Tensioni in Vaticano, lasciano il portavoce Burke e la vice Ovejero

È un fine anno con colpo di scena Oltretevere. Si dimettono infatti il portavoce Greg Burke e la sua vice Paloma Ovejero. Lo comunica il Vaticano in una nota. Papa Francesco ha accettato la loro rinuncia, e ha nominato direttore ad interim della Sala Stampa della Santa Sede Alessandro Gisotti, coordinatore dei social media del Dicastero per la Comunicazione.
«Il Santo Padre Francesco – si legge nel comunicato – ha accettato la rinuncia del Direttore e del Vice Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Dott. Greg Burke e Dott.ssa Paloma García Ovejero, e ha nominato Direttore ad interim della Sala Stampa della Santa Sede il Dott. Alessandro Gisotti, finora Coordinatore dei Social Media del Dicastero per la Comunicazione».
Burke e Ovejero – indicati al Pontefice dal predecessore di Ruffini, monsignor Dario Edoardo Viganò – sono stati il primo direttore e la prima vice direttrice della Sala Stampa dopo l’avvio della riforma del sistema della comunicazione vaticana voluta da papa Francesco. Direttore statunitense, vice spagnola, erano simboli della ricerca maggiore internazionalizzazione e apertura al mondo della comunicazione di Oltretevere.
Nuovo ricambio, dunque, alla guida della Sala stampa vaticana, dopo che nel luglio 2016 Burke – che già dal febbraio di quell’anno aveva rimpiazzato padre Ciro Benedettini come vice direttore – aveva sostituito padre Federico Lombardi come direttore, e la spagnola Paloma Garcia Ovejero era stata nominata sua vice.
In un tweet, Burke spiega le dimissioni come parte del processo di rinnovamento e riforma che sta attraversando tutta la macchina della comunicazione della Santa Sede: «Paloma ed io abbiamo rassegnato le dimissioni, in vigore dal 1/o gennaio. In questo momento di transizione nelle comunicazioni vaticane, pensiamo che sia meglio che il Santo Padre sia completamente libero di riunire una nuova squadra». Aggiungendo: «Sono entrato in Vaticano nel 2012 (come consulente della Segreteria di Stato per la comunicazione, ndr). L’esperienza è stata affascinante, per non dire altro. Grazie, papa Francesco. Un abbraccio fortissimo». E poi ancora: «Nuovo anno. Nuove avventure».
A sua volta, Paloma Garcia Ovejero ha twittato: «Termina una tappa. Grazie, Santo Padre, per questi due anni e mezzo! Grazie, Greg, per la tua fiducia, la tua pazienza e il tuo esempio».
La decisione dei due portavoce scelti sembra essere inattesa e sorprendente nei Sacri Palazzi. E tutto fa pensare che ci siano delle difficoltà accumulate nell’ultimo anno nella gestione della Sala Stampa e nei rapporti tra la Sala Stampa e il Dicastero per la Comunicazione guidato dal prefetto Paolo Ruffini.
Lo stesso Prefetto dichiara in una successiva nota: «Ho appreso della decisione di Greg Burke e Paloma García Ovejero. E della accettazione da parte di Papa Francesco delle loro dimissioni. In questi pochi mesi di lavoro insieme ho potuto apprezzare la loro professionalità, la loro umanità, la loro fede. Li ringrazio dunque della dedizione con cui hanno svolto sin qui il loro lavoro». Oggi di fronte a quella «che è una loro autonoma e libera scelta, non posso che rispettare la decisione che hanno preso». Certamente «il loro significativo impegno ha contribuito al cammino di riforma che oggi – secondo loro stessi – per essere portato a compimento richiede un veloce passaggio di testimone, nello spirito di servizio alla Chiesa che tutti ci accomuna». Ed è proprio con questo spirito di servizio e di «fedeltà al Santo Padre che io stesso porterò avanti il complesso cammino di tale importante riforma». A maggior ragione in un anno come quello che «ci si apre davanti», denso di appuntamenti «importanti che richiedono il massimo sforzo di comunicazione. Ho piena fiducia che Alessandro Gisotti, sino ad ora Coordinatore dei social media del Dicastero per la Comunicazione e già vice-caporedattore alla Radio Vaticana, saprà guidare ad interim la Sala Stampa, in attesa che ne sia definito al più presto il nuovo assetto».
Il neo-portavoce Gisotti ringrazia innanzitutto «il Santo Padre per la fiducia accordatami in un momento così delicato per la comunicazione della Santa Sede. Mi sono messo a piena disposizione del prefetto Paolo Ruffini. A Greg Burke e Paloma G. Ovejero mi lega un rapporto di stima e amicizia. Mi unisco al prefetto nel ringraziarli per il lavoro svolto negli ultimi due anni e mezzo alla direzione della Sala Stampa». Gisotti garantisce che cercherà di «adempiere all’incarico affidatomi al meglio delle mie capacità, con quello spirito di servizio alla Chiesa e al Papa che ho avuto il privilegio di imparare stando accanto a padre Federico Lombardi per quasi 20 anni». È consapevole che «il mio incarico, per quanto ad interim, è particolarmente impegnativo ma sono confortato dal conoscere il grande valore dei miei colleghi della Sala Stampa di cui in tante occasioni ho potuto apprezzare la professionalità e dedizione».
La nomina di Gisotti, alle spalle una lunga esperienza a Radio Vaticana, segue di pochi giorni quelle di Andrea Tornielli come nuovo direttore editoriale dei media vaticani e di Andrea Monda come nuovo direttore dell’Osservatore Romano, completando di fatto una vera e propria «rivoluzione» nella comunicazione della Santa Sede.
vaticaninsider

Vaticano, direttore e vice della Sala Stampa lasciano in polemica con il riassetto del dicastero delle Comunicazioni

Vaticano, direttore e vice della Sala Stampa lasciano in polemica con il riassetto del dicastero delle Comunicazioni
Terremoto di fine anno nella Sala Stampa della Santa Sede. “Il Santo Padre Francesco – si legge nel bollettino ufficiale vaticano – ha accettato la rinuncia del direttore e del vice direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Dott. Greg Burke e Dott.ssa Paloma García Ovejero, e ha nominato direttore ad interim della Sala Stampa della Santa Sede il Dott. Alessandro Gisotti, finora coordinatore dei social media del Dicastero per la comunicazione”. Se le dimissioni di Burke, nominato alla guida della Sala Stampa l’11 luglio 2016, erano nell’aria già da diverse settimane, quelle di García Ovejero sono maturate negli ultimi giorni. Un “gran rifiuto”, per usare la celebre espressione di Celestino V, fatto nei confronti di Papa Francesco con la scelta di lasciare insieme la guida della Sala Stampa vaticana. Un vero e proprio schiaffo pubblico a Bergoglio in aperta polemica con il recente riassetto del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede.

