Giornalisti papalini e la difesa indecente del cardinale Pell

La notizia della condanna del cardinale australiano George Pell – accusato sia di aver protetto i preti pedofili da lui “dipendenti” sia di aver egli stesso abusato di due chierichetti – è giunta molto sgradita alla fine di un maxi-raduno voluto da Papa Bergoglio a Roma per discutere delle vicende di pedofilia che affliggono in giro per il mondo la Chiesa Cattolica. Subito qualche giornalista “papalino” si è affrettato a insinuare il sospetto di una “sentenza a orologeria”, volta a gettare un’ombra sulla iniziativa di Bergoglio contro la pedofilia nella Chiesa. Un tentativo ingenuo e inutile visto che l’iniziativa del Pontefice è stata comunque giudicata negativamente dalle associazioni dei familiari delle vittime dei preti pedofili, perché non ha portato a proposte concrete per risolvere il drammatico e diffuso problema.

Ma il massimo – per quel che mi riesce di leggere quotidianamente sui giornali – lo ha raggiunto Giuliano Ferrara, che sul Foglio parla di “caccia alle streghe”, mette in dubbio “l’attendibilità del reato (i fatti addebitati a Pell) sanzionato 23 anni dopo” e si chiede perché non si conosca il nome del chierichetto che accusa il cardinale “di avergli infilato il pene in bocca in sacrestia” (su questa formula brutale Ferrara torna più volte).

Passi per i vari portavoce del Vaticano, che non hanno molta scelta sulle dichiarazioni da fare, per cui non mi stupisco di nulla. Ma sembra incredibile che un giornalista della levatura di Ferrara non conosca le tante accuse che da molti anni sono state mosse a Pell da decine di vittime dei preti pedofili operanti sotto la sua giurisdizione: accuse riprese dalla stampa di tutto il mondo. Altro che un singolo chierichetto, il cui nome è ovviamente noto ai giudici australiani ma è giustamente tenuto riservato per umana pietà.

Su tutta la vicenda Pell ho avuto la fortuna di essere informato in tempo reale da un caro amico australiano, che mi segnalava via via le nuove accuse che piovevano sul Cardinale, mandandomi i link ai giornali che ne davano notizia. Ricordo in particolare un articolo terribile su Anthony Foster, il padre di due bambine molestate da un prete (una si suicidò, l’altra è su una sedia a rotelle dopo un incidente causato dall’alcolismo).

Dalle deposizioni di Pell alla Royal Commission governativa australiana che indagava sui preti pedofili e i loro protettori – come ha ricordato uno dei pochissimi giornalisti italiani che dicono le verità scomode sulla Chiesa, Emiliano Fittipaldi – emerse un quadro agghiacciante: centinaia di bambini e bambine molestati e stuprati, marchiati per sempre dall’orrore delle loro storie. E dall’altro lato le risposte di Pell, arroganti o al massimo imbarazzate, come quelle di Eichmann raccontate da Hannah Arendt ne La banalità del male: da quella minimizzante (“forse avrei dovuto essere più attento”) fino a quella da caserma (i preti che molestano i bambini “sono come i camionisti che molestano le autostoppiste: non sarebbe appropriato che i dirigenti di quella compagnia di trasporti fossero considerati responsabili“).

Per queste ragioni ho tentato invano per anni, con alcuni articoli pubblicati dovunque trovavo ospitalità, di denunciare la scelta di Papa Bergoglio di elevare Pell all’incarico di responsabile delle finanze vaticane, uno dei tre incarichi più importanti nella gerarchia, dove fra l’altro Pell fu accusato di aver sperperato cifre enormi per uso personale. Una scelta compiuta – inspiegabilmente – pur essendo già note, all’epoca, le accuse gravissime che continuavano ad abbattersi sul cardinale.

E mi ha sorpreso – ancor prima di scandalizzarmi, perché non posso dubitare della intelligenza del Papa argentino – la scelta di Bergoglio di rendere omaggio a un altro Cardinale accusato di pedofilia, quel George Law reso tristemente noto dal film Spotlight. Law era stato chiamato a Roma da Papa Ratzinger, che gli aveva affidato la guida della Basilica di Santa Maria Maggiore. Quando Law è morto è stata organizzata in suo onore (!) una messa solenne in San Pietro, aperta dal Cardinale Sodano e chiusa da Papa Bergoglio: quasi un gesto di sfida a chi vorrebbe che la giustizia umana possa raggiungere anche i Cardinali, prima che se ne prenda cura quella Divina.

E mi sono tornate alla mente – ridando fuoco al mio anticlericalismo – le immagini di Wojtyla al balcone con Pinochet a Santiago del Cile e i racconti di mia figlia antropologa sulla vera e propria persecuzione messa in atto prima da Wojtyla e poi da Ratzinger verso i predicatori della “Teologia della Liberazione” nei Paesi più poveri del Sud America: una persecuzione che certamente non ha giovato al capo spirituale di quella teologia degli umili, monsignor Romero, ucciso sull’altare a San Salvador dagli “squadroni della morte” il 24 marzo 1980 e tardivamente beatificato da Papa Bergoglio.

Quando finalmente Pell è stato destituito dal suo incarico, egli è stato costretto a rientrare nel suo Paese, dove è stata dichiarata la sua colpevolezza e ora si attende di conoscere l’entità della condanna: i 50 anni di carcere di cui si parla non sono certo dovuti “solo” allo “stupro orale” di un anonimo chierichetto.
tratto da Il Fatto Quotidiano

Lettera su celibato preti e preti sposati

“Gentile redazione,

si è discusso molto in questi giorni delle iniziative poste in essere dal Papa per affrontare il problema, direi la terribile piaga, della pedofilia nella Chiesa. Non è stato molto chiaro quale sia stato l’epilogo dell’ultimo incontro voluto da Francesco a Roma con vescovi da tutto il mondo, per definire e affermare la linea da tenere con chi si macchia di questo crimine che è l’abuso sessuale sui bambini. È molto chiara invece la posizione del Pontefice, che però non sarà mai sufficiente ad arginare il fenomeno finché, a mio parere, non sarà affrontato un altro grande tema: il celibato dei prelati.

Non se ne parla, ma potrebbe risiedere proprio lì il nodo della pedofilia. Non nell’omosessualità dei preti, come spesso si pensa e si dice, per quanto possa anche capitare che un prete pedofilo sia omosessuale o un omosessuale sia anche pedofilo. Ma non è, non può essere questa la causa principale per chi commette l’aberrante crimine su minori.

Chi abusa, nella Chiesa e fuori, può benissimo essere etero con problemi che vanno oltre l’orientamento sessuale e trova nei minori, spesso indifesi, fragili, provenienti da situazioni di disagio e facilmente circuibili il ‘soggetto’ adatto per dare sfogo ai propri bassi istinti.

Pertanto non sarebbe affatto da associare l’omosessualità agli abusi sui minori in nessun caso. Le violenze sono sempre e comunque deprecabili a prescindere da chi le compia, e quando a compierle è un prete è semmai un’aggravante in una già gravissima situazione.

Per questo penso che il celibato, come anche il nubilato (perché anche i casi di abusi tra le suore non sono rari), debbano essere aboliti dalla Chiesa e debba essere lasciata ai religiosi la stessa possibilità di scegliere che hanno tutti gli uomini e le donne sulla faccia della terra”.

Lettera Firmata

fonte: Unione Sarda

DA DOMANI AL VIA L’ECOTASSA E BONUS PER LE AUTO

ansa

ASSOCIAZIONI, ‘MANCA UN QUADRO NORMATIVO CHIARO’ Entra in vigore domani l’ecotassa e il bonus per le auto elettriche e ibride introdotto con la legge di Bilancio. Ma case costruttrici e dealer non conoscono ancora le modalità operative per attuare la misura. A lanciare l’allarme una nota di Anfia, Federauto e Unrae, le associazioni rappresentanti la filiera industriale e commerciale del settore automobilistico in Italia, che esprimono ‘forti preoccupazioni sulle ripercussioni che tali incertezze stanno già determinando sul mercato e sull’operatività delle imprese’.

LEGALE DI CUCCHI, ‘VALUTIAMO AZIONE CONTRO COMUNE E STATO’

ansa

‘CAMPIDOGLIO CONSENTE PROCESSO A MEDICI BASATO SU ATTI FALSI’ ‘Alla luce della catena di falsi che sta emergendo, stiamo prendendo in considerazione un’azione legale nei confronti del Comune di Roma e valutiamo un’azione riscarcitoria nei confronti dello Stato’. Lo ha detto Fabio Anselmo, legale della famiglia di Stefano Cucchi, il giovane detenuto romano morto al’ospedale Pertini il 22 ottobre del 2009, mentre era in stato di custodia cautelare, dopo l’arresto da parte dei Carabinieri.

