Non è un matrimonio usuale. Don (ora ex) Achille Melegari, 57 anni, parroco in tre frazioni del reggiano fino ad agosto, si sposerà tra pochi giorni con Gerardina Bellassai, 56 anni, che guida a Reggio Emilia i City Angels, volontari che aiutano senzatetto ed emarginati. Lui ha chiesto di rimanere prete, anche da coniugato. Ovviamente il vescovo ha negato questa opportunità ma all’ormai ex sacerdote stanno arrivando numerosi messaggi di solidarietà dall’interno della Chiesa e sta nascendo un movimento che senza enfasi ma anche disquisendo di teologia chiede a Papa Francesco di riconsiderare la faccenda dei preti sposati, magari con un primo passo, quello di collocarli a fianco dei sacerdoti celibi che reggono le parrocchie, un po’ come avviene coi diaconi.

Melegari ha scritto una lettera ai suoi ex parrocchiani: «Quando circa 32 anni fa scelsi di entrare in seminario e lasciare il lavoro di programmatore di computer un cliente mi scrisse un bigliettino con una frase che diceva all’incirca così: lasci questo lavoro per un programma più umano. In effetti la mia ricerca è sempre stata quella di una vita con un senso che andasse oltre, e la vita sacerdotale mi sembrava in grado di darlo in abbondanza».

Poi la crisi: «Quando il mio ministero è stato totalmente dedicato al lavoro nelle parrocchie l’impianto istituzionale delle chiese locali mi è sembrato eccessivamente e anacronisticamente sbilanciato in senso giuridico-amministrativo per un parroco». Infine: «È stato in questo tempo di nuova ricerca di un senso che andasse oltre, che il cuore mi ha portato a fare la scelta, non compatibile con l’abito sacerdotale, di amare una donna. Avrei potuto continuare a stare all’altare la domenica e nei giorni feriali vivere more uxorio, come qualcuno fa, ma ho preferito chiedere al vescovo di essere sospeso dal ministero e percorrere senza sotterfugi il cammino necessario a vivere come Dio comanda».

Non si aspettava di ricevere, per esempio, la solidarietà da don Antonio Mazzi, fondatore della comunità Exodus: «Don Melegari ha seguito il suo cuore. Non mi scandalizza affatto. Credo non debba essere un problema. Capisco che per tanti possa essere una bomba, ma dovrebbe diventare un fatto normale. Io lascerei libertà di scelta ai parroci di potersi sposare. Ci rendiamo conto che il celibato e la verginità dei sacerdoti risale al Concilio di Trento? I tempi sono cambiati. Oggi la priorità è la testimonianza di fede attraverso gli esempi. E chi dice che un sacerdote sposato non possa darla migliore di uno votato alla castità?».

Anche un sacerdote di punta del clero reggiano, don Ercole Artoni, fondatore del centro sociale Papa Giovanni XXIII, si schiera a fianco dell’ex parroco: «Voglio esprimergli le mie congratulazioni. Sono d’accordo con lui. I preti dovrebbero essere completamente liberi anche di sposarsi. La disciplina del celibato ecclesiastico è superata. La Chiesa trarrebbe molti vantaggi dall’abolirlo. Si potrebbero stimolare tante vocazioni fra i laici e i diaconi permanenti. Il celibato fu istituito nel Medioevo con la riforma gregoriana. Oggi è anacronistico».

È prevedibile un’accesa contrapposizione nel mondo ecclesiale tra coloro che ritengono inviolabile il celibato e la castità e chi invece è propenso ad ammettere il matrimonio, al pari degli ortodossi. Una discussione, anche accesa, è prevista nel 2019 in occasione del Sinodo sull’Amazzonia (si terrà a Roma). Nel documento preparatorio che sta elaborando il cardinale Claudio Hummes, 82 anni, già prefetto della Congregazione per il clero, è inserita l’opzione di trasformare i diaconi permanenti che operano in quella parte del Brasile in veri e propri sacerdoti. Il clero brasiliano si è già dichiarato in larga parte favorevole. Si tratterebbe di una svolta storica, seppure attuata con prudenza. In territori come l’Amazzonia e il Chiapas, nei quali le comunità cristiane sono visitate dai sacerdoti solo alcune volte all’anno, si vorrebbero infatti «ordinare alcuni dei leader laici che guidano le comunità». Secondo monsignor Antonio José de Almeida, professore presso la Pontificia Università Cattolica del Paranà e dottore in Teologia alla Pontificia Università Gregoriana, sarebbe «la decisione più giusta, perché l’obiettivo è dotare una precisa comunità di un presbitero proprio, a partire da ciò che già esiste in quella comunità».

Del resto nella Chiesa già operano sacerdoti sposati poiché nel 2009 Benedetto XVI ha riaccolto intere comunità della Chiesa anglicana coi i loro pastori, vescovi e preti, molti dei quali coniugati. Vi è pure un’associazione (Sacerdoti lavoratori sposati) fondata nel 2003 da un ex parroco nel viterbese, Giuseppe Serrone, che interviene per lodare la condotta di Melegari che non ha tenuto nascosta la sua relazione: «Il fenomeno dei preti costretti a lasciare l’abito talare per questioni affettive è più vasto di quanto si pensi, noi stimiamo che in Italia vi siano quasi 10 mila preti sposati. Non chiediamo di stravolgere il diritto canonico ma solo di potere tornare a esercitare il ministero». Per la prima volta, lo scorso marzo, a un’assemblea dei preti sposati è intervenuto un vescovo, quello di Ascoli Piceno, monsignor Giovanni D’Ercole, che ha detto: «Dobbiamo abituarci a non interpretare la volontà divina secondo schemi per noi ovvii, ma a ricercarla con umiltà e pazienza, sempre disposti a essere guidati verso lidi non previsti dalla nostra navigazione umana e spirituale».

Insomma, acque agitate sul fronte del celibato mentre l’ex don Melegari prepara la cerimonia di nozze. Che cosa ne pensa Papa Francesco? Si era così espresso in un colloquio col rabbino Abraham Skorka quando era cardinale: «Sono a favore del mantenimento del celibato, con tutti i pro e i contro che comporta, perché sono dieci secoli di esperienze positive più che di errori… La tradizione ha un peso e una validità. I ministri cattolici scelsero gradualmente il celibato. Fino al 1100 c’era chi lo sceglieva e chi no… è una questione di disciplina e non di fede. Si può cambiare. Personalmente a me non è mai passata per la testa l’idea di sposarmi».

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