“Paloma e io – scrive Burke sul suo profilo Twitter – ci siamo dimessi con effetto dal 1° gennaio. In questo momento di transizione nelle comunicazioni vaticane, pensiamo che sia meglio che il Santo Padre sia completamente libero di riunire una nuova squadra”. Il riferimento, nemmeno tanto velato, è alla nomina del nuovo prefetto del Dicastero per la comunicazione, Paolo Ruffini, subentrato a monsignor Dario Edoardo Viganò, costretto alle dimissioni dopo aver “taroccato” una lettera di Benedetto XVI. Ma soprattutto alla recente nomina di Andrea Tornielli come capo della direzione editoriale del Dicastero per la comunicazione. Non è un mistero nei sacri palazzi, infatti, che tra gli ormai ex vertici della Sala Stampa vaticana e quelli attuali del ministero vaticano che si occupa dei media non sia mai nata una buona intesa.
Sempre sul suo profilo Twitter, Burke ha aggiunto: “Sono entrato in Vaticano nel 2012. L’esperienza è stata affascinante, per non dire altro. Grazie, Papa Francesco. Un abrazo muy fuerte. Anno nuovo, nuove avventure”. “Ho appreso – afferma Ruffini – della decisione di Greg Burke e Paloma García Ovejero. E della accettazione da parte di Papa Francesco delle loro dimissioni. In questi pochi mesi di lavoro insieme ho potuto apprezzare la loro professionalità, la loro umanità, la loro fede. Li ringrazio dunque della dedizione con cui hanno svolto sin qui il loro lavoro. Oggi di fronte a quella che è una loro autonoma e libera scelta, non posso che rispettare la decisione che hanno preso. Greg e Paloma (per questo compito indicati dal mio predecessore, mons. Dario Edoardo Viganò) sono stati il primo direttore e la prima vice direttrice della Sala Stampa dopo l’avvio della riforma del sistema della comunicazione della Santa Sede decisa dal Santo Padre”.

“Il loro significativo impegno – prosegue Ruffini – ha contribuito al cammino di riforma che oggi, secondo loro stessi, per essere portato a compimento richiede un veloce passaggio di testimone, nello spirito di servizio alla Chiesa che tutti ci accomuna. È proprio con questo spirito di servizio e di fedeltà al Santo Padre che io stesso porterò avanti il complesso cammino di tale importante riforma. L’anno che ci si apre davanti è denso di appuntamenti importanti che richiedono il massimo sforzo di comunicazione. Ho piena fiducia che Alessandro Gisotti, sino a ora coordinatore dei social media del Dicastero per la comunicazione e già vice caporedattore alla Radio Vaticana, saprà guidare ad interim la Sala Stampa, in attesa che ne sia definito al più presto il nuovo assetto”.
Con l’inizio del nuovo anno, dunque, il timone della Sala Stampa della Santa Sede passa nella mani di Alessandro Gisotti, romano, classe 1974. Laureatosi in Scienze Politiche all’Università “La Sapienza” di Roma nel 1999, è diventato giornalista professionista nel 2004. Dal 2012 al 2017 è stato vice caporedattore della Radio Vaticana dove, con padre Lombardi, ha iniziato a lavorare durante il Grande Giubileo del 2000 dopo un’esperienza professionale al Centro di informazione delle Nazioni Unite, nella sede di Roma, con l’ambasciatore Staffan de Mistura. “Ringrazio il Santo Padre – ha affermato Gisotti – per la fiducia accordatami in un momento così delicato per la comunicazione della Santa Sede. Mi sono messo a piena disposizione del prefetto Paolo Ruffini. A Greg Burke e Paloma García Ovejero mi lega un rapporto di stima e amicizia. Mi unisco al prefetto nel ringraziarli per il lavoro svolto negli ultimi due anni e mezzo alla direzione della Sala Stampa. Cercherò di adempiere all’incarico affidatomi al meglio delle mie capacità, con quello spirito di servizio alla Chiesa e al Papa che ho avuto il privilegio di imparare stando accanto a padre Federico Lombardi per quasi 20 anni. So bene che il mio incarico, per quanto ad interim, è particolarmente impegnativo ma sono confortato dal conoscere il grande valore dei miei colleghi della Sala Stampa di cui in tante occasioni ho potuto apprezzare la professionalità e dedizione”.
Il Fatto Quotidiano

Filippine, Duterte choc: “Mi infilai nella stanza e molestai la cameriera”

Infiammano l’opinione pubblica le dichiarazioni di Rodrigo Duterte, il presidente delle Filippine che ha raccontato il contenuto di una sua confessione, fatta al prete del liceo quando era un ragazzino.

Il presidente ha ammesso pubblicamente, durante un altro dei suoi attacchi contro la Chiesa cattolica, di aver molestato la sua domestica, quando aveva 13 anni.

Duterte ha riferito di essere entrato nella sua stanza, mentre la donna dormiva: “Sollevai la coperta e provai a toccare quel che c’era dentro la mutandina. Ma lei si svegliò e io lasciai la stanza”. Ma successivamente, il fututo presidente delle Filippine tornò nella stanza della domestica, cercando nuovamente di “toccarla” nelle parti intime. Il partito che tutela i diritti femminili ha definito “ributtante” il racconto di Duterte e ha chiesto al presidente di dimettersi, sostenendo che l’uomo abbia di fatto confessato un tentato stupro e accusandolo di incoraggiare l’abuso sessuale.

Non si placa l’accanimento del presidente filippino contro la Chiesa cattolica, che ha più volte attaccato per via dei preti pedofili, definendola“l’istituzione più ipocrita” nella nazione, che è a maggioranza cattolica. Il discorso di Duterte è stata un’altro attacco a vescovi e sacerdoti.

Il Giornale

TIFOSO MORTO: ‘AZIONE MILITARE’, ULTRAS RESTANO IN CARCERE

ansa

GIP CONVALIDA ARRESTI. PADRE: ‘INVESTITORE SI COSTITUISCA’ Restano in carcere i tre ultras interisti arrestati per rissa aggravata dopo gli scontri a Milano prima di Inter-Napoli: è stata un’azione in stile militare preordinata e avvenuta a distanza, secondo il gip. Resta invece libero il capo ultras nerazzurro Marco Piovella. Il padre del tifoso travolto e ucciso da un suv chiede intanto all’investitore di costituirsi.

BANGLADESH, LARGA VITTORIA DELLA PREMIER HASINA

ansa

ACCUSE BROGLI E 15 MORTI IN SCONTRI. CAOS VOTO ANCHE IN CONGO Larga vittoria in Bangladesh per la premier uscente Hasina, che potrò formare il suo terzo governo consecutivo. Restano però le accuse di brogli da parte dell’opposizione. Ieri 15 morti nelle violenze nel giorno del voto. Caos anche nelle presidenziali in Congo, dove ieri sera ancora c’erano lunghe file ai seggi nonostante la chiusura ufficiale.

MANOVRA, DALLA CAMERA L’OK DEFINITIVO. UE: VIGILEREMO

VENEZIA: ARRIVA UN TICKET D’INGRESSO, FINO A 10 EURO La Manovra economica è legge. Ieri il sì definitivo alla Camera: 313 i voti a favore di M5s e Lega, 70 i no di Fi e Fdi; Pd e Leu non hanno partecipato al voto. Mattarella ha firmato appena giunto il testo al Quirinale. La maggioranza esulta: l’Italia riparte, afferma Conte. Ma la Commissione è prudente: seguiremo attentamente, avverte Moscovici. E con una norma della legge di Bilancio arriva il ticket d’ingresso a Venezia: una tassa di sbarco fino a 10 euro.

ansa

La classifica. Ecco le migliori aziende dove lavorare

Ecco le migliori aziende dove lavorare

Sono state svolte ulteriori analisi sui dati dell’indagine di Great Place to Work Italia condotta su 127 aziende e ne è derivata la classifica Best workplaces for millennials, ovvero il ranking che individua le 15 aziende all’interno delle quali la popolazione dei cosiddetti millennials esprime in modo più intenso l’apprezzamento per un migliore ambiente lavorativo. L’analisi ha preso in considerazione il segmento di collaboratori con età massima di 34 anni e ha esaminato la sua percezione della qualità dell’ambiente organizzativo, misurata attraverso il questionario Trust Index. In totale, Great Place to Work Italia ha esaminato il feedback sul proprio ambiente di lavoro
di 10.176 millennials.