MAGLIETTA CHOC ‘AUSCHWITZLAND’, CONDANNATA A 9MILA EURO

ansa

DECRETO PENALE ALL’ATTIVISTA SELENE TICCHI CHE LA INDOSSÒ Un decreto penale di condanna da 9mila euro di multa per la maglietta Auschwitzland, indossata dalla militante Selene Ticchi D’Urso il 28 ottobre 2018 a Predappio, in provincia di Forlì, durante la manifestazione dei nostalgici della marcia su Roma. Lo conferma l’Anpi, a cui il decreto del tribunale è stato notificato, in quanto persona offesa. (ANSA).

LA MADRE DI RENZI RINVIATA A GIUDIZIO A CUNEO

ansa

L’ACCUSA È CONCORSO IN BANCAROTTA FRAUDOLENTA Laura Bovoli, la madre di Matteo Renzi, è stata rinviata a giudizio dal Tribunale di Cuneo con l’accusa di concorso in bancarotta fraudolenta per i contatti con una società cuneese, la Direkta srl fallita nel maggio 2014 e coinvolta in una vicenda di fatture false. L’amministratore della società, Mirko Provenzano, è già stato condannato per reati fiscali e ha patteggiato per la bancarotta.

Carcere per George Pell, cardinale pedofilo. Difesa choc del suo legale al processo: “Fu una semplice penetrazione”

Il cardinale George Pell sta trascorrendo la sua prima notte in carcere dopo che i giudici australiani gli hanno revocato la libertà su cauzione (concessa l’anno scorso per permettergli di subire un intervento chirurgico alle ginocchia). E il Vaticano rompe gli indugi registrati ieri. La sala Stampa della Santa Sede ha comunicato che la Congregazione per la dottrina della fede ha aperto un processo canonico nei confronti di George Pell “dopo il verdetto di colpevolezza” del processo penale in Australia. Il Vaticano insomma non aspetterà più il compimento dell’intero iter penale, ma valuterà autonomamente le accuse che potrebbero portare all’esclusione dal collegio cardinalizio del porporato – Pell è un cardinale elettore avendo 77 anni – e/o alla “laicizzazione”, come già avvenuto per Theodore McCarrick.

Dettagli choc sono emersi nell’udienza che ha condotto in carcere Pell, per bocca del suo stesso avvocato. Il principe del Foro australiano Robert Richter ha affermato che uno dei reati “non era più di un semplice episodio di penetrazione sessuale (plain vanilla sex, l’espressione usata, ndr) in cui il bambino non partecipava attivamente”. L’avvocato ha fatto questa affermazione-boomerang allo scopo di chiedere una condanna meno grave sostenendo che il cardinale non doveva rispondere di “circostanze aggravanti” ed era stato probabilmente “preso da un impulso irresistibile”, secondo quanto ha scritto The Guardian.Richter ha ulteriormente minimizzato – suggerendo ancora che un assalto era solo “fugace” e sostenendo che le vittime avrebbero mostrato segni a casa se fossero stati “veramente angosciati” – il Chief Justice Peter Ridd ha ribattuto definendo “insensibile, sfacciato e offensivo” e “scioccante” il comportamento di Pell.

Complessivamente il Vaticano ha reagito lentamente alla notizia della condanna dell’ormai ex per cinque capi di imputazione compreso uno stupro e sesso orale con minorenni di tredici anni, nel cosiddetto “Cathedral Trial”, pur avendo avuto quasi tre mesi di tempo prima che la notizia (dell’11 dicembre) diventasse pubblica, a motivo del fatto che la Corte ha fatto cadere l’ordine di non divulgazione imposto, in attesa di un secondo processo (il cosiddetto “Swimming trial”) che invece non si terrà per la insufficiente consistenza delle accuse.

Dopo una prima dichiarazione del direttore “ad interim” della Sala Stampa, Alessandro Gisotti ,di martedì mattina sulla “penosa notizia” che rimandava all’attesa per il compimento di tutti i gradi di giudizio per un’ulteriore valutazione, a sera un tweet dello stesso Gisotti ha confermato che Pell dal 24 febbraio non è più Prefetto dell’Economia. Per scadenza del mandato. Una carica quella che era iniziata nel 2014 con i poteri di un vero e proprio “zar dell’economia” vaticana da cui aveva ottenuto dal Papa un “leave of absence”, un permesso di allontanarsi dal Vaticano, nel giugno del 2017 per potersi difendere in Australia. Ora sappiamo non è più Prefetto dal 24 febbraio. Ma già dal 2016 il suo potere aveva subito una forte battuta d’arresto.

Soprattutto, Gisotti ha comunicato che è iniziato il processo canonico a suo carico, quindi senza aspettare oltre. Evidentemente il Vaticano e lo stesso Papa Francesco hanno compreso che non era possibile fare altrimenti.

I legali di Pell avevano programmato di chiedere il proseguimento della libertà su cauzione, in attesa del processo di appello, ma hanno improvvisamente rinunciato. Anche se forse adiranno la Corte Suprema australiana. La sentenza che stabilirà l’esatta misura della pena è attesa per il 13 marzo. Ognuno dei cinque capi di imputazione per cui è stato riconosciuto colpevole comporta una pena massima di 10 anni, quindi Pell affronta un rischio di 50 anni di carcere.

huffingtonpost.it

Evento. Torna a Roma Fare turismo

Torna a Roma Fare turismo

Fare Turismo, ideato e organizzato dalla Leader srl e giunto al 21esimo appuntamento (all’attivo 11 edizioni a Salerno, otto a Roma e una a Milano con il patrocinio di Expo), rappresenta una preziosa opportunità per i giovani che progettano il proprio futuro professionale in questo straordinario mondo e per gli addetti ai lavori che desiderano aggiornarsi e confrontarsi.

Il ricco programma dell’edizione 2019, presso l’Università Europea di Roma da mercoledì 13 a venerdì 15 marzo, prevede: colloqui di orientamento al lavoro; incontri domanda-offerta lavoro attraverso colloqui di selezione con i responsabili delle risorse umane delle imprese turistiche; orientamento sulla formazione post diploma (corsi Its, lauree triennali e magistrali) e post laurea (master di 1° e 2° livello) con la partecipazione di Its, Università e Scuole di Master; presentazione delle competenze emergenti e delle figure professionali con la partecipazione di manager dell’industria turistica e della ristorazione; presentazione delle startup nel turismo; recruiting day per la selezione del personale che lavorerà nei villaggi a partire dalla prossima estate; seminari di aggiornamento a cura delle Organizzazioni di Categoria e delle Associazioni Professionali; incontri dei Presidenti dei Corsi di Laurea in Turismo (Sistur) e dei Dirigenti Scolastici degli Istituti alberghieri (Renaia) e degli Istituti tecnici per il turismo (Renatur). Oltre alla presentazione dell’offerta formativa accademica e non accademica, nel Salone Espositivo, Istituzioni, Enti, Organizzazioni Nazionali di Categoria, Associazioni Professionali, Agenzie per il lavoro e Agenzie web di recruiting forniranno informazioni sulle opportunità occupazionali e sui percorsi da intraprendere per formarsi e lavorare nel turismo.

I numeri dell’ultima edizione nel 2018: 6mila visitatori; 34 espositori; 1.000 colloqui di selezione per 200 profili ricercati in Italia e all’estero da 28 prestigiose aziende turistiche; 15 tra conferenze e seminari di aggiornamento professionale; tre giorni di colloqui di orientamento al lavoro con i Centri per l’impiego, il Servizio Eures, Porta Futuro Lazio; 3 giorni di colloqui psico-attitudinali con l’Università Europea di Roma; oltre 50 tra Istituti Professionali dei Servizi per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera, Tecnici del Turismo e Commerciali con indirizzo turistico con 2.500 studenti e 200 docenti provenienti da nove regioni (Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Puglia, Sicilia, Veneto).

avvenire

Letteratura. Antoine Volodine: «Contro la violenza dell’ideologia l’antidoto è l’amore»

da Avvenire

Ogni scrittore cerca di rappresentare il mondo e qualcuno, nel tentativo, riesce perfino a disegnarne di nuovi. Antoine Volodine si è spinto ancora più in là: ha inventato una nuova letteratura e l’ha popolata di autori e generi, dal “romånso” al canto delle “shaggås”. Il suo “post-esotismo” è un mondo a sé, appunto, che si ridefinisce e si conferma a ogni nuova pubblicazione. Un percorso di assoluta originalità, nel quale spiccano titoli come Angeli minori, uscito da L’Orma nel 2016, e il capolavoro riconosciuto Terminus Radioso, proposto da 66thand2nd nello stesso anno.

