LITURGIA A Bolzano il primo funerale guidato da un laico. Ancora no ai preti sposati

“Allora io vidi un nuovo cielo e una nuova terra, – il primo cielo e la prima terra erano spariti, e il mare non c’era più, – e vidi venire dal cielo, da parte di Dio, la santa città, la nuova Gerusalemme, ornata come una sposa pronta per andare incontro allo sposo” (Ap 21,1-5). La descrizione della Gerusalemme celeste che san Giovanni fa nell’Apocalisse riecheggia nella cappella del cimitero di Bolzano, mentre fuori, il vento abbracciava le foglie tinte dai caldi colori autunnali, portandole via con sé, in alto nel cielo.

Nella cappella del cimitero del capoluogo altoatesino un piccolo gruppo di persone è raccolto per dare l’ultimo saluto ad una donna, che per anni è stata una presenza attiva nella chiesa. A poca distanza dal feretro, circondato dai fiori i figli della defunta. A presiedere la liturgia funebre Hans Duffek, da sei anni animatore delle Liturgie della Parola nella parrocchia del duomo di Bolzano. Duffek è uno dei 17 partecipanti al corso di due anni che la diocesi di Bolzano-Bressanone ha avviato per la formazione di guide alle liturgie funebri.

Quello celebrato nella seconda metà di ottobre scorso è stato – di fatto – il primo funerale guidato da un laico. Quella guidata da Duffek è stata una liturgia della Parola, così come accade oggi, quando a celebrare un funerale è un diacono permanente.

“Quando il decano mi ha chiamato chiedendomi di guidare la liturgia funebre nella cappella del cimitero e di accompagnare, successivamente, il feretro nel luogo in cui sarebbe stato inumato, ho subito accettato”, racconta Duffek. La liturgia è stata preparata nei minimi dettagli. Dopo una breve biografia della defunta, lo spazio è stato riservato alla preghiera e alla Parola di Dio. “Quando ho incontrato i familiari, questi mi hanno salutato chiamandomi ‘parroco’ – prosegue Duffek -. Ho subito spiegato loro che ero un animatore di liturgie della Parola e per loro non c’è stato alcun problema”. Qualche difficoltà (come ad esempio la mancanza dei libri per i canti), legata all’essere quella una “prima volta”, alla fine è stata facilmente superata. E alla fine i familiari hanno ringraziato per come è stata accompagnata la loro defunta, in questa ultima fase della sua vita terrena.

Al centro della riflessione Duffek ha posto la pagina dell’Apocalisse, scelta per la cerimonia funebre. “La Sacra Scrittura non è un semplice susseguirsi di lettere e parole – spiega – ma contiene innumerevoli messaggi. La Bibbia è un libro vivo, ancora oggi, che continua ad offrirci risposte alle grandi questioni della vita e occasioni per riflettere sulla nostra esistenza”.

Quello dei funerali celebrati dai laici è sicuramente un tema delicato. Il momento del distacco da una persona cara è sempre un momento difficile e faticoso. Di questo ne è convinta la diocesi, così come i parroci e gli stessi laici che stanno seguendo il percorso di formazione partito in autunno allo Studio teologico accademico di Bressanone. E non perché si tratta di “funerali di serie B”, rispetto a quelli celebrati da un sacerdote, ma perché si tratta di accompagnare le persone in un momento particolarmente faticoso della loro vita. E per fare questo, occorre saper pregare e camminare con loro. Con consapevolezza e maturità di fede. Con questi obiettivi è nato nella diocesi altoatesina il corso per guide di celebrazioni funebri, che non coinvolge solo i laici che lo frequentano, ma l’intera comunità parrocchiale e gli stessi parroci.

Sedici gli incontri programmati, lungo un arco di due anni, ai quali sono chiamati a partecipare non solo i laici – che devono essere “inviati” dalla parrocchia e devono aver già seguito la preparazione e conseguito il mandato come animatori di liturgie della Parola – ma degli stessi parroci.

Un percorso in tandem, che serve anche da occasione per far maturare collaborazione e sinergie in vista anche dell’attività futura in parrocchia. Il corso di formazione prevede, inoltre, una parte “pratica”: i corsisti sono chiamati già durante il corso stesso, a guidare delle liturgie funebri, così da poter discutere insieme ai relatori del corso idee ed esperienze e confrontarsi su quelle che sono le eventuali difficoltà incontrate.

Nato quale risposta ad una richiesta specifica giunta negli ultimi mesi dai decani, che hanno fatto presente alla diocesi la fatica che molti sacerdoti incontrano nel dover celebrare un numero sempre più alto di funerali, a fronte di un altrettanto sempre più esiguo numero di sacerdoti, il corso rappresenta oggi un’occasione per far crescere la corresponsabilità dei laici all’interno della comunità e per la comunità.
agensir

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