Sul podio tre aziende appartenenti a settori molto diversi tra loro: prima classificata Zeta Service, realtà che opera nel settore dei servizi professionali e in particolare dell’outsourcing; segue Nutricia Italia Spa, che si occupa della produzione di prodotti alimentari con un’attenzione particolare al mondo dell’infanzia. Al terzo posto un’azienda di grandi dimensioni, American Express Italia, che si colloca nel settore dei servizi finanziari e assicurativi.

avvenire

Sant’Egidio: il primo gennaio a Roma e nel mondo la marcia per la pace

vativannews

“Pace in tutte le terre: questo è il titolo delle manifestazioni in settanta Paesi del mondo per cominciare l’anno con il passo della pace”. Così il professor Alberto Quattrucci, segretario generale di Uomini e Religioni della Comunità di Sant’Egidio e organizzatore della 17.esima edizione della marcia per la pace, a Roma. L’iniziativa, promossa dalla Comunità fin dal 2003, vede aderire numerose associazioni e organizzazioni. (Ascolta l’intervista ad Alberto Quattrucci sulla Marcia per la pace di Sant’Egidio).

La marcia fino a San Pietro

A Roma la marcia partirà alle ore 10:30 del primo gennaio, da largo Giovanni XXIII, all’inizio di via della Conciliazione, e avrà piazza San Pietro come meta. Dopo alcune brevi testimonianze di donne e uomini che hanno sofferto per l’assenza della pace, saranno i bambini ad aprire la significativa marcia, cui prenderanno parte persone da tutto il mondo. Dei cartelli ricorderanno i nomi dei Paesi ancora coinvolti da conflitti nei vari continenti. I partecipanti arriveranno a San Pietro una mezz’ora prima dell’Angelus e si fermeranno per ascoltare le parole del Pontefice e sostenere il suo messaggio.

Le iniziative nel mondo

Nella Giornata mondiale della pace, il primo dell’anno, saranno oltre novecento le manifestazioni di Sant’Egidio nel mondo, collegate a quella romana: marce, momenti di dialogo, di preghiera ecumenica, vissuti nello spirito di chi lavora quotidianamente con l’attenzione rivolta ai poveri e ai più deboli, per un mondo più giusto e umano, capace di rifiutare la violenza e la guerra

l messaggio di Papa Francesco

Con questa iniziativa, Sant’Egidio vuole sostenere il messaggio del Pontefice, che quest’anno ha come tema “La buona politica è al servizio della pace”. Quattrucci sottolinea come la Comunità di Sant’Egidio si senta in sintonia con le parole del Papa, in particolare con la condanna di alcune piaghe indicate come “vizi della politica”, tra cui la “xenofobia e il razzismo”: “Sono insostenibili i discorsi politici che tendono ad accusare i migranti di tutti i mali”: sottolinea Quattrucci, che ricorda inoltre come il fenomeno della migrazione sia un elemento positivo per il futuro dell’Europa, che pure spesso dimentica il ”vecchio DNA dell’accoglienza”.

La giornata mondiale della pace

La giornata della pace è nata nel 1968 per volontà di Paolo VI, che la istituì con un messaggio l’8 dicembre del 1967. Era il periodo della Guerra Fredda e del conflitto in Vietnam. La giornata si è sempre rivolta non solo ai cattolici, ma a “tutti i veri amici della pace” e ci ricorda, come spiega Quattrucci, che la Chiesa cattolica è una grande “maestra di umanità nel mondo”.

Rinnovare l’impegno ecumenico

L’universo cristiano in questi giorni è stato profondamente colpito dalla rottura, che sembra definitiva, in seno alla Chiesa ortodossa. Questo fatto, praticamente ignorato dai media d’opinione, avrà effetti di lunga durata. Le pesanti conseguenze saranno sopportate soprattutto dai cristiani che appartengono a Chiese che sono uscite solo negli ultimi tempi da lunghi decenni di persecuzione e di emarginazione e che avrebbero avuto bisogno di una fase di completa libertà e tranquillità per organizzare nel modo migliore l’evangelizzazione e la vita comunitaria.

Si sono ormai definiti due poli nell’ortodossia, quello del Patriarcato di Mosca e quello del Patriarcato di Costantinopoli. Questa divisione compromette l’autorevolezza dell’Ortodossia nella auspicata capacità di ispirare un cammino comune di fronte alle sfide poste dalla secolarizzazione e dall’urgenza di superare ottiche localiste e nazionali per riflettere invece sulle grandi questioni che l’umanità ha di fronte (iniqua distribuzione della ricchezza, corsa al riarmo anche nucleare, distruzione della natura, rapporto tra le religioni…).

Poco Vangelo

Tutto l’ecumenismo dell’universo cristiano, già in una fase di stasi dopo il positivo superamento dei reciproci vecchi ostracismi, si troverà ora in gravi difficoltà perché la rottura coinvolgerà direttamente il Consiglio Ecumenico delle Chiese e indirettamente la Chiesa Cattolica. Ci troveremo di fronte a due schieramenti senza vere diversità di tipo teologico o pastorale, separati solo da questioni di giurisdizione di tipo ecclesiastico e da riferimenti nazionalistici. Nella disputa non vediamo nessun vero riferimento al Vangelo e alla fraternità cristiana, nessuna attenzione a come i discepoli di Gesù affrontarono le controversie nella Chiesa dei primi anni, come si legge negli Atti degli Apostoli.

Ora tutte le Chiese dell’Ortodossia dovranno decidere con chi mantenere la comunione eucaristica. Intuiamo i dubbi, le sofferenze, le pressioni di ogni tipo all’interno degli apparati ecclesiastici e il disorientamento della massa dei fedeli. Saranno scelte difficili per chi cercherà di farle cercando suggerimenti nella Parola di Dio.

Per quanto ci riguarda, non riusciamo a capire del tutto le sottigliezze canoniche e le intricate vicende storiche che vengono addotte da una parte e dall’altra a sostegno delle proprie ragioni. Ci sembra, però, che l’inizio della rottura sia già visibile nel Concilio di Creta del giugno 2016 che, immaginato e sperato “pan-ortodosso”, è diventato poi, di fatto, solo “ortodosso”, perché ad esso, all’ultimo momento, quattro Chiese, tra le quali proprio quella russa, decisero di non partecipare. Non possiamo e non vogliamo giudicare questa loro decisione di essere assenti, ma in questo modo il Concilio, tanto atteso e accuratamente preparato, non realizzò, se non in parte, il compito a cui doveva servire.

Troppa politica

Alla base di tutto ci sembra che ci sia stata e ci sia una carenza di reale indipendenza dalle vicende politiche e istituzionali che indebolisce le Chiese e la loro testimonianza, le intreccia col potere politico, rende loro difficile una visione universale dei compiti dell’evangelizzazione che le sottragga alle appartenenze geopolitiche, che in questo inizio del terzo millennio stanno rafforzandosi invece di ridursi e di scomparire. Nello specifico, la condizione dell’Ucraina, divisa tra le mire di Mosca e la forte pressione dell’Occidente, spiega e non giustifica il coinvolgimento delle Chiese nella situazione del Paese.

