roma lo psicoterapeuta Vincent Doyle, figlio di un prete cattolico irlandese e fondatore di “Coping International” (www.copinginternational.com), un’associazione per la difesa dei diritti dei figli di preti cattolici in tutto il mondo. Doyle vuole far «uscire dall’anonimato» e aiutare psicologicamente «le tante persone nate da una relazione fra una donna e un prete» in varie parti del mondo. Lo psicoterapeuta irlandese in recenti interviste su diversi media ha parlato di un documento della Congregazione per il Clero – di fatto, di uso interno, impropriamente definito “segreto” – riguardante l’atteggiamento da tenere in questi casi. L’esistenza di queste linee guida interne, conosciute dallo stesso Doyle sin dal 2017, e il criterio generale riguardante la protezione dei bambini sono stati confermati dal direttore ad interim della Sala Stampa della Santa Sede Alessandro Gisotti. Ne parliamo con il cardinale Beniamino Stella, Prefetto della Congregazione del Clero, il Dicastero che si occupa di tale aspetto della vita dei sacerdoti.

Eminenza, quali sono i criteri che guidano le decisioni da prendere nel caso di sacerdoti con figli?

R. – Il Dicastero segue una prassi fin dai tempi in cui era Prefetto il Cardinale Claudio Hummes – da una decina di anni – il quale per primo aveva portato all’attenzione del Santo Padre, all’epoca Benedetto XVI, i casi di sacerdoti minori di 40 anni con prole, proponendo di far loro ottenere la dispensa senza attendere il compimento del quarantesimo anno come previsto dalle norme di quel tempo. Una tale decisione aveva, e ha, come obiettivo principale quello di salvaguardare il bene della prole, il diritto cioè dei bambini ad avere accanto a sé un padre oltre che una madre. Anche Papa Francesco, che già si era espresso in questo senso da cardinale arcivescovo di Buenos Aires durante un dialogo con il rabbino Abraham Skorka pubblicato nel libro «Il cielo e la terra», è stato categorico: l’attenzione prioritaria da parte del sacerdote deve essere nei riguardi della prole.

Che cosa si intende con “attenzione”?

R. – Certamente non ci si riferisce soltanto al pur necessario sostentamento economico. Ciò che deve accompagnare la crescita di un figlio è soprattutto l’affetto dei genitori, una adeguata educazione, di fatto tutto ciò che comporta un effettivo e responsabile esercizio della paternità, soprattutto nei primi anni della vita.

Può dire in che cosa consiste il documento interno di cui si è parlato?

R. – Si tratta di un testo intitolato “Nota relativa alla prassi della Congregazione per il Clero a proposito dei chierici con prole”, che raccoglie e sistematizza la prassi in vigore da anni nel Dicastero. Come è stato spiegato, si tratta di uno strumento di lavoro a cui fare riferimento quando si presenta una situazione del genere, un testo “tecnico” per i collaboratori del Dicastero, da cui farsi guidare. Solo per questo non è stato pubblicato. Consta per altro che il signor Doyle abbia potuto prenderne visione due anni fa. Questo testo viene abitualmente presentato e commentato dalla Congregazione alle Conferenze Episcopali e a singoli Vescovi, che trattano il tema e chiedono come procedere.

Può spiegare come si comporta oggi il Dicastero che lei presiede di fronte a questi casi?

R. – La presenza dei figli nei dossier relativi alle dispense sacerdotali è stata trattata, di fatto, come una causa praticamente “automatica” per una presentazione celere del caso al Santo Padre ai fini della concessione della dispensa stessa. Si cerca dunque di fare il possibile perché la dispensa dagli obblighi dello stato clericale sia ottenuta nel più breve tempo possibile – un paio di mesi – così che il prete possa rendersi disponibile accanto alla madre nel seguire la prole. Una situazione di questo genere è considerata “irreversibile” e richiede che il sacerdote abbandoni lo stato clericale anche qualora egli si ritenga idoneo al ministero. Un calcolo approssimativo sulle richieste di dispensa fa emergere che circa 1’80 per cento di queste comporta la presenza di prole, benché spesso concepita dopo l’abbandono del ministero stesso.

Questa regola viene applicata sempre e comunque? La si applica anche nel caso in cui i preti con figli non vogliano chiedere la dispensa dal ministero?

R. – A volte capita che i Vescovi e i Superiori religiosi presentino la situazione di sacerdoti che non intendono chiedere la dispensa, anche di fronte alla presenza di figli, soprattutto quando è cessata la relazione affettiva con la loro madre. In tali casi ci sono, purtroppo, Vescovi e Superiori i quali pensano che, dopo aver sistemato economicamente la prole, o dopo aver trasferito il sacerdote, il chierico possa continuare a esercitare il ministero. Le incertezze in questa materia, quindi, nascono dalla resistenza dei sacerdoti a chiedere la dispensa, dall’assenza di una relazione affettiva con la donna e a volte dal desiderio di alcuni Ordinari di offrire al sacerdote pentito e ravveduto una nuova opportunità ministeriale. Quando, secondo la valutazione del Vescovo o del Superiore responsabile, la situazione richiede che il sacerdote si faccia carico delle responsabilità derivanti dalla paternità, ma non vuole chiedere la dispensa, il caso viene presentato alla Congregazione per la dimissione del chierico dallo stato clericale. Ovviamente, un figlio è sempre un dono di Dio, comunque sia stato generato. La perdita dello stato clericale si dà perché la responsabilità genitoriale crea una serie di obblighi permanenti che nella legislazione della Chiesa latina non prevedono l’esercizio del ministero sacerdotale.

Questa regola è generale e sempre valida, oppure ogni caso viene affrontato in modo diverso?

R. – Ovviamente, ogni caso va esaminato nel merito e nella propria specificità. Le eccezioni sono in realtà molto rare. Ad esempio, si dà il caso di un neonato, figlio di un sacerdote, che per determinate situazioni entra a far parte di una famiglia già consolidata, in cui un altro genitore assume nei suoi confronti il ruolo di padre. Oppure quando si tratta di sacerdoti avanti con gli anni, con figli in età già “matura”, di 20-30 anni. Preti che hanno avuto in gioventù dolorose vicende affettive e che hanno poi provveduto ai figli con accompagnamento economico, morale e spirituale, e oggi esercitano il loro ministero con zelo e impegno, dopo aver superato le fragilità affettive precedenti. In queste situazioni, il Dicastero non obbliga i Vescovi a invitare i preti a chiedere la dispensa. Si tratta, mi pare, di casi in cui il Dicastero consiglia un più flessibile discernimento all’interno di una prassi e di linee guida rigorose per la Congregazione.

Che cosa può rispondere a quanti sostengono che la presenza dei figli dei sacerdoti è un argomento per l’introduzione del celibato facoltativo per i sacerdoti della Chiesa latina?

R. – Il fatto che alcuni preti abbiano vissuto delle relazioni e abbiano messo al mondo dei figli non tocca il tema del celibato sacerdotale che rappresenta un dono prezioso per la Chiesa latina, sul cui valore sempre attuale si sono espressi gli ultimi Pontefici, da san Paolo VI fino a Papa Francesco. Così come l’esistenza di casi di abbandono del tetto coniugale e della prole ovviamente non tocca il valore sempre attuale del matrimonio cristiano. L’importante è che il sacerdote di fronte a questa realtà sia in grado di comprendere qual è la sua responsabilità di fronte al figlio: il suo bene e la sua cura devono essere al centro dell’attenzione della Chiesa perché non manchino alla prole non soltanto il necessario per vivere, ma soprattutto il ruolo educativo e l’affetto di un padre.

LETTERA Chiesa: la svolta sarà il matrimonio dei religiosi

Caro Severgnini, in risposta all’apprezzata lettera del sig. Leonardi sulla pedofilia fra le tonache, proporrei di soffermarci sull’argomento appena sfiorato del matrimonio dei religiosi (“Pedofilia: la Chiesa faccia pulizia, ora o mai più”, https://bit.ly/2GLR0MY ). Nel protestantesimo, dove pastori di ogni religione possono avere mogli e figli, queste cose non accadono, o almeno non se ne sente parlare. Ci vuol tanto a capire perché? Se si mette un divieto all’uomo, fin dai tempi più antichi questi cerca di infrangerlo, è la sua natura. Il proibizionismo insegna. Così vietare ai preti di sposarsi mi sembra talmente contro natura quanto lo è la pedofilia, con tutti i problemi che comporta. La Chiesa è lenta ma non è cieca, dovrebbe capirlo. E il fatto che Gesù non fosse sposato (chi lo dice, poi?) non deve costringere migliaia di religiosi all’imitazione, sappiamo bene che sono stati gli uomini nei vari concili a deciderlo, e non lui. Perseverare in quest’errore non contribuirà ad estirpare l’obbrobrio della pedofilia: è più facile circuire un ragazzino che una donna, e la storia lo dimostra. Ogni uomo di potere ha quasi sempre avuto accanto una donna che lo ha consigliato e assistito, e non ragazzini: non mi sembra un caso. La vera svolta epocale non è, a mio modesto parere, indagare a fondo e cercare di far pulizia, cosa lodevole, ma affrontare una volta per tutte la questione del matrimonio e concederlo. Certo, a volte questo comporta il divorzio… che non è contemplato nei canoni ecclesiastici: ma la separazione sì. È umana, come sono umani i preti. Almeno provarci, no? Ma nessun prete leggerà queste righe. Un caro saluto

Lettera Firmata in Italians.corriere.it

Polonia 24 arcivescovi e vescovi accusati di avere nascosto gli abusi (400 casi)

In Polonia un nuovo rapporto appena reso pubblico documenta circa 400 casi di abusi sessuali compiuti da religiosi.

Il documento è stato pubblicato dalla fondazione “Do not be fear”, un’organizzazione che sostiene le vittime di abusi sessuali commessi dai sacerdoti in Polonia.

Il documento riporta i nomi di 85 preti già condannati per gli abusi, di altri 88 religiosi i cui presunti abusi sono stati scoperti grazie ai mass media e di 95 accusati da presunte vittime. Il testo cita anche 24 arcivescovi e vescovi polacchi accusati dall’associazione “Non aver paura” di aver nascosto gli abusi.

Speriamo che la gerarchia ecclesiastica polacca si assumerà finalmente le sue responsabilità”, ha detto Efe Zyglewska Agata, una degli autori del rapporto.

Da parte sua l’episcopato polacco ha insistito sul fatto che in Polonia è sempre esistita una tolleranza zero contro gli abusi sessuali compiuti dal clero. Attraverso un documento pubblicato il 19 novembre 2018, i vescovi polacchi riuniti in Assemblea Plenaria, avevano condannato qualsiasi abuso sessuale su bambini e giovani commessi da parte di alcuni membri del clero, scrivendo che in Polonia “in stretta unione con i Papi Benedetto XVI e Francesco, sono stati sviluppati alcuni principi di reazione contro questo male. Ogni segnale su possibili atti criminali è incluso nelle indagini preliminari e se viene confermata la loro veridicità, vengono informate sia la Santa Sede sia la giustizia civile”.

La pubblicazione del rapporto della fondazione “Do not be fear” è arrivato qualche ora dopo un increscioso episodio accaduto a Danzica (Polonia settentrionale), dove la statua che ricordava il sacerdote polacco Henryk Jankowski, accusato di abuso sessuale su minori, è stata rovesciata da tre attivisti di Varsavia che hanno agito mentre erano ripresi da un documentarista e che hanno messo della biancheria intima di bambini in una delle mani della statua (simulacro che, peraltro, è stato rivestito da vesti bianche solitamente indossate dai chierichetti).

Anche questo clamoroso gesto (classificato come vandalismo dalla Polizia, che ha fermato i tre responsabili) è stato giustificato come una protesta nei confronti della Chiesa Cattolica polacca per una presunta mancanza di azione di contrasto nei confronti di casi di abusi su minori.

Il Giornale

«Pell-Pot», il porporato cinico che ha fatto carriera con Bergoglio. Vaticano. Più fedele al vangelo liberista di Margaret Thatcher che a quello di Cristo

Il cardinale George Pell

«I preti pedofili sono come i camionisti che molestano le autostoppiste, ma non credo che i dirigenti della ditta di trasporti possano essere considerati responsabili delle azioni dei loro autisti». È il paragone che il cardinale George Pell ha utilizzato anni fa di fronte ai magistrati della Commissione d’inchiesta istituita dal governo australiano per indagare sugli abusi sessuali commessi sui minori in tutto il Paese (non solo da uomini di Chiesa) per discolparsi dalle accuse di aver coperto alcuni preti pedofili quando era vescovo di Melbourne.

Un paragone che mescola cinismo, machismo e omofobia e che rivela la natura profonda di un cardinale che in molti, nei sacri palazzi, chiamano «Pell-Pot», non perché sia un estimatore del dittatore cambogiano, ma per i suoi modi spicci e rudi.

