Siti Unesco, nasce Patrimoni del Sud

Il Progetto Rete Siti Unesco – al via da aprile 2016, con iniziative ed eventi che hanno coinvolto cinque regioni del Sud Italia (Basilicata, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia) che ospitano almeno un sito Unesco – si apre a nuove prospettive.

 

Tutte le novità sono state illustrate in un incontro con la stampa, questa mattina, nella Sala del Consiglio della Città Metropolitana di Bari (Lungomare Nazario Sauro, 29). Hanno partecipato: Giuseppe Canfora, Presidente dell’Associazione Province Unesco Sud Italia, Francesca Pietroforte, Consigliere con delega ai beni culturali della Città Metropolitana di Bari e Vicepresidente dell’Associazione Province Unesco Sud Italia, Piero Marrese, Presidente della Provincia di Matera, Nicola Giorgino, Presidente della Provincia BAT, Ciro Castaldo, Referente Provincia di Salerno del progetto Rete Siti Unesco, Elisabetta Gabrielli, project leader progetto Rete Siti Unesco, Alfonso Marrazzo, Segretario Generale della Provincia di Matera capofila del progetto Rete Siti Unesco, Francesco Paolo Salcuni, Presidente Circolo Legambiente “FestambienteSud”, componente del Cts per l’ambito 3, Filippo Spallina, Responsabile Attività Operative Comunicazione e Disseminazione del Progetto Rete Siti Unesco.

 

Con l’occasione è stata presentata la nuova denominazione e il nuovo assetto partecipativo dell’Associazione Province Unesco Sud Italia, che si chiamerà Patrimoni del Sud.

 

“Il nuovo statuto – ha affermato Giuseppe Canfora –  consentirà di poter ricomprendere tra gli associati anche enti che non necessariamente debbano avere sul loro territorio un sito Unesco e che comunque intendano operare in ambito culturale e turistico per promuovere i patrimoni culturali, monumentali, archeologici, naturali, paesaggistici e ambientali del Mezzogiorno d’Italia”.

 

Nata come associazione di Province, oggi, possono aderirvi anche i Comuni, Unioni di Comuni, Distretti Turistici, Fondazioni, Università, oltre che altre Province, Città Metropolitane, Liberi Consorzi Comunali associazioni degli enti suddetti. Rimane confermata la sua missione ovvero lo sviluppo turistico e la sostenibilità nella fruizione dei beni culturali attraverso la costruzione di una rete interregionale dei patrimoni del Sud Italia.

 

“L’associazione Rete siti Unesco – ha sottolineato Francesca Pietroforte – si allarga per accogliere anche siti di interesse artistico e culturale non necessariamente UNESCO, affinché il percorso già intrapreso possa rendere partecipi più Città metropolitane, Province e Comuni del Sud Italia. L’iniziativa, quindi, si propone di promuovere il Sud a partire proprio dal Sud. È questa la novità. Non vi sono associazioni che mettono in rete tutto il patrimonio del Mezzogiorno d’ Italia, motivo per cui il progetto è finanziato da fondi ministeriali posizionandosi al settimo posto tra più di quattrocento proposte”.

 

“ Progetti importanti come questo – ha aggiunto Nicola Giorgino – servono per fare rete tra territori ricchi di saperi e sapori. Si è data la possibilità a tante realtà del Sud di entrare in relazione tra di loro. Si tratta di una riuscita e proficua connessione di valorizzazione culturale che va avanti e sono certo verrà ulteriormente arricchita da ulteriori iniziative”.

 

“Siamo in prima linea- ha ribadito Piero Marrese – nel sostenere questa iniziativa che ci vede protagonisti insieme ad altre Province del Sud Italia con l’obiettivo dare più forza ai siti Unesco che, insieme, rappresentano un grande valore aggiunto da poter spendere a livello culturale e turistico. Noi stiamo vivendo questo momento con Matera capitale della cultura, ma all’interno di questo obiettivo c’è la volontà di coinvolgere tutto il territorio della provincia in modo tale da poter interagire e far in modo di avere flussi destagionalizzati tutto l’anno”.

Nel corso della conferenza stampa, inoltre, sono stati presentati i nuovi prodotti di comunicazione e di divulgazione del progetto “Rete Siti Unesco” promosso da 15 enti locali del Meridione, finanziato dal Ministero per i beni e le attività culturali e ideato dall’Associazione Patrimoni del Sud, quali: il video sui siti Unesco e territori di progetto (con l’artista Massimo Lopez come testimonial), un viaggio tra 14 siti Unesco del Meridione e tra gli altri Patrimoni del Sud; l’applicazione scaricabile su smartphone per accedere alle informazioni sui patrimoni culturali della rete e alla virtual card.

fonte: comunicato stampa

Roma, marcia delle vittime degli abusi in occasione del summit in Vaticano

Italia

Il Messaggero

Il giorno prima della conclusione del Summit mondiale voluto da papa Francesco in Vaticano sul tema dell’abuso sessuale verso i minori nel clero cattolico, la rete di attivisti e vittime ECA Global (Ending Clergy Abuse-Global Justice Project) chiama a raccolta tutti i supporter dei diritti del fanciullo, attivisti e alleati, per unirsi con le vittime da tutto il mondo che marceranno per una reale tolleranza zero e per chiedere la fine dell’impunità degli abusi e delle insabbiature.

COPPA ITALIA: JUVE KO 3-0 A BERGAMO,ROMA TRAVOLTA 7-1 DA VIOLA

ATALANTA-FIORENTINA IN SEMIFINALE. STASERA C’E’ INTER-LAZIO A Bergamo l’Atalanta elimina 3-0 la Juventus e accede in semifinale di Coppa Italia contro la Fiorentina, che ha travolto 7-1 la Roma con tripletta di Chiesa e doppietta di Simeone. Giallorossi contestati dai tifosi al rientro a Trigoria. Stasera alle 21 l’ultimo quarto di finale, Inter-Lazio. Alle 20 chiude intanto il mercato. (ANSA).

L’indagine. Auto usate, ecco cosa scelgono gli italiani

Auto usate, ecco cosa scelgono gli italiani

Se il mercato delle automobili ha registrato una flessione nelle vendite di vetture nuove a privati (-2,4%), sono sempre più gli italiani che si orientano su una vettura usata: dopo aver archiviato il 2017 con una crescita del +4,7%, nel 2018 le vendite di auto di seconda mano sono aumentate di un ulteriore +4,7% rispetto all’anno precedente e di ben il +20,6% rispetto a cinque anni fa. Questo il quadro che emerge dall’Osservatorio diAutoScout24, il portale di annunci auto e moto, leader in Europa, sul mercato delle auto usate in Italia.

Cosa acquistano gli italiani? Nell’usato al primo posto c’è sempre il diesel: nonostante le limitazioni e le campagne “contro”, al contrario l’interesse per questa alimentazione è cresciuto, con un aumento sia dei passaggi di proprietà sia dell’incidenza sul totale delle vendite e delle richieste. Le auto ecologiche, invece, pur riscontrando un maggiore interesse, al momento rappresentano ancora una quota limitata, probabilmente per il prezzo medio più alto (21.100 euro in media) dovuto anche a un parco auto più limitato e “giovane”.

