Hans Küng, quasi riabilitato?

Hans Küng ha compiuto, il 19 marzo, 90 anni. Küng come teologo con i suoi insegnamenti e i suoi numerosi scritti è un uomo che ha segnato, nelle sue alterne vicende, un’epoca della storia della Chiesa, a partire dal Concilio fino ai nostri giorni. La pagina della Chiesa cattolica tedesca katholisch.de, gli ha dedicato il seguente profilo biografico, a firma di Thomas Jansen, in cui sono ripercorse le varie tappe della sua lunga esistenza.

Chi è Hans Küng ? A questa domanda si possono dare molte risposte: è il teologo tedesco più letto assieme a Joseph Ratzinger, un professore di teologia di Tubinga a cui è stata revocata la licenza di insegnamento della Chiesa, una delle menti teologiche che hanno dato un’impronta al concilio Vaticano II, il fondatore dell’Istituto “Weltethos”. Tutto questo è il teologo di origine svizzera che ha compiuto 90 anni il 19 marzo.

Nell’opinione pubblica, da decenni, egli è conosciuto – con suo grande dispiacere – soprattutto come colui che critica la Chiesa. Per sua stessa ammissione, infatti, egli odia di essere «sempre chiamato critico della Chiesa o del papa».

Schedato con un’annotazione di eretico

Vale la pena ripercorrere, almeno a grandi tratti, il conflitto tra Küng e il Vaticano. Anche perché i problemi teologici di cui si discuteva allora sono rimasti sul tavolo fino ad oggi.

Già fin da giovane teologo, Küng ha suscitato sospetti in Vaticano. La sua tesi di dottorato, nel 1957, gli valse la prima annotazione nell’indice delle eresie da parte del Sant’Ufficio, organismo precursore dell’attuale Congregazione per la dottrina della fede. Quella scheda recava il numero di protocollo 399/57/i.

Küng, con la sua dissertazione, aveva avanzato un’idea ecumenica pionieristica. Sottolineava che la dottrina della giustificazione dei riformatori, sostenuta dal teologo Karl Barth, non era da ritenere in contrasto con la quella cattolica rettamente intesa. In quel tempo si trattava di un riconoscimento sensazionale. Soltanto 42 anni dopo, il Vaticano e la Federazione mondiale luterana con la Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione si sarebbero trovati d’accordo nel sostenere che le differenze circa la dottrina della giustificazione non dovevano più essere motivo di divisione.

Negli anni ’60, Küng con i suoi libri – La Chiesa e Le strutture della Chiesa – entrò nel mirino del Vaticano, perché invocava strutture ecclesiali di governo più collegiali e democratiche. Ebbe sempre, tuttavia, dei difensori influenti, per cui non subì conseguenze neanche quando la Congregazione per la dottrina della fede, nel 1968, avviò una prima procedura nei suoi confronti.

“Continuo a combattere”

Nel 1970 l’editrice svizzera Benzinger Verlag mise sul mercato un libro con in copertina un grande punto interrogativo color magenta su sfondo nero e con la parola Infallibile.

Küng metteva in questione l’infallibilità del papa come era stata definita, a determinate condizioni, cent’anni prima dal concilio Vaticano I, e che il Vaticano II aveva confermato, ma anche l’infallibilità del magistero della Chiesa in senso generale. Sosteneva che una tale infallibilità non poteva essere dedotta né dalla Bibbia né dalla Tradizione. Inoltre, alludeva ad alcune decisioni del papa nella storia della Chiesa che, a suo parere, erano degli evidenti errori.

Un esempio attuale era – a suo giudizio – l’enciclica Humanae vitae di Paolo VI con la sua proibizione della contraccezione artificiale. Secondo Küng, si può dire solo che la Chiesa nel suo insieme sta ininterrottamente nella verità, ma che le singole decisioni del papa possono rivelarsi erronee. Parecchi teologi e anche dei vescovi non furono allora del tutto soddisfatti della definizione dell’infallibilità e, nella cerchia privata, la difesero solo con molti “se” e “ma”. Ma nessuno in passato aveva sferrato un attacco frontale pubblico contro l’infallibilità come ora Küng.

Rimproveri pubblici

In seguito a ciò, la Congregazione per la dottrina della fede aprì un’ulteriore procedura e rivolse un richiamo pubblico a Küng nel 1975. Era tuttavia inusuale che questa procedura, e anche quella avviata nel 1968, fossero così concluse e che non fosse necessaria nessuna revoca né perdita del suo insegnamento. Questa reazione del Vaticano, inizialmente morbida, è stata spesso attribuita alla mediazione del card. Julius Döpfner, al quale Küng era personalmente legato, e al fatto che lo abbia sostenuto apertamente dietro le quinte.

Küng rinunciò nel 1974 a riprendere la critica nella sua opera più conosciuta, diventata un bestseller a livello mondiale, Essere cristiano. Tuttavia anche quest’opera suscitò scandalo perché, nel descrivere Gesù Cristo, evitava il titolo di “Figlio di Dio”, chiamandolo invece, tra l’altro, “Sachwalter Gottes”, cioè “Amministratore di Dio”.

Dietro a ciò vi era la convinzione che la terminologia della metafisica greca non sarebbe stata affatto compresa dai cristiani di oggi e che essa non apparteneva al nucleo essenziale del cristianesimo e quindi poteva essere sostituita con altre parafrasi.