Nato nel 1941 a Ballarat (nello Stato di Victoria, Australia), prete nel 1966, nel 1987 è vescovo di Melbourne, prima come ausiliare e poi, dal 1996 al 2001, come titolare. È in particolare per questo periodo che, anni dopo, verrà indagato dalla Commissione d’inchiesta governativa, perché avrebbe insabbiato molti casi di abusi sessuali su minori commessi da preti della sua diocesi.

Nel 2001 viene promosso arcivescovo di Sydney da papa Giovanni Paolo II, che nel 2003 lo crea anche cardinale.
Ma è con papa Francesco che la carriera di Pell fa un balzo in avanti. Appena eletto pontefice, Bergoglio lo nomina membro del Consiglio dei cardinali (il cosiddetto C9, che frattanto, oggi, è ridotto a sei cardinali), un organismo che ha il compito di coadiuvare il papa nel governo della Chiesa universale e di elaborare un progetto di riforma della Curia romana che, ad oggi, tranne alcuni piccoli ritocchi, ancora deve vedere la luce. Pell ne fa parte fino allo scorso 12 dicembre, quando viene sollevato dall’incarico, ufficialmente per motivi di età (gli incarichi curiali vengono lasciati a 75 anni), più probabilmente perché dall’Australia era arrivata la notizia della condanna per pedofilia, resa pubblica ieri.

Nel febbraio 2014 lo nomina primo prefetto della neonata Segreteria per l’economia, una sorta di superministero delle finanze vaticane, le cui competenze tuttavia verranno gradualmente ridotte nel corso del tempo. Una nomina che desta molte perplessità, anche fra i sostenitori di papa Francesco. Sia perché le notizie sul coinvolgimento di Pell in casi di pedofilia – senza condanne – erano già note. Sia perché il profilo del cardinale australiano è quello di un ultraconservatore, vicino all’Opus Dei – sebbene non appartenente alla Prelatura fondata da Escriva de Balaguer – e amante delle messe in rito tridentino dei cattolici tradizionalisti.

Ma di lui, dopo l’epoca bertoniana pressappochista e degli “amici degli amici”, sono apprezzate le doti di grande organizzatore finanziario, più fedele al vangelo liberista di Margaret Thatcher che a quello di Gesù Cristo. «Se bisogna aiutare i poveri – spiegava in un’intervista alla Cns, ripubblicata dall’Osservatore romano –, dobbiamo avere i mezzi per farlo. E meglio gestiamo le nostre finanze, più opere buone possiamo svolgere». La stella polare è la parabola evangelica del buon samaritano, secondo l’interpretazione non di qualche teologo ma della lady di ferro. «Ricordo il commento della Thatcher – diceva Pell –: se il buon samaritano non fosse stato un po’ capitalista, se non avesse accumulato dei soldi, non avrebbe potuto aiutare il prossimo. Anche noi possiamo fare di più se produciamo di più».

Il Manifesto

PEDOFILIA: AL VIA UDIENZA CONDANNA PELL, RISCHIA 50 ANNI

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SANTA SEDE: VIA DA MINISTERO. OGGI UDIENZA GENERALE PAPA Oggi in Australia l’udienza per la decisione della condanna del cardinale Pell, ex ministro dell’Economia vaticano e consigliere economico di papa Francesco giudicato colpevole di abusi su ragazzi di 13 anni: rischia fino a 50 anni di carcere. Dalla Santa Sede confermata la proibizione per lui dell’esercizio pubblico del ministero. Oggi l’udienza generale di Bergoglio.

Pedofilia: la Chiesa faccia pulizia, ora o mai più e apra ai preti sposati

Forse non vogliamo ammettere l’evidente verita’, ma a questo punto penso sia chiaro che non sono stati i preti a scoprirsi pedofili durante la loro vita ma sono i pedofili che si sono fatti preti per avere accesso ai bambini. Le coperture, soprattutto negli USA, sono state cosi’ efficaci perche’ c’era una rete di pedofili che si era infiltrata nella Chiesa, una rete con uomini ai posti giusti che riuscivano a sviare e a coprire. Spero che il Papa tenga tutto in considerazione per evitare il ripetersi di questa tristissima pagina, e che eventualmente apra il sacerdozio agli uomini sposati. Per aprire alle donne credo ci vorra’ ancora tempo, ma i passi della Chiesa sono da sempre lentissimi. Questa faccenda ha allontanato molti fedeli dalla Chiesa, diminuito le offerte e ha creato una situazione di non fiducia verso i sacerdoti, anche quando questi sono missionari che hanno rischiato la vita per aiutare la gente in paesi in poverta’ assoluta. Il Papa deve fare piazza pulita anche a costo di far rimanere interi istituti senza personale se necessario, a costo di rimetterci immobili e chiese. Coloro che sono stati abusati negli USA sono migliaia, senza contare chi non se l’e’ sentita di uscire allo scoperto. In questo caso la Chiesa non si puo’ piu’ permettere la lentezza nel cambiare le cose, perche’ i nodi sono arrivati al pettine, dopo sara’ troppo tardi.

corriere.it

Scuola: partiti concordano, educazione civica torni in aula

Reinserire l’Educazione Civica tra le materie scolastiche e con essa l’educazione alla solidarietà, l’educazione stradale e l’educazione alla salute: il progetto, condiviso trasversalmente, ha visto oggi in una conferenza stampa alla Camera presenti tutte le maggiori forze politiche. “Prevediamo almeno 33 ore di Educazione Civica obbligatoria l’anno – ha spiegato Massimiliano Capitanio della Lega, primo firmatario del testo base – e fondi per l’attuazione del provvedimento e la formazione dei docenti pari a 1 milione di euro”. Sono ben 11 i progetti di legge sulla materia, “l’impegno è arrivare rapidamente ad un testo il più possibile condiviso, partendo dal testo base. Prevediamo che l’insegnamento dell’educazione civica veda assegnato un voto in pagella e che sia oggetto di esame di fine ciclo nella suola secondaria di primo grado”, ha spiegato Angela Colmellere Lega, relatrice del provvedimento, che spera che già nel prossimo anno scolastico l’insegnamento possa essere introdotto nelle scuole.

“Tra gli insegnamenti che proponiamo di inserire ci sono anche gli atti di primo soccorso – ha spiegato Paola Frassinetti di FdI, prima firmataria di uno dei testi abbinati – il rispetto per gli animali e per gli altri quando si pratica sport”. “Trovo giusto che si voglia attribuire un orario dedicato alle lezioni di educazione civica – ha affermato la presidente dei Deputati di FI Maria Stella Gelmini, prima firmataria di un’altro dei testi abbinati – credo che il ministro Bussetti abbia avuto una buona intuizione modificando l’esame di maturità con l’introduzione della Costituzione tra le materie di studi. E’ qualcosa a cui ci richiama in molti interventi il capo dello Stato Mattarella e mi auguro che questa trasversalità aiuti il Paese a vedere nel Parlamento non solo forze che litigano ma che sanno trovare una sintesi su temi importanti”. Per la deputata Romina Mura (Pd), la condivisione di questa iniziativa da parte di tante forze politiche rappresenta “un momento di alta e buona politica”. Barbara Floridia (M5S), insegnante per 20 anni nelle scuole superiori, si è detta “felice della trasversalità del tema” e ha anche sottolineato la necessità di educare i giovani alla “consapevolezza europea”. Presente anche l’Anci, promotrice di un altro progetto di legge di iniziativa popolare, con il vicesindaco di Firenze Cristina Giachi e il vicepresidente Roberto Pella. (ANSA)

Rupert Everett contro la Chiesa e Papa Francesco: il duro attacco

Con un duro attacco, Rupert Everett si è scagliato contro la Chiesa e Papa Francesco. Ecco le forti parole dell’attore

Mancano soltanto pochi giorni al debutto in prima serata della nuova fiction Rai Il Nome Della Rosa, tratto dal capolavoro letterario di Umberto Eco. La serie è tra le più attese dell’anno, così come La Porta Rossa 2, con Ettore Bassi, e senza dubbio non deluderà le alte aspettative del grande pubblico. Protagonista dello show è Rupert Everett, uno degli attori britannici più amati di sempre. Tuttavia, a pochi giorni dalla prima puntata della fiction, l’artista ha rilasciato delle sconcertanti dichiarazioni in merito alla Chiesa. Inaspettatamente Everett si è scagliato contro l’istituzione, facendo un duro attacco alla religione cattolica e parlando anche di Papa Francesco. Le sue parole non sono passate di certo inosservate, e di certo il web non ha potuto fare a meno di commentare l’accaduto. Scopriamo le sue dichiarazioni in merito.

Rupert Everett sarà il protagonista della nuovo fiction Rai Il Nome Della Rosa. Quattro le puntate previste per il primo adattamento televisivo del romanzo di Umberto Eco. L’attore, nello show, veste i panni del terribile inquisitore domenicano Bernardo Gui, e il ruolo non poteva che essere perfetto per Rupert. In attesa di scoprire quali emozioni ci riserverà la serie, Everett si è confessato tra le pagine del nuovo numero di Vanity Fair, ma le sue parole sono state più che dure.

L’attore si è infatti letteralmente scagliato non solo contro la Chiesa, ma anche contro Papa Francesco. Le sue dichiarazioni non sono passate inosservate e stanno così facendo il giro del web. Scopriamo cosa ha affermato Rupert Everett.

Rupert Everett si scaglia contro la Chiesa e contro Papa Francesco

Partendo dal ruolo ottenuto ne Il Nome Della Rosa, Rupert Everett svela:

“È la mia crociata contro la cultura dentro cui sono cresciuto. A 7 anni i miei genitori mi hanno spedito in un austero monastero benedettino. Là commettevo un sacco di peccati: speravo di scongiurare la possibilità che mi arrivasse la vocazione. Desiderare di essere una ragazza, per esempio. E travestirmi come tale. Durante i weekend mi imbucavo nei camerini del teatro, indossavo gonne, cappelli, foulard, poi andavo sugli spalti dello stadio dove i miei compagni giocavano a rugby: mi fingevo una loro spettatrice. Quando i monaci l’hanno scoperto mi hanno dato la caccia, letteralmente, finché non ho reso tutti i costumi presi in prestito”

A quel punto, però, sono arrivate le prime accuse alla Chiesa. Così, con durissime parole Rupert Everett dichiara di condannare alcuni comportamenti dei membri dell’istituzione, svelando anche piccoli retroscena.

“Mi schiero contro la Chiesa cattolica che, nel Medioevo, era più terribile dell’Isis e che, tutt’oggi, mi vedrebbe volentieri all’inferno per il solo fatto di essere gay. Quando passo da Roma, ceno in un ristorante molto frequentato dal clero. Preti e seminaristi ordinano menu da cinque portate: mangiano, bevono, spendono, spandono. Farebbero meglio a seguire l’esempio di Gesù, donare tutto in beneficenza e vivere in povertà. Non mi stupisco dello scandalo degli abusi sessuali. Sono sicuro che il Vaticano sia la più popolosa comunità omosessuale al mondo”

In seguito, l’attore parla anche di Papa Francesco.

Dopo aver attaccato la Chiesa, Rupert Everett parla di Papa Francesco

Concludendo l’intervista, Rupert Everett, dopo aver fatto un lungo attacco alla Chiesa, parla anche di Papa Francesco:

“Prima vorrei sapere che cosa ha combinato da giovane in Argentina, all’epoca dei desaparecidos. Non mio fido di lui: fa tanti bei proclami e poi li disattende. Mi sbaglierò ma, secondo me, è un uomo di marketing. Quasi preferivo il precedente (Ratzinger, ndr). Al tempo lo detestavo per il suo conservatorismo. Ma almeno era autentico. È un po’ quello che provo nei confronti del presidente degli Stati Uniti: ora che c’è Trump rimpiango Bush. Immagino che voi italiani proviate la stessa nostalgia per Berlusconi, adesso che governa Salvini”

Di certo le parole di Rupert Everett non saranno dimenticate tanto presto, e di certo potrebbero esserci forti conseguenze per l’attore. Cosa accadrà a questo punto? In attesa di scoprirlo ricordiamo l’appuntamento con la prima puntata de Il Nome Della Rosa, prevista per lunedì 4 marzo.

novella2000.it

La condanna di Pell investe in pieno Francesco. Ora apra ai preti sposati

La notizia è diventata nel corso della notte “breaking news” in tutto il mondo e allo stesso modo top trend su twitter. George Pell è il primo cardinale a essere condannato dalla giustizia per abusi sessuali compiuti su minori, avvenuti appena divenne vescovo di Melbourne.