Questi problemi dei nostri fratelli e delle nostre sorelle delle Chiese dell’Ortodossia toccano anche la nostra Chiesa: se viene meno il dialogo e la comunione nelle singole Chiese diventa più arduo anche tutto il cammino ecumenico. Dovremmo almeno cercare di capire la situazione, farla conoscere e trovare un approccio corretto e fraterno per gestirla, anche nei confronti dei tanti cristiani di confessione ortodossa che vivono nel nostro Paese, ai quali spesso abbiamo giustamente messo a disposizione nostri edifici sacri e con cui abbiamo costruito esperienze concrete di dialogo, di preghiera e di impegno per la giustizia, la pace e la custodia del creato.

settimananews.it

Sauna, piscina e amante: la bella vita del vescovo con i soldi dei suoi fedeli

Spese milionarie per una piscina con tanto di sauna inclusa e sfarzi di ogni tipo. In Austrialo chiamavano il “Sistema Schwarz”, dal nome del vescovo di Klagenfurt che rischiava di dilapidare i beni della chiesa carinziana.

Alois Schwarz, come racconta il quotidiano Il Corriere della Sera, era da tempo sotto osservazione per la gestione, diciamo sbarazzina e arbitraria, degli ostelli, delle scuole e degli altri beni immobiliari che aveva a disposizione. Ora i conti del suo vescovado saranno passati sotto la lente di un gruppo di lavoro creato ad hoc per questo tipo di mansione. Tra le spese pazze, come già anticipato, balza agli occhi un piscina costata più di un milione di euro. Ma non solo. Dal Vaticano si è dato mandato di indagare anche sulla relazione, probabilmente troppo intima, che il vescovo aveva instaurato con Andrea Erzinger, una sua collaboratrice che era stata nominata direttrice di un centro di formazione con un compenso annuo di 91mila euro. Alois Schwarz si sarebbe innamorato perdutamente di lei e le avrebbe lasciato ampie libertà di manovra. “Schwarz a causa della sua relazione, era condizionato dall’arbitrio e dagli umori di questa sua confidente”, si legge nelle conclusioni delle indagini dove Schwarz ed Erzinger non vengono però definiti chiaramente due amanti. Il vescovo, nonostante questo, è accusato anche di aver violato la regola del celibato.
Il Giornale

Diaconato alle donne?

La commissione, istituita da papa Francesco nell’agosto del 2016 per lo studio del diaconato delle donne nella Chiesa, ha terminato i suoi lavori già lo scorso mese di giugno e ha consegnato al papa, a metà dicembre, il risultato delle sue ricerche. Il documento finale è stato portato personalmente al papa dal card. Luis Ladaria, coordinatore dei lavori.

La commissione era composta da 12 membri di ogni parte del mondo – 6 donne e 6 uomini. Era la prima volta che, in Vaticano, veniva costituita una commissione del genere, un fatto mai avvenuto prima. E, a presentare la lista dei nomi, non era stato solo il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, card. Gerhard Müller, ma anche la presidente dell’Unione internazionale delle superiore maggiori, Carmen Sammut.

Lo scopo affidato alla commissione era di effettuare «una ricerca oggettiva sulla situazione del diaconato femminile agli inizi della Chiesa». Il papa aveva parlato dell’opportunità di questa commissione durante l’udienza a circa 870 superiore generali dell’UISG, nell’udienza del 12 maggio 2016, rispondendo a una domanda di Carmen Sammut che gli aveva chiesto: «Nella Chiesa c’è l’ufficio del diaconato permanente, ma è aperto solo agli uomini, sposati e non. Cosa impedisce alla Chiesa di includere le donne tra i diaconi permanenti, proprio come è successo nella Chiesa primitiva? Perché non costituire una commissione ufficiale che possa studiare la questione? Ci può fare qualche esempio di dove lei vede la possibilità di un migliore inserimento delle donne e delle donne consacrate nella vita della Chiesa?».

Il papa ha risposto: «Questa domanda… tocca il problema del diaconato permanente… In effetti questo c’è nell’antichità: c’era un inizio… Io ricordo che era un tema che mi interessava abbastanza quando venivo a Roma per le riunioni, e alloggiavo alla Domus Paolo VI; lì c’era un teologo siriano, bravo, che ha fatto l’edizione critica e la traduzione degli Inni di Efrem il Siro. E un giorno gli ho domandato su questo, e lui mi ha spiegato che, nei primi tempi della Chiesa, c’erano alcune “diaconesse”. Ma che cosa sono queste diaconesse? Avevano l’ordinazione o no? Ne parla il Concilio di Calcedonia (451), ma è un po’ oscuro. Qual era il ruolo delle diaconesse in quei tempi? Sembra – mi diceva quell’uomo, che è morto, era un bravo professore, saggio, erudito – sembra che il ruolo delle diaconesse fosse per aiutare nel battesimo delle donne, l’immersione, le battezzavano loro, per il decoro, anche per fare le unzioni sul corpo delle donne, nel battesimo. E anche una cosa curiosa: quando c’era un giudizio matrimoniale perché il marito picchiava la moglie e questa andava dal vescovo a lamentarsi, le diaconesse erano le incaricate di vedere i lividi lasciati sul corpo della donna dalle percosse del marito e informare il vescovo. Questo, ricordo. Ci sono alcune pubblicazioni sul diaconato nella Chiesa, ma non è chiaro come fosse stato. Credo che chiederò alla Congregazione per la dottrina della fede che mi riferiscano circa gli studi su questo tema, perché io vi ho risposto soltanto in base a quello che avevo sentito da questo sacerdote che era un ricercatore erudito e valido, sul diaconato permanente. E, inoltre, vorrei costituire una commissione ufficiale che possa studiare la questione: credo che farà bene alla Chiesa chiarire questo punto; sono d’accordo, e parlerò per fare una cosa di questo genere».

A dire il vero, già nel 2003 la commissione teologica internazionale, un importante strumento della Congregazione per la dottrina della fede, aveva esaminato il problema, ma si era pronunciata piuttosto scetticamente sulla possibilità di ammettere le donne al diaconato e non aveva formulato nessuna chiara raccomandazione, lasciando al magistero il compito di dare delle risposte.

La commissione istituita da papa Francesco aveva un compito più ampio poiché doveva studiare il problema dal punto di vista non solo teologico, ma anche storico e antropologico.

Al suo apparire aveva suscitato un polverone. Alcuni hanno interpretato l’iniziativa di papa Francesco come la caduta dell’ultimo tabù nella Chiesa. Altri invece sostenevano che il sogno delle donne, da lungo coltivato, di accedere all’altare, era ormai a portata di mano. Il papa, personalmente, si era alquanto stizzito nel leggere sulla stampa, che egli apriva il diaconato alle donne. In realtà, si è sentito in dovere di precisare, che non era questo il compito della commissione.

Gli storici sono concordi nell’affermate che nella Chiesa dei primi tempi le diaconesse erano impegnate in alcuni servizi particolari, come per esempio la catechesi, il servizio ai poveri. Ma non avevano alcuna funzione all’altare. Nella Chiesa latina la presenza delle diaconesse è testimoniata dal secolo 6° fino al 13°; nella Chiesa orientale, invece, la loro presenza si protrasse più a lungo.

Il documento conclusivo a cui è giunta ora la commissione voluta da papa Francesco comprende solo poche pagine. Un membro ha definito «problematico» il problema delle fonti. «Ci sono – ha sottolineato – soltanto poche testimonianze storiche e queste non forniscono una completa informazione quale avremmo desiderato».