Vince ancora la Golf

Il prezzo medio delle vetture offerte sul mercato, pari a 12.280 euro, è sostanzialmente stabile (+0,9%), mentre l’età media delle auto in vendita è di 8,3 anni. Tra le auto più richieste si conferma ancora una volta laVolkswagen Golf, mentre tra le green ibride ed elettriche spicca la Toyota Auris. Secondo l’elaborazione del Centro studi di AutoScout24 su base dati Aci, nel 2018, rispetto al 2017, i passaggi di proprietà sono aumentati del +4,7%, raggiungendo 3.090.049 atti. Tra i capoluoghi di regione , ai primi posti per numerosità troviamo Roma (229.979 passaggi), Napoli (142.795) e Milano (138.909), ma se si confrontano i dati con la popolazione residente maggiorenne, si vede come il podio passi a Trento con 834,9 passaggi di proprietà ogni 10mila abitanti, Aosta (719,6) e Perugia (670,8). Fanalini di coda Genova (485,2) e Trieste (499,7).

Cosa cercano gli italiani sul web

L’identikit dell’automobilista 2018 vede trionfare l’affidabilità di modelli intramontabili e l’eleganza di vetture iconiche, l’autorevolezza e il fascino dei premium brand tedeschi, la praticità e comodità nella guida su ogni tipo di strada ma anche il sogno guidare l’unicità grazie a un’auto d’epoca. A rivelarlo è un’altra classifica, quella stilata da Subito, piattaforma per comprare e vendere che vanta oltre 8 milioni di utenti unici mensili, che nell’ultimo anno ha registrato solo nella sezione AUTO oltre 300 milioni di ricerche per parola chiave. Con 400.000 annunci online ogni giorno e 3.5 milioni di utenti unici mensili, la categoria Auto è infatti un osservatorio privilegiato che evidenzia come il web sia sempre più un canale importante per chi vende o compra un’auto di seconda mano, grazie all’immediatezza di utilizzo, alla possibilità di trovare in poco tempo quello che si sta cercando e alla possibilità di avere tutte le auto di privati e concessionari a portata di click.

Panda e Punto sempre tra le più cercate

Non è solo la più acquistata nell’usato, ma anche la più cercata sui web. Gli italiani si rivelano sensibili al fascino delle tedesche, incoronando come vettura più amata l’intramontabile Golf della Volkswagen: stabile rispetto al 2017 l’auto più rappresentativa del brand, lanciata sul mercato nel lontano 1974. Seguono le Fiat Panda e Punto, che rispetto al 2017 si scambiano di posto e si collocano rispettivamente al secondo e terzo gradino del podio, segno che le intramontabili “piccole” italiane continuano a essere tra le più amate in fatto di auto usate, grazie anche a una disponibilità elevata e a prezzi competitivi. Restano salde in quarta e quinta posizione la Smart e la Fiat 500, modelli di punta per quanti devono destreggiarsi ogni giorno nel traffico cittadino (Smart in particolare registra picchi di ricerche nei centri urbani, Roma in testa) ma anche icone di design. Al sesto e settimo posto arrivano altre due conferme: Audi A3 e A4 che confermano anche nel 2018 la passione per i premium brand tedeschi. All’ottavo e nono posto figurano invece come new entry la Volkswagen Polo e l’Alfa Romeo Giulietta, che guadagnano entrambe tre posizioni, in linea con il trend emergente che vede una sempre maggiore predisposizione degli italiani verso auto che siano in grado di coniugare la tradizione con la modernità, spaziose all’interno, ma sempre compatte all’esterno. Pratica e maneggevole la prima, elegante e grintosa la seconda.

avvenire

Migranti. Tragedia a largo di Gibuti, barconi si rovesciano: 30 morti, molti dispersi

Un naufragio (la foto di archivio Ansa /Marina Militare si riferisce a un episodio nel Mediterraneo)

Un naufragio (la foto di archivio Ansa /Marina Militare si riferisce a un episodio nel Mediterraneo)

La fuga dei disperati da guerre, fame e persecuzioni continua. E non solo nel Mediterraneo di fronte all’Italia. Con un susseguirsi di stragi continue.

Almeno 30 persone sono morte e un’ottantina risultano disperse a seguito del naufragio di due imbarcazioni cariche di migranti al largo del Gibuti, nel Corno d’Africa. Lo riferisce l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). “Dopo essere stati allertati dai residenti, una squadra della gendarmeria si è recata questo pomeriggio vicino al sito del disastro e ha salvato 16 persone, recuperando subito i corpi di tre donne e due uomini”, ha riferito l’Oim. Secondo uno dei sopravvissuti a bordo della sua imbarcazione c’erano 130 persone, mentre non è stato in grado di dire quanti migranti viaggiassero a bordo dell’altra.

A quanto pare le due imbarcazioni erano sovraccariche e si sono rovesciate circa mezz’ora dopo esser salpate. Migranti dalla regione del Corno d’Africa spesso salpano dalle coste di Gibuti per traversare lo stretto di Bab al-Mandab diretti verso la penisola araba, con la speranza di trovare lavoro nei ricchi Paesi del Golfo.

avvenire

Olanda. La preghiera non stop salva la famiglia armena. Non sarà espulsa

Hayarpi, a destra, 21 anni è la maggiore dei tre figli dei coniugi Tamrazyan. Armeni da 9 anni in Olanda

Hayarpi, a destra, 21 anni è la maggiore dei tre figli dei coniugi Tamrazyan. Armeni da 9 anni in Olanda

Ce l’hanno fatta: la famiglia Tamrazyan, di origine armena, non sarà espulsa dall’Olanda. La preghiera non stop della comunità è stata ascoltata. È così finita la maratona religiosa della chiesa protestante di Bethel, all’Aia, per evitare il rimpatrio di una famiglia di profughi armeni, che si era vista rifiutare la richiesta di asilo, nonostante viva in Olanda da nove anni.

Nella serata di martedì la coalizione al governo all’Aja ha raggiunto un accordo che ha concesso il «perdono» ai tre figli, in virtù del fatto che vanno a scuola e all’università. E dunque i Tamrazyan, genitori e 3 ragazzi, nel Paese dal 2010, non saranno espatriati Il caso aveva commosso il mondo.

In Olanda la polizia non ha il diritto di entrare in un luogo di culto e interrompere una funzione religiosa. La famiglia, cristiana credente, ma con il permesso di soggiorno scaduto e che si era vista rifiutare la richiesta d’asilo, ha avuto l’idea di chiedere «asilo» in chiesa. La cerimonia è durata oltre tre mesi, con quasi 650 pastori e fedeli, provenienti da tutto il Paese, ma anche da Francia, Germania e Belgio, che si sono dati il cambio per proteggere i cinque armeni, organizzando una messa a oltranza.

Un momento della preghiera non stop nella chiesa di Bethel a The Hague

Un momento della preghiera non stop nella chiesa di Bethel a The Hague

Ma alla fine il governo olandese ha ceduto e ha garantito alla coppia, con i suoi tre figli, di restare nel Paese.