Nemmeno Theodore McCarrick , l’ex cardinale spretato la scorsa settimana, lo è stato: i processi contro di lui devono ancora avvenire. E a differenza di McCarrick (nonostante le accuse dell’ex nunzio Carlo Maria Viganò) la condanna di Pell investe in pieno Papa Francesco. Non solo perché lo ha scelto come il più fidato dei consiglieri e gli ha messo in mano la riforma delle finanze vaticane, di fatto oscurando la figura del Segretario di Stato. Ma perché ha giocato un ruolo fondamentale durante l’ultimo anno che precedette la rinuncia di Benedetto XVI, la scelta di Francesco e il suo rapporto con i cardinali americani: cioè nella prima fase del Pontificato.

Adesso che cosa farà Francesco, dopo che la condanna di Pell è diventata pubblica il giorno dopo la fine del summit vaticano sugli abusi, con duecento vescovi convocati da tutto il mondo? Quello di Pell è certamente per Francesco il primo test della rinnovata “tolleranza zero”.

Tutti i particolari degli abusi sono stati rivelati dalla Corte di Victoria in Australia che ha fatto cadere il “divieto di divulgazione”, perché ormai non c’è più necessità di tutelare l’indipendenza di giudizio della giuria che è stata impegnata fino a ieri in un secondo processo contro Pell, ma in cui le accuse sono state fatte cadere per mancanza di prove.

Il verdetto di colpevolezza, è stato deciso da una giuria unanime, l’11 dicembre 2018. E solo il giorno dopo, il 12 dicembre, il Vaticano ha comunicato che Pell non faceva più parte del Consiglio dei cardinali di Francesco. Domani a Victoria inizierà l’udienza per comminare la pena. Pell rischia fino a 50 anni di carcere. In contemporanea torna nelle librerie il libro “Cardinal, l’ascesa e la caduta di George Pell” della giornalista Louise Milligan che uscito nel 2017 aveva dovuto essere ritirato in Australia per non influenzare i giurati. Eppure solo a fine gennaio il responsabile della edizione della libreria universitaria che ha pubblicato il libro ha dovuto dimettersi perché il volume non è stato considerato adatto dal Cancelliere dell’Università, un personaggio vicino a Pell.

Delle due vittime di Pell, ragazzi del coro di Melbourne, che all’epoca avevano 12 e 13 anni, una sola è ancora viva. L’altro è morto per un’overdose di eroina, nel 2006. L’uso di droga, secondo i familiari, fu una conseguenza della violenza subita. Secondo i 5 capi d’imputazione i fatti si sarebbe svolti tra il luglio 1996 e il febbraio 1997. E sarebbero uno stupro e un atto di sesso orale su “JJ” (i nomi sono segretati), e una serie di atti indecenti commessi sempre in presenza di minori.

Pell ha sempre continuato a proclamarsi innocente. L’unico sopravvissuto ha sottolineato in una dichiarazione dei suoi avvocati che il processo per lui è stato molto stressante e che non è ancora finita.

huffingtonpost

Pell e gli abusi insabbiati: spiccioli per il silenzio sulle violenze

Pell e gli abusi insabbiati: il cardinale, tesoriere del Vaticano, è stato riconosciuto colpevole di violenza sessuale nei confronti dei bambini. È stato condannato per crimini sessuali contro minori inAustralia. È il più alto funzionario della Chiesa cattolica condannato in un caso di pedofilia.

Il card. Pell e gli abusi

Il porporato di 77 anni è stato giudicato colpevole da una giuria nel County Court dello stato di Victoria l’11 dicembre 2018 per violenza sessuale di due bambini del coro della cattedrale di Melbournenegli anni ’90 ma la condanna è stata resa pubblica solo oggi. Il cardinale era stato consigliere finanziario di Papa Francesco eministro dell’economia del Vaticano. Il cardinale è in congedo dal suo importante ruolo in Curia dal giugno 2017, in accordo con il Papa che gli aveva concesso di lasciare Roma per volare in Australia e concentrarsi nella difesa. Pell, che si è dichiarato innocente durante tutto il processo, rischia fino a 50 anni di carcere.

Pell, parlano le vittime degli abusi insabbiati

Franscesca Fagnani ha intervistato alcune vittime di abusi da parte di sacerdoti. Uno di loro, Stephen Woods racconta il sistema: “La Royal Commission afferma che ci sono state almeno  70mila vittime. George Pell quando divenne vescovo di Melbourne mise in piedi un sistema in cui le vittime firmavano un accordo in cui si impegnavano a non denunciare in cambio di una piccola somma di denaro”

Il prossimo Sinodo su Amazzonia potrebbe aprire ai preti sposati nella Chiesa

L’Osservatore Romano
In occasione del seminario organizzato dalla segreteria generale del Sinodo dei vescovi intitolato: «Verso il Sinodo speciale per l’Amazzonia: dimensione regionale e universale», iniziato lunedì 25 febbraio, Vatican news ha chiesto al cardinale segretario generale Lorenzo Baldisseri di spiegare significato e obiettivi dell’iniziativa.
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(a cura Silvonei José Protz) Eminenza, la dimensione regionale balza subito agli occhi. Qual è la dimensione universale?
Il seminario in questione è una delle numerose iniziative che la segreteria generale del Sinodo dei vescovi sta realizzando per preparare adeguatamente il Sinodo speciale sull’Amazzonia, che avrà luogo a Roma nell’ottobre prossimo. Il sinodo, com’è noto, è per sé un’assemblea ecclesiale, che tratta tematiche che concernono l’evangelizzazione e la presenza della Chiesa nel mondo; non è un evento politico.
La recente costituzione apostolica Episcopalis communio precisa poi che il Sinodo dei vescovi si riunisce in assemblea speciale «se vengono trattate materie che riguardano maggiormente una o più aree geografiche determinate» (art. 1, § 3). Quest’affermazione lascia ben intendere che non può esistere un tema che, in senso stretto, riguardi soltanto un territorio, ad esclusione di tutti gli altri. Ciò sarebbe contrario alla natura stessa della Chiesa, come spiega san Paolo: «Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui» (1 Cor 12, 26). Questo vale anche nel caso dell’Amazzonia. Certamente essa, con le sue realtà specifiche e complesse dinamiche, resta il focus del cammino sinodale. Tuttavia molte questioni che riguardano principalmente quel territorio, interessano anche altre aree del pianeta. Si pensi, ad esempio, per le questioni ecologiche, al bacino del Congo, ai boschi tropicali del Pacifico asiatico, al bacino acquifero Guaraní. Per tali ragioni, nel seminario si intrecciano la dimensione regionale e quella universale, dando anzitutto la parola a chi proviene dal territorio amazzonico, che conosce per esperienza diretta, e poi prestando ascolto anche ad altre voci, chiamate a completare le prospettive emergenti.
Può spiegare quali sono, in linea generale, gli scopi del Sinodo speciale per l’Amazzonia?
Gli scopi del Sinodo speciale sono racchiusi nel titolo scelto dal Santo Padre: «Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale». Avviare nuovi cammini per la Chiesa significa favorire il protagonismo della comunità cristiana, che da sempre è al servizio delle popolazioni locali nell’opera di evangelizzazione e di promozione umana. Rafforzare il “volto amazzonico” della Chiesa esige un rinnovamento di strategia evangelizzatrice, un nuovo paradigma apostolico che sappia potenziare la presenza cristiana sul territorio, non affidandosi soltanto a missionari esterni: nel passato a congregazioni religiose con lo ius commissionis e più recentemente a forme di gemellaggio di diocesi o di aiuto con i fidei donum. Occorre oggi individuare nuove forme di azione pastorale commisurate alle esigenze di comunità piccole, tra loro molto distanti e al loro interno estremamente originali. Quanto all’ecologia integrale, si tratta di un tema di ampio respiro che attinge profondamente la natura e l’uomo, il creato e le creature che lo abitano. Papa Francesco nell’enciclica Laudato si’ parla del pianeta Terra come “casa comune” da difendere, proteggere e conservare, con particolare cura alle popolazioni indigene, che subiscono maggiormente l’impatto degli effetti devastanti di azioni depredatorie che colpiscono persone e ambiente. In questa realtà la sfida del momento è quella di trovare un punto di equilibrio tra l’esigenza legittima del progresso e un utilizzo sostenibile delle risorse naturali, che tenga conto della voce delle popolazioni locali, senza considerarle destinatarie passive di decisioni assunte da altri.
Inculturazione, ecologia integrale, la questione indigena e la convivenza tra popolazioni diverse tra loro: che cosa indica l’Amazzonia alle comunità di altri continenti?
Queste parole dimostrano che il Sinodo speciale ha inevitabilmente una dimensione universale, che oltrepassa i confini del suo pur vasto territorio (6,7 milioni di chilometri quadrati). L’inculturazione del Vangelo — cioè l’“incarnazione” del messaggio cristiano nelle espressioni culturali e spirituali dei popoli — è una sfida per tutte le comunità cristiane in un mondo soggetto a rapidi cambiamenti. Al riguardo Papa Francesco a Puerto Maldonado (Perú) nel gennaio 2018 ha ben rilevato l’importanza di attingere alla saggezza e alla ricchezza delle tradizioni culturali di quei popoli. Ugualmente, l’ecologia integrale — in cui Dio, l’uomo e l’ambiente sono considerati nel loro intimo rapporto — chiama in causa l’intero pianeta, perché ovunque quella relazione appare minacciata. Sintomi di punti di rottura di questa relazione sono lo svincolamento etico del concetto di sviluppo, la velocità dei cambiamenti e del degrado, le catastrofi naturali, le crisi sociali e finanziarie. In campo scientifico poi non mancano studi che attribuiscono questi fenomeni naturali al progressivo riscaldamento globale con conseguenze tragiche già imminenti nei prossimi decenni. Quanto alla questione indigena e la convivenza tra popolazioni diverse, si tratta di realtà di rilevanza sociale che interessano l’insieme delle istanze del territorio e ugualmente interrogano in modo crescente anche le altre aree del pianeta. Questa considerazione si inserisce nel fenomeno globale dei flussi migratori, che in questo momento rappresenta una delle grandi problematiche di diversi paesi nel mondo. In questo contesto, lo sguardo all’Amazzonia può rivelarsi un promettente laboratorio di riflessione ecclesiale e sociale.
Quali sono le sue aspettative per questo seminario e per il Sinodo di ottobre?
La prima aspettativa è quella di evidenziare l’importanza dell’Amazzonia per la Chiesa universale e per il mondo intero. La seconda, per quanto riguarda il seminario, è quella di approfondire, secondo il programma, alcune tematiche legate ai due aspetti, ecclesiale ed ecologico, al fine di offrire una visione chiara e realistica della situazione panamazzonica, le sue caratteristiche e le sue problematiche. Allo stesso tempo, si tratterà di individuare e accogliere eventuali suggerimenti dagli interventi e dal dialogo costruttivo dei partecipanti. In quanto al Sinodo che si celebrerà dal 6 al 27 ottobre prossimo, ci si auspica che l’evento sia un kairos per la Chiesa nella sua missione evangelizzatrice e un momento di grande attenzione e riflessione per l’umanità intera circa la “casa comune” e l’ecologia integrale, di cui parla il Santo Padre. Oltre alla priorità di trattare la tematica delle popolazioni indigene, ci si auspica pure che vengano richiamate l’effettiva corresponsabilità dei laici, si rivolga uno sguardo particolare al protagonismo delle donne e si valorizzi maggiormente la vita consacrata nel territorio.

Abusi, le suore: soddisfatte dal vertice vaticano, più voce alle donne

Italia

Vaticano Insider

(Iacopo Scaramuzzi) Suor Openibo: alcuni vescovi non sono stati felici col mio intervento, ma al summit c’era ascolto. «Il Papa e il femminismo? Con lui nella Chiesa le cose cambiano, bravo fratel Francesco!». Le religiose che guidano l’Unione Internazionale delle Superiore Generali (Uisg) ed hanno partecipato al vertice sugli abusi sessuali sui minori presieduto dal Papa in Vaticano con i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo (21-24 febbraio) hanno espresso soddisfazione per il clima di «ascolto» reciproco maturato dopo le prime «resistenze» ed auspicano che anche in futuro la voce femminile sia maggiormente valorizzata, ad esempio introducendo il diritto di voto per le donne al Sinodo

Letture teologiche apologetiche tradizionaliste sulle origini del celibato per dire no ai preti sposati, grande risorsa per la riforma della Chiesa

Il Sito tradizionalista “Il Sismografo” pubblica un articolo di Agostino Marchetto:

(a cura Redazione “Il sismografo”)

Rifiorisce oggi la ricerca storica e l’interesse per la grande disciplina ecclesiale. Lo testimonia anche la presente opera del P. Christian Cochini, S.J (Origines apostoliques du célibat sacerdotal, Ed. Lethielleux, Paris 1981, pp. 479), frutto di molti e pazienti anni di studio tenace. Infatti essa affonda le radici nella sua tesi di dottorato in teologia, presentata, nel  1969,  all’Istituto  Cattolico di  Parigi. L’opera dimostra  altresì  che  pure  in  materie  in cui  sembrava  detta  una  parola definitiva (nel nostro caso, dopo  la  controversia  della fine dello  scorso  secolo fra G. Bickell e F.-X. Funk) non manchino sorprese a quanti affrontano problemi  antichi con metodi scientifici moderni.