Oltre all’aspetto storico, a complicare il problema è quello teologico. Infatti la Chiesa cattolica è stabilita sul sacerdozio ordinato. La ragione sta perciò nel fatto che, se il sacramento dell’ordine viene amministrato anche alle diaconesse, allora non c’è più nessun impedimento anche per la loro ordinazione sacerdotale. Ma papa Francesco ha più volte ribadito che, a questo riguardo, l’esclusione delle donne è definitiva. E anche molti teologi la pensano allo stesso modo.

Karl-Heinz Menke, professore emerito di teologia dogmatica e propedeutica presso l’università di Bonn, anch’egli membro della commissione, ha dichiarato che una via d’uscita potrebbe essere di affidare alle «diaconesse» determinati compiti, che non implicano l’ordine sacro, come la celebrazione dei funerali e dei matrimoni. Menke si è augurato che il papa abbia a prendere in considerazione queste possibilità.

Ma già prima, nell’assemblea plenaria dei vescovi tedeschi del 2013, il card. Walter Kasper ipotizzava un modello di diaconato femminile senza l’ordinazione sacramentale e portava come esempio la consacrazione delle vergini o delle abbadesse.

Il documento finale è solo «uno studio per il Papa» – ha affermato un membro della commissione –. Ora il papa può servirsene come meglio crede: leggerlo, pubblicarlo oppure utilizzarlo per scrivere un altro documento». Non era infatti compito della commissione stabilire «se l’apertura del diaconato alle donne oggi è un fatto positivo o negativo»: la commissione ha voluto solo studiare «la realtà com’era nei primi secoli della Chiesa». Oltre non poteva andare.

settimananews

Staffarda: la Messa è finita. Si offrono i sacerdoti sposati

I sacerdoti sposati lanciano una mano al Vescovo diocesano per la gestione della parrocchia chiusa (ndr).

Da oltre due mesi nella Abbazia di Santa Maria, a Staffarda, non vengono più celebrate funzioni eucaristiche. Sino ad inizio ottobre erano garantite la Messa prefestiva del sabato pomeriggio (ore 15) e quella domenicale alle 10.30. Oltre alle cerimonie matrimoniali prefissate.
È questa la conseguenza più immediata del trasferimento del parroco-abate don Ettore Signorile verso Sampeyre e la sua non sostituzione, con la soppressione di fatto dell’entità parrocchiale. Neppure le festività di Ognissanti hanno fatto eccezione; nessuna celebrazione e neppure un momento di raccoglimento al piccolo cimitero che insiste nella frazione. E sarà così anche a Natale, senza Messa a Staffarda.
Futuro segnato, dunque, pastoralmente parlando, per la celebre Abbazia, visto che l’edificio è di proprietà dell’ex Ordine Mauriziano, e per i suoi parrocchiani. Territorialmente l’unicum di Staffarda copriva una parte di territorio revellese e una parte di quello bargese, con un totale di 147 abitanti, in gran parte dislocati nel comune di Barge.

Natale-Capodanno: 16,7 milioni di italiani in viaggio

“La propensione al viaggio dimostrata dagli italiani di fronte alle festività natalizie imminenti conferma il trend di crescita già rilevato lo scorso anno. Una tendenza che fa ben sperare per il turismo e per tutta l’economia del Paese”. Il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, commenta i risultati dell’indagine sul movimento degli italiani nel periodo delle festività natalizie 2018, realizzata con il supporto tecnico dell’istituto Acs Marketing Solutions. Nel periodo compreso tra Natale e Capodanno si muoveranno complessivamente circa 16 milioni e 654 mila italiani (+8,9% rispetto al 2017), trascorrendo fuori casa in media 3,8 notti; di questi, il 36,4% farà una vacanza lunga che comprenderà sia il Natale che il Capodanno. Il giro d’affari complessivo del movimento turistico raggiungerà gli 11,6 miliardi di euro (+17,6% rispetto al 2017). “Il nostro è un comparto estremamente produttivo che con le sue performance non tradisce le aspettative, e ci aspettiamo che il Governo, nella prossima legge di bilancio, riservi al turismo l’attenzione dovuta per il bene del Paese, con concrete misure di sostegno al settore soprattutto in tema di fiscalità”.
Turismo d’Italia

Il Vangelo di Domenica 23 Dicembre. Attendere è l’infinito del verbo “amare”

IV Domenica di Avvento
Anno C

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha ceduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Attendere: infinito del verbo amare. Solo le madri sanno come si attende. E infatti il vangelo ci offre, mentre il Natale è qui, la guida di due donne in attesa. Maria si mise in viaggio in fretta. Ecco il genio femminile: l’alleanza con un’altra donna, Elisabetta. Da sola non sa se ce la farebbe a portare il peso del mistero, del miracolo. Invece insieme faranno rinascere la casa di Dio.
Maria va leggera, portata dal futuro che è in lei, e insieme pesante di vita nuova, di quel peso dolce che mette le ali e fa nascere il canto: una giovane donna che emana libertà e apertura. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. L’anziana, anche lei catturata dal miracolo, benedice la giovane: benedetta tu fra le donne, che sono tutte benedette.
Dove Dio giunge, scende una benedizione, che è una forza di vita che dilaga dall’alto, che produce crescita d’umano e di futuro, come nella prima di tutte le benedizioni: Dio li benedisse dicendo «crescete e moltiplicatevi» (Gen 1,28).
Due donne sono i primi profeti del nuovo testamento, e le immagino avvicinarsi «a braccia aperte,/ inizio di un cerchio /
che un amore più vasto / compirà» (Margherita Guidacci). Il canto del magnificat non nasce nella solitudine, ma nell’abbraccio di due donne, nello spazio degli affetti. Le relazioni umane sono il sacramento di Dio quaggiù.
Magnifica l’anima mia
il Signore. Maria canta il «più grande canto rivoluzionario d’avvento» (D. Bonhoeffer), coinvolge poveri e ricchi, potenti e umili, sazi e affamati di vita nel sogno di un mondo nuovo.
Mi riempie di gioia il fatto che in Maria, la prima dei credenti, la visita di Dio abbia l’effetto di una musica, di una lieta energia. Mentre noi sentiamo la prossimità di Dio come un dito puntato, come un esame da superare, Maria sente Dio venire come un tuffo al cuore, come un passo di danza a due, una stanchezza finita per sempre, un vento che fa fremere la vela del futuro.
È così bello che la presenza di Dio produca l’effetto di una forza di giustizia dirompente, che scardina la storia, che investe il mondo dei poveri e dei ricchi e lo capovolge: quelli che si fidano della forza sono senza troni, i piccoli hanno il nido nella mani di Dio.
Il Vangelo, raccontando la visita di Maria ad Elisabetta, racconta anche che ogni nostro cammino verso l’altro, tutte le nostre visite, fatte o accolte, hanno il passo di Dio e il sapore di una benedizione.
Il Natale è la celebrazione della santità che c’è in ogni carne, la certezza che ogni corpo è una finestra di cielo, che l’uomo ha Dio nel sangue; che dentro il battito umile e testardo del suo cuore batte – come nelle madri in attesa- un altro cuore, e non si spegnerà più.
(Letture: Michea 5,1-4; Salmo 79; Ebrei 10, 5-10; Luca 1, 39-45)

avvenire

Usa. Abusi sessuali, si dimette l’ausiliare di Los Angeles

La cattedrale di Nostra Signora degli Angeli a Los Angeles (Ansa)

La cattedrale di Nostra Signora degli Angeli a Los Angeles (Ansa)

Non sembra avere fine nella Chiesa statunitense lo scandalo degli abusi sessuali. In un anno che ha visto deflagrare il caso degli abusi nelle diocesi della Pennsylvania e quelli dell’ex cardinale Theodor McCarrick, poi “dimissionato” dal collegio cardinalizio, ieri è arrivata la notizia che il Papa ha accettato la rinuncia da ausiliare di Los Angeles del vescovo Alexander Salazar.

