Elezioni, Renzi: ‘Decide Colle ma Gentiloni può giocarsi carte’

Apre all’ipotesi di Paolo Gentiloni premier e sulle larghe intese chiude ad allenaze con “gli estremisti”. Matteo Renzi è ospite a ‘In 1/2 ora in più’ insieme al ministro dell’Interno Marco Minniti. Il leader del Pd torna anche sull’appello fatto ai cattolici in mattinata. Perchè – evidenzia- ci sono 70 seggi in bilico.

“Il premier potenziale – dice Renzi – lo decide il presidente della Repubblica. Ma chi ha fatto il presidente del Consiglio come Paolo Gentiloni è chiaro che potrà giocarsi le sue carte anche in futuro. Ma noi non litigheremo mai anche perché a sinistra litigano già abbastanza gli altri”.

“La stabilità del Paese – dice ancora – non vale l’accordo con gli estremisti. Non c’è nessuna stabilità possibile se dai il controllo del Paese agli estremisti”. Non farà l’accordo neanche con Berlusconi? “Non faremo assolutamente l’accordo con gli estremisti”. E a Lucia Annunziata che gli chiede se invece delle larghe intese sarebbe disponibile a un governo di unità nazionale, replica: “La distinzione delle formule non la capisco”.

Non pensa che la campagna elettorale di un segretario da una parte e dei ministri dall’altra indebolisca il Pd? “Non lo penso: Gentiloni, Minniti, Delrio, Orlando, facevano parte del mio governo. Nessuna polemica con i ministri: anzi sono grato a Minniti perché se in questi anni siamo riusciti a fare tanti eventi senza un solo incidente, vuol dire che l’Italia è forte e la qualità della sicurezza è superiore a quella di altri Paesi”. Lo dice il segretario del Pd Matteo Renzi a In 1/2 ora in più. E’ vero – chiede Lucia Annunziata – che a dicembre il Pd ha testato il suo simbolo ed è risultato più debole di un eventuale simbolo di un partito personale alla Macron? “Smentisco”, risponde Renzi.

Gli accordi di governo dopo il voto “dipenderanno dal risultato. Ci sono 70 seggi borderline, dipendono da un uno o due per cento, stando ai sondaggi. Ecco perché lancio un appello da un lato al voto moderato perché non si faccia ostaggio di Salvini, dall’altro alla sinistra radicale perché ogni voto al partito di D’Alema paradossalmente aiuta Salvini”.

ansa

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