Da domani arriva nelle librerie italiane, edito ancora da 66thand2nd, Sogni di Mevlidò (traduzione di Anna D’Elia, pagine 412, euro 18,00), grazie al quale il lettore torna a inoltrarsi in questo universo immaginario popolato di scorie nucleari, visioni sciamaniche e ostinate memorie del regime sovietico.

Nato nel 1950 a Chalon-sur-Saône, Volodine si serve del francese senza rinnegare le origini russe e, conversando della propria opera, preferisce parlare al plurale, come se prendesse la parola anche a nome degli altri scrittori da lui immaginati: Lutz Bassmann, Manuela Draeger, Elli Kronauer, Infernus Iohannes… «Il post-esotismo – spiega – esiste da circa 35 anni nella veste di una letteratura straniera redatta in francese. Da sempre mescola una forma espressiva semplice e realistica a un contenuto fantastico, onirico e decisamente politico. Quale che sia l’autore e l’argomento delle nostre storie, rimane molto forte l’impronta di una riflessione sulle catastrofi susseguitesi dal XX secolo a oggi. La nostra vicenda personale di autori, narratori e personaggi è intimamente legata agli abomini e alle barbarie che l’umanità non è stata e non è in grado di evitare».

C’è un legame con la fantascienza?

«Il nostro è un racconto fantastico che si sviluppa su una base che i lettori e le lettrici possono riconoscere come propria. Niente a che vedere con la fantascienza o con altre costruzioni astratte: il punto di partenza è sempre costituito dalla coscienza storica collettiva e, insieme, dall’inconscio collettivo, in un complesso di conoscenze e immagini immediatamente condivise con il pubblico. I nostri libri trascinano in una dimensione che può essere definita “stranamente familiare”, come accade in sogno. Nelle prime pagine di Sogni di Mevlidò, per esempio, si assiste a una sessione di autocritica del tutto irreale, ma che finisce inequivocabilmente per rievocare certi episodi della Rivoluzione culturale maoista e le abiure fatte compilare sotto dettatura dalla polizia staliniana».

Per questo l’identità è messa tanto in discussione?

«Non è così per tutti? Mevlidò porta dentro di sé non solo i ricordi imprecisi e tragici di un’esistenza passata, ma anche le tracce di un altro passato, che riesce appena a intuire nell’incertezza del sogno. L’identità, per lui, è qualcosa di istantaneo, sempre insidiato dal fatalismo. Pur vivendo “qui e ora”, Mevlidò prova nostalgia per la vita anteriore, nella quale l’amore e la politica rimanevano ancora comprensibili. Come in ogni altra opera post-esotica, si potrebbe ipotizzare un elemento autobiografico, che però viene doppiamente filtrato dal sogno: prima attraverso la storia che il libro racconta e poi, a un livello ulteriore, attraverso gli interessi del narratore che firma il libro stesso».

Che spazio rimane, in tutto questo, per il libero arbitrio?

«Tutti i personaggi sono liberi, sempre. Compiono scelte, prendono decisioni, si sforzano di padroneggiare il proprio destino. Nondimeno, ciascuno di loro subisce una manipolazione. Il protagonista, per esempio, è stato inviato sulla terra da un’insondabile organizzazione che lo obbliga a incarnarsi in “Mevlidò” dopo averlo fatto morire una prima volta. Oltre a dipendere dalle autorità che agiscono nel mondo reale, la sua esistenza trascorre sotto l’infusso di sogni che neppure la psicoanalisi è in grado di spiegare o contrastare. Mevlidò appartiene alla polizia, che a sua volta è manipolata da un’ideologia obsoleta e da oscuri dirigenti. Non si crede più nel futuro, non si crede più in niente. Nondimeno, ciascuno è libero di fare le proprie scelte. Anche Mevlidò sceglie liberamente, e dolorosamente, di seguire la sua sorte fino in fondo, fino a ricongiungersi con la donna che ama».

È un modo per descrivere la lotta contro il potere?

«Il romanzo si svolge in una pluralità di mondi paralleli, compreso quello della morte. Il più simile al nostro si organizza attorno al quartiere noto come Pollaio Quattro: un mondo distrutto, come in molte finzioni post-esotiche, ma che è stato parzialmente ricostruito dopo una guerra terribile. Ci sono i rappresentanti di un potere istituzionale, corrotto e bersagliato dagli anarchici, e ci sono i ghetti dove si accalca una popolazione miserabile e folle. La missione di cui Mevlidò è incaricato riguarda più la sopravvivenza dell’umanità che il compimento della rivoluzione, ma lui stesso lo ha dimenticato, conservandone qualche cognizione solo nei sogni. Eppure a farsi carico della rivoluzione, di cui altrimenti sopravvivono unicamente le tracce ideologiche, sono proprio i ricordi impossibili di Mevlidò, insieme con i deliri surrealisti delle vecchie bolsceviche di Pollaio Quattro e della giovane, seducente terrorista Sonia Wolguelane».

Nonostante tutto, anche questo libro racconta una grande storia d’amore…

«In molti romanzi post-esotici, in effetti, l’amore è il motore che spinge il personaggio principale a non demordere, ad andare avanti, a sfidare difficoltà e fatiche sempre maggiori. Mevlidò, in particolare, è guidato da due forze che assumono valore magico: l’ideologia e l’amore. La prima è inizialmente di tipo marxista e rivoluzionario, ma con il tempo degenera in una specie di bizzarra superstizione. L’amore, invece, si manifesta in Mevlidò come fedeltà totale: è per ritrovare la donna amata che il protagonista avanza tra i ricordi fino a riattraversare la morte. La separazione è un’esperienza insopportabile, tremenda, ma non si esaurisce nel lutto. Porta a non perseverare, al contrario, a non rinunciare, a procedere senza sosta per cercare di raggiungere l’essere amato. I personaggi postesotici, per quanto esausti, in agonia, ormai morti, continuano a vivere nel presente con una forte tensione amorosa, in una sorta di amour fou messo a dura prova dal destino. Nel fuoco, nell’oscurità, nella morte, nell’esistenza più indesiderabile, i nostri eroi vivono per ritrovare la creatura amata».

Il post-esotico si segnala anche per essenzialità dello stile: da dove nasce questa scelta?

«Mi servo del francese come di uno strumento che consente di raccontare storie, creare immagine, trasportare chi legge nei sogni dei personaggi. Non miro alla “bella pagina”, ma a un’efficacia simile a quella della letteratura popolare. L’obiettivo è di accompagnare il pubblico in mondi inconsueti, le cui coordinate sono fornite dal sogno e dalla confusione mentale del narratore. Il francese mi permette di farlo, ma per me non è più che uno strumento. Non ne faccio una bandiera, a differenza di altri. Il post-esotismo può trovare espressione in qualsiasi lingua, non escluso l’italiano. Spesso noi, scrittori post-esotici, affermiamo di adoperare il francese come se fosse una lingua straniera. In questo senso, quella dei nostri romanzi è a tutti gli effetti una lingua di traduzione».

Avanza il pessimismo tra le aziende e i consumatori italiani: gli indici di fiducia sono rispettivamente ai minimi

Anche a febbraio cala la fiducia di imprese e famiglie

da Avvenire

Famiglie e imprese italiane continuano a non vedere «l’anno bellissimo» promesso da Giuseppe Conte, presidente del Consiglio, in un’intervista alla trasmissione Povera Patria su Rai2 a inizio febbraio. La fiducia dei consumatori e delle aziende prosegue il suo calo, iniziato lo scorso ottobre per i consumatori e a giugno per le imprese. L’indice di fiducia delle famiglie, calcolato dall’Istat, è sceso a febbraio a 112,4 punti dai 113,9 di gennaio (100 è il livello del 2010) mentre quello delle imprese è passato da 99,1 a 98,3 punti, ai minimi da febbraio 2015.

Il calo dell’indice di fiducia è un cattivo segnale perché con meno ottimismo sulle prospettive economiche le imprese fanno meno investimenti e le famiglie riducono gli acquisti, soprattutto quelli più impegnativi. Per le imprese, l’Istat sottolinea il calo dell’indice di fiducia del settore delle costruzioni, che a gennaio aveva tentato la risalita, e la debolezza dei servizi, sotto il livello 100 da tre mesi. Per quanto riguarda i consumatori, siamo ai livelli più bassi degli ultimi 18 mesi e l’Istat nota soprattutto «un peggioramento dei giudizi e delle attese sulla situazione economica generale, mentre le opinioni sul quadro economico personale risultano nel complesso stabili nell’arco degli ultimi cinque mesi».

