Inps 2019, ritorno al futuro con gli assegni a quota 100

Se, dopo aver superato ogni ostacolo, i provvedimenti messi in campo per la prossima legge di Bilancio saranno approvati dal Parlamento, i lavoratori potranno utilizzare nel corso del 2019 il nuovo canale di pensionamento detto “quota 100”, pari cioè alla somma minima dell’età e dei contributi. La nuova “uscita” dal lavoro non cancella le regole pensionistiche della riforma Fornero, ma le integra prevedendo, sotto mentite spoglie, la stessa pensione di anzianità in vigore prima della riforma, rispolverata nei requisiti e accompagnata da una flessibilità di scelta finora impedita dalla stessa riforma.
In aggiunta a quota 100, sembrano riemergere dal passato anche le “finestre” trimestrali ed il divieto di cumulare la nuova pensione anticipata con redditi da lavoro dipendente (e parasubordinato), un divieto abolito sin dal 2008. Questo, si dice, per evitare che gli anziani “centisti” possano in seguito occupare posti di lavoro a scapito dei giovani. Nello spirito del nuovo divieto le attività autonome e quelle professionali, attivate dopo il pensionamento anticipato, dovrebbero essere invece consentite giacché contribuiscono allo sviluppo dell’economia e del lavoro. Si tratterà tuttavia di un divieto temporaneo, giusto il tempo di raggiungere il compimento dei 67 anni (cioè la prossima età in vigore nel 2019 per i pensionamenti di vecchiaia) a partire dai quali si rientra nell’alveo del libero cumulo.
Più interessante e innovativa è invece la proposta di favorire coloro che non raggiungono 38 anni di contributi (requisito minimo per quota 100) ricorrendo al versamento, ora per allora, di mesi o di anni di contribuzione omessa risalente anche al 1996. Oltre le difficoltà finanziarie che coinvolgerebbero le aziende interessate (e ammesso che non siano cessate o fallite), questa misura si scontra con la prescrizione che scatta dopo solo 5 anni dall’illecito commesso. Si tratta quindi di violare, col riscatto ultraretroattivo, un pilastro della previdenza che rende stabili nel tempo gli archivi dell’Istituto e i bilanci delle stesse aziende.
In passato, la prescrizione, un tempo decennale, è stata sospesa soltanto per un periodo limitato fino a tre anni, solo per consentire ai lavoratori di sistemare le irregolarità dei primi estratti conto emessi dall’Inps. L’ipotesi ora in campo di poter risanare le carriere contributive del passato fino al 1996 (introduzione del sistema contributivo) sfonda qualsiasi limite temporale e riaccende le speranze, per i non interessati a quota 100, di poter pretendere la parità di trattamento per garantirsi una continuità di contributi utili alla pensione.

Avvenire