Via del Sale, tra pedalate in quota e panorami mozzafiato

La via del Sale © ANSA

È un itinerario che regala emozioni fortissime: pedalare in quota, nel silenzio della montagna, ammirando paesaggi a 360 gradi che spaziano dai ghiacciai del Monte Rosa al Mar Ligure. Nelle giornate di cielo terso lo sguardo può spingersi fino a scorgere all’orizzonte il profilo della Corsica. In questo lembo di terra, compreso fra Alpi Marittime, Alpi Liguri e Tirreno, al confine tra Italia e Francia, Piemonte e Liguria, la geografia si mostra sotto forma di panorami mozzafiato. Puro godimento estetico, che evoca le suggestioni della “sindrome di Stendhal”.

È qui che nel corso dei secoli la tenacia dei pescatori liguri ha sviluppato una rete di sentieri e di mulattiere , che si inerpicano sulle montagne, in un sistema orografico assai complesso, per poi svalicare nella pianura e portare come merce di scambio innanzi tutto il sale, un bene all’epoca preziosissimo, ma anche acciughe e altri prodotti del mare. Al di là dei monti quella merce entrava nelle cucine, dove veniva trasformata, tra l’altro, in bagna càuda, piatto tipico della tradizione piemontese.

Questo reticolo di vie comunicazione ha preso il nome di Via del Sale, anche se sarebbe più corretto parlare al plurale di Vie del Sale. Tante , infatti, sono le varianti che dalla costa ligure portano oltre i monti.
Strade commerciali, dunque. Ma anche strade percorse nei secoli dai pellegrini in cammino verso Santiago de Compostela o verso Roma. Un’infrastruttura di base che poi, tra l’Ottocento e il Novecento, è stata ampliata per costruire strade militari al servizio delle fortificazioni di confine tra Francia e Regno Sabaudo e poi Regno d’Italia. La Via del Sale di oggi (anche detta “Alta Via del Sale”) sfrutta le antiche carrarecce realizzate negli ultimi due secoli: un vero capolavoro di ingegneria militare. Molte le fortezze e le caserme che si incontrano lungo la strada. Facevano parte del Vallo Alpino Occidentale: anche queste testimonianza interessantissima del genio militare del XIX e XX secolo.

Il punto di partenza è Limone Piemonte, in provincia di Cuneo. Da lì si sale al Col di Tenda a oltre 2.200 metri di altezza. L’arrivo è a Ventimiglia (Imperia) o – secondo le varianti – a Sanremo. Sono circa 125 chilometri di strade sterrate a tornanti, in parte ben mantenute, in parte meno. Comunque tutte percorribili non solo in mountain bike, ma anche in jeep. La strada è aperta, secondo le condizioni meteo, indicativamente da fine giugno a inizio a ottobre. Per cinque giorni alla settimana, dal mercoledì alla domenica, è accessibile anche ai veicoli a motore (fuoristrada e moto), sia pure in misura contingentata e a pedaggio. Per i ciclisti la quiete è assicurata il lunedì e il martedì. In bici il percorso è abbastanza impegnativo e richiede due giorni con pernottamento in rifugio a metà strada. Malgrado si parta dalla montagna per scendere verso il mare, non è tutta discesa. Al contrario. È un continuo saliscendi. Bisogna mettere in conto circa 2.500 metri di dislivello in salita. Ma la fatica è senz’altro ripagata. Il percorso offre una straordinaria varietà di paesaggi e di biotopi: nella prima parte marmotte, stambecchi, aquile, larici ed abeti; al traguardo gabbiani, ulivi e palme. Arrivati a Ventimiglia il premio finale: un rigenerante bagno in mare.

Fra le tante varianti di questo itinerario i ciclisti più esperti sono attratti da un passaggio molto tecnico di una decina di chilometri lungo il fianco Nord del monte Toraggio. A tratti non è pedalabile. È molto esposto su un precipizio; quindi anche pericoloso. Decisamente sconsigliato per chi non abbia un’ottima bici e una perfetta tecnica di guida. Il cicloviaggio può essere affrontato con le proprie forze a condizione che si abbia buona esperienza di montagna e di cartografia e che si disponga di un’attrezzatura e di un allenamento adeguati. Chi, invece, voglia godersi questo itinerario in tutta tranquillità può rivolgersi a un tour operator. Tra questi ConiTours di Cuneo, che offre l’assistenza di guide di mountain bike altamente professionali. Per i meno allenati, infine, c’è sempre l’opzione validissima e sempre più diffusa della bici a pedalata assistita.

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