La classifica. Atenei italiani tra i migliori del mondo, ma è fuga di cervelli

La Sapienza di Roma prima al mondo in Studi classici e Storia antica

da Avvenire

Migliora la performance delle Università italiane nel Qs World University Rankings 2019, la classifica universitaria mondiale per facoltà-disciplina: l’Italia è al 4° posto in Europa (dopo Regno Unito, Germania, Francia) e al 7° posto nel mondo per numero totale di Università incluse nella classifica di quest’anno. L’Università romana La Sapienza è l’unico Ateneo italiano classificato primo al mondo in una disciplina: Studi Classici e Storia Antica.

L’Italia inoltre – nell’ultima edizione della classifica universitaria globale più consultata al mondo – è al 3° posto in Europa dopo Regno Unito e Germania e al 7° posto nel mondo per numero totale di posizioni occupate. La classifica include ben 41 Università italiane.

L’area Scienze della vita-Medicina dell’Università italiane è la più rappresentata in questa classifica mondiale. Mentre nelle singole discipline a classificarsi sono state Fisica e Astronomia, Medicina ed Economia & Econometria. Più in particolare: il Politecnico di Milano è l’unica Università Italiana che si classifica tra le Top 10 in tre discipline; l’ Università Bocconi è ottava al mondo per Business & Management, guadagnando due posizioni rispetto allo scorso anno. Sale di 11 posizioni anche in Finanza, conquistando il 18° posto e mantiene il 16esimo in Economia. Il Politecnico di Torino entra per la prima volta nella classifica di Ingegneria Mineraria, posizionandosi al 24° posto. Altri debutti eccellenti sono: quello dell’Università di Bologna in Odontoiatria (44° posto) e dell’Università di Pisa in Scienze Bibliotecarie (50° posto).

La Sapienza, L’Università di Bologna (Unibo) e Università degli Studi di Padova sono le Università più rappresentate in classifica. Le città italiane con più Università classificate sono Milano (7), Roma (4) e Pisa (3). Ben 18 Università Italiane hanno ottenuto il riconoscimento di essere classificate tra le prime 100 per 36 distinte discipline.

In totale, le Università Italiane occupano 521 posizioni nella classifica. Rispetto alla scorsa edizione, 192 posizioni sono invariate, 166 sono migliorate, 85 sono peggiorate, e 78 sono new entry. L’Italia, rispetto allo scorso anno, ha incrementato la propria presenza in tutte le classifiche, sia tra le top 50 (erano 29 ora sono 34), sia tra le top 100 (erano 83 Atenei ora sono 98) sia infine tra le top 200 (erano 213 ora sono 236).

«Questa edizione – ha commentato Ben Sowter, responsabile Ricerca e Analisi di Qs – mostra una fotografia positiva per l’eccellenza accademica Italiana. Il trend è degno di nota, specialmente se consideriamo la feroce competitività globale. Per mantenere le stesse posizioni, le università devono
continuamente migliorare l’impatto della propria ricerca, coltivare collaborazioni accademiche internazionali e conferire lauree e titoli post-lauream che siano spendibili nel mondo del lavoro e apprezzati dai recruiter internazionali. Questo risultato incoraggiante, deve però tenere conto di una sfida: la fuga di cervelli. L’Ocse segnala come l’Italia sia tornata ai primi posti nel mondo per emigrati; per la precisione all’ottavo. Si stima che un terzo siano giovani laureati. Sebbene l’Italia spenda quasi un punto percentuale in meno (4% del PIL) rispetto alla media Europea per l’istruzione, il Paese investe mediamente 164mila euro per formare un laureato e 228mila euro per un dottore di ricerca. Di questo investimento, beneficiano sempre più altri paesi. Il mio augurio è che il vostro Paese preservi il ritorno sull’investimento di risorse e talento, offrendo alle attuali e alle prossime generazioni di studenti le opportunità che meritano, affinché emigrare sia una
scelta elettiva e non una necessità».

Armi. Pacifisti denunciano il governo per le bombe in Yemen prodotte in Sardegna

 Pacifisti denunciano il governo per le bombe in Yemen prodotte in Sardegna

Pacifisti sardi in trasferta a Roma per annunciare una denuncia contro il governo, che avrebbe violato la legge 185/90 sul commercio delle armi dando semaforo verde alla vendita di bombe all’Arabia Saudita. Gli ordigni, prodotti dalla Rwm a Domusnovas, sono stati usati anche contro la popolazione yemenita, nonostante la legge vieti l’esportazione di sistemi d’arma a paesi in guerra. L’esposto dell’associazione Sardegna Pulita sarà consegnato domani alla procura di Roma e in copia a quella di Cagliari; presunti responsabili il ministero degli Esteri, da cui dipende l’Uama (Unità per le autorizzazioni di armamento) e quelli per lo Sviluppo economico, gli Interni, la Difesa e l’Ambiente che sono coinvolti con potere consultivo.

Dopo il presidio del 16 gennaio davanti all’ambasciata dell’Arabia Saudita – per protestare contro la scelta della Lega calcio di giocare la finale di Supercoppa italia in un Paese che viola diritti umani – l‘associazione Sardegna pulita ha promosso un altro sit-in a piazza san Silvestro, a pochi passi da Palazzo Chigi e Montecitorio, per presentare l’iniziativa. «I profili di reato per i quali presenteremo la denuncia contro il governo – spiegano i portavoce di Sardegna Pulita, Angelo Cremone e Ennio Cabiddu – sono chiari: o la Procura incrimina noi per calunnia oppure deve accertare se la condotta di quei ministri, che autorizzano le esportazioni tramite l’agenziaUama, sia conforme alla normativa». L’associazione si batte da anni per la riconversione della Rwm di Domusnovas «perché è inaccettabile il ricatto “o bombe o lavoro”». Alla manifestazione anche rappresentanti delsindacato Usb e gli esponenti romani di Rete NoWar e Cobas Scuola.

All’incontro è intervenuto il deputato Stefano Fassina, che come Sinistra x Roma ha già promosso in Campidoglio, assieme al gruppo consiliare del Pd, una mozione sul caso delle bombe italiane in Yemen, approvata all’unanimità il 12 febbraio scorso: «Come gruppo di Leu ora intendiamo presentare e far calendarizzare una mozione sull’esportazione di armi italiane – ha annunciato Fassina – usate contro i bambini e i civili yemeniti, perché il governo interrompa questo export». Solidarietà all’iniziativa pacifista da Giuseppe Giulietti, Presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana: «Chi si batte contro bombe e il traffico di armi – ha detto – lo fa anche per la sicurezza degli italiani, anche di quelli che non lo sanno». Per Articolo 21 ha preso la parola Antonella Napoli, ribadendo il sostegno dell’associazione di giornalisti alla campagna per l’embargo totale delle esportazioni di armi ai sauditi.

Avvenire

ALLARME UE, CONTI ITALIA PEGGIORANO, URGENTE INTERVENIRE

ansa

‘MANOVRA NON SOSTIENE CRESCITA, PESANO SPREAD E STOP RIFORME’ “La manovra include misure che rovesciano elementi di importanti riforme fatte in precedenza, in particolare sulle pensioni, e non include misure efficaci per aumentare il potenziale di crescita”: così la Commissione Ue nel Country Report sull’Italia secondo cui il Paese ha squilibri economici “eccessivi”. Il vicepresidente Dombrovskis ha chiarito che “il debito non scende a causa dei piani economici deboli del Governo, lo slancio delle riforme si è fermato”. Tria: “Non si è discussa la Manovra negli ultimi Ecofin. Nessuno può entrare nelle scelte dei Paesi”.

COPPA ITALIA: FIORENTINA-ATALANTA FINISCE 3-3

ansa

CHIESA, “PAREGGIO AMARO MA QUALIFICAZIONE POSSIBILE” Girandola di gol nella seconda semifinale d’andata della coppa Italia. Fiorentina-Atalanta finisce 3-3 con le reti di Gomez, Pasalic, Chiesa, Benassi, De Roon e Muriel. “Pari amaro ma la qualificazione è possibile”, ha detto Chiesa. Il ritorno, a Bergamo, si disputerà il 24 aprile. (ANSA).

REDDITO: INPS PUBBLICA IL MODULO PER FARE DOMANDA

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IN 9 PAGINE. SI RICORDA CHE ENTITÀ BENEFICIO LEGATO RISORSE L’Inps ha pubblicato, con due giorni di anticipo rispetto alla scadenza, i moduli per fare la richiesta del reddito e della pensione di cittadinanza. Il modulo è composto di 4 pagine di spiegazione e 5 di dati da compilare. Nel modulo si ricorda anche che “in caso di esaurimento delle risorse disponibili” l’entità del beneficio sarà “rimodulata”.

