VITTORIO VENETO – Da ragazzino suonava la batteria. Ora è un marito, un padre di famiglia, un operaio e un pastore evangelico. Marco Antonio Rubino è sposato, ha tre figlie ed è il pastore della chiesa cristiana evangelica di Vittorio Veneto. Prete e padre? Un binomio che suona strano. Almeno qui, dove il celibato dei preti è la norma.

 

“Noi non ci chiamiamo preti, ma pastori – precisa Marco Antonio – Eppure quando dico quello che faccio e aggiungo che sono sposato e ho dei figli in molti si stupiscono. La chiesa evangelica non prevede il celibato dei sacerdoti: Gesù non ha mai chiesto questo sacrificio. Il celibato non è biblico: anche Pietro era sposato. Io credo, anzi, che avere una famiglia possa aiutare a capire molte cose e ad acquisire esperienze e conoscenze che possono essere utili quando si conduce una comunità”.

 

Originario di Lentini, in Sicilia, Rubino è arrivato in Veneto negli anni’80, per questioni di lavoro. “Avevo amici che lavoravano qui – racconta – e mi hanno detto che c’erano molte opportunità. Io in Sicilia facevo il giornalista per il quotidiano regionale, ma la paga non bastava. A Vittorio Veneto ho trovato un impiego come operaio, mi trovo bene, e anche la comunità evangelica della zona mi ha subito accolto”.

 

Come è diventato pastore?

“Sono stato scelto: diciamo che, nel gruppo, si nota l’attitudine al servizio, la persona che ha le caratteristiche per diventare pastore”. Quanto tempo dedica alla comunità evangelica? “Io sono sempre disponibile per ogni cosa, ma noi ci riuniamo nella nostra sede di via Roma, a Fregona, due volte la settimana. Il giovedì sera si tiene un momento di preghiera e di studio biblico, mentre la domenica mattina alle 9.30 c’è l’attività dedicata ai bambini e alle 10.30 il culto di adorazione, che è aperto a tutti”.

 

Come si svolge questo culto?

“Preghiamo, leggiamo e studiamo la bibbia, un tesoro sempre attuale e moderno, suoniamo e cantiamo. Ogni tanto, quando ne sentiamo il bisogno, condividiamo la Santa Cena. Ricordando il sacrificio di Gesù, consumiamo un pezzetto di pane e un sorso di vino. Ma non lo facciamo ad ogni cerimonia, non vogliamo che diventi un rito con il rischio che perda il proprio significato”.

 

Le sue figlie sono credenti?

“La speranza è quella che scelgano la strada della mia fede ma l’incontro con Gesù è personale, richiede tempo e presa di coscienza. E’ per quello che noi facciamo il battesimo in età adulta, quando la persona matura decide in maniera autonoma che è il momento. Il battesimo deve essere una scelta consapevole e avviene per immersione”.

 

Quanto persone fanno parte della comunità?

“Siamo circa 20, 22 persone del circondario di Vittorio Veneto. Altre comunità cristiane evangeliche si trovano a Conegliano, Pieve di Soligo, Treviso, Castelfranco”.

 

Negli anni, come è cambiata la fede e la partecipazione?

“La comunità evangelica è in continua crescita. E questa è opera di Dio”.

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