La famiglia Tamrazyan si era rifugiata il 26 ottobre scorso nella piccola chiesa protestante di Bethel. L’iniziativa ha permesso di strappare al governo anche la promessa di rivedere circa 700 richieste di asilo di minori che erano state rifiutate.

Per la famiglia armena Tamrazyan, dopo la straordinaria testimonianza di solidarietà, ora si apre anche «una prospettiva di futuro in Olanda», come ha fatto notare Theo Hettema, presidente del Consiglio generale della Chiesa protestante dell’Aia. «Abbiamo mantenuto la speranza per mesi e ora questa speranza si sta avverando», ha aggiunto. Hayarpi Tamrazyan, la figlia maggiore di 21 anni, ha espresso il suo sollievo in una conferenza stampa, preceduta da una cerimonia in chiesa.

avvenire

Sacerdoti sposati e ministero

settimananews

Josemari Lorenzo Amelibia, sacerdote secolarizzato negli anni ’70, in 8 punti ha sintetizzato ciò che potrebbero essere e fare  quei sacerdoti che, sposandosi, hanno lasciato l’esercizio presbiterale. Dice di aver a suo tempo chiesto la collaborazione del noto canonista Roque Losada Cosme, anch’egli secolarizzato e di avere inoltrato la sua proposta alla Conferenza episcopale spagnola. Ricorda di averla consegnata al card. Tarancon, perché la facesse vedere a Giovanni Paolo II, ma senza fortuna. Sono alcuni principi – nota Josemari Lorenzo Amelibia sul suo sito, apparso suReligion digital di Madrid – che possono servire come norma per lo sviluppo dell’attività pastorale, una volta accettata l’incorporazione dei preti sposati al ministero.

  1. I sacerdoti secolarizzati, una volta incorporati pienamente nel ministero, promuovono un marchio legale differente da quello che regolano i canoni del diritto canonico, dato che ora non sono chierici.
  2. Questi sacerdoti si incorporano nel ministero come servitori qualificati del popolo di Dio e in tutto equiparati agli altri sacerdoti, perché lo sono.
  3. La loro dipendenza gerarchica sarà diocesana. Di conseguenza, si sottometteranno alle norme e direttive che ogni ordinario determini nella sua diocesi.
  4. L’incorporazione all’esercizio pieno si effettuerà previo dialogo con l’interessato e la conseguente informazione che ogni vescovo stimi conveniente.
  5. I servizi affidati dipenderanno in ogni caso dagli organismi corrispettivi e dalla loro previa accettazione: parrocchiali, se si tratta di servizi da svolgere all’interno di una parrocchia; delle rispettive commissioni diocesane (pastorale, liturgia, catechesi ecc.) se uno di questi sacerdoti, per la sua preparazione specifica, intenda darvi la sua collaborazione.
  6. Daranno gratuitamente ciò che gratuitamente hanno ricevuto e lavoreranno con le proprie mani per non essere di peso a nessuno. Per questo escludono dal loro lavoro sacerdotale ogni guadagno e privilegi umani, data per supposta la loro dedizione alla Chiesa.
  7. Della loro efficacia o inefficacia nel ministero deciderà l’ordinario del luogo, secondo le norme stabilite dalla Chiesa.
  8. Questi sacerdoti redigeranno alcuni statuti di regime interno per risolvere i problemi umani , economici, spirituali che porteranno via via a conoscenza e sottometteranno al nullaosta della Conferenza episcopale.

A quando i “presbiteri di comunità” sposati?

La richiesta è incalzante e mira ad avere al più presto i presbiteri di comunità, termine preferito apresbiteri diocesani, cioè «persone umanamente e cristianamente mature», come le definisce il grande ecclesiologo benedettino, Ghislain Lafont, alle quali viene riconosciuto il carisma di presiedere l’assemblea eucaristica.

Ha mosso ancora una volta le acque il vescovo emerito di Jales, dom Demetrio Valentini, che, nell’omelia al santuario nazionale di Aparecida, il 14 febbraio, ha invitato la Chiesa del Brasile a riflettere sulla questione dei cattolici che non possono accedere all’eucaristia con frequenza per mancanza di preti. Dom Demetrio parlava nel giorno della commemorazione dei 25 anni dell’Associazione nazionale dei presbiteri del Brasile. «Senza eucaristia non esiste comunità cristiana. Questo è stato solennemente affermato qui in questa basilica da papa Benedetto XVI aprendo la 5ª Conferenza generale dei vescovi dell’America Latina e dei Caraibi. Senza eucaristia non esiste comunità cristiana. È necessario adesso verificare che conseguenze pratiche tiriamo da questa verità così importante affermata dal papa. Qui entra in pieno di nuovo la questione presbiterale», ha affermato coraggiosamente dom Demetrio, aggiungendo tra l’altro: «Papa Francesco con il suo coraggio e, nello stesso tempo, con prudenza ha chiesto alla Conferenza dei vescovi brasiliani di presentare un progetto; sarebbe già una motivazione da assumere con rapidità e dedizione. Personalmente, mi permetto di manifestare qui la mia posizione, ben consapevole che potrà avere poco peso. La vita insegna a relativizzare le aspirazioni personali e a situarle in una dimensione più ampia della storia. Non importa se non vediamo realizzati tutti i nostri sogni, ancora più adesso che, come vescovo emerito, non comando più niente. Ma non posso non dirlo. Mi prendo la libertà di chiedere alla Conferenza dei vescovi brasiliani che faciliti la discussione sul problema inerente alla questione dei presbiteri di comunità perché possa essere definita nei suoi dettagli e possiamo provvedere e attuare la disposizione di papa Francesco di mettere in movimento questo provvedimento, affinché in questa questione, che coinvolge profondamente la vita della Chiesa, il papa non si veda ostacolato dalla resistenza ecclesiale interna, ma possa contare sul chiaro appoggio della Conferenza dei vescovi brasiliani, in special modo dei presbiteri del Brasile rappresentati qui oggi dall’Associazione nazionale dei presbiteri del Brasile».

In favore dei presbiteri di comunità, il 20 ottobre del 2016, si erano espressi diciotto vescovi, provenienti da Brasile, Messico, Cile e Argentina, riuniti a Embu, nei pressi di San Paolo, per riflettere su temi riguardanti la loro missione episcopale. In una “mozione” sottoscritta chiedevano alle varie Conferenze episcopali di affrontare «con urgenza» il progetto di ordinare uomini sposati perché possano esercitare il ministero presbiterale nelle loro comunità. «La questione – scrivono – è già da molto tempo sul tappeto ed è giunto il momento di passare all’azione. Ci prendiamo la libertà di suggerire ad ogni Conferenza episcopale di mettere in cammino adeguatamente questo tema, affinché si arrivi quanto prima possibile a quegli ampi consensi che l’iniziativa richiede».