Lefebvriani ridicoli e ultraconservatori. Papa Francesco dialoghi ora con i progressisti per pa riforma della Chiesa e accolga i preti sposati

I Lefebvriani evocano “l’eresia” per il documento del Papa con l’imam

Roma, 27 feb. (askanews) – Il documento sulla fratellanza umana, per la pace mondiale e la comune coesistenza, firmato da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar ad Abu Dhabi, “non è altro che una casa costruita sulla sabbia”. Lo affermano in una nota i vertici dei Lefebvriani.

Per il gruppo scismatico ultraconservatore, “il regno instaurato da Nostro Signore è un regno di verità e di grazia, di santità, di giustizia e di carità e – di conseguenza – un regno pacifico. Non ci può essere vera pace al di fuori di Nostro Signore. È impossibile, pertanto, trovarla fuori dal regno di Cristo e dalla religione da Lui fondata. Dimenticare questa verità equivale a costruire sulla sabbia, e Cristo stesso ci avverte che una simile impresa è destinata a fallire”.

Il documento congiunto cattolico-musulmano “è anche un’empietà che disprezza il primo comandamento e che fa dire alla Saggezza di Dio, incarnatasi in Gesù Cristo morto per noi sulla Croce, che ‘il pluralismo e le diversità di religione’ sono una ‘sapiente volontà divina’”.

“Tali affermazioni sono in antitesi rispetto al dogma che afferma che la religione cattolica è l’unica vera religione (cf. Sillabo, proposizione n° 21). Si tratta di un dogma, e ciò che a esso si oppone prende il nome di eresia. Dio non può contraddirsi”, scrivono nella nota Don Davide Pagliarani, Superiore generale della fraternità San Pio X, Mons. Alfonso de Galarreta, primo assistente, e Don Christian Bouchacourt, secondo assistente”.

“Seguendo San Paolo e il nostro venerato fondatore, Mons. Marcel Lefebvre, sotto la protezione di Nostra Signora, Regina della Pace, noi continueremo a trasmettere la fede cattolica che abbiamo ricevuto (cf. 1 Co 11, 23), lavorando con tutte le nostre forze alla salvezza delle anime e delle nazioni, per la predicazione della vera fede e della vera religione”.

Vaticano e scandali, il peggio deve ancora arrivare: retroscena Vaticano, che sta per succedere?

Il clima in vaticano in queste ore è comprensibilmente surriscaldato. Fonti vaticane di alto rango, rivela in un informatissimo retroscena Dagospia, sono convinte che non sia ancora finita. Non è ancora finita? Cos’altro può accadere in questo pontificato così travagliato? “Di giorno in giorno appare sempre più chiaro perché Benedetto XVI abbia abbandonato il Soglio” spiegano non senza una punta di malizia Oltretevere.

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Vaticano, i nomi in “pole” per il dopo Bergoglio: arriva un Papa italiano?

Chi sta rialzando la testa in questo clima di tensione, rivela Dagospia in un super informato restroscena, è la Chiesa italiana, che appariva marginalizzata nella gestione Bergoglio. Aumenta il potere del cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin che insieme al prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, Giovanni Angelo Becciu, cerca di riorganizzare le fila di un episcopato italiano che punta a dire la sua nel prossimo conclave: “Quarant’anni senza un Papa italiano ed eccoci al disastro” si dice anche tra i porporati fedelissimi di Francesco. In ascesa anche personaggi come Francesco Montenegro, cardinale di Agrigento e Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna.

affaritaliani.it

Ancora scandali vaticani dall’Australia: tutto fermo immobilismo di Bergoglio sulle riforme urgenti per arginare crisi Chiesa

Dall’Australia arriva un’altra indiscrezione «imbarazzante»: l’arcivescovo di Brisbane e presidente dei vescovi, monsignor Mark Benedict Coleridge, sarebbe sotto indagine per aver insabbiato le informazioni ricevute da una donna, che riferiva di abusi su minori compiuti da preti. Proprio Coleridge ha tenuto l’omelia nella messa di chiusura del vertice anti-abusi.

Ora i vertici vaticani si dimettano in blocco.

L’epicentro è in Australia, ma il terremoto mediatico investe la Santa Sede e papa Francesco. La sentenza di colpevolezza di Pell arriva infatti in un momento già delicato del pontificato. E le reazioni nelle Sacre Stanze sono tra il «dolore» e l’attendismo, come da comunicato ufficiale, l’imbarazzo e la tensione – che in molti hanno notato per esempio nel viso del portavoce Gisotti – per un banco di prova così grande a distanza di soli due giorni dal summit anti-pedofilia.

La condanna del cardinale Pell «ministro» delle Finanze – uno dei più alti in grado in Vaticano – per abusi su due 13enni segue di 48 ore le promesse di fermezza assoluta espresse da Pontefice, cardinali e vescovi. Il punto è che ora per molti sarebbe subito il momento di applicare questa linea, e su social e siti da tutto il mondo rimbalzano invocazioni di un provvedimento come quello per McCarrick, cardinale che è stato spretato.

Meglio i preti celibi con figli a costo di tenerli in servizio che aprire ai preti sposati. Ipocrisie vaticane

Il cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione del Clero, spiega le linee guida del Dicastero applicate nei casi dei preti di rito latino che hanno prole

L’articolo di Andrea Tornielli su Vatican News, riportato in basso è un’intervista al Cardinale Responsabile dei Sacerdoti di tutto il mondo. Nessuna novità o prospettiva di cambiamento per la riforma della Chiesa ormai destinata, dopo la piaga pedofilia, a diminuire considerevolmente numericamente (ndr).

Di seguito l’articolo:

Quello dei “figli dei preti” è un tema rimasto per lungo tempo tabù, con la conseguenza spesso, soprattutto nel passato, che questi bambini crescevano senza avere un padre conosciuto e riconosciuto. Si tratta comunque di un problema distinto da quello affrontato la settimana scorsa in Vaticano, centrato sugli abusi commessi ai danni di minori. Negli ultimi giorni è stato presente a Roma lo psicoterapeuta Vincent Doyle, figlio di un prete cattolico irlandese e fondatore di “Coping International” (www.copinginternational.com), un’associazione per la difesa dei diritti dei figli di preti cattolici in tutto il mondo. Doyle vuole far «uscire dall’anonimato» e aiutare psicologicamente «le tante persone nate da una relazione fra una donna e un prete» in varie parti del mondo. Lo psicoterapeuta irlandese in recenti interviste su diversi media ha parlato di un documento della Congregazione per il Clero – di fatto, di uso interno, impropriamente definito “segreto” – riguardante l’atteggiamento da tenere in questi casi. L’esistenza di queste linee guida interne, conosciute dallo stesso Doyle sin dal 2017, e il criterio generale riguardante la protezione dei bambini sono stati confermati dal direttore ad interim della Sala Stampa della Santa Sede Alessandro Gisotti. Ne parliamo con il cardinale Beniamino Stella, Prefetto della Congregazione del Clero, il Dicastero che si occupa di tale aspetto della vita dei sacerdoti.

Eminenza, quali sono i criteri che guidano le decisioni da prendere nel caso di sacerdoti con figli?

R. – Il Dicastero segue una prassi fin dai tempi in cui era Prefetto il Cardinale Claudio Hummes – da una decina di anni – il quale per primo aveva portato all’attenzione del Santo Padre, all’epoca Benedetto XVI, i casi di sacerdoti minori di 40 anni con prole, proponendo di far loro ottenere la dispensa senza attendere il compimento del quarantesimo anno come previsto dalle norme di quel tempo. Una tale decisione aveva, e ha, come obiettivo principale quello di salvaguardare il bene della prole, il diritto cioè dei bambini ad avere accanto a sé un padre oltre che una madre. Anche Papa Francesco, che già si era espresso in questo senso da cardinale arcivescovo di Buenos Aires durante un dialogo con il rabbino Abraham Skorka pubblicato nel libro «Il cielo e la terra», è stato categorico: l’attenzione prioritaria da parte del sacerdote deve essere nei riguardi della prole.

Che cosa si intende con “attenzione”?

R. – Certamente non ci si riferisce soltanto al pur necessario sostentamento economico. Ciò che deve accompagnare la crescita di un figlio è soprattutto l’affetto dei genitori, una adeguata educazione, di fatto tutto ciò che comporta un effettivo e responsabile esercizio della paternità, soprattutto nei primi anni della vita.

Può dire in che cosa consiste il documento interno di cui si è parlato?