Se la Sala Stampa vaticana non ha fornito ulteriori dettagli, è stato l’arcivescovo di Los Angeles, José Horacio Gómez, a spiegare in una lettera ai fedeli i contorni di una contorta vicenda che deve far riflettere. Al centro ci sono abusi sessuali che Salazar avrebbe commesso su un minorenne negli anni ’90, quando il presule, oggi 69enne, era un semplice parroco. Il fatto emerse nel 2002, non fu riportato direttamente all’arcidiocesi, ma fu oggetto di un’indagine da parte della magistratura di Los Angeles. Che però non procedette oltre. L’arcidiocesi ne venne ufficialmente a conoscenza nel 2005, quando arcivescovo era il cardinale Roger Mahony, e un anno dopo la nomina episcopale di Salazar. Fu allora che venne coinvolta la Congregazione per la dottrina della fede, che condusse a sua volta delle indagini e impose delle misure precauzionali al ministero di Salazar. Il quale rimase comunque vescovo ausiliare di una delle più popolose diocesi degli Stati Uniti. L’attuale arcivescovo Gómez ha fatto uscire lo scorso 6 dicembre un aggiornamento del «Rapporto al popolo di Dio», un dossier sui crimini a sfondo sessuale verificatisi nella Chiesa di Los Angeles e su quanto è stato e viene fatto per superare quella piaga, pubblicato nella sua prima edizione nel 2004. Ed è probabilmente in preparazione di questo “aggiornamento” che lo stesso Gómez ha deciso di riproporre il caso di Salazar al vaglio del comitato indipendente che monitora nell’arcidiocesi le denunce nei confronti di membri del clero. Il parere del comitato è stato che l’accusa nei confronti di Salazar era credibile e che il presule non avrebbe più dovuto esercitare il suo ministero. A quel punto sempre Gómez ha inviato il responso alla Santa Sede e si è arrivati all’annuncio di ieri.Salazar è figlio di immigrati del Costa Rica, è stato ordinato sacerdote a Los Angeles nel 1984 e fino a ieri era responsabile della pastorale per le minoranze etniche. Fin dall’inizio della vicenda si è dichiarato innocente. Negli anni non è stato fatto oggetto di altre denunce.

«Sono grato al Santo Padre per la sua amorevole preoccupazione per la famiglia di Dio qui nell’arcidiocesi di Los Angeles» ha scritto Gómez nella sua lettera aperta, «queste decisioni sono state prese avendo grandemente a cuore la guarigione e la riconciliazione delle vittime di abusi e per il bene della Chiesa e della sua missione».

Riconciliazione, giustizia e trasparenza sono anche i motivi che stanno spingendo le province dei gesuiti statunitensi a divulgare tutti i nomi dei religiosi colpevoli di abusi negli ultimi decenni. Lunedì scorso è toccato alla provincia del Midwest – che comprende come Stati Wyoming, Nord Dakota, Sud Dakota, Nebraska, Iowa, Minnesota, Wisconsin, Michigan, Indiana, Kentucky, Ohio e parte dell’Illinois – che ha rilasciare una lista di 65 gesuiti accusati in modo fondato di aver commesso abusi a partire dal 1955. Il provinciale padre Brian Paulson ha fatto sapere che il prossimo anno un ulteriore screening degli archivi della Compagnia di Gesù nel Midwest sarà condotto da un’agenzia investigativa indipendente basata a Chicago, invitando poi eventuali vittime rimaste nel silenzio a rivolgersi all’autorità giudiziaria o alla figura di Marjorie O’Dea, che dal 2008 dirige un ufficio per la protezione dei minori e l’ascolto delle vittime istituito dagli stessi gesuiti.

L’ascolto delle vittime e l’incontro personale con loro è tra l’altro un passo che è stato esplicitamente richiesto martedì dal Comitato organizzatore dell’incontro per la protezione dei minori nella Chiesa, convocato dal Papa dal 21 al 24 febbraio prossimi con i presidenti delle Conferenze episcopali del mondo (del comitato fa parte anche il cardinale statunitense, arcivescovo di Chicago, Blase Cupich). Un «modo concreto di porre le vittime in primo piano e riconoscere l’orrore di quanto accaduto » ha commentato il direttore della Sala Stampa vaticana Greg Burke.

avvenire

MANOVRA: OGGI MAXIEMENDAMENTO AL SENATO, VOTO IN NOTTATA

IERI BAGARRE IN AULA. PD: ATTO OSTILE AL PAESE E’ terminata poco dopo la mezzanotte la discussione generale sulla manovra in Aula al Senato. I lavori riprenderanno questa mattina alle 9, in attesa del maxiemendamento del governo che dovrebbe arrivare verso le 16. Il voto di fiducia è atteso in nottata. Ieri bagarre in Aula. Il Pd: “E’ un atto ostile al Paese, una manovra drammatica ricca di errori che pagheremo negli anni”.

ansa

USA: LASCIA MATTIS, SERVE CAPO CON IDEE IN LINEA CON TRUMP

ansa

DOPO SIRIA, ANNUNCIATO DIMEZZAMENTO MILITARI IN AFGHANISTAN Il capo del Pentagono, Jim Mattis, lascia l’amministrazione Trump dopo la bufera che ha travolto il presidente Usa per la decisione, inattesa, del ritiro delle truppe dalla Siria. Il presidente, spiega Mattis nella lettera di dimissioni, merita un segretario alla Difesa con “idee che sono allineate alle sue”. Intanto oggi è arrivato l’annuncio, da fonti della Difesa, del dimezzamento dei militari impiegati in Afghanistan. Torneranno a casa circa 7.000 soldati.

ARRESTATO A GIBUTI LA ‘MENTE’ DELL’ATTACCO A CHARLIE HEBDO

JIHADISTA FRANCESE PETER CHÉRIF, AMICO DEI FRATELLI KOUACHI Il jihadista francese Peter Chérif, sospettato di essere una delle menti dell’attentato al giornale satirico Charlie Hebdo nel gennaio 2015 a Parigi, è stato catturato a Gibuti ed è già nelle mani della polizia francese in via di estradizione verso la Francia. L’uomo, 36 anni, era amico dei fratelli Kouachi, autori della strage nella redazione.

ansa

SANREMO: ANNUNCIATI I PRIMI BIG, DA BERTE’ A GHEMON

SUL PALCO ANCHE PAOLA TURCI. EINAR VINCE PRIMA SERATA GIOVANI Paola Turci, Simone Cristicchi, Zen Circus, Anna Tatangelo, Loredana Bertè, Irama, Ultimo, Nek, Motta, Il Volo e Ghemon. Sono questi i primi big annunciati per la prossima edizione di Sanremo durante la prima serata di Sanremo Giovani, andata in onda ieri e vinta da Einar, che quindi stacca un biglietto per la competizione ufficiale. (ANSA).