I vescovi firmatari hanno inviato la “mozione” al card. Rubén Salazar Gomez, arcivescovo di Bogotà e presidente del CELAM (Consiglio episcopale latino-americano), perché venga esaminata «con affetto». E, ovviamente, con urgenza.

settimananews

Oggi più che mai abbiamo bisogno di tenere insieme i pezzi più disparati di una Chiesa possibile

settimananews

Teologia della liberazione, gli scritti di Drewermann sul prete, mons. Battisti con la sua apertura ai laici a guida della comunità parrocchiale nella diocesi di Udine… casi concreti di una Chiesa che avrebbe potuto essere ma non è stata. Itinerari interrotti per cui oggi paghiamo anche un prezzo e davanti ai quali si pone un’esigenza di memoria e riflessione – per apprendere a costruire una Chiesa che non sia rispecchiamento delle nostre idee e concezioni.

Alla fine, dobbiamo riconoscerlo: come Chiesa non siamo arrivati pronti allo snodo che stiamo attraversando in questo momento, non siamo attrezzati al compito che si para davanti a noi. Dagli abusi alle forme della pastorale, dalla cultura alla politica, dalla vita spirituale al vivere insieme in società con altri.

Certo, non siamo soli nello spaesamento che si respira quotidianamente, anzi. L’agonia delle idee portanti della forma democratica è ben più drammatica di quella dei concetti base del catechismo parrocchiale, come lo è la paralisi di quelle anime illuminate e liberali che non si accorgono di essere state loro stesse una delle ragioni che ha portato all’estinzione dei paradigmi più luminosi e geniali dell’epoca moderna.

©Francesca Cavalli

©Francesca Cavalli

Non siamo all’altezza

Ma da noi stessi potevamo attenderci qualcosa di più di quello che si chiede ai rappresentanti delle istituzioni civili e della società umana. La radicalità del Vangelo pesa sulle nostre spalle e non su quelle del mondo, che ha i suoi pensieri e le sue misure. La differenza è compito nostro, ed essa (se mai ne fossimo capaci) dovrebbe essere di più alta qualità e umanamente apprezzabile.

È come se la Chiesa, e quindi tutti i discepoli e le discepole che la compongono, ad un certo punto si fosse persa per via: smarrendo la strada che il Signore le indicava per eccessiva preoccupazione di assicurarci previamente che fosse esattamente quella desiderata da lui.

Capisci che davanti a uno Spirito che soffia arioso (al ritmo dei tempi senza mai sottomettersi a essi) se procedi così non solo di strada ne fai poca, ma finisci anche per mancare quel viottolo un po’ nascosto che ti avrebbe riportato spedito sula via incerta che il Signore percorre spavaldo da secoli immemori.

Di molto dobbiamo chiedere scusa. Per l’innominabile del delitto dobbiamo espiare e riparare (e non solo chiedere perdono). Alle generazioni più giovani possiamo solo chiedere il favore di fare come se non ci fossimo – almeno per evitare di intralciarle ulteriormente, mostrando così che le riconosciamo all’altezza e mature della libertà e della fede.

Morte di pezzi di una Chiesa possibile

Tutto questo rimane; ma saremmo potuti arrivare a questo redde rationem con l’esigenza del Vangelo, da un lato, e la comunità degli esseri umani, dall’altro, con una grammatica dell’agire e uno stile della parola molto più signorili e degni.

Per convinzione di possedere un sapere superiore, saldo nella sua irrevocabilità e penetrante nel suo giudizio, abbiamo segato il tronco sul quale tutti stavamo. Al limite litigando tra noi su quale avrebbe dovuto essere il punto in cui tagliarlo, ma nessuno con l’idea che forse sarebbe stato meglio lasciarlo così come era con tutti quanti accoccolati sopra – un po’ traballanti e spauriti, certo, ma comunque insieme.

Di quelle potature paghiamo oggi un prezzo enorme.

L’istituzione stessa se ne accorge, ma non può porre alcun rimedio al «tempo perduto» inseguendo fantasmi a destra e a sinistra. Certo, può oggi forse allietare i cuori (di alcuni), e lasciar ben sperare per il futuro (si spera di tutti), la nomina di don Carlos Mattasoglio ad arcivescovo di Lima, ma la ricaduta ecclesiale di una teologia della liberazione non costretta a giustificarsi (e sfiancarsi) in ogni propria affermazione è qualcosa di irrevocabilmente perso. Può fare onore a mons. Wilmer il riconoscimento della pertinenza teologica ed ecclesiale dell’opera di Drewermann, ma questo non toglie nulla al fatto che per oltre trent’anni abbiamo formato preti quasi senza tenere minimamente conto delle cose che scriveva.

Di quale sapienza pastorale potremmo oggi disporre in Italia, non solo riguardo alla parrocchia come comunità cristiana che vive in un determinato spazio dell’umana quotidianità, ma anche come luogo dell’attiva partecipazione dei cristiani/e comuni alla formazione del prete, se il «coordinatore parrocchiale» immaginato da mons. Battisti per la sua diocesi di Udine nella seconda metà degli anni `90 non fosse stato sostanzialmente un bambino nato morto?

Il tallero della discordia

Di questi sentieri interrotti dovremmo coltivare oggi una fedele memoria; non però per dire altezzosamente che qualcuno decenni fa sbagliò tutto, né per celebrare una rancorosa vendetta postuma, ma semplicemente per essere tutti consapevoli di quello su cui nessuno oggi può più disporre nella Chiesa (né gli amici del cuore di Francesco, né quelli che lo vedono come il fumo negli occhi). Abbiamo fatto morire pezzi di Chiesa possibile – e a questo non c’è rimedio nella storia.

Negli ultimi quarant’anni ci siamo impoveriti di talenti evangelici, accumulando a dismisura talleri di una discordia irriconciliabile. Questo è l’esito che tutti ci accomuna – che ci piaccia o no.

Questa condizione della Chiesa non solo non rende onore all’Evangelo che tutti professiamo, ma non è neanche bella a vedersi. E francamente dovremmo vergognarci non poco se finiamo quotidianamente sui giornali solo perché garantiamo, oltre ogni più rosea aspettativa del demone comunicativo, il circo mediatico di fratelli e sorelle pronti a sgozzarsi tra loro in nome della più alta e onesta difesa di Dio. Invece, di questa condizione, francamente un po’ perversa, ci nutriamo ogni giorno per poter apparire legittimamente, e legittimati, sulla scena della comunicazione pubblica.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di tenere insieme i pezzi più disparati di una Chiesa possibile, anche nella loro apparente contraddittorietà e incompatibilità. Così facendo, mostreremmo di aver imparato qualcosa dal passato, perché neanche coloro che allora plaudivano la morte di un pezzo di Chiesa ne sono usciti vincitori o più sicuri nelle loro idee.

Il Papa incontra la famiglia di padre Dall’Oglio, la sorella: ci ha detto di continuare a sperare

Vaticano

Vatican Insider

(Salvatore Cernuzio)L’udienza avvenuta a Santa Marta a duemila giorni dal rapimento del gesuita avvenuto nel luglio 2013. Presenti la madre, il fratello e le quattro sorelle — Un incontro riservatissimo, fatto di gesti e parole di affetto, per assicurare la sua vicinanza e dare coraggio ad una famiglia che da cinque anni e mezzo vive il «buio più totale» sulla sorte del fratello.