Così, grazie a  una  dettagliata e lunga  investigazione sui primi sette secoli della vita ecclesiale, in Oriente ed in Occidente, l‘A.conclude, con fondamento, che la legge del celibato-continenza è una «tradizione non  scritta  di  origine  apostolica». Nella presentazione dell’opera del P. Cochini, il  noto  Prof.  Stickler  si associa alla lode  del  P. Daniélou e di P. de Lubac  per  raccomandare la presente ricerca. A che si deve  tale positivo giudizio, che possiamo far nostro? Valori particolari del libro sono l’uso  eccezionalmente efficace della  critica  interna, la conoscenza   storiografica profonda e la  moderazione del  procedere – associata all’equilibrio e alla chiarezza – che esclude la  minima  polemica, ma anche il silenzio complice di  fronte  all’« ideologico » più che allo scientifico. Da rilevare,  poi,  il  metodo  applicato  alla  storia  della  Chiesa  dei  primi  secoli, il cui sviluppo organico è  visto  alla  luce  del  pensiero  del  grande Newman: «tutta la luce che dimana dai  secoli  IV  e  V  per  interpretare  gli  abbozzi  ancora  pallidi,  seppur  precisi,  dei  secoli  precedenti ».  La  ricerca  in  parola risulta così un contributo decisivo alla storia delle origini del celibato ecclesiastico e prende  avvio dall’affermazione  del  Conc.  Africano  (Cartagine) del 390: ut quod apostoli docuerunt et ipsa servavit antiquitas nos quoque custodiamus, riferita alla continenza  dei  chierici  «maggiori» sposati.

E veniamo al contenuto del volume. Dopo la bibliografia specifica e l’elenco delle sigle ed abbreviazioni, esso si apre con gli « Approcci storici e metodologici » (pp. 21-158: Parte I).  L’A. vi presenta  la  legislazione  del  IV secolo in materia,  la  quale  presuppone,  peraltro,  una tradizione anteriore. L’esame attento dell’anzidetto Conc. Africano e delle decretali Directa (a. 385) eCum in unum  (a.  386), di  papa Siricio,  nonché  Dominus inter(ancora di Siricio o di Innocenzo I), fornisce la piattaforma sicura di partenza cronologica per il  nostro studio. Il C. preferisce, cioè, non considerare  inizialmente il III can. di Nicea (a.  325),  dato che tale punto di appoggio non sarebbe altrettanto chiaro e sicuro a causa del famoso « episodio » relativo al Vescovo Pafnuzio (favorevole al clero libero, in fatto di  continenza,  secondo lo storico bizantino Socrate).

Nello status quaestionis del cap. II (pp. 39-68) l’A. « allestisce  una  galleria » in cui  figurano coloro che, prima di lui, si sono interessati dappresso all’origine del celibato ecclesiastico (di ciascuno egli fa una breve ed opportuna presentazione, una recensione dell’opera, con oculata e spassionata critica, rivelando la tendenza d’interpretazione ed  aspetti  positivi  o  negativi). In essa troviamo Bernoldo di Costanza, la Commissione  Teologica  del  Concilio di Trento, G. Callisen, che contesta il Baronio ed il Bellarmino – i quali  difesero l’origine apostolica del celibato sacerdotale -, L. Thomassin, N. Alexandre, J. Stiltinck, F. A.  Zaccaria,  Theiner  (i  fratelli),  H.-C.  Lea,  A.  de  Rokovany,  G.  Bickell,  F.-X.  Funk,  E.-F.  Vacandard,  H.  Leclercq,  R.  Gryson, G.  Denzler,  H. Deene, e A. M. Stickler.

Seguono le precisazioni metodologiche (cap. III, pp. 69-88), capaci di fornire piste anche   per altre ricerche. L’A. si sforza, quindi, di farci entrare « concettualmente » nell’atmosfera dei primi sette secoli della vita della Chiesa indivisa, i cui vescovi, sacerdoti e diaconi erano, in gran parte, uomini  sposati. Costoro, sicuramente, a cominciare dal IV sec., sono eletti al loro grado qualora scelgano di essere perfettamente continenti dopo  l’ordinazione. Tale  « legge» – ecco  la  questione  fondamentale  del libro – può  pretendere ad un’alta antichità (è, cioè, di origine apostolica)? E quali le condizioni  per poterla così definire? Il principio decisivo accolto, che germoglia dall’humus della dottrina di  S.  Agostino, è quello dell’universalità spazio-temporale, a cui si aggiungono quelli dell’esplicitazione progressiva (con il corollario di spiegare le  cose  oscure  per  mezzo  dei  punti  chiari)  e  della  interpretazione « comprensiva  » (la necessità di  tener conto di tutti i  dati).

Nel cap. IV, quasi come preambolo, il C. affronta  la  questione del matrimonio degli  Apostoli  (pp.  89-108), giungendo a due conclusioni, vale a dire la impossibilità di  conoscere con certezza – oltre il caso di Pietro, grazie al testo evangelico – la loro situazione di celibi o maritati (vi è, peraltro, una tradizione orale quasi unanime che riconosce la verginità di Giovanni; la maggioranza dei Padri, infine, ritiene che  Paolo  non  si  sposò  o,  tutt’al più, sarebbe stato vedovo) e il  giudizio generale dei Santi Padri che ritengono aver cessato gli Apostoli, se  coniugati,  la  vita  maritale  e  praticato  la  continenza perfetta.

Il successivo capitolo (pp. l09-158) presenta un a numerosa lista di chierici sposati e padri di famiglia che si riferisce ai primi sette  secoli.  L’inventario, non esaustivo ma sistematico, è frutto, specialmente, della consultazione degli storici ecclesiastici di lingua greca e latina.

Con la II Parte (pp. 159-464) si entra nel vivo della nostra questione con l’analisi di un «dossier patristico di base sul celibato-continenza dei chierici» (lo hanno formato,  via  via,  nel  corso  di secoli,  Callisen, Thomassin, Zaccaria, Theiner (i fratelli), A. de Roskovany e Bickell). Terminus ad quem è il Conc. Trullano del 691 che  fissa,  in  modo  chiaro  e  definitivo, la legislazione  orientale (bizantina). L’A.  divide  la  ricerca  in  due  sezioni;  la  prima inizia con Ignazio di Antiochia e giunge al Conc. Cartaginese  del  390.  Per  ogni  documento il C. fa un’ottima  e  concisa  presentazione.  Con  alcuni  brevi cenni sulla vita degli A.A. va anche un richiamo alle loro opere, a cui segue il testo d’interesse per il nostro argomento e la relativa esegesi, sostenuta dalla filologia, con metodo comparativo,  che  tiene presente anche il contesto storico. Non menzioneremo qui, com’è ovvio, tutti i documenti e gli scritti patristici analizzati, ma citeremo solo, per la loro importanza, i  Concili  di  Elvira,  di Arles e di Nicea. A proposito  di  quest’ ultimo,  risulta  decisivo,  per   la  ricerca  in  oggetto, un recente studio di F.  Winkelmann, dell’ Università Martin Luther di Halle, Wittenberg, circa il Vescovo Pafnuzio, definito il « prodotto di un intreccio immaginario agiografico progressivo ». Costui, invece, secondo Socrate, avrebbe difeso, a Nicea, gli ordinati, già sposati, dal « giogo » della continenza.

Nella conclusione alla prima sezione del suo dossier, l’ A. nota una grande continuità di  visione, sia per quanto riguarda il raggruppamento indissociabile dei tre gradi dell’Ordine che in fatto di sanzioni contro gli incontinenti ed ancora nelle motivazioni teologico-scritturistiche poste a  fondamento  di tale disciplina.

Per l’Oriente il C. osserva, inoltre, che il contenuto del Conc. di Ancira (Ankara), a proposito della continenza sacerdotale, si avvicina soprattutto a quello del relativo canone di Elvira, ma anche alla disciplina propugnata ad Arles. Sempre in Oriente, poi, le testimonianze patristiche (Origene, in Egitto, Eusebio, a Cesarea, il redattore anonimo dei Canones Ecclesiastici SS.Apostolorum, Efrem il Siro – a  suo modo -,  Epifanio  di  Constantia  e  Girolamo, da Betlemme) lasciano trasparire non solo usi, ma vere leggi obbliganti i diaconi, i preti e i vescovi, nelle rispettive Chiese, a seguire una  disciplina  simile a quella vigente in Occidente. Un tale fascio di convergenze  inclina, dunque, fortemente a pensare che vi fosse allora unanimità assai larga nel concepire la continenza dei ministri dell’altare come un dovere, la cui infrazione era illecita. Per di più la selezione sacerdotale  rispettava  ovunque il principio paolino dell’unius uxoris vir(legato alla volontà di eliminare candidati poco atti alla castità –propter continentiam futuram: Papa Siricio – ). È ancora S.  Paolo, poi, a  fornire la base dell’osservanza della castità quotidiana sacerdotale per dilatazione, agli ordinati, del suo consiglio agli sposi (I Cor. 7,5). Essi devono vivere, infatti, in un’astinenza ininterrotta perché dediti continuamente alla preghiera (Origene, Efrem, Girolamo,  Ambrogio e Siricio). Il celibato-continenza è, quindi, « una tradizione non scritta di  origine apostolica » (p. 277) anche perché i legislatori del IV sec. (un tempo di crisi violenta) vogliono arginare un fiume che la minaccia e non certamente  introdurre, come alcuni hanno pensato, una regola nuova, sotto la pressione di correnti favorevoli  alla verginità.

La  sezione  B (pp.  283-436)  del  dossier si  riferisce  al  periodo  che  va dal 390 alla fine del VII sec. In tre tappe, il C. presenta  svariatissime  testimonianze (Romani Pontefici, Concili,  Padri  della Chiesa, anonimi e apocrifi, leggi imperiali, storici) circa il celibato-continenza dei diaconi, presbiteri e vescovi. Egli dilata anche la sua  ricerca con  brevi cenni (pp. 447-452)  alla legislazione sul matrimonio e sulla continenza dei chierici minori. Al termine della lunga analisi, l’A. giunge alla conclusione che  la  disciplina, nei tre secoli surriferiti, si  consolida,  nel  bacino  del  Mediterraneo, ad opera di  Innocenzo I, Leone Magno e Gregorio il Grande, come pure di Aurelio di Cartagine, Cesario di  Arles ed Isidoro di  Siviglia. Anche in questo periodo, poi, come in precedenza, la continenza del clero è legata alle origini stesse della  Chiesa, alle prescrizioni del Levitico e  alle direttive  paoline di cui  sopra.

Per i Patriarcati Orientali, invece, risulta più difficile trovare una linea di fondo. Infatti,  sebbene il Codice Giustinianeo si armonizzi, nell’essenziale, alle tendenze romane  e Girolamo si faccia garante della conformità della Chiesa Orientale con il  resto dell’ Impero -corroborato,  localmente, dagli atteggiamenti  e  dai  discorsi  di  Giovanni  Crisostomo  e  di  Sinesio di Cirene – e nonostante l’Egitto di Cirillo accolga e diffonda  la  Doctrina  Aeddei  e  l’ambiente siriano, alla fine del V sec., «riceva» lo ps. rituale apostolico Testamentum  Domini  Nostri  Jesu Christi- due  opere che veicolano  idee, si potrebbe  pensare,  di  origine  latina  -, altri documenti  introducono in questa unità una nota  differente.  L’esistenza di due «tendenze » nel  mondo cristiano si trova, infatti, nella legge teodosiana  del  420 e  nel  V (VI) canone della  raccolta apocrifa Canones Apostolorum. L’imprecisione di certe  testimonianze farà,  poi,  che  il Conc. Trullano (a.  691) « trasformi » la  consegna  di  carità  data al clero di ‘non rinviare le proprie mogli’ in un riconoscimento ufficiale del vivere matrimonialmente. Per l’A., tuttavia,  i  Padri del Conc. Trullano furono i soli ed i primi a leggere con ufficialità nel VI canone «apostolico», di duecento anni anteriore, l’autorizzazione dell’unione coniugale, e ciò in un contesto nel quale  i mutamenti  politici, le  disparità ed  i dissensi  nel seno  della cristianità favoriscono ampiamente le divergenze in numerosi campi.