Küng nel libro Essere cristiano sottolineava fortemente la dimensione umana di Cristo. Questo gli fruttò il rimprovero di mettere in questione la divinità di Gesù. Insieme ad una rinnovata messa in questione dell’infallibilità in altre sue pubblicazioni e alle sue affermazioni circa la nascita verginale e l’eucaristia ciò portò, nel 1979, al ritiro della licenza di insegnamento della Chiesa, da parte del Vaticano.

Inizialmente, fra i teologi cattolici, ci furono soltanto sporadiche critiche pubbliche per questo procedimento di Roma. Uno che intervenne fu l’allora professore di dogmatica di Friburgo, Karl Lehmann, il quale parlò di «una giornata tremendamente nera» per la teologia.

La vita di Küng, dopo il provvedimento di Roma, non prese il tipico percorso di una biografia critica della Chiesa. Altri eminenti teologi che erano entrati in conflitto con Roma, invece, si allontanarono delusi e amareggiati dalla loro Chiesa: Uta Ranke-Heinemann si allontanò subito dal “cristianesimo tradizionale”, Eugen Drewermann uscì ostentatamente dalla Chiesa e Leonardo Boff lasciò il sacerdozio. Non così Küng che rimase quello che era: un prete cattolico e un professore senza licenza di insegnamento. Continuò a considerarsi un “teologo leale”, un giudizio che non tutti nella Chiesa condividevano.

Anche se Küng andò in tribunale dopo essere stato privato della licenza dell’insegnamento della Chiesa, sia che si trattasse dell’infallibilità, del celibato o del sacerdozio alle donne, egli non perse mai la speranza che le cose nella Chiesa potessero svilupparsi nel senso da lui inteso.

Il teologo svizzero, molto sicuro di sé e con uno spiccato desiderio di libertà, aveva molto da offrire a un riconoscimento della Chiesa del suo agire. Ciò spiega perché subito dopo l’elezione a papa del suo ex professore e collega di Tubinga, Joseph Ratzinger, chiedesse un colloquio. Si trattò di una richiesta degna di nota, e lo fu ancora di più per Benedetto XVI che lo ricevette nel settembre del 2005 nella sua residenza estiva di Castel Gandolfo per un colloquio durato quattro ore.

Proprio Ratzinger che i critici chiamavano “cardinal-panzer”, si era preso la libertà di incontrare un teologo a cui il suo predecessore, Giovanni Paolo II, da lui molto stimato, aveva ritirato la licenza di insegnamento.

I due parlarono del dialogo interreligioso e del rapporto tra fede e scienza, stando a quanto si è potuto sapere dal comunicato del Vaticano che, secondo quanto ebbe a dire Küng, fu redatto personalmente dal papa.

Se Küng e Ratzinger abbiano parlato delle dispute del passato, resta una congettura. Nel pubblico, l’incontro fu interpretato come una specie di riabilitazione di Küng

Dopo il ritiro della licenza di insegnamento, Küng ottenne una cattedra di teologia ecumenica indipendente presso l’Università di Tubinga, dove, dal 1960, aveva insegnato nella Facoltà cattolica di teologia.

Nel suo nuovo ruolo, egli si dedicò soprattutto al dialogo tra le religioni e fondò a questo scopo la “Weltethos”, la “Global Ethic”. Küng considera l’etica globale come un «sistema di coordinate etiche», la cui base è la regola d’oro: “Quello che non vuoi sia fatto a te, non farlo agli altri”. Küng riscontrò una notevole eco alle sue idee tra gli uomini di stato, i capi religiosi e gli imprenditori. Poté trarre grande vantaggio in questo dalla sua esperienza anteriore come teologo: come, cioè, riuscire a rendere comprensibili realtà religiose e teologiche complesse anche ai non esperti e agli estranei.

Riabilitato in maniera informale?

Malgrado il promettente incontro all’inizio del pontificato di Benedetto XVI, Küng non risparmiò negli anni successivi critiche a colui che era stato il suo professore e collega a Tubinga.

Egli si è riconciliato con il papato soltanto con Francesco. Poco tempo dopo la sua elezione, Küng scrisse una lettera al primo papa latino-americano e, con sua grande gioia, ricevette una riposta «manoscritta e fraterna». Con questa corrispondenza Küng si considera «quasi informalmente riabilitato», come egli stesso ebbe a dire. Ma una riabilitazione da Roma non la considera «così importante» per se stesso. Lo sarebbe piuttosto per la gente e per la Chiesa.

Più che una lettera amichevole dalla Congregazione per la dottrina della fede gli giova probabilmente un fatto come quello accaduto il 26 novembre nella capitale del Kenya, a Nairobi: in quel giorno, papa Francesco fu ricevuto dagli alti rappresentanti musulmani con una citazione di Küng: «Nessuna pace tra le religioni è possibile senza un dialogo tra le religioni».

E il teologo di Tubinga del 1979 avrebbe ancor meno immaginato che la sua ex facoltà teologica cattolica di Tubinga si sarebbe fatta co-promotrice di una conferenza per i suoi 90 anni di età, il prossimo aprile. Il tema in programma è “Theologie im Aufbruch” ( = Teologia in movimento).

settimananews

 

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