STRAGE DI BOLOGNA, BUFERA SULLA DEPOSIZIONE DI CAVALLINI

ansa

‘DENUNCERÒ I FAMILIARI DELLE VITTIME’. MEROLA LO ATTACCA Gilberto Cavallini, ex terrorista dei Nar, imputato per la strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980, ha letto in Corte d’assise una dichiarazione spontanea annunciando di voler presentare denuncia per calunnia contro l’associazione dei familiari delle vittime per la presentazione dell’esposto che ha dato il via alle nuove indagini. ‘Cavallini continua ad offendere il sentimento di un’interra città’, attacca il sindaco di Bologna Virginio Merola. ‘Il Comune è parte civile nel processo e sarà sempre con i familiari delle vittime’, aggiunge. (ANSA).

GUAIDÒ CHIEDE AI VENEZUELANI DI SCENDERE IN PIAZZA OGGI

ansa

‘PER CHIEDERE LA FINE DELL’USURPAZIONE E LIBERE ELEZIONI’ Juan Guaidò, il presidente del Parlamento venezuelano che ha assunto i poteri dell’esecutivo, ha convocato i suoi concittadini a partecipare oggi in una ‘giornata di appoggio all’Assemblea Nazionale’ in tutto il Paese. In una serie di messaggi su Twitter, Guaidò ha chiesto ai venezuelani che, dovunque si trovino oggi dalle 12 alle 14 (dalle 17 alle 19 in Italia) escano per la strada con cartelli che esigano ‘la fine dell’usurpazione’, cioè del governo di Nicolas Maduro, l’instaurazione di un ‘governo di transizione’ e ‘elezioni libere’. Trump conferma al telefono il suo sostegno a Guaidò.

ALLARME PIL, CONTE PREVEDE UNA ULTERIORE CONTRAZIONE UPB, AUMENTATI RISCHI AL RIBASSO, CRITICITÀ NEI CONTI

ansa

IN MANOVRA MOLTE UNA TANTUM E MISURE INCERTE COME DISMISSIONI Allarme crescita per l’Italia. ‘Mi aspetto un’ulteriore contrazione’, dice il premier Conte alla vigilia dei dati definitivi del 2018. Nel 2019, aggiunge, ‘nei primi mesi stenteremo, poi il riscatto. Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, gli ultimi dati sull’andamento dell’economia ‘hanno accresciuto i fattori di rischio, anche nel breve termine’. Nel Rapporto sulla politica di bilancio 2019, vengono evidenziate ‘criticità’ nel conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, oltre alla transitorietà degli interventi una tantum sulle entrate e sulle uscite e all’incertezza sulla realizzabilità di misure come le dismissioni immobiliari.

Weekend: Cinema; arrivano Il primo Re e Green Book

ANSA) – ROMA, 30 GEN – Non sono molti, appena cinque, i film in uscita questa settimana ma a capeggiare il drappello sono due pellicole dal linguaggio universale: una, favorita nella corsa all’Oscar, usa le parole dell’amicizia e il suono del jazz; l’altra, italiana, si rivolge alle platee internazionali con la voce della storia, il latino. Si tratta di un doppio evento di oggettiva qualità.

– IL PRIMO RE di Mattia Rovere con Alessandro Borghi, Alessio
Lapice, Fabrizio Rongione, Michael Schermi, Emilio De Marchi, Massimiliano Rossi, Tania Garribba, Vincenzo Crea, Ludovico Succio, Max Malatesta, Vincenzo Pirrotta, Lorenzo Gleijeses, Gabriel Montesi, Antonio Orlando, Florenzo Mattu, Martinus Tocchi. Travolti da una piena che li mette nelle mani dei crudeli abitanti di Alba Longa, i gemelli Romolo e Remo vivono nella terra selvaggia da cui nascerà il mito di Roma. Complice una sacerdotessa che custodisce il Fuoco Sacro, i due scampano al loro destino di schiavitù e, nonostante una grave ferita di Romolo, si accingono a creare un nuovo mondo di pace e giustizia. Ma il destino li metterà uno contro l’altro e sarà dal loro sangue che potrà nascere la futura civiltà romana. Recitato in latino antico, sorprendente nella modernità del linguaggio visivo e capace di coinvolgere il pubblico internazionale, il nuovo film dell’autore di “Veloce come il vento” è una risposta indiretta ad “Apocalypto” di Mel Gibson e rappresenta una vera sorpresa nel panorama italiano.

– GREEN BOOK di Peter Farrelly con Viggo Mortensen, Mahershala
Ali, Linda Cardellini, Don Stark, P.J. Byrne, Sebastian Maniscalco, Brian Stepanek, Nick Vallelonga. Nel 1962. In un’America ancora dominata dai pregiudizi e dalla segregazione razziale, un buttafuori italoamericano si trova a fare da autista a Don Shirley, uno dei pianisti jazz più acclamati nel mondo della musica. Peccato che il primo sia un razzista istintivo e il secondo un uomo di colore. Viaggeranno insieme da New York al profondo sud dove gli afroamericani sono ben raramente accettati e dovranno convivere, scoprendo poco a poco la lingua dell’amicizia. Per l’occasione il regista di “Scemo più scemo” sceglie lo stile della commedia drammatica e ariva alla serata degli Oscar da favorito come il suo attore Mahershala Ali (“Moonlight”).

– L’ESORCISMO DI HANNAH GRACE di Diederik Van Rooijen con Shay
Mitchell e Stana Katic. Fin dalla posseduta del film di William Friedkin un vero filone di Hollywood (e non solo) ha accompagnato le storie di esorcismo. Qui al centro del racconto c’è la giovane Megan Reed che da bambina è stata al centro di uno scioccante caso di possessione scacciata dall’intervento di un sacerdote. Una volta cresciuta Megan lavora all’obitorio ma quando si trova di fronte a un cadavere orrendamente sfigurato antiche paure la invadono e Megan comincia a convincersi che una forza oscura è tornata attraverso terrificanti visioni.

– LIBERO di Michel Toesca con Cédric Herrou. Diario e documento
potente sulla vera storia del contadino francese che, per aiutare i migranti, ha sfidato la legge del suo paese fino ad essere assolto. Il film è stato presentato con grande clamore (compreso un intervento del presidente francese a favore di Herrou) al festival di Canens e arriva nelle sale in un momento di cruciale attualità per il tema che propone.

– DRAGON TRAINER: IL MONDO NASCOSTO di Dean DeBlois, con Kit
Harington e America Ferrera. Arriva al termine la trilogia avventurosa che ha per protagonisti il guerriero vichingo Hiccup e il grande drago Sdentato. Ciascuno dei due va incontro al suo destino che prevede per l’uomo la signoria della sua gente e per il drago l’avvio di una razza immortale. Ma prima di ciò dovranno mettere a dura prova la loro amicizia e fronteggiare nuovi pericoli compreso un Drago Femmina che non sente ragione. Dopo il grande successo americano, questo modello di fantasy cerca giovani spettatori in giro per il mondo. (ANSA).