L’obiettività storica non sembra, dunque, permettere di formulare, con sufficiente certezza, l’ipotesi di una Chiesa d’Oriente in cui, prima del VII sec., la legislazione sulla continenza dei chierici sarebbe stata essenzialmente diversa da quella delle province di lingua latina. Anzi, l’analisi dei documenti offre la  visione piuttosto contraria.

L’A. ritorna, poi, al principio paolino (unius uxoris vir), posto come regola per la chiamata al sacramento dell’ Ordine. Egli  analizza  vari  testi  al  riguardo. Così Innocenzo I, fedele all’esegesi di Siricio (yropter continentiam  futuram),  domanda  la  continenza perfetta ai  monogami  ammessi all’Ordinazione. In tal senso legiferano pure i Vescovi, come risulta  dai  Conc.  di  Agda  e di  Marsiglia  e,  in  Africa,  dalla   Collezione   di   Cresconio. Ciò è   in armonia con il pensiero del  Crisostomo,  per  il   quale  il  Vescovo  sposato deve vivere con sua moglie « come se non  l’avesse ». Questa posizione sembra aver incontrato il favore di certi ambienti orientali, a giudicare dal  Testamentum Domini Nostri Jesu Christi, che curiosamente identifica il Vescovo  con  un  vedovo  (qui Juit  unius  uxoris  vir),  e  pure  dall’esegesi di  S. Girolamo (contro Gioviniano) «eligatur episcopus, qui unam ducat uxorem  …  sed  qui unam  habuerit uxorem).

Nel Corpus Iuris Civilis di Giustiniano, la regola preconizzata nella lettera a Timoteo prende una colorazione rigorista, più per ragioni di Stato (evitare l’alienazione dei beni ecclesiastici) che di ermeneutica. Comunque la porta stretta che conduce all’Episcopato, così inaugurata, resterà in permanenza in Oriente (i monasteri saranno i « seminari » dei Vescovi). Per il clero secolare, il Conc. Trullano si orienta, invece, verso una nuova esegesi  dell’ unius uxoris vir ed una nuova pratica della continenza sessuale (temporanea, per essi, limitata ai giorni di servizio liturgico, sul modello delle leggi veterotestamentarie), nonostante che i Padri conciliari dicano di rifarsi  al VI dei Canones Apostolorum, apocrifo, di interpretazione ambivalente, e  al  II canone  del  sinodo Africano  del 390.

Da ciò risulta peraltro evidente che è universale e chiaro il legame  fra il servizio dell’altare  e la continenza (perpetua  o temporanea) richiesta  ai Ministri. Se non sempre se ne  esplicitano i motivi, spesso ci si  rifà  all’autorità  di leggi divine (Levitico e invito di Paolo all’astinenza sessuale per la preghiera: Innocenzo  I,  I  Conc. di Tours,  Isidoro  di  Siviglia,  Codice di Giustiniano, Conc. Trullano). L’accento è pure messo sulla  funzione  sacerdotale di mediazione (come Mosè)  e  sul  carattere  « sacro» e  profetico  del  servizio all’altare. La  continenza è  considerata,  cioè, come condizione invariabile di  accesso a Dio e pegno di  successo nell’intercessione.

La disciplina così delineata  è  stata peraltro tenuta in scacco dalle vicissitudini della storia e dall’opposizione di una parte del clero. Essa  ha inoltre subìto vari adattamenti. Il più significativo è l’autorizzazione, a partire da Leone I, data in Occidente ai chierici  maggiori, di continuare la coabitazione con le loro spose. Questo punto, lasciato anteriormente in ombra, sembra  essersi esplicitato per  influsso del VI can.  pseudo-apostolico, che si  diffonde  nel V sec. L’amore coniugale non è sacrificato, ma elevato a livello di intimità spirituale, che concilia i diritti dell’affetto e della castità (ut de carnale fiat spirituale coniugium:S. Leone). Non mancano comunque gli avvertimenti per i rischi insiti nella coabitazione.

Ma in Oriente pare si sia ammesso meno facilmente la possibilità, per il Vescovo, di coabitare con la propria sposa (v. S. Giovanni Crisostomo, Codice di Giustiniano e Conc. Trullano).

Nella  conclusione generale  (p p .  465-4  75),  il  C.  condensa  ancora  una  volta i risultati della sua inchiesta, anche come risposta critica all’opinione espressa dall’Audete da   Schillebeeckx,  in due volumi pubblicati  nel 1967 (« Mariage et célibat  dans  le  service  de   l’Eglise. Histoire et orientation », Paris 1967, e « Autour du célibat du prêtre, étude critique » – trad. francese  -, Paris 1967, rispettivamente). Per entrambi il sacerdozio, agli inizi, fu pensato come fondamentalmente indipendente dalle strutture veterotestamentarie, mentre in seguito, a partire dal III secolo, sarebbe rientrato il modello levitico (culturale). L’A. afferma, invece, a questo riguardo, che non esiste soluzione di continuità tra l’Antico Testamento e il Cristianesimo delle origini (basti qui ricordare la convenienza fra il digiuno sessuale – e non altre pratiche di  purificazione – e  il clima del dialogo con Dio,  posto dall’ Apostolo  in  termini  in  cui è presente la prospettiva veterotestamentaria), così come non vi è fra quest’ultimo e quello dell’età patristica. La storia del  celibato-continenza  non  è frutto, dunque, di lenta evoluzione causata dall’influsso crescente di un movimento favorevole alla verginità, ma piuttosto una lunga e secolare resistenza della tradizione («non scritta, di origine apostolica ») alle correnti contrarie che si manifestano in vari luoghi ed epoche. L’affermazione dei Padri di Cartagine « ut quod apostoli docuerunt, et ipsa servavit antiquitas, nos quoque custodiamus », a proposito del celibato-continenza, è quindi fondata.

Abusi, la Germania chiede l’accesso agli archivi della Chiesa tedesca

Il Messaggero

(Franca Giansoldati) Il giorno dopo il summit sugli abusi, in Vaticano si tirano le somme, si difende il segreto pontificio e si cerca di dare concretezza ai punti programmatici individuati mentre il governo tedesco, a Berlino, chiede che la Chiesa in Germania apra i propri archivi che finora ha secretato.

MUSICA: MORTO MARK HOLLIS, VOCE DEI TALK TALK

ansa

CINEMA, AGLI OSCAR TRIONFA L’INCLUSIONE DI ‘GREEN BOOK’ E’ morto a 64 anni Mark Hollis, fondatore e cantante della band anni ’80 britannica Talk Talk famosa per la sua hit ‘Such a shame’. Cinema: ‘Green Book’ di Peter Farrely ha vinto l’oscar come miglior film alla 91ma edizione degli Academy Awards, in linea con una serata i cui temi d’inclusione e d’integrazione hanno monopolizzato l’intera cerimonia.

PEDOFILIA, CARDINALE PELL GIUDICATO COLPEVOLE IN AUSTRALIA

ansa

DOMANI UDIENZA CONDANNA PER ABUSI SU 13ENNI, RISCHIA 50 ANNI Il cardinale Pell è stato giudicato colpevole da un tribunale in Australia di abusi sessuali su due ragazzi di 13 anni e rischia fino a 50 anni di carcere. L’udienza di condanna inizierà domani. Il principale consigliere finanziario di papa Francesco e ministro dell’Economia vaticano continua a dichiararsi innocente e prevede di ricorrere in appello.

TAV: PRESSING DI TRIA, CHIAMPARINO CHIEDE REFERENDUM

ansa

‘NESSUNO INVESTIRA’ IN ITALIA SE GOVERNO NON RISPETTA PATTI’ Il governatore Chiamparino chiederà oggi al Consiglio regionale del Piemonte il via libera alla consultazione popolare sulla Tav. Pressing intanto di Tria per la realizzazione dell’opera: “Non mi interessa l’analisi costi-benefici: il problema è che nessuno investirà in Italia se il Paese mostra che un governo cambia e non sta ai patti”.

Preti sposati contributo per risolvere piaga abusi nella Chiesa

Il Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati commenta positivamente l’articolo di Alessandro Sallusti de “Il Giornale”.

Di seguito l’articolo:

Papa Francesco ha chiuso ieri il primo vertice della Chiesa mondiale sull’emergenza pedofilia, che il più delle volte nel clero coincide con orientamenti omosessuali.

Non sono mancate, nel corso del dibattito, franchezza e autocritica ma le ricette per risolvere il problema appaiono teoriche e fumose.

Le continue denunce di casi di violenza su minori che emergono dal passato lontano e vicino non lasciano dubbi sulla gravità e consistenza del fenomeno. Un miliardo e trecentomila fedeli di Sacra Romana Chiesa sparsi per il mondo hanno diritto non solo a chiarezza, ma anche all’assoluta certezza di essere al sicuro dentro la loro comunità a cui si affidano e a cui affidano i loro figli.

La soluzione del problema non può essere soltanto giudiziaria. La magistratura interviene a monte di un reato e la punizione dei colpevoli in questi casi non può restituire dignità alle vittime. Il Papa si è impegnato a lavorare a valle, cioè nella selezione dei futuri preti e nei controlli sulla loro vita privata. Già, ma chi controlla chi, e soprattutto è possibile monitorare costantemente il comportamento di quasi un milione tra preti, diaconi e suore? Siamo onesti, non è possibile o quantomeno non è questa la strada che può dare certezze, perché le pulsioni sessuali deviate, come avviene nel mondo laico, non vengono soddisfatte alla luce del sole ma seguono tortuosi percorsi clandestini. E qui arriva il nocciolo del problema, cioè la rinuncia alla sessualità, ufficialmente «per scelta» ma in realtà «per legge», che inevitabilmente trova sfogo, per evitare scandali pubblici, in modo innaturale all’interno della comunità su cui si esercita un potere, grande o piccolo che sia.

Bisognerebbe trovare il coraggio di chiedersi che senso abbia ancora ammesso che nei secoli passati l’abbia avuto imporre la castità a uomini e donne che se pur suore, preti, vescovi e cardinali, santi nel senso pieno della parola non sono né potrebbero mai esserlo. Mettere in concorrenza anche la più sincera delle vocazioni con la natura umana è nella stragrande maggioranza dei casi perdente e quindi pericoloso. Ogni anno il due per cento circa dei preti scioglie i voti per vivere liberamente la propria naturale sessualità. Probabilmente, ma è una mia supposizione, se il Papa liberassi tutti dal vincolo della castità, la Chiesa avrebbe qualche problema tecnico in più ma anche più pastori e meno lupi.

OSCAR, VITTORIA A SORPRESA PER ‘GREEN BOOK

ansa

MALEK E COLMAN MIGLIORI ATTORI. CUARON PER LA REGIA Vittoria a sorpresa per ‘Green Book’, premiato come miglior film stanotte agli Oscar. Tre premi per il favorito della vigilia ‘Roma’: fotografia, film straniero e regia per Cuaron. Migliori attori Rami Malek in ‘Bohemian Rhapsody’ e Olivia Colman per ‘La preferita’. Mahershala Ali e Regina King migliori non protagonisti. Tre premi Black Panther. Lady Gaga miglior canzone

OSCAR, RAMI MALEK E OLIVIA COLMAN MIGLIORI ATTORI

ansa

MAHERSHALA ALI E REGINA KING MIGLIOR NON PROTAGONISTI In corso a Los Angeles la notte degli Oscar. Rami Malek miglior attore protagonista per Bohemian Rhapsody, che finora conquista anche altri 2 premi. Olivia Colman miglior attrice. Mahershala Ali e Regina King migliori non protagonisti. ‘Roma’ miglior film straniero e miglior fotografia. Tre premi al momento a Black Panther. Miglior canzone originale ‘Shallow’ di Lady Gaga.

Esclusivo. Il Viminale smentisce Salvini: «Mai dato ordine porti chiusi a Sea Watch»

Matteo Salvini non ha mai dato l’ordine di chiudere il porto alla Sea Watch, la nave umanitaria ripartita ieri dopo tre settimane di stop a Catania, dove il 31 gennaio erano stati fatti sbarcare 47 migranti. Non solo, il ministro dell’Interno non ha neanche vietato lo sbarco dei minorenni dalla nave quando è stata tenuta alla fonda a Siracusa. E questo nonostante il vicepremier leghista avesse ribadito più volte che «in Italia i porti – lo aveva assicurato anche il 23 gennaio mentre la nave si avvicinava alla Sicilia – sono chiusi». A smentire, ancora una volta, sono i documenti ufficiali, come già rivelato da “Avvenire” lo scorso 8 gennaio.