R. – Si tratta di un testo intitolato “Nota relativa alla prassi della Congregazione per il Clero a proposito dei chierici con prole”, che raccoglie e sistematizza la prassi in vigore da anni nel Dicastero. Come è stato spiegato, si tratta di uno strumento di lavoro a cui fare riferimento quando si presenta una situazione del genere, un testo “tecnico” per i collaboratori del Dicastero, da cui farsi guidare. Solo per questo non è stato pubblicato. Consta per altro che il signor Doyle abbia potuto prenderne visione due anni fa. Questo testo viene abitualmente presentato e commentato dalla Congregazione alle Conferenze Episcopali e a singoli Vescovi, che trattano il tema e chiedono come procedere.

Può spiegare come si comporta oggi il Dicastero che lei presiede di fronte a questi casi?

R. – La presenza dei figli nei dossier relativi alle dispense sacerdotali è stata trattata, di fatto, come una causa praticamente “automatica” per una presentazione celere del caso al Santo Padre ai fini della concessione della dispensa stessa. Si cerca dunque di fare il possibile perché la dispensa dagli obblighi dello stato clericale sia ottenuta nel più breve tempo possibile – un paio di mesi – così che il prete possa rendersi disponibile accanto alla madre nel seguire la prole. Una situazione di questo genere è considerata “irreversibile” e richiede che il sacerdote abbandoni lo stato clericale anche qualora egli si ritenga idoneo al ministero. Un calcolo approssimativo sulle richieste di dispensa fa emergere che circa 1’80 per cento di queste comporta la presenza di prole, benché spesso concepita dopo l’abbandono del ministero stesso.

Questa regola viene applicata sempre e comunque? La si applica anche nel caso in cui i preti con figli non vogliano chiedere la dispensa dal ministero?

R. – A volte capita che i Vescovi e i Superiori religiosi presentino la situazione di sacerdoti che non intendono chiedere la dispensa, anche di fronte alla presenza di figli, soprattutto quando è cessata la relazione affettiva con la loro madre. In tali casi ci sono, purtroppo, Vescovi e Superiori i quali pensano che, dopo aver sistemato economicamente la prole, o dopo aver trasferito il sacerdote, il chierico possa continuare a esercitare il ministero. Le incertezze in questa materia, quindi, nascono dalla resistenza dei sacerdoti a chiedere la dispensa, dall’assenza di una relazione affettiva con la donna e a volte dal desiderio di alcuni Ordinari di offrire al sacerdote pentito e ravveduto una nuova opportunità ministeriale. Quando, secondo la valutazione del Vescovo o del Superiore responsabile, la situazione richiede che il sacerdote si faccia carico delle responsabilità derivanti dalla paternità, ma non vuole chiedere la dispensa, il caso viene presentato alla Congregazione per la dimissione del chierico dallo stato clericale. Ovviamente, un figlio è sempre un dono di Dio, comunque sia stato generato. La perdita dello stato clericale si dà perché la responsabilità genitoriale crea una serie di obblighi permanenti che nella legislazione della Chiesa latina non prevedono l’esercizio del ministero sacerdotale.

Questa regola è generale e sempre valida, oppure ogni caso viene affrontato in modo diverso?

R. – Ovviamente, ogni caso va esaminato nel merito e nella propria specificità. Le eccezioni sono in realtà molto rare. Ad esempio, si dà il caso di un neonato, figlio di un sacerdote, che per determinate situazioni entra a far parte di una famiglia già consolidata, in cui un altro genitore assume nei suoi confronti il ruolo di padre. Oppure quando si tratta di sacerdoti avanti con gli anni, con figli in età già “matura”, di 20-30 anni. Preti che hanno avuto in gioventù dolorose vicende affettive e che hanno poi provveduto ai figli con accompagnamento economico, morale e spirituale, e oggi esercitano il loro ministero con zelo e impegno, dopo aver superato le fragilità affettive precedenti. In queste situazioni, il Dicastero non obbliga i Vescovi a invitare i preti a chiedere la dispensa. Si tratta, mi pare, di casi in cui il Dicastero consiglia un più flessibile discernimento all’interno di una prassi e di linee guida rigorose per la Congregazione.

Che cosa può rispondere a quanti sostengono che la presenza dei figli dei sacerdoti è un argomento per l’introduzione del celibato facoltativo per i sacerdoti della Chiesa latina?

R. – Il fatto che alcuni preti abbiano vissuto delle relazioni e abbiano messo al mondo dei figli non tocca il tema del celibato sacerdotale che rappresenta un dono prezioso per la Chiesa latina, sul cui valore sempre attuale si sono espressi gli ultimi Pontefici, da san Paolo VI fino a Papa Francesco. Così come l’esistenza di casi di abbandono del tetto coniugale e della prole ovviamente non tocca il valore sempre attuale del matrimonio cristiano. L’importante è che il sacerdote di fronte a questa realtà sia in grado di comprendere qual è la sua responsabilità di fronte al figlio: il suo bene e la sua cura devono essere al centro dell’attenzione della Chiesa perché non manchino alla prole non soltanto il necessario per vivere, ma soprattutto il ruolo educativo e l’affetto di un padre.

LETTERA Chiesa: la svolta sarà il matrimonio dei religiosi

Caro Severgnini, in risposta all’apprezzata lettera del sig. Leonardi sulla pedofilia fra le tonache, proporrei di soffermarci sull’argomento appena sfiorato del matrimonio dei religiosi (“Pedofilia: la Chiesa faccia pulizia, ora o mai più”, https://bit.ly/2GLR0MY ). Nel protestantesimo, dove pastori di ogni religione possono avere mogli e figli, queste cose non accadono, o almeno non se ne sente parlare. Ci vuol tanto a capire perché? Se si mette un divieto all’uomo, fin dai tempi più antichi questi cerca di infrangerlo, è la sua natura. Il proibizionismo insegna. Così vietare ai preti di sposarsi mi sembra talmente contro natura quanto lo è la pedofilia, con tutti i problemi che comporta. La Chiesa è lenta ma non è cieca, dovrebbe capirlo. E il fatto che Gesù non fosse sposato (chi lo dice, poi?) non deve costringere migliaia di religiosi all’imitazione, sappiamo bene che sono stati gli uomini nei vari concili a deciderlo, e non lui. Perseverare in quest’errore non contribuirà ad estirpare l’obbrobrio della pedofilia: è più facile circuire un ragazzino che una donna, e la storia lo dimostra. Ogni uomo di potere ha quasi sempre avuto accanto una donna che lo ha consigliato e assistito, e non ragazzini: non mi sembra un caso. La vera svolta epocale non è, a mio modesto parere, indagare a fondo e cercare di far pulizia, cosa lodevole, ma affrontare una volta per tutte la questione del matrimonio e concederlo. Certo, a volte questo comporta il divorzio… che non è contemplato nei canoni ecclesiastici: ma la separazione sì. È umana, come sono umani i preti. Almeno provarci, no? Ma nessun prete leggerà queste righe. Un caro saluto

Lettera Firmata in Italians.corriere.it

Polonia 24 arcivescovi e vescovi accusati di avere nascosto gli abusi (400 casi)

In Polonia un nuovo rapporto appena reso pubblico documenta circa 400 casi di abusi sessuali compiuti da religiosi.

Il documento è stato pubblicato dalla fondazione “Do not be fear”, un’organizzazione che sostiene le vittime di abusi sessuali commessi dai sacerdoti in Polonia.

Il documento riporta i nomi di 85 preti già condannati per gli abusi, di altri 88 religiosi i cui presunti abusi sono stati scoperti grazie ai mass media e di 95 accusati da presunte vittime. Il testo cita anche 24 arcivescovi e vescovi polacchi accusati dall’associazione “Non aver paura” di aver nascosto gli abusi.

Speriamo che la gerarchia ecclesiastica polacca si assumerà finalmente le sue responsabilità”, ha detto Efe Zyglewska Agata, una degli autori del rapporto.

Da parte sua l’episcopato polacco ha insistito sul fatto che in Polonia è sempre esistita una tolleranza zero contro gli abusi sessuali compiuti dal clero. Attraverso un documento pubblicato il 19 novembre 2018, i vescovi polacchi riuniti in Assemblea Plenaria, avevano condannato qualsiasi abuso sessuale su bambini e giovani commessi da parte di alcuni membri del clero, scrivendo che in Polonia “in stretta unione con i Papi Benedetto XVI e Francesco, sono stati sviluppati alcuni principi di reazione contro questo male. Ogni segnale su possibili atti criminali è incluso nelle indagini preliminari e se viene confermata la loro veridicità, vengono informate sia la Santa Sede sia la giustizia civile”.