Griffiths a Sana’a per rilanciare i colloqui di pace nello Yemen

Yemen

L’Osservatore Romano

L’inviato speciale Onu nello Yemen, Martin Griffiths, è giunto ieri a Sana’a, capitale yemenita in mano ai ribelli huthi, per colloqui sul processo di pace. Si tratta della terza visita in un mese per Griffiths. Parlando al quotidiano panarabo-saudita «Ash Sharq al Aawsat», l’inviato Onu ha confermato la necessità di portare avanti gli accordi raggiunti nei recenti colloqui in Svezia, in particolare sul cessate il fuoco nell’area di Hodeidah e sullo scambio dei prigionieri.

Si dimette capo ufficio della Dottrina della Fede accusato di molestie da un’ex suora

Vaticano

Vatican Insider

Doris Wagner
NdR. Padre Hermann Geisller sino ad oggi ha collaborato con molta frequenza con l’Osservatore Romano con testi di grande fattura intelletuale, storica e teologica, incentrati sulla figura del beato J. H. Newman. Il presbitero austriaco, guida dell’Istituto internazionale degli amici di J. H. Newman, è considerato uno dei più grandi esperti e conoscitore del beato britannico.
(Salvatore Cernuzio) Padre Hermann Geissler si dichiara innocente ma lascia dopo 25 anni il suo incarico per «limitare il danno già arrecato alla Congregazione e alla sua Comunità». Un tentato bacio al termine di una confessione sarebbe all’origine delle accuse di abusi e manipolazione sessuale che hanno portato il teologo austriaco cinquantaquattrenne Hermann Geissler a dimettersi oggi dal suo incarico svolto per 25 anni presso la Congregazione per la Dottrina della Fede. Ad accusare l’ormai ex officiale dell’ex Sant’Uffizio è una ex suora tedesca, Doris Wagner, appartenente alla stessa comunità religiosa di Geissler, la Opus spiritualis Familia, che afferma di aver subito nel 2009 molestie dal sacerdote in un confessionale.

PENSIONI, APERTE DOMANDE QUOTA 100. AL VIA ESAME DECRETONE

ansa

INCIDENTI LAVORO IN AUMENTO. OGGI TAVOLO A ROMA SU EX ILVA Inizia oggi in commissione Lavoro al Senato l’esame del Decretone su reddito di cittadinanza e quota 100, entrato in vigore ieri. Circa 800 le domande già arrivate all’Inps per l’accesso alla pensione anticipata. In aumento le denunce di infortuni e morti sul lavoro nel 2018 presentate all’Inail. Tav: botta e risposta Lega-M5s sui costi-benefici. Ex Ilva: oggi a Roma incontro azienda-sindacati sull’accordo.

Quei sacerdoti “eretici” che aprono a islam e Lutero

Il Giornale

Gesù trattato come un profeta qualsiasi, il Corpo di Cristo finito nelle mani di una sacerdotessa luterana, «eretica».

Non in un luogo qualunque ma in chiesa – col placet più o meno consapevole della Diocesi – nella settimana che pretende di incoraggiare «l’unità dei cristiani». Inutile nascondersi dietro a un dito, per i cattolici italiani sono giorni di profondo smarrimento, sconforto, disperazione. Sentimenti che si potevano leggere nelle facce dei fedeli della chiesa di San Giovanni in Laterano, a Milano, che domenica 20 gennaio hanno abbandonato la messa delle 11. Almeno loro hanno avuto la fortuna di non sentire una sacerdotessa luterana, Anna Maffei, leggere il Vangelo, straparlare di unità dei cristiani durante l’omelia. E soprattutto non l’hanno vista dare la Comunione. Dov’è l’eresia? Secondo il credo della sacerdotessa quell’ostia che distribuiva a fedeli ignari non era «veramente» il corpo di Cristo, ma «anche» pane e vino.

Tutto è successo sotto gli occhi di un sacerdote, don Giuseppe Grampa, direttore del mensile diocesano Il Segno, che secondo La Bussola quotidiana che l’ha intervistato, inviterebbe periodicamente la Maffei e il marito Massimo Aprile a parlare di Unità dei cristiani. «Non ci trovo nulla di strano», ha detto al sito, sono «concelebrazioni», o meglio «scambi di ambone» che prevedono la lettura e il commento del Vangelo. «L’ufficio per l’ecumenismo della diocesi era perfettamente informato», ha aggiunto. Il dramma è che neanche il sacerdote sembra aver compreso fino in fondo la portata «eretica» di ciò che è accaduto. Anzi, lo stesso sacerdote è arrivato a dire che la transustanziazione (cioè l’Eucarestia che diventa corpo e sangue di Cristo) è solo «uno dei modi di intendere la Comunione», cancellando in un solo colpo 500 anni di dottrina e di storia, san Tommaso, Paolo VI e il Concilio di Trento e minando alle basi la testata d’angolo della Chiesa cattolica.

Solo qualche giorno prima, sempre in una chiesa di Milano, Santa Maria di Caravaggio, è toccato all’imam Yahya Pallavicini, presidente della Comunità islamica italiana, intortare i cattolici presenti con la solita favoletta che Gesù Cristo non è il figlio di Dio, non è morto per noi (anzi, non è risorto) ma è solo uno dei profeti, l’ultimo e niente più. E che insomma, la fede di cristiani e islamici in qualche modo può convivere. Se non è una bestemmia, per di più pronunciata in una chiesa, cos’è?

Certo, il disegno di Dio è imperscrutabile per gli uomini. Mai come oggi i cristiani sono perseguitati dalla follia jihadista, dalle Filippine alla Corea del Nord, in Arabia Saudita, in Nigeria e Afghanistan, in Egitto e in Pakistan. Il Vaticano è scosso da veleni e complotti, l’ombra della pedofilia e il sospetto che qualcuno abbia protetto gli orchi nascosti sotto la porpora, Papa Bergoglio tirato per la giacchetta sull’aborto e il celibato dei preti. Sono problemi che la Chiesa si trascina da secoli. Ma chi ha fede non può sopportare ancora a lungo questa deriva relativista per cui la figura di Cristo può essere piegata, distorta, financo calpestata. Neanche in nome di un interesse certamente più grande come l’unità dei cristiani. Perché qui siamo a un passo dalla disgregazione dei cattolici.