I documenti suscitano domande nuove sulla reale catena di comando che parte dal governo e arriva all’ultimo ufficiale delle Capitanerie di porto. Rispondendo a una «istanza di accesso civico», la Direzione centrale dell’immigrazione presso il Dipartimento della Pubblica sicurezza, precisa che il ministero «non ha prodotto e non detiene alcun provvedimento/comunicazione trasmesso alla nave Sea Watch». Non ci sono atti «aventi a oggetto il divieto di approdo nei porti italiani», rivolto alla nave dell’organizzazione non governativa tedesca. Non è l’unica notizia. A bordo della Sea Watch c’erano 15 adolescenti non accompagnati a cui si era interessato il Tribunale dei minorenni di Catania, che era intervenuto nominando un tutore e sollecitandone lo sbarco. Neanche di questo al Viminale c’è traccia. Non risulta siano mai partite indicazioni riguardo «provvedimenti in risposta alla richiesta di sbarco dei minori dalla Procura presso il tribunale dei minori di Catania». La risposta alla richiesta dell’avvocato Alessandra Ballerini è firmata da Massimo Bontempi, direttore della Direzione centrale dell’immigrazione e della Polizia delle frontiere. Analoga istanza è stata depositata presso il ministero delle Infrastrutture, che non ha ancora risposto. Nella domanda Ballerini a nome di Adif, l’Associazione Diritti e frontiere che promuove iniziative di ricerca, formazione e inchiesta, fra l’altro chiedeva di avere copia degli atti con cui era stato disposto, come preannunciato a mezzo stampa, «il divieto di approdo della nave nei porti italiani».

Tecnicamente, dunque, il ministro Salvini non ha avuto alcuna responsabilità e, sempre dai documenti ufficiali, non c’è traccia di un suo intervento. Nel caso in cui venisse avviata un’inchiesta sulle modalità di trattenimento dei migranti, rischierebbero di finire nel tritacarne non il Viminale, ma Danilo Toninelli e il ministero delle Infrastrutture con i militari della Guardia costiera che coordinano gli interventi. Matteo Salvini, che certo non ha mancato di esprimere indicazioni «politiche» pur senza metterle per iscritto, verrebbe graziato ancora una volta per merito degli esponenti M5s che invece avrebbero tradotto nero su bianco, assumendosene la responsabilità, ordini di cui al Viminale non c’è traccia.

Ieri intanto la Guardia costiera di Catania ha permesso la partenza della Sea Watch3 verso il porto di Marsiglia, dove sarà sottoposta agli interventi di manutenzione annuale. «Da due giorni l’Olanda aveva notificato il permesso» per salpare «ma l’Italia ha procrastinato la partenza», dunciano dall’Ong. Le autorità italiane ed olandesi hanno «abusato del loro potere ispettivo» pur «di impedire l’attività di soccorso in mare», dice Giorgia Linardi, portavoce italiana dell’organizzazione umanitaria. E non è escluso che l’Ong faccia ricorso alle vie giudiziarie contro chi ne ha bloccato l’attività.

Sea-Watch ha informato lunedì le autorità olandesi che l’organizzazione avrebbe adottato azioni legali contro la detenzione a Catania e contro l’imposizione dell’obbligo di navigare in un porto diverso da quello previsto. Pochi minuti prima della scadenza del termine per l’avvio di una procedura d’urgenza,

le autorità olandesi hanno richiesto alla Guardia Costiera Italiana di consentire la partenza della Sea-Watch il prima possibile.

“Venti giorni persi a dimostrare che abbiamo tutto in regola. 20 giorni usati dalle autorità italiane e olandesi per

abusare del loro potere ispettivo e cercare qualcosa, la minima cosa, pur di impedire l’attività di soccorso in

mare e che si parli della tragedia in corso nel Mediterraneo e in Libia e dell’incapacità dei governi europei di

gestirla”, commenta Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch.

“A governi che si concentrano sulla conta dei bulloni a bordo della nostra nave, chiederei – aggiunge – di occuparsi con

serietà dell’emergenza umanitaria in Libia e delle morti nel Mediterraneo”.

I soccorritori hanno lasciato il capoluogo etneo “dove pensavamo di trovare solo ostacoli e invece abbiamo conosciuto un’ampia rete di persone, di realtà e associazioni che ci sono state vicine, che sono venute a conoscere l’equipaggio e la nave con curiosità e interesse. Ringraziamo la Catania – conclude Linardi – fatta di persone solidali che portiamo con noi in una piccola brocca in ceramica portata in dono alla Sea-Watch, simbolo dell’ospitalità tipicamente sicula”.

da Avvenire

Vertice vaticano pedofilia fallito. Nemmeno sfiorato il tema del celibato obbligatorio – per molti osservatori il vero nodo del problema –, ma su questo punto anche Francesco è inamovibile

La Chiesa ha messo in atto un’azione sistematica di copertura degli abusi sessuali commessi dal clero per proteggere i preti pedofili, «calpestando» le vittime.

ilmanifesto.it

La severa accusa alle gerarchie ecclesiastiche è arrivata dal cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco-Frisinga e presidente della Conferenza episcopale tedesca, intervenuto ieri mattina in Vaticano, all’incontro mondiale sulla «Protezione dei minori nella Chiesa». Una relazione, quella di Marx, in sintonia con il grido che, fuori dall’aula del Sinodo dove sono riuniti i 190 presidenti delle conferenze episcopali e superiori generali di tutto il mondo, si è levato dalle vittime degli abusi riunite nel network internazionale Eca global (Ending clerical abuse) le quali, in una marcia da piazza del Popolo a piazza San Pietro, hanno chiesto «tolleranza zero», invocando «la fine dell’impunità e degli insabbiamenti degli abusi da parte della Chiesa».

«Gli abusi sessuali nei confronti di bambini e giovani sono dovuti all’abuso di potere», ha detto Marx. L’amministrazione ecclesiastica, ha aggiunto, «non ha compiuto la missione della Chiesa, al contrario, l’ha oscurata, screditata e resa impossibile. I dossier che avrebbero potuto documentare i terribili atti e indicare il nome dei responsabili sono stati distrutti o nemmeno creati. Invece dei colpevoli, a essere riprese sono state le vittime ed è stato imposto loro il silenzio. I procedimenti per perseguire i reati sono stati deliberatamente disattesi, anzi cancellati o scavalcati.

I diritti delle vittime sono stati calpestati». Si riferiva in particolare alle diocesi tedesche, ha precisato in conferenza stampa, sottolineando però che «la Germania non è un caso isolato».

Sono indispensabili «trasparenza e tracciabilità», per chiarire «chi ha fatto cosa, quando, perché e a quale fine, e cosa è stato deciso», ha proseguito l’arcivescovo di Monaco, secondo il quale non ci sono obiezioni che tengano: né rispetto al «segreto pontificio» (non vale per «i reati riguardanti l’abusi di minori») né alla preoccupazione di «rovinare la reputazione di sacerdoti innocenti o del sacerdozio e della Chiesa»: la «presunzione di innocenza», la «tutela dei diritti» e «la necessità di trasparenza non si escludono a vicenda». Anzi «non è la trasparenza a danneggiare la Chiesa, ma gli abusi commessi, la mancanza di trasparenza, l’insabbiamento».

È stata anche la volta delle donne.

Prima la testimonianza (venerdì sera) di una vittima che ha subito abusi da quando aveva undici anni da parte di un prete della sua parrocchia: «Da allora – ha raccontato – io che adoravo i colori e facevo capriole sui prati spensierata non sono più esistita», «restano incise nei miei occhi, nelle orecchie, nel naso, nel corpo, nell’anima tutte le volte in cui lui bloccava me bambina con una forza sovrumana, io mi anestetizzavo, restavo in apnea, uscivo dal mio corpo, cercavo disperatamente con gli occhi una finestra per guardare fuori, in attesa che tutto finisse». «Dobbiamo trovare il coraggio di parlare e denunciare – ha concluso –, pur sapendo che rischiamo di non essere credute o di dover vedere che l’abusatore se la cava con una piccola pena», «non può e non deve essere più così».

Poi la relazione di Veronica Openibo, religiosa nigeriana, superiora della Società del santo bambino Gesù, che ha rimarcato l’esistenza di un fenomeno conosciuto già da qualche anno ma ancora in ombra: la violenza subita dalla suore da parte di preti e religiosi, soprattutto in Africa. La Chiesa sta facendo qualcosa, ma «non è ancora abbastanza», ha aggiunto suor Openibo, che ha indicato alcuni problemi da affrontare, come «l’abuso di potere, il clericalismo, la discriminazione di genere», e alcune prassi da abolire: nascondere «per evitare di portare alla luce uno scandalo e gettare discredito sulla Chiesa»; e «la scusa che si debba rispetto ad alcuni sacerdoti in virtù della loro età avanzata e della loro posizione gerarchica».

Oggi il summit termina, con la messa e l’intervento del papa. Le posizioni sono emerse con chiarezza. I conservatori puntano il dito sull’omosessualità: sarebbe questa la causa degli abusi sessuali (però così non spiegano le violenze sulle donne). La maggioranza filo-Francesco indica invece nel clericalismo e nel potere la radice degli abusi e chiede creazione di strutture di ascolto autonome con il coinvolgimento di laici e donne, collaborazione e denuncia alle autorità civili, riforma del segreto pontificio, rimozione di preti colpevoli e vescovi collusi o complici.

Nemmeno sfiorato il tema del celibato obbligatorio – per molti osservatori il vero nodo del problema –, ma su questo punto anche Francesco è inamovibile. Proposte concrete, però, sono state avanzate. L’incontro non ha valore deliberativo, si tratterà quindi di vedere se ora diventeranno regole scritte. «Non crediamo che solo perché abbiamo iniziato a scambiare qualcosa tra di noi, tutte le difficoltà siano eliminate», ha concluso la giornata, con la celebrazione penitenziale. il vescovo ghanese Philip Naameh.

La pedofilia legata al celibato dei preti. Papa Francesco permetta matrimonio ai sacerdoti e richiami in servizio i preti sposati

Non era imprevedibile il fatto che sulla questione della pedofilia si sarebbe scatenata una battaglia interna alla Chiesa e che su di essa lo stesso pontefice avrebbe corso dei rischi, il rischio cioè di compromettere l’esito di un pontificato sorto all’insegna dell’innovazione.

Francesco infatti è stato senza dubbio molto prudente nel corso di tutta la vicenda e anche in questi giorni, se con il gesto semplice del bacio reso alla mano di una delle vittime ha voluto dare alla Chiesa – maestra di verità e mediatrice del futuro ultraterreno di ciascuno – un’immagine sommessa di umiltà (che delinea una profonda riforma della Chiesa).

E se con la convocazione a Roma dei responsabili di tutto il mondo nella gestione delle cose da fare nel terremoto che si è scatenato anche all’interno dell’istituzione ha voluto sottolineare il fatto che il problema deve essere affrontato nella sua gravità, è anche vero che le modeste misure giuridiche in concreto dettate possono fornire l’idea quanto meno di un’incertezza o se si vuole di un timore nel muoversi con decisione.

E in effetti queste considerazioni si configurano come ben fondate se si riflette sul fatto che l’attuale pontefice appare al centro di correnti contrastanti, conservatori da una parte che temono una svolta e di progressisti, soprattutto l’episcopato statunitense, che protesta perché si va troppo piano.

In realtà la prudenza di Francesco non appare priva di motivazioni. A ben vedere infatti l’esplosione della tragedia di una pedofilia che contagia un po’ dovunque la Chiesa, non è solo un problema di preti sporcaccioni, come può apparire a prima vista, da affidare alla giustizia civile ed ecclesiastica, ma evidentemente coinvolge il problema del celibato ecclesiastico, che ha una normazione molto più stringente per il clero regolare, cioè per i frati e le monache, e che per il clero secolare, che espleta la sua missione a contatto quotidiano con tutta la popolazione, ha sempre dato luogo a problemi, a contrasti e a regolamentazioni in parte diverse.

Le chiese protestanti, come è noto, dal tempo della Riforma, hanno superato il problema, quella ortodossa ammette i presti sposati, che però non possono diventare vescovi. E dietro, sia pure più indirettamente, può anche profilarsi il problema del ruolo della donna nell’ordinamento della Chiesa, perché è chiaro che nel mondo attuale la parità dei sessi è problema molto avvertito dal sesso che dalla mancata parità è stato da sempre colpito.

Il problema del celibato (cui quello di una pedofilia non confinata a qualche raro caso, è legato strettamente) tocca profondamente la stessa organizzazione della Chiesa e si connette con quello di una concezione della donna portatrice di tentazione… La prudenza di Papa Francesco cioè può ben essere dettata dal timore di fare passi troppo lunghi e affrettati, che possono causare l’esplosione di conflitti assai difficili da risolvere o almeno da mediare, con il rischio di compromettere un avvio riformatore legato a tempi lunghi. Come sempre del resto nella storia della Chiesa, e che contribuisce a spiegarne la bimillenaria durata.