La pubblicazione del rapporto della fondazione “Do not be fear” è arrivato qualche ora dopo un increscioso episodio accaduto a Danzica (Polonia settentrionale), dove la statua che ricordava il sacerdote polacco Henryk Jankowski, accusato di abuso sessuale su minori, è stata rovesciata da tre attivisti di Varsavia che hanno agito mentre erano ripresi da un documentarista e che hanno messo della biancheria intima di bambini in una delle mani della statua (simulacro che, peraltro, è stato rivestito da vesti bianche solitamente indossate dai chierichetti).

Anche questo clamoroso gesto (classificato come vandalismo dalla Polizia, che ha fermato i tre responsabili) è stato giustificato come una protesta nei confronti della Chiesa Cattolica polacca per una presunta mancanza di azione di contrasto nei confronti di casi di abusi su minori.

Il Giornale

«Pell-Pot», il porporato cinico che ha fatto carriera con Bergoglio. Vaticano. Più fedele al vangelo liberista di Margaret Thatcher che a quello di Cristo

Il cardinale George Pell

«I preti pedofili sono come i camionisti che molestano le autostoppiste, ma non credo che i dirigenti della ditta di trasporti possano essere considerati responsabili delle azioni dei loro autisti». È il paragone che il cardinale George Pell ha utilizzato anni fa di fronte ai magistrati della Commissione d’inchiesta istituita dal governo australiano per indagare sugli abusi sessuali commessi sui minori in tutto il Paese (non solo da uomini di Chiesa) per discolparsi dalle accuse di aver coperto alcuni preti pedofili quando era vescovo di Melbourne.

Un paragone che mescola cinismo, machismo e omofobia e che rivela la natura profonda di un cardinale che in molti, nei sacri palazzi, chiamano «Pell-Pot», non perché sia un estimatore del dittatore cambogiano, ma per i suoi modi spicci e rudi.

Nato nel 1941 a Ballarat (nello Stato di Victoria, Australia), prete nel 1966, nel 1987 è vescovo di Melbourne, prima come ausiliare e poi, dal 1996 al 2001, come titolare. È in particolare per questo periodo che, anni dopo, verrà indagato dalla Commissione d’inchiesta governativa, perché avrebbe insabbiato molti casi di abusi sessuali su minori commessi da preti della sua diocesi.

Nel 2001 viene promosso arcivescovo di Sydney da papa Giovanni Paolo II, che nel 2003 lo crea anche cardinale.
Ma è con papa Francesco che la carriera di Pell fa un balzo in avanti. Appena eletto pontefice, Bergoglio lo nomina membro del Consiglio dei cardinali (il cosiddetto C9, che frattanto, oggi, è ridotto a sei cardinali), un organismo che ha il compito di coadiuvare il papa nel governo della Chiesa universale e di elaborare un progetto di riforma della Curia romana che, ad oggi, tranne alcuni piccoli ritocchi, ancora deve vedere la luce. Pell ne fa parte fino allo scorso 12 dicembre, quando viene sollevato dall’incarico, ufficialmente per motivi di età (gli incarichi curiali vengono lasciati a 75 anni), più probabilmente perché dall’Australia era arrivata la notizia della condanna per pedofilia, resa pubblica ieri.

Nel febbraio 2014 lo nomina primo prefetto della neonata Segreteria per l’economia, una sorta di superministero delle finanze vaticane, le cui competenze tuttavia verranno gradualmente ridotte nel corso del tempo. Una nomina che desta molte perplessità, anche fra i sostenitori di papa Francesco. Sia perché le notizie sul coinvolgimento di Pell in casi di pedofilia – senza condanne – erano già note. Sia perché il profilo del cardinale australiano è quello di un ultraconservatore, vicino all’Opus Dei – sebbene non appartenente alla Prelatura fondata da Escriva de Balaguer – e amante delle messe in rito tridentino dei cattolici tradizionalisti.

Ma di lui, dopo l’epoca bertoniana pressappochista e degli “amici degli amici”, sono apprezzate le doti di grande organizzatore finanziario, più fedele al vangelo liberista di Margaret Thatcher che a quello di Gesù Cristo. «Se bisogna aiutare i poveri – spiegava in un’intervista alla Cns, ripubblicata dall’Osservatore romano –, dobbiamo avere i mezzi per farlo. E meglio gestiamo le nostre finanze, più opere buone possiamo svolgere». La stella polare è la parabola evangelica del buon samaritano, secondo l’interpretazione non di qualche teologo ma della lady di ferro. «Ricordo il commento della Thatcher – diceva Pell –: se il buon samaritano non fosse stato un po’ capitalista, se non avesse accumulato dei soldi, non avrebbe potuto aiutare il prossimo. Anche noi possiamo fare di più se produciamo di più».

Il Manifesto

PEDOFILIA: AL VIA UDIENZA CONDANNA PELL, RISCHIA 50 ANNI

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SANTA SEDE: VIA DA MINISTERO. OGGI UDIENZA GENERALE PAPA Oggi in Australia l’udienza per la decisione della condanna del cardinale Pell, ex ministro dell’Economia vaticano e consigliere economico di papa Francesco giudicato colpevole di abusi su ragazzi di 13 anni: rischia fino a 50 anni di carcere. Dalla Santa Sede confermata la proibizione per lui dell’esercizio pubblico del ministero. Oggi l’udienza generale di Bergoglio.

Pedofilia: la Chiesa faccia pulizia, ora o mai più e apra ai preti sposati

Forse non vogliamo ammettere l’evidente verita’, ma a questo punto penso sia chiaro che non sono stati i preti a scoprirsi pedofili durante la loro vita ma sono i pedofili che si sono fatti preti per avere accesso ai bambini. Le coperture, soprattutto negli USA, sono state cosi’ efficaci perche’ c’era una rete di pedofili che si era infiltrata nella Chiesa, una rete con uomini ai posti giusti che riuscivano a sviare e a coprire. Spero che il Papa tenga tutto in considerazione per evitare il ripetersi di questa tristissima pagina, e che eventualmente apra il sacerdozio agli uomini sposati. Per aprire alle donne credo ci vorra’ ancora tempo, ma i passi della Chiesa sono da sempre lentissimi. Questa faccenda ha allontanato molti fedeli dalla Chiesa, diminuito le offerte e ha creato una situazione di non fiducia verso i sacerdoti, anche quando questi sono missionari che hanno rischiato la vita per aiutare la gente in paesi in poverta’ assoluta. Il Papa deve fare piazza pulita anche a costo di far rimanere interi istituti senza personale se necessario, a costo di rimetterci immobili e chiese. Coloro che sono stati abusati negli USA sono migliaia, senza contare chi non se l’e’ sentita di uscire allo scoperto. In questo caso la Chiesa non si puo’ piu’ permettere la lentezza nel cambiare le cose, perche’ i nodi sono arrivati al pettine, dopo sara’ troppo tardi.

corriere.it

Scuola: partiti concordano, educazione civica torni in aula

Reinserire l’Educazione Civica tra le materie scolastiche e con essa l’educazione alla solidarietà, l’educazione stradale e l’educazione alla salute: il progetto, condiviso trasversalmente, ha visto oggi in una conferenza stampa alla Camera presenti tutte le maggiori forze politiche. “Prevediamo almeno 33 ore di Educazione Civica obbligatoria l’anno – ha spiegato Massimiliano Capitanio della Lega, primo firmatario del testo base – e fondi per l’attuazione del provvedimento e la formazione dei docenti pari a 1 milione di euro”. Sono ben 11 i progetti di legge sulla materia, “l’impegno è arrivare rapidamente ad un testo il più possibile condiviso, partendo dal testo base. Prevediamo che l’insegnamento dell’educazione civica veda assegnato un voto in pagella e che sia oggetto di esame di fine ciclo nella suola secondaria di primo grado”, ha spiegato Angela Colmellere Lega, relatrice del provvedimento, che spera che già nel prossimo anno scolastico l’insegnamento possa essere introdotto nelle scuole.

