Mattarella parlerà di ministri solo con premier

Il presidente Sergio Mattarella parlerà di ministri con il presidente del Consiglio che sarà incaricato. Questa è l’unica certezza in una giornata nervosa, ricca di boatos parlamentari e indiscrezioni. Come quella che le forze politiche avrebbero già trasmesso al Quirinale il nome del candidato premier e la composizione del Governo. “Indiscrezioni prive di fondamento”, replicano al Colle dove in serata da Lega e Movimento Cinque stelle non era arrivata alcuna richiesta d’incontro con il capo dello Stato.

D’altronde lo stesso Matteo Salvini aveva indicato la giornata di lunedì come dead line per il ritorno al Quirinale, questa volta con il nome del premier frutto dell’accordo con Luigi Di Maio. Una data certamente non scolpita nella pietra, nel senso che ove mai arrivasse una richiesta di incontro anche durante il fine settimana questa sarebbe accolta. Ma il nodo rimane quello del premier e il Colle sembra proprio non volere fughe in avanti. Come, ad esempio, quella sul contratto di Governo con bozze che circolavano ovunque o addirittura portate al Quirinale. Per di più in una versione assolutamente primordiale. Allo stesso modo non saranno ne’ lette ne’ accettate bozze varie con liste di ministri magari girevoli o scambiabili.

Di ministri Mattarella parlerà solo con il premier incaricato. Premier che spetta al presidente “incaricare” per formare un governo. Ministri che deve proporre al capo dello Stato il presidente del Consiglio incaricato. E sui quali Mattarella valuterà attentamente. E’ cosa nota l’attenzione con cui Mattarella guarda ai principi fondamentali della politica estera, ai rapporti transatlantici, al rispetto dei Trattati internazionali. Insomma agli impegni presi dall’Italia come Paese fondatore dell’Unione europea e membro della Nato. Chiaro quindi che dal Colle partirà un vaglio scrupoloso delle personalità indicate ai principali ministeri. Che è logico individuare in Esteri, Difesa, Economia e Interni.

Assolutamente non si tratta di una logica di veti pregiudiziali su nomi (non ce ne sarebbero ad esempio per Salvini agli Interni) ma di una riflessione di garanzia sui principi fondamentali appena enunciati. Sarebbe infine singolare che iniziasse a circolare informalmente il nome del candidato premier di Lega e Cinque stelle nel bel mezzo di un fine settimana certamente non asettico. I gazebo della Lega, per fare un esempio, potrebbero trasformarsi in un referendum virtuale su un nome e un cognome. Senza che questo sia stato presentato al presidente e, soprattutto, senza che questo nome sia stato accettato e portato avanti dal presidente.

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