Il 1870 – la presa di Roma, che ha tolto alla Chiesa un vero stato che aveva connotato la sua esistenza sicuramente da più di mille anni (con tanto di popolo, territorio e governo) – è stato un grosso colpo per l’istituzione, ma non le ha tolto ogni potere temporale, il che appare impossibile; le ha comunque imposto la necessità di un’evoluzione, che avrà un percorso lungo e meditato e connesso con la vicenda mondiale e globalizzata che connota il nostro tempo.

agenziaradicale

Pedofilia, la testimonianza choc: “Abusata da prete a 11 anni, volevo morire”

La testimonianza di una donna, che da bambina è stata vittima di pedofilia da parte di un sacerdote, scuote le mura del Vaticano durante il summit che riunisce i capo delle Conferenza episcopali.

Come riporta Adnkronos, queste sono le parole con cui la donna ha raccontato la sua orribile vicenda personale. “Volevo raccontarvi di quand’ero bambina. Ma è inutile farlo perché a 11 anni un sacerdote della mia parrocchia ha distrutto la mia vita. Da allora io, che adoravo i colori e facevo capriole sui prati spensierata, non sono più esistita. Restano invece incise nei miei occhi, nelle orecchie, nel naso, nel corpo, nell’anima tutte le volte in cui lui bloccava me bambina con una forza sovrumana: io mi anestetizzavo, restavo in apnea, uscivo dal mio corpo, cercavo disperatamente con gli occhi una finestra per guardare fuori, in attesa che tutto finisse“.

Una testimonianza agghiacciante, che segna in maniera definitiva il vertice voluto daPapa Francesco per discutere di una delle piaghe che dilania da troppo tempo la Chiesa cattolica: la pedofilia. Le parole della donna, che squarciano un velo di silenzio durato per decenni, fanno capire più di tante parole il dramma delle vittime. E la donna ha spiegato ai vescovi che ci ha messo più di 40 anni per raccontare tutto, perché è una situazione che ti distrugge dall’interno.

Ma come potevo io, bambina, capire ciò che era accaduto? Pensavo: ‘sarà stata sicuramente colpa mia!’ o ‘mi sarò meritata questo male?’. Questi pensieri sono le più grandi lacerazioni che l’abuso e l’abusatore ti insinuano nel cuore, più delle ferite stesse che lacerano il corpo. Sentivo di non valere ormai più nulla, neppure di esistere. Volevo solo morire: ci ho provato… non ci sono riuscita. L’abuso è continuato per cinque anni. Nessuno se n’è accorto. Mentre io non parlavo, il mio corpo ha iniziato a farlo: disturbi alimentari, ospedalizzazioni varie: tutto urlava il mio star male mentre io, completamente sola, tacevo il mio dolore“.

Una vita distrutta dagli abusi del pedofilo. Cinque anni di dolori, silenzi e vergogna che non sono mai passati per la donna. “Continuo un durissimo percorso di rielaborazione che non ha scorciatoie, che richiede un’enorme costanza per ricostruire in me identità, dignità e fede. […] L’abuso crea un danno immediato, ma non solo: più difficile è fare i conti ogni giorno, con quel vissuto che ti invade e si presenta nei momenti più improbabili. Ci dovrai convivere, sempre!“. E intanto la Santa Sede inizia a mettere in atto le prime mosse per arginare il fenomeno ma soprattutto per dare alle vittime la possibilità di parlare. La Chiesa ha infatti deciso di dare vita a diversi sportelli per l’ascolto delle persone abusate. E la Congregazione per la Dottrina della Fede ha dato il via a un vademecum per denunciare gli abusi di pedofilia rivolti sia ai religiosi che ai laici. Monsignor Charles Scicluna, segretario aggiunto della Congregazione aveva dichiarato prima del summit in conferenza stampa in Vaticano: “Noi non smetteremo mai di sperare che sia la volta giusta per risolvere il problema. Se non lo è, bisogna riprovare. Non bisogna mai mollare, io non mollerò mai“.

Il Giornale

SCI: CDM; SOFIA GOGGIA VINCE LA DISCESA DI CRANS MONTANA

ansa

SESTA VITTORIA IN COPPA PER LA 26ENNE CAMPIONESSA OLIMPICA L’azzurra Sofia Goggia ha vinto in 1’29”77 la discesa libera di coppa del mondo di sci di Crans Montana. E’ la sesta vittoria in coppa per la 26enne bergamasca, oro olimpico l’anno scorso e vice campionessa mondiale ad Aare pochi giorni fa. Al secondo posto si è piazzata la svizzera Haehlen in 1’30”26, e terza in 1’30”29 è arrivata l’austriaca Schmidhofer. (ANSA).

Maltempo: 1.500 interventi dei vigili del fuoco

Sono quasi 1.500 gli interventi dei vigili del fuoco da stamani per il maltempo in Italia, specie per il forte vento: Lazio 400, Campania 380, Abruzzo 200, Umbria 180, Puglia 100, Molise 90, Sicilia 60, Calabria 30, Basilicata 25. A Roma le squadre sono intervenute nel primo pomeriggio per un grosso albero caduto in via Aldrovandi nel quartiere Parioli, mentre alle 10:30 sono state impegnate in via Maremmana Inferiore, nella zona di Guidonia Montecelio, per un albero di alto fusto che cadendo ha coinvolto un’autovettura.

Intervento stamattina dei sommozzatori dei vigili del fuoco per un mercantile arenato sul litorale Sud di Bari. Collegate le cime per il trasporto con i rimorchiatori in acque sicure. (ANSA).

Commento su preti sposati e celibato oggi

Dio creo l uomo e la donna e disse loro:” andate e moltiplicatevi.”…successivamente disse ancora:” l’uomo lascerà la propria casa e si unirà alla donna e insieme formeranno una carne sola” Questa è la vera parola di Dio non capisco perché bisogna imporre il celibato obbligatorio quando non è richiesto nella bibbia. I grandi uomini di un tempo scelti da Dio erano sacerdoti sposati con figli. Oggi siamo tutti chiamati alla santità mamme papà nonni ragazzi non solo i preti e non credo che il matrimonio e il sesso se viene vissuto con fedeltà e in modo lecito possa ostacolare ciò. Vedo molti bambini e ragazzi che non sanno fare nemmeno il segno della croce e dire una preghiera…perché la chiesa ha perso la sua vericita’. Secondo me i preti che vogliono sposarsi in modo lecito possono formare famiglie belle e sante e i figli possono crescere con la parola di Dio sempre presente, essere guidati e consigliati nella guida spirituale dal proprio padre e diventare strumenti e messaggeri di fede tra amici al di fuori della propria abitazione. Se l amore e il sesso come dice il papa sono doni di Dio, perché non farli vivere a tutti? E poi mi chiedo come si fa a tenere sulla proprio coscienza tutte queste persone che vorrebbero amare, sentirsi amate, procreare e formare una famiglia se la chiesa glielo impone? Dio è davvero contento di quest’obbligo che la chiesa impone? Viva la libertà di scelta.

In Vaticano sono arrivate 2.200 nuove accuse di pedofilia da quando c’è papa Francesco

In Vaticano sono arrivate 2.200 nuove accuse di pedofilia da quando c'è papa Francesco 

Il summit sulla pedofilia del clero cattolico voluto da papa Francesco dura quattro giorni. I capi dei vescovi ascoltano le drammatiche storie di alcune delle vittime degli orchi in tonaca. Fanno mea culpa. E propongono nuove linee guida per estirpare il fenomeno che sta distruggendo la credibilità della Chiesa.
Ebbene negli stessi quattro giorni, alla Congregazione per la dottrina della fede, arriveranno cinque nuove denunce “verosimili” contro altrettanti sacerdoti, accusati di abusi sessuali su minorenni.
Almeno a leggere i dati ufficiali, che qui diamo in anteprima, che evidenziano come il fenomeno non riguardi solo casi già noti e confinati al passato. Al contrario, la questione della pedofilia ha ancora oggi dimensioni gigantesche: da quando Bergoglio è diventato papa, nel marzo del 2013, fino al 31 dicembre del 2018 in Vaticano sono arrivate poco più di 2.200 nuove denunce dai vescovadi sparsi per il mondo. Si tratta in media di 1,2 nuovi casi al giorno.

Il trend è impressionante. Le accuse sono raddoppiate rispetto al quinquennio che va dal 2005 al 2009, quando i casi sfioravano – nonostante l’eco dello scandalo “Spotlight” svelato dai cronisti del Boston Globe nel 2001 – i 200 l’anno.
Dal 2010 in poi le accuse si sono moltiplicate. Un tendenza che potrebbe indicare una maggiore fiducia nella giustizia ecclesiastica da parte delle vittime, certo. Ma che racconta anche la persistenza e pervicacia del fenomeno, nonostante gli annunci sulla “tolleranza zero” lanciati ormai da 15 anni prima da Benedetto XVI poi da Bergoglio.

Nel 2017, si legge nel report dell’Ufficio disciplinare della Congregazione che ha il compito di aprire processi canonici contro le tonache che si sono macchiate di atti “contra sextum”, cioè di “delitti contro il sesto comandamento con minori”, sono arrivate a Roma ben 410 denunce “verosimili”. Dunque già vagliate e giudicate credibili dai vescovi in loco, che hanno l’obbligo – una volta verificate le accuse – di spedire il fascicolo in Vaticano.

Per la precisione, alla Congregazione per la dottrina della fede, dove gli “Officiali” dell’ufficio disciplinare guidati oggi dal cardinale Luis Ladaria lavorano la segnalazione, che può condurre a un’archiviazione o a un processo canonico contro il presunto molestatore.

I dati della Congregazione per la...
I dati della Congregazione per la Dottrina della Fede

Nel 2016, scartabellando i dati vaticani, gli abusi denunciati dalle vittime sono invece 415. Nello stesso anno scopriamo che papa Francesco ha dimesso dallo stato clericale, spretandoli, alcuni prelati: su 143 casi presentati dall’ex Sant’Uffizio al Sommo Pontefice, solo 16 sono stati spretati. Altri 127 casi hanno portato a «dispense da tutti gli oneri sacerdotali».

Non sappiamo quanti sacerdoti abbia spretato papa Francesco nei primi sei anni del suo pontificato. Sappiamo però che solo nel 2011 e nel 2012 il predecessore Benedetto XVI ridusse allo stato laicale rispettivamente 125 e 67 persone.

Dei nomi e dei motivi dei sedici prelati spretati da Bergoglio non sappiamo nulla: tutti i rinvii a giudizio, i processi e le decisioni del tribunale dell’ex Sant’Uffizio sono protetti da “perpetuo riserbo”. Fonti vaticane spiegano all’Espresso che i provvedimenti della Congregazione avallati poi dal papa «sanzionano quasi sempre crimini sessuali, perché per gli altri reati provvede la Congregazione per il Clero». In genere solo in casi straordinari, come quello dell’ex cardinale Theodore McCarrick, espulso dalla Chiesa dopo le accuse di pedofilia dei giudici americani, la Santa Sede pubblicizza urbi et orbi la sentenza.

Nel 2015 le denunce per atti sessuali su bambini e bambine hanno toccato i 518 casi. Nel 2014 sono state circa 500, nel 2013 le accuse sono 401.

Tutte le vicende, i nomi delle vittime ma anche quelle dei presunti carnefici, sono “sub segreto pontificio”. Protetti da “perpetuo riserbo”. I dipendenti vaticani che ne parlano rischiano il licenziamento, persino la scomunica. A causa di norme mai modificate, il Vaticano guidato da Francesco ha negato alla procura di Cremona, nel 2015, gli atti istruttori e processuali su don Mauro Inzoli, già condannato per pedofilia dalla Congregazione e poi condannato a 4 anni e 7 mesi dalla magistratura italiana, nonostante la rogatoria andata a vuoto.

Mentre ad ottobre del 2018 la Santa Sede ha invocato l’immunità per lo stesso cardinale Ladaria, convocato da alcuni giudici francesi a comparire in un tribunale per il caso del potente cardinale Philippe Barbarin , accusato di aver insabbiato abusi nella sua arcidiocesi.
Gli ottimisti sperano che domenica il summit possa concludersi con un annuncio importante del Vaticano. In modo da evitare che un evento significativo e altamente simbolico si trasformi in un altra occasione mancata.
Le vittime, parte importante della comunità cattolica e i laici progressisti chiedono da tempo una riforma strutturale delle leggi vaticane sulla pedofilia clericale: come l’eliminazione del segreto pontificio, che impedisce una reale trasparenza sulle azioni dei predatori e degli insabbiatori, e un obbligo giuridico (e non solo morale) di denuncia, da parte di vescovi e prelati che vengono a conoscenza del reato, alle autorità civili del paese dove quest’ultimo si compie.