Appropriazione indebita di 2,5 milioni: a giudizio l’ex parroco della Gran Madre a Torino

La procura di Torino ha chiesto il giudizio immediato per don Alessandro Menzio, per trent’anni parroco della Gran Madre di Dio, la chiesa monumentale di Torino che si affaccia sul Po. Il religioso e suo fratello sono accusati di appropriazione indebita: per anni il prete ha versato le offerte dei fedeli su un conto a lui intestato presso una banca svizzera, accumulando 2,4 milioni di euro. Soldi che, quando è andato in pensione, sono comparsi su un conto, in Italia, intestato alla parrocchia.
La segnalazione dell’operazione ha dato il via all’inchiesta della guardia di finanza, che ha sequestrato il denaro per poi restituirlo alla parrocchia. Nei giorni scorsi il sostituto procuratore Giuseppe Riccaboni ha inviato al tribunale di Torino la richiesta di fissazione della data per saltare la fase preliminare. Gli avvocati di don Menzio e del fratello affermano che tutto è stato fatto legittimamente e sottolineano che nel corso degli anni il religioso non ha mai usato un euro delle donazioni.

repubblica.it

INAIL: PIÙ INFORTUNI SUL LAVORO NEL 2018, 1.133 MORTALI

DENUNCE IN AUMENTO, ANCHE PER LE MALATTIE PROFESSIONALI In aumento le denunce di infortuni e morti sul lavoro nel 2018 presentate all’Inail. Le denunce di infortunio tra gennaio e dicembre – fa sapere l’Istituto – sono state 641.261 (+0,9% rispetto al 2017, quando erano state 635.433); di queste, 1.133 con esito mortale (+10,1%, ossia 104 in più rispetto alle 1.029 del 2017). In aumento anche le patologie di origine professionale denunciate, che sono state 59.585 (+2,5%, pari a 1.456 casi in più rispetto ai 58.129 dell’anno precedente). (ANSA).

PENSIONI A QUOTA 100 AL VIA, SI COMINCIA CON LE DOMANDE

ansa

INDICAZIONI INPS SULLE MODALITÀ IN ATTESA DELLA CIRCOLARE L’Inps ha pubblicato oggi un messaggio (in attesa della pubblicazione della circolare illustrativa) sul decreto che prevede l’anticipo della pensione con la cosiddetta Quota 100 e la presentazione delle domande. Da oggi è possibile presentare la domanda o telematicamente, se si ha il pin dell’Istituto, o attraverso il call center o ai patronati e agli altri soggetti abilitati alla intermediazione delle istanze di servizio

Scuola: saltano blocco trasferimenti e stop a classi pollaio

Saltano le novità previste per i docenti di primo incarico, ovvero l’impossibilità di chiedere trasferimento, con il conseguente blocco per un quinquennio nella scuola assegnata, previsione che aveva fatto infuriare i sindacati.

Insieme a circa 60 emendamenti che stavano trasformando il decreto legge Semplificazioni in un provvedimento omnibus e che sono saltati dopo lo stop del Quirinale, anche questo emendamento, dopo essere stato in un primo momento ammesso dalle commissioni competenti, è stato ritenuto inammissibile. Per introdurlo, servirà un apposito disegno di legge.

E rischia di non vedere luce neanche il disegno di legge, la cui discussione era iniziata nelle scorse settimane alla Camera, per la riduzione del numero di alunni per classe, le cosiddette “classi pollaio”. Gli uffici avrebbero rilevato una forte inadeguatezza della copertura finanziaria rispetto alle disponibilità della legge di bilancio 2019.

Già da tempo in Commissione Cultura e Scuola alla Camera, le deputate Valentina Aprea (FI) Anna Ascani (Pd) e Vanna Iori avevano fatto notare che il progetto è improponibile dal momento che mancano i fondi. Quanto alla Lega, se si era d’accordo sul principio di abolire le classi pollaio (il principio era anche contenuto nel contratto di governo) aveva espresso perplessità sulla possibilità di trovare i fondi in tempi contenuti. (ANSA).

Capo ufficio alla Congregazione per la Dottrina della Fede si dimette dopo accusa di molestie

Capo ufficio alla Congregazione per la Dottrina della Fede si dimette dopo accusa di molestie

repubblica.it

CITTA’ DEL VATICANO. A poche settimane dal summit sugli abusi sessuali dei preti convocato da Francesco il Vaticano è scosso dalle dimissioni di padre Hermann Geissler, capo ufficio alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che ha chiesto al cardinale prefetto Luis Ladaria “di lasciare il suo servizio”. Il prefetto “ha accolto questa richiesta”, comunica un comunicato diramato dall’ex Sant’uffizio.

Geissler, 53 anni, austriaco, accusato da una donna di molestie avvenute nel 2009, “ha fatto tale passo per limitare il danno già arrecato alla Congregazione e alla sua Comunità”. E ancora, recita il comunicato: “Egli ribadisce che l’accusa contro di lui non è vera e chiede che sia continuato il processo canonico già iniziato. Si riserva anche eventuali misure di natura legale”.

Ad accusare Geissler è Doris Wagner, una ex suora tedesca, che ha ricordato di essere stata abusata dal sacerdote durante una confessione del 2009 in occasione di un evento del 27 novembre a Roma dedicato a dare voce alle donne sopravvissute agli abusi sessuali del clero. Geissler, che da 25 anni lavora nella Congregazione per la Dottrina della fede e che è autore di numerose pubblicazioni in ambito teologico, è stato membro della comunità religiosa Opus spiritualis Familia, nota come “l’Opera”.

In una breve intervista al National Catholic Reporter il 21 gennaio scorso, Doris Wagner ha dichiarato di aver riferito la condotta di Geissler alla Congregazione nel 2014 con l’aiuto di un avvocato canonico: “Ho ricevuto una risposta che affermava che padre Geissler aveva ammesso, e aveva chiesto scusa, ed era stato ammonito”, ha detto. “E questo era tutto”.

Interpellato sulla vicenda, il portavoce vaticano Alessandro Gisotti ha dichiarato al Ncr che il sacerdote era “sotto esame da parte dei superiori della Congregazione per la Dottrina della Fede, che si riservano il diritto di prendere le iniziative appropriate”.

L’abuso nel confessionale è considerato delitto tra i più gravi dalla Chiesa cattolica. Doris Wagner ha denunciato di aver visto Geissler continuare nel suo ruolo in Vaticano. E in effetti il sacerdote, come capo della sezione dottrinale della Congregazione per la Dottrina della Fede, dal 15 al 18 gennaio scorsi era elencato nella delegazione dell’ex Sant’Uffizio che ha partecipato a Bangkok all’incontro con i presidenti delle Commissioni Dottrinali delle Conferenze Episcopali dell’Asia.

Adesso la parola passa al processo canonico che deve verificare se le accuse sono vere e che, nel caso, porterà ad altri provvedimenti. Francesco non vuole che la Chiesa sottovaluti gli abusi e le accuse di abusi e per questo motivo, affinché tutti si rendano conto della gravità del problema, incontrerà a fine febbraio a Roma tutti i presidenti della Conferenze episcopali mondiali.

Tv2000: l’Angelus dalla Santa Casa di Loreto per la prima volta in televisione

Italia

Tv2000

In onda sull’emittente della Cei dal 4 febbraio dal lunedì al sabato alle ore 11.55 . Tv2000 trasmette l’Angelus dalla Santa Casa di Loreto: è la prima volta che la preghiera mariana viene diffusa in diretta televisiva dalla casa in cui la Madonna visse e ricevette l’annuncio dell’Angelo. In onda sull’emittente della Cei dal 4 febbraio, dal lunedì al sabato, alle ore 11.55.