BONAFEDE, FINALMENTE COMMISSARIATO IL FORTETO

COOPERATIVA FINITA NEGLI SCANDALI DOPO CONDANNA FONDATORE “Il Forteto è stato finalmente commissariato. Stasera la decisione del Mise sulla cooperativa le cui vicende hanno scritto una triste pagina della nostra storia. Il Governo ha fatto in pieno il suo dovere, quello che i precedenti governi non hanno avuto il coraggio di fare”. Così, su Twitter, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha annunciato ieri sera il commissariamento della cooperativa di Vicchio del Mugello, in Toscana, dove lavorano molti degli ospiti della comunità creata da Rodolfo Fiesoli, condannato per violenza sessuale e maltrattamenti.

ansa

Riconoscere la verità e incontrare le vittime di abusi del clero

Il comitato organizzatore dell’incontro per la protezione dei minori nella Chiesa, che si terrà in Vaticano dal 21 al 24 febbraio 2019, ha compiuto progressi costanti nei preparativi per il raduno. Lo ha affermato in una nota il direttore della Sala Stampa Greg Burke.

Il giornalista spiega infatti che una lettera inviata oggi in merito a questi preparativi esorta tutti i partecipanti a seguire l’esempio di Papa Francesco incontrando di persona le vittime degli abusi prima del Vertice di Roma. “Il primo passo deve essere riconoscere la verità su ciò che è accaduto”, dice infatti la lettera, spiegando che “per questo motivo, esortiamo ogni presidente della conferenza episcopale a raggiungere e visitare i sopravvissuti delle vittime di abusi sessuali del clero nei vostri rispettivi paesi prima dell’incontro a Roma, per imparare di prima mano il sofferenza che hanno subito”, ha riportato Burke.

Aggiungendo che tali incontri personali sono un “un modo concreto per mettere al primo posto le vittime, per prendere coscienza veramente dell’orrore che hanno vissuto”, per assicurarsi cioè che le vittime siano tra i primi pensieri di tutti i partecipanti al raduno di febbraio, una riunione di “solidarietà, umiltà e penitenza” che si pone l’obiettivo di “andare avanti nell’affrontare la crisi degli abusi”. La lettera, aggiunge la nota, include anche una breve richiesta di informazioni da utilizzare per la preparazione dell’incontro di febbraio, che si concentrerà sui temi principali di responsabilità e trasparenza, affinché i partecipanti lavorano insieme per rispondere “a questa grave sfida”.

farodiroma.it

Pedofilia, in diversi Paesi avanza l’ipotesi di abolire il segreto confessionale (e anche in Italia)

Città del Vaticano  – L’abolizione del segreto confessionale è una ipotesi che avanza implacabilmente, in diversi Paesi, nonostante la forte opposizione degli episcopati. Secondo una sempre più nutrita schiera di giuristi, questa misura aiuterebbe a combattere la piaga della pedofilia nella Chiesa.  La prima nazione che ha aperto il dibattito a livello nazionale è stata l’Australia dopo la pubblicazione di uno sconvolgente report dal quale è emerso che il 7% dei preti sono stati accusati di molestie. Per questo la Royal Commission ha chiesto di riformare il sistema penale per tutelare meglio le vittime, specie quelle minorenni. I vescovi australiani si sono opposti all’ipotesi di abolire il sigillo sacramentale per denunciare eventuali casi di abusi appresi in confessionale. La battaglia contro la pedofilia rischia di modificare per sempre l’obbligo di conservazione del segreto assoluto delle verità apprese in confessionale. I vescovi australiani affermano che si tratterebbe di imporre una pratica totalmente «contraria» alla fede cattolica, come pure alla «libertà religiosa». Principio, questo, riconosciuto dalla legge del Paese. L’arcivescovo di Brisbane Mark Coleridge, aveva parlato di una «intrusione dello Stato nel dominio del sacro».

Il secondo Paese nel quale si è aperto lo scontro è il Belgio. Anche in questo caso i i vescovi belgi, in un comunicato, sono intervenuti sul caso di un prete condannato dal Tribunale di Bruges ad un mese di prigione con sospensione della pena per mancata assistenza a una persona in pericolo. La Corte penale lo aveva ritenuto colpevole per non aver chiesto soccorsi subito dopo aver raccolto al telefono la confidenza di un uomo che voleva suicidarsi. Per il Tribunale, la segretezza della confessione può essere paragonata al segreto professionale, in quanto «è dovere di tutti dare assistenza agli altri». La Conferenza episcopale belga ha reagito precisando quali sono le sostanziali differenze che intercorrono tra il segreto professionale e la segretezza della confessione, intesa come sacramento di riconciliazione, a cui sono tenuti soltanto sacerdoti e vescovi. Il segreto professionale è invece più ampio e comprende preti, diaconi, religiosi e laici qualora, nel loro ruolo pastorale, possano incorrere in conversazioni private in cui le persone parlano di questioni esistenziali.

«Secondo il Codice di Diritto canonico -hanno spiegato i vescovi del Belgio – il segreto della confessione è inviolabile. Il Codice di Diritto Canonico non prevede eccezioni all’inviolabilità della segretezza della confessione. Ciò significa che un prete non può in alcun modo rivelare informazioni su un penitente e sulla sua confessione». E ciò si applica anche in rapporto alle autorità civili e a quelle dei magistrati. Ciò non impedisce naturalmente che la segretezza della confessione possa diventare «un pretesto per prendere misure preventive. Un prete può sempre esortare un autore di abusi sessuali a comparire davanti ad un tribunale ma senza rompere il sigillo del sacramento e andare a denunciare direttamente il fatto alla polizia.

Nel 2012 la Cei ha presentato un documento intitolato «Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici» nelle quali i vescovi  affermavano di essere esonerati dall’obbligo di deporre in un tribunale italiano o di esibire agli inquirenti italiani documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragioni del proprio ministero, e  di non avere l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria le notizie ottenute in confessionale  in merito ad abusi sessuali da parte del clero. La questione da un punto strettamente giuridico si basa  sul quarto comma dell’articolo 4 del Concordato del 1984, sia degli articoli 200 e 256 del Codice di Procedura Penale italiano: ogni vescovo può rifiutarsi di testimoniare in un processo penale così come ogni sacerdote può farlo appellandosi al segreto derivante dal proprio ministero.

In Italia il deputato grillino Mantero, nel novembre dell’anno scorso, ha presentato in Parlamento una interrogazione per sapere quali sono gli elementi statistici di cui dispone il Governo «sui procedimenti, definiti e ancora pendenti, nelle procure della Repubblica per reati sessuali contro minori, che vedono indagati o imputati ministri di culto». Inoltre chiedeva quali iniziative intendesse assumere il Governo «nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, per promuovere il rafforzamento dello scambio di informazioni ovvero per introdurre strumenti di cooperazione finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia».

A febbraio, in Vaticano, si terrà il primo summit internazionale dedicato alla piaga della pedofilia. Papa Francesco ha radunato tutti i presidenti delle conferenze episcopali del mondo per fare il punto della situazione e trovare dei codici gestionali uniformi, applicabili a ogni Paese visto che la lotta agli abusi finora ha mostrato impegni diversi. Se in nazioni come gli Stati Uniti, il Belgio, la Germania o la Francia, per esempio, ormai vi è una forte propensione alla trasparenza verso la comunità cattolica, altrove vi è ancora una certa opacità. In Italia, per esempio, non sono ancora presenti statistiche, né numeri sui casi di abusi finora trattati o su quanti sacerdoti sono stati ridotti allo stato laicale nel corso degli ultimi decenni. Non ci conoscono nemmeno provvedimenti nei confronti di vescovi insabbiatori. Anzi. Vi sono persino casi inspiegabili, come a Napoli, per esempio, dove il cardinale Sepe è stato confermato dal Papa nel suo ruolo per un altro biennio, nonostante abbia spostato da una parrocchia napoletana ad una diocesi del Nord Italia l’ex parroco di Ponticelli, pedofilo conclamato.

