L’annuncio. È Parma la capitale italiana della cultura 2020

Sarà Parma la capitale italiana della cultura per il 2019. La nomina è stata annunciata questa mattina a Roma dal ministro Dario Franceschini presso la sede del Ministero dei Beni e attività culturali e del Turismo.

Parma è risultata vincitrice tra le altre nove città finaliste: Agrigento, Bitonto, Casale Monferrato, Macerata, Merano, Nuoro, Piacenza, Reggio Emilia e Treviso. Erano state 46 a rispondere al bando. La scelta è stata effettuata dalla giuria presieduta da Stefano Baia Curioni.

Una decisione presa all’unanimità. «L’iniziativa della capitale italiana della cultura – ha detto Baia Curioni – è diventata un modello di riferimento per lo sviluppo culturale nel nostro Paese sulla base della qualità. Le città partecipanti hanno dato dell’Italia un’immagine in parte diversa da quella che siamo abituati ad ascoltare. Il tratto comune delle città che si sono presentate è stato la loro voglia e capacità di riscatto: dalle violenze operate sul territorio, dalla natura, dai processi esagerati di crescita urbana».

Un altro punto importante per Baia Curioni è «La solidarietà, la capacità di collaborare che ognuna di queste città ha dimostrato di possedere. Tra lingue e culture diverse, tra istituzioni, tra pubblico e privato, tra le realtà dell’associazionismo». Infine un terzo messaggio. «Una creatività nella produzione culturale che dimostra la capacità di cambiare: non ideologica (concetto ribadito tre volte, ndr) ma consapevole, orientata al fare, orientata al futuro. Basata su una fede nella cultura e nella sua essenza, che non è intrattenimento ma educare, fare umanità. Dimostrando la capacità di passare da politiche culturali a politiche a base culturale, in cui la cultura si fa lievito: il modo più alto di rendere contemporaneo il patrimonio storico delle città».

La piazza del Duomo a Param (Filippo Aneli'CreativeCommons)

La piazza del Duomo a Param (Filippo Aneli/CreativeCommons)

Dario Franceschini, prima di aprire la busta con il nome di Parma, ha commentato come l’iniziativa della Capitale italiana della cutlura «è una cosa cresciuta nel tempo, nata dall’esperienza di Matera capitale europea. Dopo aver notato cosa aveva prodotto, abbiamo capito che era necessario renderla fissa ogni anno. Una scelta giusta: abbiamo visto quanto ha portato in questi anni alle città vincitrici in termini di visibilità e soprattutto in capacità di progettazione. È un percorso di crescita». Secondo il ministro, non solo per chi vince: «Sta succedendo che essere nella short list è come essere nei candidati agli Oscar…. Essere finalista è un grande risultato. Siamo riusciti a fare in modo che la proclamazione sia due anni prima, così da allungare il tempo di preparazione e consentire di arrivare con un calendario esemplare».

Parma è stata scelta all’unanimità in quanto «esempio virtuoso di elevata qualità nella progettaizone territoriale a base culturale» e per la sua capacità di «attivare un sistema complesso di soggetti allargato a base territoriale estesa». Il sindaco Federico Pizzarotti si è detto «più emozionato oggi delle elezioni. Ci dà una grande possibilità. Voglio soffermarmi su un punto: il lavorare su un dossier ha fatto mettere le persone intorno a un tavolo per creare un’idea di città». Pizzarotti ha anche ricordate le altre città emiliane in finale, Piacenza e Reggio Emilia, tra le quali nei giorni scorsi era stato firmato un patto di mutua collaborazione nel caso di vittoria di una delle tre.

Per il 2018 la capitale italiana della cultura è Palermo. L’anno prossimo, invece, non è stata designata nessuna città perché Matera sarà già capitale europea della cultura. Si ritorna, dunque, nel Nord dopo Mantova nel 2016. Nel 2017 era stata, invece, Pistoia.

Avvenire

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