In caso contrario, i risultati del summit rischino di essere dimenticati allo scoppio del prossimo scandalo.

espresso.repubblica.it

Pedofilia, gli abusi di Don Mauro Inzoli, l’amico dei potenti: “Molestava e poi leggeva la Bibbia”

Pedofilia, la storia di Mauro Inzoli, ex “Don”, amico dei potenti. Elemento di spicco di Comunione e Liberazione, vicepresidente della Compagnia delle Opere, protagonista dei Meeting di Rimini, amico “dei potenti” e confessore – secondo diverse voci – di Roberto Formigoni. Ma anche pedofilo. L’ormai ex Don Mauro Inzoli è stato definitivamente condannato in Cassazione alla pena di 4 anni 7 mesi e 10 giorni nel 2018. “Io mi sento grandissime responsabilità nella mia vita. Sono un sacerdote, prima ancora un uomo, prima ancora un cristiano. Grandissime responsabilità…Educative soprattutto”: a parlare è Don Mauro Inzoli, condannato in via definitiva per abusi su minori e ora rinchiuso nel carcere di Bollate. In questa intervista esclusiva con camera nascosta firmata da Francesca Fagnani, l’ex prete recentemente ridotto allo stato laicale dal Vaticano commenta la sua vicenda. Con più di qualche reticenza.

Chi è Don Mauro Inzoli, l’amico dei potenti

Sono trascorsi oltre vent’anni dalle “molestie di ordine sessuale nei confronti di una pluralità indiscriminata di soggetti all’epoca minorenni”, come scrive il giudice Letizia Platè, nella sentenza del Tribunale di Cremona.  Ai nostri microfoni Nicola Lelario, capo della squadra mobile della questura di Cremona, rivela l’inchiesta che portato in carcere Don Mauro: “Abbiamo ascoltato più o meno 25-30 ragazzi – quando li abbiamo sentiti erano già tutti adulti – e da qui abbiamo potuto ricostruire quello che era un vero e proprio sistema”. Racconta l’investigatore che “il modus operandi era abbastanza collaudato: l’approccio era soft con delle carezze poi si passava magari a dei baci, le vittime hanno descritto anche baci violenti. Poi i palpeggiamenti. I casi più gravi hanno portato alla masturbazione e all’eiaculazione da parte delle vittime. Le più piccole avevano 12-13 anni. Ad accompagnare questi atti sessuali c’erano dei riferimenti all’Antico Testamento o ai passi biblici, come a voler dire che non c’era niente di male in quello che stava accadendo. Anzi ammantarlo di una sacralità”. E il Vaticano cosa ha fatto? Alla richiesta di rogatoria ha opposto il segreto pontificio, rivela Lelario.

Don Mauro Inzoli dovrà scontare 4 anni, 7 mesi e 10 giorni di reclusione, dopo che un mese fa la Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna respingendo il suo ricorso. L’ex capo di Comunione e Liberazione della provincia di Cremona ed ex presidente di associazioni per minori in affido era accusato di otto episodi di abusi su cinque ragazzi: il più piccolo di 12 anni, il più grande di 16, fra il 2004 e il 2008. La Corte d’appello di Brescia aveva scontato due mesi alla condanna inflitta in primo grado.

michelesantoro.it

Il dolore di una mamma: «Mio figlio abusato dal prete, denunce inutili in Vaticano»

«La denuncia va fatta alla polizia o ai carabinieri. Mai alla giustizia vaticana: quella non funziona, peggiora solo le cose. Lo voglio dire a quelle mamme che, come me, vivono l’incubo di un figlio abusato da un prete». Accanto alla madre c’è il padre, entrambi sulla cinquantina, lui cuoco e lei infermiera. Ci tengono a dire che la vendetta non fa parte del loro vissuto di credenti.

«Abbiamo perdonato quel prete, ma ora vogliamo giustizia per nostro figlio che da cinque anni non è più lo stesso». Tutta la famiglia in questi giorni si trova a Roma per seguire, dall’esterno, il summit sugli abusi. «La nostra via crucis cominciò alla fine del 2011».

Che accadde?
«Uno dei nuovi sacerdoti della nostra parrocchia, don Mauro Galli, ci chiese se quella sera nostro figlio poteva dormire in oratorio. Fece intendere che c’era tutto il gruppo degli adolescenti. Per noi non vi erano pericoli, non ci ha sfiorato alcun dubbio. Abbiamo sempre frequentato la parrocchia. Io ho tenuto anche corsi di catechismo. Nostro figlio in quel periodo faceva parte del coro e del gruppo scout. Il giorno dopo però sono stata chiamata dalla scuola. Mi chiedevano di andare a prenderlo perché stava male».

Si è preoccupata?
«Relativamente. Ho pensato che forse non aveva studiato ed era un modo (scorretto) per saltare un’interrogazione. Così sono andata trovando mio figlio in uno stato di choc. Sguardo perso nel vuoto, muto, rigido, le braccia lungo i fianchi, non reagiva. Ho firmato l’uscita, l’ho preso sotto braccio e l’ho portato in macchina. In quel momento mi sono resa conto che era accaduto qualcosa di brutto. Non lo avevo mai visto così. Gli chiedevo se avesse fumato, preso qualcosa. Abbiamo fatto tutto il tragitto in silenzio. Poi una domanda lo ha scosso. Cosa è accaduto stanotte? A quel punto si è girato. Piangeva. Gli occhi suoi non li potrò più dimenticare. Mamma è accaduto quello che si può immaginare. E ho subito immaginato cosa».

Choccante…
«A casa si è messo a letto, con le persiane abbassate, io ho chiamato mio marito e mio fratello che si sono precipitati. Da quel momento è stato un incubo per tutti noi».

Avete fatto la denuncia?
«Volevamo prima capire. Per prima cosa siamo andati dal nostro parroco, il quale interpella don Galli che però nega tutto, affermando che hanno dormito assieme ma non è mai accaduto nulla. Qualche tempo dopo però viene spostato in un’altra parrocchia, a Legnano, tra l’altro ad occuparsi di 4 oratori. La decisione di spostarlo fu presa dall’attuale arcivescovo di Milano, Delpini che all’epoca era vicario episcopale. Mio figlio stava sempre peggio. Noi eravamo disperati. La psicologa di un istituto religioso che contattammo ci suggerì di aspettare a fare la denuncia alla polizia e di lasciare che del caso se ne occupasse la Chiesa. Così facemmo e siamo stati ingenui. A quel punto andammo a parlare con un prelato della curia di Milano che era responsabile della formazione dei giovani preti. Ci disse che non si poteva rovinare così un sacerdote. Si rende conto? Nostro figlio aveva persino tentato il suicidio, e lui ci parlava in quel modo. Più tardi quel vescovo è stato promosso a Brescia. Eravamo disperati. Abbiamo anche mandato a Papa Francesco una lettera per chiedergli perché, al di là delle belle parole, non vengono ascoltati davvero i patimenti delle vittime».

Il processo canonico è iniziato nel 2015, mentre nel 2014 si è aperto quello al tribunale a Milano dal quale don Galli è stato poi condannato a 6 anni e quattro mesi…
«Esatto. Abbiamo perso tanto tempo inutile seguendo la giustizia del Vaticano. Le denunce vanno subito fatte alla polizia o ai carabinieri. Mai ai tribunali della Chiesa perché lì c’è ancora un sistema che tende a demolire le vittime, denigrarle, svergognarle, umiliarle inutilmente per proteggere il potere clericale. Non trovo la misericordia verso chi ha sofferto. E la Chiesa su questo punto si gioca la sua credibilità».

Papa Francesco vi ha risposto?
«Mai»
E la curia di Milano?
«Ci sono stati versati a titolo di risarcimento 100 mila euro. Praticamente quello che finora abbiamo speso tra avvocati e spese mediche. Abbiamo anche saputo che la Chiesa ha richiesto l’appello con la motivazione che oggi la figura di un sacerdote appare, a priori, un soggetto potenzialmente colpevole in materia di abuso a danno di minori. A questo punto noi non possiamo più permetterci di sostenere le spese processuali e ci siamo costituiti parte civile. In un primo momento avevamo pensato di vendere la nostra casa ma dobbiamo pensare ai ragazzi, a farli studiare, non possiamo permettercelo».

Cosa pensa di questo summit sugli abusi?
«Glielo ho detto prima. Credo che sia l’ultima chance per la Chiesa per dimostrare veramente di essere credibile e trasparente. Al momento non è così. Tante belle parole e pochi fatti. Almeno in Italia dove tutto è davvero opaco».

Il Messaggero

Eca oggi manifesterà a piazza del Popolo, dalle ore 11, «per chiedere la fine dell’impunità e degli insabbiamenti degli abusi da parte della Chiesa»

Nella seconda giornata del summit in Vaticano sulla pedofilia nella Chiesa cattolica, la parola chiave è stata «accountability», ovvero la responsabilità di «dover rendere conto», riferita soprattutto ai vescovi, di solito più propensi a coprire i preti pedofili e ad insabbiare gli scandali, che a denunciare i colpevoli.

La questione dell’obbligo della denuncia è stato sollevato dal cardinal Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay. «L’abuso sessuale di minori e persone vulnerabili non solo infrange la legge divina ed ecclesiastica, ma è anche un comportamento criminale pubblico», ha spiegato nella sua relazione, che ha aperto i lavori di ieri. «Coloro che si sono resi colpevoli di un comportamento criminale sono responsabili nei confronti dell’autorità civile», per cui, anche se «la Chiesa non è un agente dello Stato», ne «riconosce l’autorità legittima» e deve «collaborare con le autorità civili per rendere giustizia ai sopravvissuti».

DOPO I MOLTEPLICI CRIMINI che hanno investito gli Stati uniti proprio a causa delle «omissioni», «noi ci siamo impegnati a denunciare sempre» i casi di abuso, ha ribadito in conferenza stampa il cardinale Seán Patrick O’Malley, arcivescovo di Boston (la diocesi dove esplose il primo scandalo mondiale di pedofilia, il «caso Spotlight», nel 2002) e presidente della Commissione per la tutela dei minori.

Ancora O’Malley, insieme a Linda Ghisoni (sottosegretario per la sezione del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, una delle poche donne ad avere un ruolo significativo in Vaticano), ha proposto di «rivedere l’attuale normativa sul segreto pontificio».

RICHIESTA IMPORTANTE, ma piuttosto generica, se non declinata in maniera più puntuale: sarebbe come limitarsi a chiedere la revisione del «segreto di Stato».

Quello dell’obbligo di denuncia alle autorità civili è un tema che non scalda i cuori della Conferenza episcopale italiana, che si è sempre schermata dietro un più liquido «obbligo morale». Anche se ieri, in un’intervista al Quotidiano Nazionale, il cardinal Bassetti (presidente della Cei), ha aperto uno spiraglio, sebbene con tanti se e molti ma: «Non escludo – ha detto al Qn – che, laddove l’accusa si riveli verosimile, si affermi un dovere di denuncia». Se ne riparlerà a maggio, quando la Cei aggiornerà le linee guida antipedofilia.

A BREVE ARRIVERANNO dalla Santa sede dei chiarimenti sui provvedimenti da applicare nei confronti dei vescovi insabbiatori, introdotti da un motu proprio del papa del 2016.

Lo ha annunciato O’Malley e lo ha confermato, nella sua relazione, il cardinale Blase Cupich, arcivescovo di Chicago: un vescovo negligente va «rimosso», «anche se non vi è alcun serio errore intenzionale da parte sua».

E sempre Cupich, sull’obbligo di denuncia, ha aggiunto: «la segnalazione di un reato non dovrebbe essere ostacolata dalle regole ufficiali di segretezza o riservatezza».

Oggi, penultimo giorno di lavori dedicato al tema della «trasparenza», è attesa la relazione del cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e presidente della Conferenza episcopale tedesca, che ieri ha incontrato 16 vittime di abusi del gruppo Eca global (Ending clerical abuse), organizzazione internazionale per la prevenzione e la denuncia degli gli abusi sessuali sui minori da parte di preti e religiosi cattolici riconosciuta anche dall’Onu.

Il Manifesto.it

MOLESTIE: RAPPER R.KELLY SI COSTITUISCE, ARRESTATO

ansa

ACCUSATO ABUSI SU RAGAZZE MINORI, MA SI DICHIARA INNOCENTE Il rapper R.Kelly si è costituto ed è stato arrestato dopo l’incriminazione per abusi su ragazze minorenni. Nelle prossime ore è prevista l’udienza in cui potrebbe essere fissata la cauzione per tornare in libertà in attesa del processo, il cui inizio è previsto per l’8 marzo festa delle donne. Il rapper si dichiara innocente, ma rischia dai 3 ai 7 anni di reclusione.