Il sacerdote se ne va a nozze. Il celibato dei preti nuovo terreno di scontro in Vaticano

Non è un matrimonio usuale. Don (ora ex) Achille Melegari, 57 anni, parroco in tre frazioni del reggiano fino ad agosto, si sposerà tra pochi giorni con Gerardina Bellassai, 56 anni, che guida a Reggio Emilia i City Angels, volontari che aiutano senzatetto ed emarginati. Lui ha chiesto di rimanere prete, anche da coniugato. Ovviamente il vescovo ha negato questa opportunità ma all’ormai ex sacerdote stanno arrivando numerosi messaggi di solidarietà dall’interno della Chiesa e sta nascendo un movimento che senza enfasi ma anche disquisendo di teologia chiede a Papa Francesco di riconsiderare la faccenda dei preti sposati, magari con un primo passo, quello di collocarli a fianco dei sacerdoti celibi che reggono le parrocchie, un po’ come avviene coi diaconi.

Melegari ha scritto una lettera ai suoi ex parrocchiani: «Quando circa 32 anni fa scelsi di entrare in seminario e lasciare il lavoro di programmatore di computer un cliente mi scrisse un bigliettino con una frase che diceva all’incirca così: lasci questo lavoro per un programma più umano. In effetti la mia ricerca è sempre stata quella di una vita con un senso che andasse oltre, e la vita sacerdotale mi sembrava in grado di darlo in abbondanza».

Poi la crisi: «Quando il mio ministero è stato totalmente dedicato al lavoro nelle parrocchie l’impianto istituzionale delle chiese locali mi è sembrato eccessivamente e anacronisticamente sbilanciato in senso giuridico-amministrativo per un parroco». Infine: «È stato in questo tempo di nuova ricerca di un senso che andasse oltre, che il cuore mi ha portato a fare la scelta, non compatibile con l’abito sacerdotale, di amare una donna. Avrei potuto continuare a stare all’altare la domenica e nei giorni feriali vivere more uxorio, come qualcuno fa, ma ho preferito chiedere al vescovo di essere sospeso dal ministero e percorrere senza sotterfugi il cammino necessario a vivere come Dio comanda».

Non si aspettava di ricevere, per esempio, la solidarietà da don Antonio Mazzi, fondatore della comunità Exodus: «Don Melegari ha seguito il suo cuore. Non mi scandalizza affatto. Credo non debba essere un problema. Capisco che per tanti possa essere una bomba, ma dovrebbe diventare un fatto normale. Io lascerei libertà di scelta ai parroci di potersi sposare. Ci rendiamo conto che il celibato e la verginità dei sacerdoti risale al Concilio di Trento? I tempi sono cambiati. Oggi la priorità è la testimonianza di fede attraverso gli esempi. E chi dice che un sacerdote sposato non possa darla migliore di uno votato alla castità?».

Anche un sacerdote di punta del clero reggiano, don Ercole Artoni, fondatore del centro sociale Papa Giovanni XXIII, si schiera a fianco dell’ex parroco: «Voglio esprimergli le mie congratulazioni. Sono d’accordo con lui. I preti dovrebbero essere completamente liberi anche di sposarsi. La disciplina del celibato ecclesiastico è superata. La Chiesa trarrebbe molti vantaggi dall’abolirlo. Si potrebbero stimolare tante vocazioni fra i laici e i diaconi permanenti. Il celibato fu istituito nel Medioevo con la riforma gregoriana. Oggi è anacronistico».

È prevedibile un’accesa contrapposizione nel mondo ecclesiale tra coloro che ritengono inviolabile il celibato e la castità e chi invece è propenso ad ammettere il matrimonio, al pari degli ortodossi. Una discussione, anche accesa, è prevista nel 2019 in occasione del Sinodo sull’Amazzonia (si terrà a Roma). Nel documento preparatorio che sta elaborando il cardinale Claudio Hummes, 82 anni, già prefetto della Congregazione per il clero, è inserita l’opzione di trasformare i diaconi permanenti che operano in quella parte del Brasile in veri e propri sacerdoti. Il clero brasiliano si è già dichiarato in larga parte favorevole. Si tratterebbe di una svolta storica, seppure attuata con prudenza. In territori come l’Amazzonia e il Chiapas, nei quali le comunità cristiane sono visitate dai sacerdoti solo alcune volte all’anno, si vorrebbero infatti «ordinare alcuni dei leader laici che guidano le comunità». Secondo monsignor Antonio José de Almeida, professore presso la Pontificia Università Cattolica del Paranà e dottore in Teologia alla Pontificia Università Gregoriana, sarebbe «la decisione più giusta, perché l’obiettivo è dotare una precisa comunità di un presbitero proprio, a partire da ciò che già esiste in quella comunità».

Del resto nella Chiesa già operano sacerdoti sposati poiché nel 2009 Benedetto XVI ha riaccolto intere comunità della Chiesa anglicana coi i loro pastori, vescovi e preti, molti dei quali coniugati. Vi è pure un’associazione (Sacerdoti lavoratori sposati) fondata nel 2003 da un ex parroco nel viterbese, Giuseppe Serrone, che interviene per lodare la condotta di Melegari che non ha tenuto nascosta la sua relazione: «Il fenomeno dei preti costretti a lasciare l’abito talare per questioni affettive è più vasto di quanto si pensi, noi stimiamo che in Italia vi siano quasi 10 mila preti sposati. Non chiediamo di stravolgere il diritto canonico ma solo di potere tornare a esercitare il ministero». Per la prima volta, lo scorso marzo, a un’assemblea dei preti sposati è intervenuto un vescovo, quello di Ascoli Piceno, monsignor Giovanni D’Ercole, che ha detto: «Dobbiamo abituarci a non interpretare la volontà divina secondo schemi per noi ovvii, ma a ricercarla con umiltà e pazienza, sempre disposti a essere guidati verso lidi non previsti dalla nostra navigazione umana e spirituale».

Insomma, acque agitate sul fronte del celibato mentre l’ex don Melegari prepara la cerimonia di nozze. Che cosa ne pensa Papa Francesco? Si era così espresso in un colloquio col rabbino Abraham Skorka quando era cardinale: «Sono a favore del mantenimento del celibato, con tutti i pro e i contro che comporta, perché sono dieci secoli di esperienze positive più che di errori… La tradizione ha un peso e una validità. I ministri cattolici scelsero gradualmente il celibato. Fino al 1100 c’era chi lo sceglieva e chi no… è una questione di disciplina e non di fede. Si può cambiare. Personalmente a me non è mai passata per la testa l’idea di sposarmi».

italiaoggi.it

Papa: celibato facoltativo? Non lo farò “Da studiare però questione pastorale in terre senza sacerdoti”

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“Penso che il celibato sia un dono alla Chiesa” e non ci sarà un cambiamento per rendere il celibato dei sacerdoti “opzionale”, come già avviene nella Chiesa cattolica di rito orientale. “Io non lo farò, e questo rimane chiaro”. “Sono chiuso? Forse, non sento di mettermi davanti a Dio con questa decisione”. Lo ha detto Papa Francesco nella conferenza stampa sul volo da Panama a Roma. Il Papa ha parlato però di “qualche possibilità” dove “c’è il problema pastorale per la mancanza di sacerdoti”. “I teologi devono studiare” la questione.

ansa