“Tra gli insegnamenti che proponiamo di inserire ci sono anche gli atti di primo soccorso – ha spiegato Paola Frassinetti di FdI, prima firmataria di uno dei testi abbinati – il rispetto per gli animali e per gli altri quando si pratica sport”. “Trovo giusto che si voglia attribuire un orario dedicato alle lezioni di educazione civica – ha affermato la presidente dei Deputati di FI Maria Stella Gelmini, prima firmataria di un’altro dei testi abbinati – credo che il ministro Bussetti abbia avuto una buona intuizione modificando l’esame di maturità con l’introduzione della Costituzione tra le materie di studi. E’ qualcosa a cui ci richiama in molti interventi il capo dello Stato Mattarella e mi auguro che questa trasversalità aiuti il Paese a vedere nel Parlamento non solo forze che litigano ma che sanno trovare una sintesi su temi importanti”. Per la deputata Romina Mura (Pd), la condivisione di questa iniziativa da parte di tante forze politiche rappresenta “un momento di alta e buona politica”. Barbara Floridia (M5S), insegnante per 20 anni nelle scuole superiori, si è detta “felice della trasversalità del tema” e ha anche sottolineato la necessità di educare i giovani alla “consapevolezza europea”. Presente anche l’Anci, promotrice di un altro progetto di legge di iniziativa popolare, con il vicesindaco di Firenze Cristina Giachi e il vicepresidente Roberto Pella. (ANSA)

Rupert Everett contro la Chiesa e Papa Francesco: il duro attacco

Con un duro attacco, Rupert Everett si è scagliato contro la Chiesa e Papa Francesco. Ecco le forti parole dell’attore

Mancano soltanto pochi giorni al debutto in prima serata della nuova fiction Rai Il Nome Della Rosa, tratto dal capolavoro letterario di Umberto Eco. La serie è tra le più attese dell’anno, così come La Porta Rossa 2, con Ettore Bassi, e senza dubbio non deluderà le alte aspettative del grande pubblico. Protagonista dello show è Rupert Everett, uno degli attori britannici più amati di sempre. Tuttavia, a pochi giorni dalla prima puntata della fiction, l’artista ha rilasciato delle sconcertanti dichiarazioni in merito alla Chiesa. Inaspettatamente Everett si è scagliato contro l’istituzione, facendo un duro attacco alla religione cattolica e parlando anche di Papa Francesco. Le sue parole non sono passate di certo inosservate, e di certo il web non ha potuto fare a meno di commentare l’accaduto. Scopriamo le sue dichiarazioni in merito.

Rupert Everett sarà il protagonista della nuovo fiction Rai Il Nome Della Rosa. Quattro le puntate previste per il primo adattamento televisivo del romanzo di Umberto Eco. L’attore, nello show, veste i panni del terribile inquisitore domenicano Bernardo Gui, e il ruolo non poteva che essere perfetto per Rupert. In attesa di scoprire quali emozioni ci riserverà la serie, Everett si è confessato tra le pagine del nuovo numero di Vanity Fair, ma le sue parole sono state più che dure.

L’attore si è infatti letteralmente scagliato non solo contro la Chiesa, ma anche contro Papa Francesco. Le sue dichiarazioni non sono passate inosservate e stanno così facendo il giro del web. Scopriamo cosa ha affermato Rupert Everett.

Rupert Everett si scaglia contro la Chiesa e contro Papa Francesco

Partendo dal ruolo ottenuto ne Il Nome Della Rosa, Rupert Everett svela:

“È la mia crociata contro la cultura dentro cui sono cresciuto. A 7 anni i miei genitori mi hanno spedito in un austero monastero benedettino. Là commettevo un sacco di peccati: speravo di scongiurare la possibilità che mi arrivasse la vocazione. Desiderare di essere una ragazza, per esempio. E travestirmi come tale. Durante i weekend mi imbucavo nei camerini del teatro, indossavo gonne, cappelli, foulard, poi andavo sugli spalti dello stadio dove i miei compagni giocavano a rugby: mi fingevo una loro spettatrice. Quando i monaci l’hanno scoperto mi hanno dato la caccia, letteralmente, finché non ho reso tutti i costumi presi in prestito”

A quel punto, però, sono arrivate le prime accuse alla Chiesa. Così, con durissime parole Rupert Everett dichiara di condannare alcuni comportamenti dei membri dell’istituzione, svelando anche piccoli retroscena.

“Mi schiero contro la Chiesa cattolica che, nel Medioevo, era più terribile dell’Isis e che, tutt’oggi, mi vedrebbe volentieri all’inferno per il solo fatto di essere gay. Quando passo da Roma, ceno in un ristorante molto frequentato dal clero. Preti e seminaristi ordinano menu da cinque portate: mangiano, bevono, spendono, spandono. Farebbero meglio a seguire l’esempio di Gesù, donare tutto in beneficenza e vivere in povertà. Non mi stupisco dello scandalo degli abusi sessuali. Sono sicuro che il Vaticano sia la più popolosa comunità omosessuale al mondo”

In seguito, l’attore parla anche di Papa Francesco.

Dopo aver attaccato la Chiesa, Rupert Everett parla di Papa Francesco

Concludendo l’intervista, Rupert Everett, dopo aver fatto un lungo attacco alla Chiesa, parla anche di Papa Francesco:

“Prima vorrei sapere che cosa ha combinato da giovane in Argentina, all’epoca dei desaparecidos. Non mio fido di lui: fa tanti bei proclami e poi li disattende. Mi sbaglierò ma, secondo me, è un uomo di marketing. Quasi preferivo il precedente (Ratzinger, ndr). Al tempo lo detestavo per il suo conservatorismo. Ma almeno era autentico. È un po’ quello che provo nei confronti del presidente degli Stati Uniti: ora che c’è Trump rimpiango Bush. Immagino che voi italiani proviate la stessa nostalgia per Berlusconi, adesso che governa Salvini”

Di certo le parole di Rupert Everett non saranno dimenticate tanto presto, e di certo potrebbero esserci forti conseguenze per l’attore. Cosa accadrà a questo punto? In attesa di scoprirlo ricordiamo l’appuntamento con la prima puntata de Il Nome Della Rosa, prevista per lunedì 4 marzo.

novella2000.it

La condanna di Pell investe in pieno Francesco. Ora apra ai preti sposati

La notizia è diventata nel corso della notte “breaking news” in tutto il mondo e allo stesso modo top trend su twitter. George Pell è il primo cardinale a essere condannato dalla giustizia per abusi sessuali compiuti su minori, avvenuti appena divenne vescovo di Melbourne.

Nemmeno Theodore McCarrick , l’ex cardinale spretato la scorsa settimana, lo è stato: i processi contro di lui devono ancora avvenire. E a differenza di McCarrick (nonostante le accuse dell’ex nunzio Carlo Maria Viganò) la condanna di Pell investe in pieno Papa Francesco. Non solo perché lo ha scelto come il più fidato dei consiglieri e gli ha messo in mano la riforma delle finanze vaticane, di fatto oscurando la figura del Segretario di Stato. Ma perché ha giocato un ruolo fondamentale durante l’ultimo anno che precedette la rinuncia di Benedetto XVI, la scelta di Francesco e il suo rapporto con i cardinali americani: cioè nella prima fase del Pontificato.

Adesso che cosa farà Francesco, dopo che la condanna di Pell è diventata pubblica il giorno dopo la fine del summit vaticano sugli abusi, con duecento vescovi convocati da tutto il mondo? Quello di Pell è certamente per Francesco il primo test della rinnovata “tolleranza zero”.

Tutti i particolari degli abusi sono stati rivelati dalla Corte di Victoria in Australia che ha fatto cadere il “divieto di divulgazione”, perché ormai non c’è più necessità di tutelare l’indipendenza di giudizio della giuria che è stata impegnata fino a ieri in un secondo processo contro Pell, ma in cui le accuse sono state fatte cadere per mancanza di prove.

Il verdetto di colpevolezza, è stato deciso da una giuria unanime, l’11 dicembre 2018. E solo il giorno dopo, il 12 dicembre, il Vaticano ha comunicato che Pell non faceva più parte del Consiglio dei cardinali di Francesco. Domani a Victoria inizierà l’udienza per comminare la pena. Pell rischia fino a 50 anni di carcere. In contemporanea torna nelle librerie il libro “Cardinal, l’ascesa e la caduta di George Pell” della giornalista Louise Milligan che uscito nel 2017 aveva dovuto essere ritirato in Australia per non influenzare i giurati. Eppure solo a fine gennaio il responsabile della edizione della libreria universitaria che ha pubblicato il libro ha dovuto dimettersi perché il volume non è stato considerato adatto dal Cancelliere dell’Università, un personaggio vicino a Pell.

Delle due vittime di Pell, ragazzi del coro di Melbourne, che all’epoca avevano 12 e 13 anni, una sola è ancora viva. L’altro è morto per un’overdose di eroina, nel 2006. L’uso di droga, secondo i familiari, fu una conseguenza della violenza subita. Secondo i 5 capi d’imputazione i fatti si sarebbe svolti tra il luglio 1996 e il febbraio 1997. E sarebbero uno stupro e un atto di sesso orale su “JJ” (i nomi sono segretati), e una serie di atti indecenti commessi sempre in presenza di minori.

Pell ha sempre continuato a proclamarsi innocente. L’unico sopravvissuto ha sottolineato in una dichiarazione dei suoi avvocati che il processo per lui è stato molto stressante e che non è ancora finita.

huffingtonpost