Il Messaggero

Pronta la stangata per la Chiesa: stop agevolazioni Ires

Stop alle agevolazioni Ires per la Chiesa. È questa, a quanto apprende l’Adnkronos, una delle misure introdotte nel maxiemendamento del governo alla manovra.

Nel vertice di governo di domenica scorsa a Palazzo Chigi si era ragionato sull’ipotesi di riscuotere l’Imu, applicando, con una norma ad hoc, la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che imponeva alla Chiesa di pagare l’Ici sugli immobili commerciali e al governo di recuperarla, riformando una decisione della Commissione che escludeva la chiesa dal pagamento della tassa negli anni 2008-2012 in virtù del fatto che fosse impossibile riscuoterla. Ma, muovendosi in questa direzione, gli introiti sarebbero finiti nelle casse dei Comuni. Da qui la decisione del governo di “ripiegare” sull’Ires. Per il Vaticano l’esenzione Ires vale quasi un miliardo di euro.

Il Giornale

STATI UNITI Pubblicati i nomi di gesuiti pedofili

 Pubblicati i nomi di gesuiti pedofili

NEW YORK – Bufera sui gesuiti americani: la Provincia del Maryland dell’ordine religioso a cui appartiene anche papa Francesco ha pubblicato una lista di preti «credibilmente accusati» di abusi sessuali su minori a partire dagli anni Cinquanta. La Provincia del Maryland copre otto stati tra cui l’area di Washington e i gesuiti accusati hanno lavorato con minorenni in licei importanti, università e chiese. Uno di loro, padre Neil McLaughlin, avrebbe molestato bambini per trent’anni, dagli anni Cinquanta agli Ottanta. Le accuse che lo riguardano vengono da Pennsylvania, Maryland, Georgia, Massachusetts e New York, ma solo nel 2007 il prete è stato messo da parte. Fanno capo ai gesuiti alcune delle scuole più importanti d’America e l’ordine è da tempo sotto pressione per una maggiore trasparenza: cinque preti sono passati per Georgetown Prep, il liceo del giudice della corte suprema Brett Kavanaugh. Gary Orr, un gesuita che ha lavorato a Georgetown Prep dal 1977 al 1980 e dal 1989 al 2004, era stato denunciato dalla scuola alla polizia dopo che accuse nei suoi confronti erano state fatte nel 2003. Era stato condannato a cinque anni di libertà vigilata dopo essersi dichiarato colpevole nel 2011 e nel frattempo ha lasciato l’ordine. La Provincia del Maryland copre South Carolina, North Carolina, Georgia, Virginia, West Virginia, il sud del New Jersey, Pennsylvania, Maryland e il Distretto di Columbia. I gesuiti hanno patteggiato in azioni legali per pedofilia in America: il caso più eclatante è stato un risarcimento da 166 milioni di dollari pagato nel 2011 in seguito a circa 500 accuse per molestie sessuali in Oregon.

Corriere del Ticino

Prete arrestato per non aver violato segreto della Confessione/ Non aveva rivelato il piano suicida di un uomo

Quello del segreto inviolabile della confessione è un tema molto scottante. Secondo la Chiesa un sacerdote che ha confessato qualcuno, non dovrà mai e poi mai rivelare il contenuto di quanto gli è stato detto. Ma si aprono contrasti effettivi con la giustizia degli uomini: se una persona confessa di aver compiuto abusi sessuali su minori, è giusto lasciarlo andare libero di ricadere ancora nello stesso peccato? Il caso che ha visto condannato un sacerdote belga è diverso, ma apre un caso che potrebbe creare un precedente e minare il riconoscimento legale del segreto della confessione. Un tribunale belga ha condannato un sacerdote, Alexander Stroobandt, 58 anni, per non aver infranto il segreto della confessione. La sentenza, che potrebbe avere gravi conseguenze per la vita della Chiesa, conclude un processo iniziato poco più di un anno fa, nel novembre 2017, davanti al tribunale penale di Bruges. Il sacerdote è cappellano di una casa di cura a Bruges e collabora con una associazione per sostenere le persone che si trovano in difficoltà. I fatti giudicati risalgono all’ottobre 2015, quando Tony Vantomme andò da padre Stroobandt perché era depresso e sentiva l’impulso di suicidarsi. Tragicamente, nonostante il consiglio dato dal sacerdote, l’uomo finì per farlo.

PRETE ARRESTATO PER NON AVER VIOLATO SEGRETO CONFESSIONE

La vedova lo ha denunciato quando ha scoperto poco prima del suicidio del marito che aveva avuto con il prete una lunga conversazione e scambiato alcuni messaggi sul tema.  “Il prete conosceva il nostro indirizzo e avrebbe potuto avvertire la polizia, ma non ha fatto assolutamente nulla. Quando gli ho parlato, si è rifugiato nel segreto della confessione e mi ha detto che aveva fatto tutto il possibile per convincere mio marito a non suicidarsi. Ma il segreto professionale è così sacro da mettere in pericolo un essere umano? Non sono d’accordo con questo” ha commentato ed è assai difficile darle torto. Da parte sua il prete ha detto di non aver mai pensato di chiamare la polizia: “Ero legato dal segreto della confessione. Quell’uomo si era rivolto a me con fiducia, ho fatto di tutto per fargli cambiare idea. E’ colpa mia se alla fine ha deciso di porre fine alla sua vita?”. Anche lui non ha torto. Padre Stroobandt è stato condannato con l’accusa di omicidio colposo, solo un mese di carcere che non dovrà neanche fare, e un euro simbolico di risarcimento danni. Bisogna tener conto che non solo i sacerdoti sono tenuti al segreto per così dire professionale, lo stesso possono fare avvocati e medici che non sono tenuti a rivelare le confidenze ricevute. Se lo facessero, potrebbero essere puniti dall’ordine a cui appartengono. E allora perché i preti sì? Questo caso potrebbe essere nient’altro che l’inizio di misure legislative o nuove interpretazioni giuridiche delle leggi esistenti che mettono i chierici che cercano di essere fedeli ai loro doveri sacerdotali in difficoltà.

ilsussidiario.net

STRASBURGO, OGGI A TRENTO I FUNERALI DI MEGALIZZI

PRESENTI MATTARELLA E CONTE, BANDIERE A MEZZ’ASTA Trento piange Antonio Megalizzi, il reporter di 29 anni morto in seguito all’attentato di Strasburgo dello scorso 11 dicembre: oggi alle 14:30 i funerali nel Duomo di Trento, presenti tra gli altri Mattarella e Conte; bandiere italiana ed europea a mezz’asta sugli edifici pubblici in tutta Italia. Commozione ieri alla camera ardente nella chiesa di Cristo Re.

ansa

MANOVRA: OGGI ATTESA IN AULA,VERSO FIDUCIA SU MAXIEMENDAMENTO TAGLIO A PENSIONI D’ORO, STOP AUMENTO A QUELLE OLTRE I 1.520

Oggi alle 13 il termine per la presentazione dei subemendamenti alla Manovra: si va verso la richiesta di fiducia su un maxiemendamento che oggi in aula al Senato recepisca le proposte di governo e relatori. Taglio per 3 anni dell’adeguamento delle pensioni oltre i 1.520 euro al mese. Taglio a quelle oltre i 100mila l’anno. Aumenti dell’Iva per 23 miliardi nel 2020 e quasi 29 in 2021 e 2022. Confermato l’accordo con la Commissione europea, che però avverte: continueremo a seguire “l’andamento del bilancio”.

ansa