Il quinto anniversario dell’elezione al soglio pontificio di Jorge Mario Bergoglio ha rappresentato un’occasione per parlare del papa, di quanto fatto sino ad ora e di quanto previsto per l’avvenire del cattolicesimo.

Tra le voci che si sono levate in elogio di papa Francesco c’è stata quella del cardinale Walter Kasper. Intervenuto durante l’ormai nota presentazione degli undici volumi della collana edita da Lev su La teologia di Papa Francesco, Il porporato tedesco, che è un rinomato progressista e che è considerato molto vicino alle istanze dottrinali dell’ex arcivescovo di Buenos Aires, ha sottolineato come “il programma di Papa Francesco” non sia “liberale ma radicale”.

Questa visione, ha specificato il cardinale, “va alle radici” dato che “non parla di riforma ma di conversione della Chiesa e dell’intero episcopato”. Una profezia sul futuro che “resta aperta” per via del tempo che richiede un cambiamento così profondo all’interno delle istituzioni.

La teologia del pontefice argentino, per l’uomo che starebbe studiando un modo di arrivare alla cosiddetta “messa ecumenica”, cioè a un rito valido tanto per i cattolici quanto per i protestanti, è kerigmatica. “Profezia – ha detto Kasper – non è antitesi a dottrina, ma la racchiude, almeno implicitamente”. Il cardinale ha evidenziato anche come questo sia il “tempo della misericordia” e come il pontificato del papa argentino abbia contribuito a superare alcuni punti irrisolti del Concilio Vaticano II. Ma quali sono le modalità pratiche attraverso le quali si declinera questa “radicalità” nel futuro?

Le sfide del domani
Bergoglio è stato eletto con la speranza che riformasse la Chiesa. Alcuni, anche oggi, continuano ad accusarlo di immobilismo. Quello che molti commentatori si aspettano, non è un mistero, è che il papa che sembrava avevr iniziato il suo pontificato chiedendosi se il Vaticano avesse o no bisogno di una banca, riformi lo Ior e le finanze vaticane. Intanto, gli ex vertici dell’Istituto per le Opere di Religione sono sottoposti a un processo per un presunto danno patrimoniale. “Il processo a Caloia – si legge qui – somiglia sempre di più a una resa dei conti con cui Bergoglio vuole ridefinire da capo la gestione della banca vaticana”. E poi c’è la questione della pedofilia. Papa Francesco ha rinnovato la Pontificia commissione per la tutela dei minori e ha iniziato ad incontrare le vittime degli abusi con sempre maggiore frequenza, ma dagli ambienti liberal, specie dopo l’emersione del “caso Barros” in Cile, provengono richieste precise: ci vuole – sembrano dire qui – una gestione diversa.

Le questioni dottrinali
I “dubia” su Amoris Laetitia hanno perso centralità mediatica. Voci di corridoio parlano di una possibile declaratio laica, sulla scia delle domande sollevate dai cardinali Brandmueller, Burke, Meisner e Caffarra, prevista per il prossimo mese. Le accuse di “svolte dottrinali”, insomma, potrebbero tornare di moda. Specie se si procedesse davvero con quella messa ecumenica di cui abbiamo accennato all’inizio. Alcuni cardinali, Brandmueller su tutti, hanno già chiarito come l’accesso alla comunione non possa essere mai giustificato dalla presunta “fame eucaristica” dei protestanti. Poi ci sono altre questioni: i viri probati, la benedizione alle coppie omosessuali, l’accesso alla comunione per le coppie miste (un cattolico e un protestante) e così via. Qualunque “novità” apportata verrebbe interpretata dai tradizionalisti come un attacco alla liturgia e alla tradizione della Chiesa. Per non parlare delle critiche che si solleverebbero se, come pare, si scoprisse che in Vaticano stanno realmente lavorando all’attualizzazione dell’enciclica Humanae Vitae.

Gli appuntamenti
Papa Francesco ha in programma una serie di viaggi. Il pontefice ha previsto, per il 2018, di concentrarsi sul Sud. Pietrelcina e San Giovanni Rotondo sono state le prime tappe. Poi verrà il turno di Loppiano, Nomadelfia, Alessano e Molfetta. Fuori dai confini nazionali, sono già in agenda il viaggio a Ginevra e quello presso le Repubbliche Baltiche. Due i sinodi previsti per il futuro prossimo: quello sui giovani e quello sulle popolazioni amazzoniche. In questo secondo appuntamento, dovrebbe essere dato il via libera al fatto che i viri probati sostituiscano in alcune mansioni i sacerdoti che mancano, per difetto di numero, in quelle zone del mondo. All’inizio del 2019, ancora, la GMG di Panama. Non è tecnicamente previsto, ma è molto chiacchierato, un nuovo concistoro e quindi la nomina di altri cardinali. Il Conclave, attualmente, è così composto: 117 elettori, di cui 49 creati da Francesco, 48 da Benedetto XVI e 20 da Giovanni Paolo II. Novantasette, invece, sono i porporati non elettori. Due, infine, gli appuntamenti vociferati, e forse sperati, per i prossimi anni: la visita pastorale in Russia e quella in Cina.